Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

giovedì 26 aprile 2012

Gianna Beretta Molla, o la gioia nel dono di sé

Chi è?

Giovanna Francesca, figlia di Alberto Beretta e Maria De Micheli, nacque a Magenta il 4 ottobre 1922. Formatasi nella fede grazie all’Azione Cattolica, nel 1950 aprì un ambulatorio medico a Mesero, presso Magenta (MI), dopo essersi laureata in Medicina e Chirurgia. Fidanzatasi con l’ingegner Pietro Molla, divenne sua moglie il 24 settembre 1955.

Madre di tre figli, durante la quarta gravidanza fu colpita da un fibroma all’utero. Il suo desiderio di preservare la vita del nascituro fu da lei espressa al marito con queste parole: «Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui». Morì il 28 aprile 1962, una settimana dopo aver dato alla luce Gianna Emanuela, la sua quarta figlia.

Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata Beata il 24 aprile 1994 e Santa il 16 maggio 2004.


Cosa c’entra con me?

Credo che santa Gianna sia stata la prima figura esemplare dei tempi moderni di cui mi sia capitato di sentir parlare. Fino ad allora, credevo che i santi si limitassero solo a quelli vissuti a parecchi anni, se non secoli, di distanza da me.

Il mio primo incontro con lei è avvenuto durante una lezione di Religione, alle scuole elementari, quando una mia compagna mi regalò una sua immaginetta. Riproduceva l’arazzo che è stato appeso alla facciata della Basilica di San Pietro il giorno in cui è stata iscritta fra i Beati; è l'immagine che ho messo dopo il titolo.

Mi venne spontaneo pregarla da subito e chiederle di accompagnarmi verso la mia Prima Comunione, che sarebbe avvenuta circa un mese dopo la beatificazione. Passato l’entusiasmo del momento, quasi mi dimenticai di lei.

Nel 2004 non ero ancora molto interessata ai grandi eventi diocesani ed ecclesiali, quindi, se non fosse stato per il mio parroco, non avrei neppure saputo della sua canonizzazione. Al pellegrinaggio proposto dal mio Decanato per la chiusura del mese di maggio di quell’anno, non a caso, furono scelti dei testi tratti dalle riflessioni della nostra nuova santa, ma non mi lasciarono una grande impressione.

In generale, non avevo mai approfondito la sua esperienza di fede e mi limitavo a ricordarla come colei che volle far nascere suo figlio (non sapevo neppure che si trattava di una femmina) a discapito della propria esistenza.

Una pubblicazione a dispense della DeAgostini, Il Dizionario dei Santi e dei Beati, uscita proprio nell’anno del suo ingresso fra gli esempi ufficialmente sanciti dalle autorità competenti, mi aiutò a far luce sugli aspetti che non conoscevo. Anche un opuscolo che avevo trovato nella sala d’aspetto del mio medico di famiglia mi diede una mano. Ho letto, quindi, del suo impegno in Azione Cattolica e nelle Conferenze di San Vincenzo, ma a farmela sentire vicina fu un altro aspetto: la ricerca della propria vocazione.

Non tutti sanno, immagino, che Gianna voleva partire come missionaria laica in Brasile, per aiutare materialmente suo fratello, padre Alberto, cappuccino. Non si stancò di pregare e far pregare per quest’intenzione e, nel 1954, si recò in pellegrinaggio a Lourdes per chiedere aiuto alla Madonna. I consigli del direttore spirituale e di altre persone, alla fine, le fecero comprendere che in una famiglia “veramente cristiana”, come diceva lei, avrebbe trovato la via per farsi santa. L’8 dicembre di quell’anno, alla Prima Messa del cappuccino padre Lino Garavaglia, incontrò per la prima volta Pietro, il suo futuro sposo.

Tornando a me, oggi più che mai, tenuta conto anche la ricorrenza del cinquantesimo anniversario dalla sua nascita al Cielo, sento di aver bisogno dell’intercessione di santa Gianna. A lei affido tutte le giovani in ricerca, le madri in difficoltà e le famiglie che si preparano all’ormai imminente Incontro Mondiale Family 2012.



Il suo Vangelo

Il tratto per cui santa Gianna è maggiormente ricordata – l’ho fatto anch’io – è il dono della sua vita per far nascere Gianna Emanuela. Non mi sembra corretto, però, ridurla al gesto eroico: spese tutta la sua esistenza per il prossimo, negli ambiti che ho già ricordato. Lo fece nella gioia, come lei stessa lasciò scritto:

Noi comprendiamo che la gioia viene da Gesù; con Gesù nel cuore portiamo la gioia. Il segreto della felicità è di vivere momento per momento e di ringraziare il Signore per tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda.

Bene ha scelto, quindi, chi si è occupato di stabilire le letture per la sua festa liturgica, il brano di Vangelo riportato in Mt 16, 24-28. Santa Gianna ha perso la vita agli occhi del mondo, ma era consapevole che, di fronte a Dio, tale perdita era un guadagno.


Per saperne di più

AA. VV., Voci di Chiesa per santa Gianna, Centro Ambrosiano, Milano 2004, € 5,50.
Raccolta di testi in cui gli Arcivescovi di Milano e i Papi che portarono avanti il suo processo canonico, oltre a molti fedeli, si esprimono circa la sua esemplarità.

Michele Aramini, Santa Gianna Beretta Molla, Velar-Elledici, Bergamo 2005, pp. 47, € 3,50
Agile biografia ideale per un primo approccio alla sua spiritualità.

Santa Gianna Beretta Molla, Lettere al marito. A cura di Elio Guerriero, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), seconda edizione riveduta 2005, pp. 184, € 12,50.
Epistolario fra Gianna e Pietro, dal fidanzamento alle nozze.

Antonio Rimoldi, Maria Teresa Antognazza, Mario Picozzi, Gianna Beretta Molla. La vita di famiglia come vocazione, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1ª edizione febbraio 2007, pp. 226, € 14,50.
Un saggio storico che ricostruisce la vicenda umana e spirituale di Gianna dal punto di vista della vocazione alla famiglia.

Pietro Molla, Elio Guerriero, Santa Gianna Beretta Molla, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 3ª edizione marzo 2012, pp. 128, € 10,00
Biografia divulgativa più completa.


Siti Internet:



lunedì 23 aprile 2012

La biblioteca di Testimoniando #1: “Il Paradiso siamo noi”

Ho deciso d’inaugurare una nuova rubrica, dedicata ai libri, con la recensione di un testo che mi ha accompagnata nella preparazione verso la GMG di Madrid: Il Paradiso siamo noi, di Matteo Liut.
Ammetto che, quando l’ho visto per la prima volta, sono rimasta un po’ sconcertata dal titolo. Chiaramente, rimanda al tormentone del comico Giovanni Vernia e del suo alter ego Jonny Groove, che ha avuto molta presa sui ragazzi.
Superata l’iniziale diffidenza, sono passata al sottotitolo: Storie di giovani che hanno lasciato il segno. «Evviva», ho pensato, «un nuovo libro sui santi giovani! Proprio quello che fa per me! Chissà se ce n’è qualcuno che non conosco…». Stavo per comprarlo, ma ho preferito attendere e farmelo regalare per il mio compleanno, così da aver tempo per leggerlo prima della partenza.
Quando finalmente ho avuto fra le mani la mia copia, per prima cosa ho scorso l’indice: avevo presente l’esatta metà dei nomi citati. Alcuni di loro mi sono molto cari per vari motivi e conto di raccontare le loro vicende su queste pagine. Quelli che mi erano ignoti, ovviamente, adesso non lo sono più.
Le biografie, scritte con uno stile agile e mai stucchevole, sono suddivise in base a queste definizioni:
- Radicati in un progetto di vita: coloro i quali hanno lottato contro le ideologie e i totalitarismi, a volte fino al martirio;
- Annunciatori della luce di Cristo: missionari, laici e religiosi che si sono spesi in terra di missione o nella carità;
- Come templi dello Spirito: personaggi che si sono fatti santi nella malattia o che hanno difeso la castità del proprio corpo;
- Saldi nell’abbraccio di Dio: consacrati che hanno portato a termine la loro missione in breve tempo e mistiche aperte alla contemplazione.
Ad aprire il volume, due contributi: un intervento a firma di don Nicolò Anselmi, Responsabile del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI, ed un’intervista a monsignor Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina e Assistente ecclesiastico generale di Azione Cattolica.
Un’altra conversazione è riportata in coda: l’interlocutore è proprio Giovanni Vernia, che, in maniera intelligente ed acuta, esprime la stima per i valori che i giovani sono ancora oggi capaci di mostrare.
Suggerisco la lettura a chi, come me, è assetato di esempi sempre nuovi da cui prendere spunto, ma anche a quanti sono impegnati nella Pastorale Giovanile come educatori o responsabili. 

Matteo Liut, Il Paradiso siamo noi. Storie di giovani che hanno lasciato il segno, Paoline, Milano 2011, 192 pagine, € 14,00.

sabato 21 aprile 2012

Vocazione, per rispondere all’Amore

Questo post sfugge volutamente alle regole che mi sono imposta: serve solo a ricordare che domenica prossima, 29 aprile, ricorre la quarantanovesima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (GMPV). Lo slogan di quest’anno è: Rispondere all’Amore si può. Io sto ancora cercando di capire come, ma c’è qualcuno che l’ha intuito e, giorno dopo giorno, lo sta verificando.

È il caso, ad esempio, dei protagonisti del filmato che propongo qui sotto. Risale a quattro anni fa, ma ha ancora la sua carica, tanto da essere stato visualizzato 122994 volte nel canale Youtube dell’Arcidiocesi Ambrosiana, Itleditore.


I seminaristi intervistati sono diventati sacerdoti nel 2010. Ho incontrato uno di loro, don Leandro, al pellegrinaggio diocesano per la venerazione della Sindone il 6 maggio di quell’anno (era ancora diacono), in una libreria di Milano alcuni mesi dopo e alla GMG di Madrid.

Prego con tutto il cuore che né lui né alcun “chiamato” smarrisca mai i motivi che lo hanno condotto a dedicarsi a Dio e ai fratelli e che possa indicare alle persone che incontra la giusta risposta all’Amore.

lunedì 16 aprile 2012

Papa Benedetto XVI, testimone fra i testimoni


Chi è?

Joseph Aloysius Ratzinger è nato a Marktl am Inn, in Germania, il 16 aprile 1927. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1951, intraprese un intenso percorso di studi e insegnamento. Nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI, fu da lui creato Cardinale nel Concistoro del 27 giugno 1977. Il 19 aprile 2005 è stato eletto Papa e ha preso il nome di Benedetto XVI.


Cosa c’entra con me?

L’attuale successore di san Pietro è il secondo Pontefice sotto il quale vivo, dopo il Beato Giovanni Paolo II. La sua figura, col tempo, mi è diventata familiare al pari di quella del suo venerato predecessore.
Fra le numerosissime parole da lui pronunciate in questi sette anni di Pontificato, alcune mi hanno rammentato aspetti della fede che avevo trascurato, oppure mi hanno confermata nelle mie idee. Nel primo caso rientra il discorso alla spianata di Marienfeld, pronunciato il 20 agosto 2005, durante la GMG di Colonia. Io ero lì coi giovani del mio oratorio e posso affermare con sicurezza che, dopo averlo udito, come i Magi ho fatto ritorno al mio paese per un’altra strada, segnata dall’amicizia dei santi. Eccone un estratto:
[…] Quello che abbiamo appena detto sulla natura diversa di Dio, che deve orientare la nostra vita, suona bello, ma resta piuttosto sfumato e vago. Per questo Dio ci ha donato degli esempi. I Magi provenienti dall’Oriente sono soltanto i primi di una lunga processione di uomini e donne che nella loro vita hanno costantemente cercato con lo sguardo la stella di Dio, che hanno cercato quel Dio che a noi, esseri umani, è vicino e ci indica la strada. È la grande schiera dei santi - noti o sconosciuti - mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, Egli sta facendo tuttora. Nelle loro vite, come in un grande libro illustrato, si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che Egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora. Il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II, che è con noi in questo momento, ha beatificato e canonizzato una grande schiera di persone di epoche lontane e vicine. In queste figure ha voluto dimostrarci come si fa ad essere cristiani; come si fa a svolgere la propria vita in modo giusto - a vivere secondo il modo di Dio. I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare; essi l’hanno sempre nuovamente illuminata quanto era necessario per dare la possibilità di accettare - magari nel dolore - la parola pronunciata da Dio al termine dell’opera della creazione: “È cosa buona”. Basta pensare a figure come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Sant’Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo, ai fondatori degli Ordini religiosi dell’Ottocento che hanno animato e orientato il movimento sociale, o ai santi del nostro tempo - Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio. Contemplando queste figure impariamo che cosa significa “adorare”, e che cosa vuol dire vivere secondo la misura del bambino di Betlemme, secondo la misura di Gesù Cristo e di Dio stesso.
Lo scorso anno, quando mi stavo interrogando su che posto dare nella mia vita spirituale ai testimoni “senza l’aureola”, ho letto su Avvenire il testo dell’ultima Udienza Generale sul tema dei santi, risalente al 13 aprile. Verso il finale, ho trovato la risposta, proprio dall’esperienza diretta del Papa:
In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono “indicatori di strada”, ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità.
Nella comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.
Il suo Vangelo

Se però dovessi riassumere in una frase lo stile con cui il Santo Padre vive il Vangelo, credo che sceglierei quella che rivolse ai giovani in occasione dell’inizio del suo ministero petrino:
Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita.
Se non lo avvertisse nella propria esistenza, penso proprio che non lo annuncerebbe agli uomini e alle donne di ogni condizione. Prego che continui a farlo con forza, finché Dio non disporrà diversamente.
Ad multos annos!

EDIT 19/03/2014: il mio augurio ha avuto un ben diverso esito, come ormai è noto. Ho riveduto oggi questarticolo per sistemare lievemente limpostazione grafica e per aggiungere l'etichetta Papi”.

venerdì 13 aprile 2012

Marco Gallo, alla ricerca di “Colui che è vivo”



Arcabas, La Mort, chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse, 1986
(fonte).


Chi è?

Marco Gallo era un giovane nativo di Casarza Ligure (GE), aderente a Comunione e Liberazione come tutta la sua famiglia. Viveva a Monza e studiava presso il Liceo scientifico “Don Gnocchi” di Carate Brianza (MB). La mattina del 5 novembre 2011, mentre si stava dirigendo a scuola in motorino, rimase vittima di un incidente stradale a Sovico, investito da un’automobile.

Cosa c’entra con me?

Mercoledì 16 novembre 2011. La Basilica di Sant’Ambrogio a Milano è gremita di giovani che stanno per concludere gli Esercizi Spirituali Serali del tempo di Avvento. Aspettano soprattutto l’intervento del cardinal Angelo Scola, da poco diventato Arcivescovo della Diocesi Ambrosiana.
Oltre a toccare alcuni dei temi a lui più cari, quali l’amore e il suo vero senso e significato, ad un certo punto (al minuto 30:12 del video che segue questo paragrafo), Scola legge ai presenti alcuni stralci di una lettera di un ragazzo, Marco, pubblicata su di un giornale.



Anch’io ero presente a quella serata. Nel momento in cui l’Arcivescovo ha menzionato quella lettera, ho notato che la mia vicina di posto ha scambiato uno sguardo con una ragazza di fronte a sé. Subito dopo, l’ho vista estrarre il suo Blackberry e mandare ad una certa Francesca Gallo un messaggio, che aveva come testo qualcosa come: “Sono a Sant’Ambrogio e l’Arcivescovo sta parlando di tuo fratello”.
Il modo in cui era stata presentata la testimonianza di quel ragazzo ha presto messo in moto la mia curiosità. Alcuni giorni dopo, mi sono messa a cercare con Google le parole “Marco Gallo” e “lettera”: uno dei primi risultati era una pagina del sito del settimanale Tempi. Insomma, la missiva di Marco era stata indirizzata a quella rivista e, poco dopo il suo incidente, venne scelta come editoriale per il numero 45/2011: ecco perché e dove il cardinal Scola l’aveva letta!
In seguito, ho proseguito le ricerche, imbattendomi in un articolo di Marina Corradi: la giornalista vi descrive le sensazioni provate dai familiari del ragazzo, abbattuti ma allo stesso tempo confortati dalla “compagnia” di cui fanno parte e dai consigli di don Julián Carrón, attuale successore di monsignor Luigi Giussani.
Le altre pagine web mi hanno permesso di capire un po’ di più la sua personalità vulcanica, che esprimeva praticando l’atletica leggera, precisamente corsa di velocità e salto ad ostacoli, nella società Atletica Monza e, ancora prima, nell’Atletica Lecco. Un altro elemento che mi ha colpita di lui era la facilità con cui metteva nero su bianco le sue impressioni e le sue scoperte spirituali: ad esempio, affiggeva al frigorifero di casa con delle calamite alcuni piccoli messaggi, che ora i suoi custodiscono con cura.
Non faccio parte di CL, però sento che la ricerca di questo giovane e la passione con cui viveva, stando a quello che ho letto, siano qualcosa che travalica le etichette che spesso noi uomini ci attribuiamo: lui ha cercato il Signore per tutta la vita, con l'aiuto di tante altre persone, e non è cosa da poco. 

Il suo Vangelo 

Il senso ultimo della testimonianza di Marco può essere riassunto nella frase del Vangelo (Lc 24, 5) che lui scrisse sul muro poco distante dalla spalliera del suo letto (l'Arcivescovo, invece, disse che era su di un biglietto): «Perché cercate fra i morti colui che è vivo?». 
Serviva a lui per capire dove cercare Gesù, ma anche il suo amico Giovanni, perito in un incidente molto simile a quello che poi gli sarebbe occorso. Quell’espressione, ora, continua a ricordarlo ai suoi cari, ai suoi amici e a tutti quelli che s’imbattono nella sua vicenda, che ho provato a sintetizzare in queste righe.

domenica 8 aprile 2012

Perché questo blog?

Perché la memoria di uomini e donne, del passato e del presente, che hanno provato e provano a vivere il Vangelo non vada perduta.

Perché ne conosco tantissimi e non voglio tenerli per me.

Perché sono convinta che aiuteranno anche chi leggerà queste righe ad essere un testimone più coerente e credibile.

Perché oggi è Pasqua, giorno in cui si ricorda l’annuncio fondamentale (il kerygma) del Cristianesimo: la risurrezione di Gesù.

Perché credo la Comunione dei Santi” (cfr. Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, §§ 194 e 195).

Ogni articolo seguirà, per quanto possibile, questo schema:
a. Chi è?: un breve profilo del testimone.
b. Cosa c’entra con me?: come io l’ho incontrato e cosa ha insegnato alla mia vita.
c. Il suo Vangelo: un messaggio che la sua vita può fornire a tutti.
Quando possibile, inserirò dei contributi filmati e dei riferimenti bibliografici e cinematografici.

Spero davvero che ciò che scrivo possa essere utile a chiunque, mediante le vie misteriose del Web e/o della Provvidenza, capiterà da queste parti.