Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 30 giugno 2012

Una vita come la tua


Si sta avvicinando l’apertura dello speciale Anno della Fede, indetto da papa Benedetto XVI per ricordare il cinquantesimo anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II. Le iniziative in preparazione di esso e per far arrivare i suoi contenuti a tutti i fedeli si moltiplicano di giorno in giorno, anche sul web.
Le suore Figlie di San Paolo, o Paoline per brevità, in prima linea fin dalla loro fondazione per comunicare il Vangelo con tutti i mezzi disponibili all’ingegno umano, hanno prodotto uno strumento per vivere al meglio quest’occasione di grazia. Si tratta di una rubrica del sito della loro Casa Editrice, denominata Una vita come la tua.
Ne parlo perché le curatrici del progetto, alcune novizie Paoline, propongono a scadenza settimanale un testimone del nostro secolo, con l’ausilio di un estratto da testi di vario genere a lui riferiti, riportato sia in forma scritta che in audio. Del primo appuntamento, ad esempio, è protagonista Madeleine Delbrêl, che ha influito moltissimo nella spiritualità moderna.
Per chi fosse interessato ad approfondire, qui si trova l’archivio di tutti i materiali, nella speranza che, come hanno scritto le novizie, i lettori e le lettrici di oggi “amplifichino i loro orizzonti culturali e assumano quella speranza creatrice che va al di là del quotidiano”.

Una nota personale: ho conosciuto una delle ragazze che si occupano del progetto, che mi è stata presentata dalla Superiora delle Paoline di Milano. Ci sentiamo molto poco, perché non voglio distrarla dal suo percorso, ma ogni volta che risponde alle mie mail m’infonde tanto coraggio ed entusiasmo. Spero che lo faccia, mediante quest’iniziativa, con un numero crescente di persone.

venerdì 29 giugno 2012

Sito ufficiale per Chiara Petrillo

Sono rimasta veramente sorpresa per il fatto che il mio post su Chiara Corbella Petrillo è al momento il più letto. Ringraziando tutti coloro che l'hanno visualizzato, colgo l'occasione di segnalare, grazie al blog di Costanza Miriano, che è stato inaugurato un sito ufficiale a lei dedicato.
Insomma, cliccate, condividete e commentate quello che troverete su http://www.chiaracorbellapetrillo.it/.

venerdì 22 giugno 2012

La biblioteca di Testimoniando #2: “Fiaccole nella notte”

Giugno è notoriamente il mese nel quale si svolgono le ordinazioni sacerdotali e si ricordano anniversari significativi. Ho sperimentato di persona quanto sia difficile fare un regalo adatto a qualcuno che sceglie di dedicare la propria vita a seminare la misericordia divina nelle anime o che lo fa da parecchi anni, ma penso che con un libro si vada abbastanza a colpo sicuro, soprattutto quando si tratta di uno come quello che ora presento. 

In sintesi

Fiaccole nella notte è la raccolta di cinquanta profili biografici originariamente apparsi nella rubrica “Esperienze” della rivista L’Amore Misericordioso, pubblicata dal Santuario omonimo di Collevalenza (PG). Edito in occasione dell’Anno Sacerdotale, il volume si apre con un’appassionata difesa del sacerdozio e di come, nelle intenzioni dell’Autore, dovrebbe essere vissuto anche nel millennio da poco iniziato.

Di seguito, le biografie vere e proprie, suddivise nelle seguenti categorie:
- I Pastori: Vescovi, Fondatori, direttori spirituali e semplici parroci che hanno vissuto fino alla fine il mandato di Gesù a pascere le pecore loro affidate.
- Gli Apologeti: convertiti e studiosi impegnati a difendere a tutti i costi la Verità del Vangelo.
- I Martiri: eroici testimoni col sangue e giovani che hanno celebrato con gioia sull’altare della sofferenza.
- I Chiamati: ragazzi che volevano solo essere di Gesù, ma sono morti prematuramente.

Se mi venisse chiesto, com’è successo in effetti, quale sezione preferisco, un tempo non avrei saputo rispondere. A ripensarci, credo che sceglierei quella dei Chiamati: ogni volta, infatti, che scopro storie di giovani pronti a diventare sacerdoti, ma impediti dalla malattia o da incidenti oppure ordinati con dispensa speciale, resto ammirata e commossa.
A suggello dei capitoli, le Litanie in latino di Nostro Signore Gesù Cristo Sacerdote e Vittima, rese famose dall’essere contenute in Dono e Mistero, di papa Giovanni Paolo II.
Nuovi profili sono tuttora pubblicati su L’Amore Misericordioso: spero che un giorno ci sia materiale sufficiente per un secondo volume. 

L’autore

Paolo Risso, curatore delle vite che compongono il libro, è un professore di Lettere in pensione, da sempre appassionato di quelle che definisce “storie d’amore dei piccoli con Gesù”. Sin da quando era ancora attivo nell’insegnamento ne ha pubblicate parecchie, sia in volume, sia su riviste, oppure per conto di Congregazioni e Istituti religiosi.
Sono onoratissima di corrispondere con lui: se non fosse una persona così schiva ed umile, dedicherei un piccolo post al nostro legame epistolare. Al termine dei suoi libri, infatti, il professore pubblica il proprio indirizzo di casa, per continuare il dialogo coi lettori. Lo trascrivo anche qui, casomai qualcuno volesse contattarlo (non ha la posta elettronica e neppure Internet):

Paolo Risso
Piazza Umberto I, 30
14055 Costigliole d’Asti (AT). 

Consigliato a...

Il pubblico a cui le “Fiaccole” sono destinate sono anzitutto i sacerdoti e i seminaristi: confrontandosi con esse, possono capire come impegnarsi a diventare degli “altri Gesù”.
Mi sento di suggerirle, però, anche alle comunità religiose, come lettura di ricreazione, e a quei semplici fedeli che si ostinano a credere che, in mezzo a tanti sacri ministri che dimenticano il senso profondo del sacerdozio, ce ne sono stati, nel passato e nella storia recente, altri che l’hanno vissuto con piena consapevolezza.
C’è solo un piccolo ostacolo: il testo non è diffuso nelle librerie cattoliche, ma è richiedibile esclusivamente presso il Santuario. Ecco i recapiti:

Santuario Amore Misericordioso – Centro Informazioni
Viale Madre Speranza
06050 Collevalenza (PG)
Tel. 075-8958282

Paolo Risso, Fiaccole nella notte, Edizioni l’Amore Misericordioso, Todi (Perugia) 2009, pp. 434, € 15,00.

domenica 17 giugno 2012

Chiara Corbella Petrillo: una lampada accesa per lo Sposo


Fonte

Chi è?
Chiara Corbella, di Roma, nasce nel 1984, figlia di Roberto, imprenditore del turismo. Durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico Petrillo, che sposa nel 2008. Entrambi sono membri di Comunità Maria, inserita nel Rinnovamento Carismatico Cattolico.
Insieme hanno avuto tre figli: Maria Grazia Letizia, morta per un’anencefalia congenita a circa trenta minuti dalla nascita; Davide, venuto alla luce senza gambe e con gli organi interni compromessi; Francesco, che a breve compirà un anno. Durante quest’ultima gravidanza, le viene diagnosticato un tumore alla lingua, che affronta con il sostegno di Enrico, mentre gli amici pregano per lei e ne diffondono sul web la storia.
Ha lasciato questo mondo pochi giorni fa, il 13 giugno 2012. Ieri, nella memoria del Cuore Immacolato di Maria, ha ospitato le sue esequie la parrocchia di Santa Francesca Romana all’Aventino in Roma, stracolma di persone e di piantine che, in base alle sue ultime volontà, sono state donate ai presenti.

Cosa c’entra con me?

Data l’eco sempre più vasta che questa vicenda sta avendo in Rete, forse ne avrei sentito parlare altrove. La prima a farmene partecipe, tuttavia, è stata Gabriella Conti, presidente dell’Associazione Amici di Cristina. In un messaggio di posta elettronica nel quale raccontava l’andamento dello stand ad essa dedicato presso la Fiera della Famiglia a Family 2012, riportava un articolo tratto dall’Osservatore Romano del 3 maggio scorso (ripreso qui) su Chiara ed Enrico ed invitava ad unirsi a loro in una novena per chiedere grazie alla Serva di Dio Maria Cristina Cella Mocellin, a cui l’Associazione è dedicata. Il signor Carlo Mocellin, marito di questa candidata agli altari, ha personalmente visitato la giovane coppia e, in un’Eucaristia celebrata nella loro casa, ha tenuto una breve testimonianza in luogo dell’omelia. Ammetto di non aver eseguito con costanza quella pia pratica, presa com’ero dall’emozione seguita alle ordinazioni sacerdotali, e ora me ne rincresce molto.
L’altro ieri stavo leggendo alcuni argomenti di discussione sul forum Cattolici Romani, quando mi è balzata agli occhi la scritta: “Chiara Corbella”. Appena ho ricollegato l’articolo comparso dopo aver cliccato su quel nome con la mail di Gabriella, mi sono rattristata, ma ho provato a superare quel sentimento pregando che Dio aprisse presto le porte del Suo Regno a questa giovane mia coetanea, ma già pronta a scelte radicali, prima fra tutte quella del matrimonio cristianamente inteso.
La Presidente degli Amici di Cristina mi aveva inoltrato, insieme al pezzo del quotidiano vaticano, il collegamento ad un filmato che vi ripropongo qui sotto. Mentre mi documentavo per questo post, ho appreso che in un sol giorno ha totalizzato cinquecento visualizzazioni: spero di farle aumentare.

A contribuire in maniera massiccia a riferire questa storia è stato Gianluigi De Palo, Assessore alla Famiglia e alle Politiche Giovanili di Roma Capitale, molto amico di Chiara. In un suo scritto, ripreso da Roma Sette, l’ha ricordata così:
Ho parlato più e più volte con Chiara ed Enrico di come in tutte queste prove mai si son lasciati sconvolgere, ma solo hanno accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso. E di come, sempre, hanno ripetuto la loro preghiera quotidiana di consacrazione a Maria terminante con “Totus tuus...”
Giustamente, anche Avvenire, sempre attento a riferire vicende riguardanti la difesa della vita, non ha taciuto. In un pezzo del giornalista Giovanni Ruggiero, pubblicato a pagina 15 dell’edizione di sabato del quotidiano dei cattolici, a parlare è un altro amico, Massimiliano Modesti, riferendosi al viaggio a Medjugorje che la giovane aveva organizzato per parenti e amici:
Fino all’ultimo ha avuto un pensiero per gli altri. È come se avesse voluto prepararci alla sua fine. Ma con questo addio volle dirci che non lasciava una sofferenza, ma un messaggio di vita a chi sarebbe rimasto.
Proseguendo con la mia ricerca di dettagli maggiori, sono rimasta stupefatta da come gran parte degli articoli attribuisse alla moglie di Enrico la qualifica di santa, senza virgolette o attenuazioni verbali. Giuseppe Cutrona, collaboratore del sito d’informazione Da Porta Sant’Anna, l’ha inserita nel titolo di un suo contributo sul tema. Don Fabio Bartoli, che l’ha conosciuta di persona, ha usato lo stesso termine in un breve articolo dettato dalla commozione e, in un secondo momento, ha colto l’occasione per interrogare se stesso e i lettori del suo blog sul senso profondo della vita e della morte.
Nella nota trasmissione religiosa di Raiuno, A Sua immagine, Antonio Preziosi,direttore di Radio Uno e del Giornale Radio Rai, in studio per commentare l’Angelus, ha definito Chiara esempio del seme che gettato in terra da molto frutto, di cui il Vangelo di oggi per il Rito Romano faceva menzione.
Altri scrittori telematici, come Aldo Li Volsi, hanno affermato di essere tornati dal funerale con un “seme di gioia” nel cuore, oppure, come Costanza Miriano, con la certezza di avere “un’alleata in più, nella comunione dei santi”. Dal canto suo, il Cardinale Vicario per la Città di Roma, Agostino Vallini, che ha assistito ai funerali, l’ha definita, stando all’Agenzia Zenit, “una seconda Gianna Beretta Molla”. Ci sono perfino esponenti del Comune pronti a muoversi per farle dedicare una scuola o un giardino pubblico.
Per quanto mi riguarda, non sono rimasta indifferente a quanto ho letto. Mi sorge però spontaneo un interrogativo, che già altre volte mi si è affacciato alla mente: perché solo alcune storie di alcuni cristiani vengono riferite, rimbalzano su Internet, vengono citate in discorsi ed omelie, mentre altre passano sotto silenzio oppure, dopo un entusiasmo iniziale, piombano nell’oblio e sono ricordate solo da anziane suore o venerandi sacerdoti, a parte qualche fissato come me?
In ogni caso, penso che faccia bene sapere che il noto giornalista Luigi Accattoli, fra i “fatti di Vangelo” di cui va in cerca, dedica notevole spazio a quelle che denomina “Madri che danno la vita”. Chissà se non si occuperà anche di questa vicenda…
Di seguito, un'esecuzione dal vivo di “Ho bisogno di te”, canzone con la quale Enrico, Chiara (suona il violino) e alcuni loro amici hanno partecipato a Good News Festival, organizzato dalla Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma.


Il suo Vangelo
Suppongo che la Parola che Chiara ha incarnato nella sua vita sia, come efficacemente scritto da Elisabetta Ambrosi, che il male può essere vissuto in maniera diversa da quanto viene comunemente inteso. Non si può, tuttavia, prescindere dal fatto che è stata la fede ad aiutare lei ed Enrico a vivere così: «Mamma, Lui non mi ha mai abbandonato», non si stancava di ripetere.
Con questo spirito ha atteso l’inizio della vita senza fine, altrimenti non avrebbe mai mandato al suo parroco un SMS dallo squisito sapore evangelico: “Siamo con le lanterne accese ad aspettare lo Sposo” (così lo cita Cutrona: altrove l’ho trovato formulato come “Siamo con le lanterne accese attendiamo lo Sposo”). Non a caso, nella bara è stata vestita con l’abito nuziale e, durante le esequie, sono stati cantati i brani che hanno accompagnato il suo “sì” ad Enrico, come “Perfetta Letizia”.
Mi auguro che Chiara, con il sorriso che emerge dalle foto che ho trovato, sia quando è da sola sia col marito, non venga dimenticata, quand’anche non partisse nessun processo canonico a suo riguardo. M’impegno sin d’ora a pubblicare, se ci saranno, eventuali aggiornamenti: dopotutto, non ho forse scritto che “Testimoniando”esiste fra l’altro “Perché la memoria di uomini e donne, del passato e del presente, che hanno provato e provano a vivere il Vangelo non vada perduta”?

venerdì 15 giugno 2012

Luisa Margherita Claret de la Touche: un’Opera per i Sacerdoti


Chi è?

Margherita Claret de la Touche nacque a Saint-Germain-En-Laye il 15 marzo 1868. Entrata nel monastero della Visitazione di Romans, con la vestizione dell’abito religioso assunse il nome di suor Luisa Margherita. Durante numerosi colloqui intimi col Signore e mediante rivelazioni personali, capì di essere destinata ad una singolare missione: far conoscere ai sacerdoti che Dio è Amore Infinito e che essi devono diventare seminatori di quell’Amore.
A causa delle leggi anticlericali emanate dal governo francese, le monache di Romans si videro costrette ad emigrare in Italia. Suor Luisa Margherita, divenuta Superiora della comunità, l’accompagnò nei vari spostamenti, fino all’approdo finale, a Vische Canavese (TO), dove morì il 14 maggio 1915. Il 19 marzo dell’anno precedente aveva fondato la Congregazione delle Suore di Betania del Sacro Cuore, “radice nascosta” di quella che poi sarebbe divenuta l’Opera dell’Amore Infinito.
Papa Benedetto XVI ha firmato il Decreto sulle virtù eroiche di madre Luisa Margherita, i cui scritti sono stati tutti debitamente approvati, il 26 giugno 2006.


Cosa c’entra con me?

Credo di aver sentito parlare per la prima volta della Venerabile Madre Luisa Margherita in un libro fatto pubblicare dalla Parrocchia dei SS. Apostoli e Nazaro Maggiore in occasione del cinquantesimo anniversario di Ordinazione Sacerdotale del parroco, don Giulio Giacometti (+2011). Sono incline a prendere con le molle le testimonianze relative a rivelazioni private, per cui, leggendo di questa religiosa a cui Gesù aveva parlato invitandola ad attirare i sacerdoti al Suo Cuore, non avevo dato molto peso a quello che leggevo.
Nell’ottobre 2009, però, un manifesto affisso nella Libreria San Paolo di Milano m’incuriosì: invitava a partecipare alla presentazione del libro “Luisa Margherita Claret de la Touche. L’Abisso dell’Amore Infinito”, presso l’Auditorium delle Opere Salesiane in via Copernico 9. Prima di andare, volli sincerarmi che fosse qualcosa di buono, così ho provato a documentarmi in Rete. Una volta tranquillizzata circa la veridicità delle rivelazioni ricevute dalla visitandina, decisi di andare.
Il competente intervento dell’autore, il giornalista Roberto Alborghetti, mi aiutò a comprendere meglio il contesto nel quale la suora visse e soffrì per far sì che l’Opera a lei ispirata avesse compimento. Erano anche presenti alcuni esponenti dell’Alleanza Sacerdotale, ramo dell’Opera relativo ai sacri ministri, e dei membri degli Amici di Betania del Sacro Cuore, i laici che, durante incontri mensili, approfondiscono la spiritualità della Madre in comunione con gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi.
Il mio interesse maggiore, però, risiedeva nelle Suore di Betania del Sacro Cuore: volevo interpellarle per chiedere notizie di una loro consorella, della quale avevo sentito parlare. Dimenticavo di scrivere, infatti, che prima della presentazione del libro avevo letto un altro riferimento all’Opera in un articolo biografico su don Antonio Loi, un sacerdote di Cagliari che fu ordinato con dispensa speciale per malattia nel 1963 e che aveva una sorella, la quale entrò a Vische prendendo il nome di suor Maria Bonaria.
Purtroppo, al termine della presentazione ho appreso la notizia che la suora era deceduta alcuni anni prima, quindi non avrei più potuto chiederle notizie circa quel giovane prete la cui vita mi aveva tanto commossa. In compenso, ho raccontato alle due religiose che avevo interpellato alcune storie simili, che spero di presentare su queste pagine a tempo debito.
Successivamente, ho provato a partecipare ad alcuni incontri degli Amici di Betania, ma, dopo aver consultato il mio direttore spirituale, ho deciso di non aderire pienamente a quella spiritualità, benché la preghiera per i sacerdoti sia un elemento importante per la mia vita di fede. Ciò nonostante, ho mantenuto i legami con le suore e con alcuni esponenti dell’Opera, per diffondere la conoscenza della Fondatrice soprattutto fra i giovani preti, tanto più che gli aderenti all’Alleanza Sacerdotale sono quasi tutti anziani. Ogni volta che se ne presenta l’occasione, infatti, dopo una breve conversazione lascio in mio ricordo un’immagine con la preghiera per la beatificazione della Madre, invitando il prete di turno a pregarla quando gli impegni del ministero si fanno più pressanti.
Oltre a quell’immagine, a volte regalo (dipende se l’ho con me) anche un santino che riproduce un quadro dipinto da madre Luisa Margherita stessa. È un’insolita rappresentazione del Sacro Cuore, carica di simbologie, che traduce graficamente i contenuti delle visioni avute dalla religiosa. Gli aderenti all’Opera lo chiamano Gesù Misericordioso, perché lo squarcio della veste fa scoprire il costato trafitto del Signore, sorgente dell’Amore Infinito e della sua Misericordia. Sul retro del santino è riportata una preghiera a Gesù Pontefice Eterno, composta sempre dalla Madre, la cui invocazione finale è un grido che da tempo ho deciso di far mio: “Ritorna a noi per mezzo dei tuoi sacerdoti!”.
Alla sua intercessione mi viene da affidare, nel giorno dedicato al Sacro Cuore di Gesù, i miei carissimi Preti ambrosiani 2012 e tutti quei sacerdoti che hanno dimenticato da tempo la loro fondamentale missione. 

Il suo Vangelo

Sono moltissimi gli insegnamenti che la testimonianza di madre Luisa Margherita può fornire ai credenti di oggi. Al di là delle consegne ricevute da Gesù in persona, a destare la mia ammirazione è tuttora la costanza con cui ella ha attuato il Suo volere pur in mezzo ai disagi e ad una società che voleva provare a cancellarLo per sempre.
Mantenendosi quindi sempre fedele ai voti e alle autorità ecclesiastiche ha potuto proclamare, mediante i suoi molteplici scritti, la fondamentale scoperta che le cambiò radicalmente la vita:

Sì, Dio ha per i sacerdoti un amore immenso, infinito. Egli lo vuol far comprendere. Quando l’avranno ben capito si santificheranno altamente e diventeranno capaci di fare le stesse opere di salvezza di Gesù Cristo.

L’Opera dell’Amore Infinito, con i suoi quattro rami (prima ho omesso le Missionarie dell’Amore Infinito, consacrate laiche), s’impegna da più di cent’anni a ricordarlo. 

Per saperne di più

Roberto Alborghetti e Amici di Betania del Sacro Cuore, Luisa Margherita Claret de la Touche – L’Abisso dell’Amore Infinito, Velar-Elledici, Bergamo 2009, pp. 47, € 3,50
Un profilo biografico e alcune preghiere per iniziare a conoscere meglio la sua storia e l’Opera dell’Amore Infinito.

Paolo Redi, Ho il sole nell’anima, Edizioni Dehoniane Roma, Roma 1998, € 7,75.
Biografia divulgativa e approfondita sotto il punto di vista storico e psicologico.

Luisa Margherita Claret de la Touche, Il Sacro Cuore e il Sacerdozio, Elledici, Leumann (Torino) 2010, pp. 200, € 12,00.
Uscito per la prima volta nel 1910, rappresenta il testo fondamentale per capire la spiritualità sacerdotale della Madre.

Annalisa Muollo, Chiamami Misericordia. Mistero e profezia del sacerdozio cristiano in Luisa Margherita Claret de la Touche, Velar, Bergamo 2009, pp. 164, € 15,00.
Tesi di Diploma in Scienze Religiose scritta da un’Amica di Betania, che espone in maniera documentata ed agile al tempo stesso il contesto storico in cui la Venerabile visse e la sua religiosità, vista in parallelo a quella di altri noti santi.


Su Internet

venerdì 8 giugno 2012

Preti 2012, luce per la Chiesa di Milano (e non solo)

Il poster, tradizionalmente chiamato tableau, con cui i Preti 2012 si sono presentati alle parrocchie e alle comunità religiose ambrosiane.

Chi sono?

I ventuno diaconi che verranno ordinati sacerdoti domani, alle 9:00, nel Duomo di Milano, per l’imposizione delle mani del cardinal Angelo Scola, hanno fra i venticinque e i quarant’anni. Vengono da esperienze e storie differenti gli uni dagli altri, ma hanno certamente un elemento comune: il desiderio di aiutare a far risplendere nel mondo la luce che viene dalla fede in Gesù.

Cosa c’entrano con me?

Ovviamente, non li conosco tutti personalmente. La mia vita si è, tuttavia, intrecciata a quelle di alcuni di loro, in modi che neanch’io avrei mai immaginato. Li elenco brevemente, in base all’ordine in cui li ho incontrati.

Don Emiliano Redaelli, di Treviglio (BG, ma in Diocesi di Milano), è un mio vecchio compagno di studi. Ad essere sincera, ci siamo visti solo una volta, mentre frequentavamo l’Università Statale a Milano, ma ci siamo ritrovati alcuni mesi più tardi, alla prima del musical “Troppo mi piace” (ne ho fatto cenno qui), quando ho scoperto del suo ingresso in Seminario. Negli anni successivi ho continuato a seguirlo a distanza, grazie alle sue collaborazioni con le riviste La Fiaccola e Fiaccolina, e, solo dallo scorso anno, mediante la posta elettronica; inoltre, ci siamo rivisti in occasione di molte celebrazioni in Duomo. Spesso sono stata invadente, ma lui si è sempre dimostrato gentile e mi ha sollecitata a pregare tanto per tutti i suoi compagni.
Ho da poco scoperto che la sua parrocchia di destinazione gli ha posto un'intervista, che vi propongo sotto.


Don Riccardo Miolo, di Gallarate (VA), era venuto, insieme ad un altro suo compagno, di nome Andrea (non ricordo quale dei tre con questo nome fosse), ad un concerto del Gruppo Shekinah, di cui faccio parte. Gli ho chiesto di portare i miei saluti ad Emiliano, poi l’ho lasciato andare. Recentemente l’ho rivisto e, rammentandogli del nostro primo incontro due anni addietro, mi è parso che si ricordasse di me.

Don Giovanni Dedè, di Milano, è amico di una ragazza che ho conosciuto grazie ad altre mie amiche, la quale, il 7 novembre dello scorso anno, ha iniziato il Postulandato presso le suore Figlie dell’Oratorio. Tempo dopo, ho scoperto che è il fratello maggiore di un mio compagno di corsi universitari. In occasione della sua Ordinazione Diaconale, io e un’altra comune amica ci siamo accordate per fargli un regalo singolare: un grembiule da cucina, con ricamata la scritta “Don Giovanni, servo del Signore” (semmai passasse di qui qualcuno che cercasse qualche idea regalo per un sacerdote più o meno novello, lo raccomando). Spero che non dimentichi mai il messaggio che abbiamo voluto dargli.

Don Massimo Brescancin, di Castronno (VA), ha avuto la sventura (per lui, s’intende) di capitarmi a tiro durante il buffet organizzato per i giovani partecipanti alla Serata Vocazionale del 2 maggio 2011, presso il Seminario di Venegono Inferiore. Dopo essermi inserita nella conversazione che stava tenendo con alcuni sacerdoti, mi sono presentata e abbiamo parlato un po’, scoprendo di avere alcune conoscenze comuni. Dato che abbiamo familiarizzato solo un anno fa, abbiamo avuto pochissime occasioni per rinsaldare l’amicizia, però è stato sempre cortese verso di me.

Don Giovanni Sala, di Biassono (MB), è compaesano di alcuni miei amici del Gruppo Shekinah. Mi sono presentata a lui al termine della Veglia Missionaria 2011 e l’ho rivisto in occasione di uno degli appuntamenti di preghiera e convivialità che i futuri sacerdoti organizzano per alcune tipologie di fedeli, denominati “Mensilario”, precisamente quello per i giovani. Contrariamente a quanto immaginavo, si è ricordato di me. Mi auguro che i nostri comuni amici si rammentino di procurarmi la sua immagine-ricordo di Prima Messa.

Don Andrea Gariboldi, di Cusano Milanino (MI), l’ho invece conosciuto ad un concerto del Gruppo Shekinah a Gavirate, dov’è stato destinato, lo scorso febbraio. Con la mia consueta faccia tosta, mi sono accostata a lui e gli ho fatto presente che conoscevo alcuni suoi compagni. Ci siamo poi incrociati al Mensilario, dove mi ha simpaticamente definita “collezionista di preti”. A scorrere questa lista, si può dire che ci abbia preso!

Don Graziano Mastroleo, nativo di Molfetta e trasferito a Milano, al suddetto Mensilario Giovani ha spiegato, a me e ad altri partecipanti, il motto sul quale lui e compagni hanno lungamente dibattuto, prima di arrivare a quello che descriverò più avanti. Non ho parlato con lui, ma il tono con cui si è affidato alle nostre preghiere mi ha decisamente commossa.

Don Fabrizio Vismara, di Arluno (MI), è il diacono che si è prestato a condividere la sua esperienza con un piccolo gruppo di partecipanti al Mensilario, me inclusa. Temo di averlo messo in crisi quando, dopo aver riconosciuto nei volti presenti sui vecchi poster dei Candidati appesi alle pareti quello di un sacerdote che conoscevo e che ha abbandonato il ministero, gli ho domandato se ha mai pensato a come comportarsi nel caso volesse lasciar perdere. La serenità con cui mi ha risposto che chiederà sicuramente aiuto a qualche confratello dotato di maggiore esperienza mi ha lasciata senza parole.

Don Andrea Ceriani, di Lainate, è colui per il quale il Gruppo Shekinah ha tenuto un concerto-meditazione nella sua parrocchia d’origine lo scorso aprile. Purtroppo era assente, però mi auguro che l’entusiasmo del nostro coro l’abbia raggiunto lo stesso.

Don Luca Damiani, di Milano, non lo conosco ancora, ma spero di riuscirci presto. Ne parlo perché alcune suore che conosco hanno l’iniziativa di far estrarre a chi passa nel loro negozio di paramenti e articoli per la Messa le piccole foto dei Candidati, ritagliate dal tableau. Sono sei anni che porto avanti questa consuetudine e volevo farlo anche stavolta, benché le facce a me note fossero molto più numerose che negli anni passati. Insomma, mi è capitato lui, il più anziano della classe. Un articolo pubblicato su La Fiaccola e sul settimanale web Incroci News mi ha aiutata a percepire la gioia che attraversa i cuori dei suoi genitori, gioia che, a Dio piacendo, si rinnoverà fra tre anni, quando suo fratello Andrea (che ho incontrato alla GMG di Madrid), seminarista di III Teologia, diverrà anche suo con-fratello.

Il loro Vangelo

Prima di spiegarlo, ecco il filmato con cui i membri della Classe 2012 invitavano alla loro Ordinazione Diaconale, avvenuta lo scorso 1 ottobre. In sottofondo, un estratto dell'Inno composto per loro da don Claudio Burgio: a Milano ogni classe di ordinazione, infatti, ha anche un proprio canto, che risuonerà nelle parrocchie di origine e di destinazione durante le Prime Messe.


In una mail a don Emiliano, lo scorso agosto, mi ero permessa di suggerire a lui e compagni una frase evangelica da assumere per identificare la loro classe, com’è d’uso per i sacerdoti ambrosiani. Con un pizzico d’ironia e per scacciare le dicerie nefaste sul 2012, avevo pensato a “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, o anche solo “Fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Il versetto scelto, che lui mi ha anticipato nella sua risposta, è ugualmente rappresentativo: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Mt 5, 16).

Non meno dibattuta è stata la scelta dell’immagine a cui abbinare il motto. Invece che con i colori di una vetrata – tutto sommato, sarebbe stata una scelta ovvia – i seminaristi hanno scelto di identificarsi con le stelle che rischiarano il vorticoso cielo dipinto da Vincent Van Gogh nella sua “Notte stellata”. In un articolo de La Fiaccola di maggio, riportato in alcuni estratti qui, don Fabrizio l’ha spiegato, tra l’altro, con queste parole:

«La chiamata posta nella nostra vita, consolidata e purificata in questi anni di Seminario, si apre ora a una missione, quella di testimoniare il Vangelo. […] La parola di Gesù disegna la verità a cui egli ci chiama, far brillare nella Chiesa e per gli uomini la sua luce, che diventa nostra. Infatti, con tutta la nostra umanità, vorremmo manifestare la bellezza del Vangelo che fa dono di sé e si rende disponibile alla comunione e alla condivisione. […]  Anche noi abbiamo vissuto nella paura dell’oscurità e nell’incertezza della notte, ma abbiamo conosciuto la luce capace di rendere autentico il nostro cammino e per questo desideriamo che tutti gli uomini siano illuminati dallo stesso sole, che altro non è se non il Signore Gesù».

La mia preghiera, che si è fatta più intensa in questi giorni, vissuti dai diaconi nel silenzio e nella meditazione, e che spero sia condivisa da tutti coloro che Dio ha messo sulla loro strada, è che la loro luce non si offuschi a causa delle inevitabili preoccupazioni causate dal ministero.

Sono certa che non mancheranno mai persone che rammenteranno loro la missione fondamentale a cui sono chiamati. Per quanto sta in me, pur con i necessari aggiustamenti di tiro, non li abbandonerò, benché molti continuino a chiedermi cosa io c’entri con loro e con i sacerdoti in genere.

mercoledì 6 giugno 2012

Io c’ero #1: Family 2012 (be’, più o meno)

Inauguro una nuova sezione del blog per riportare alcune mie testimonianze dirette circa eventi ecclesiali piccoli e grandi a cui ho preso parte. Sulla scorta di quanto, in occasione della Visita Pastorale del Santo Padre Benedetto XVI nel Nordest, ha fatto Filippo de La Luce in Sala, ho deciso di cominciare con l’Incontro Mondiale delle Famiglie Family 2012.

Mercoledì 30 maggio


Sono stata alla Fiera della Famiglia, ospitata presso MiCo-FieraMilano City. È stata un’occasione per scoprire molte storie di persone impegnate per sostenere le famiglie o per incontrare personalmente testimoni di storie familiari felici. Uno di questi è stato quello con la signora Luisana, dell’Associazione “Amici di Cristina”, che diffonde il messaggio dato dall’esistenza di Maria Cristina Cella Mocellin, attualmente Serva di Dio (ci tornerò presto su queste pagine). Sono tornata a casa stracarica di opuscoli e riviste omaggio, ma ho avuto una piccola disavventura: ho lasciato uno dei sacchetti su di una panchina fuori dalla fermata della metropolitana di Amendola Fiera, ma me ne sono accorta arrivata in Duomo. Tornata indietro di corsa, ho trovato tutto, tranne la riproduzione dell’icona della Sacra Famiglia, che era allegata a Famiglia Cristiana.
Sempre mercoledì, ho preso parte ad un concerto-meditazione del Gruppo Shekinah, prima del quale sono stata a venerare brevemente le reliquie dei Beati coniugi Martin, ospitate nella stessa chiesa dove si teneva il concerto.

Giovedì 31 maggio


Non ho partecipato direttamente a nessuna iniziativa, ma ho seguito in differita su Telepace l’intervento del cardinal Tettamanzi durante il Congresso della Famiglia. L’Arcivescovo emerito, del quale conservo ancora tanti splendidi ricordi, ha destato il mio interesse quando ha parlato di un Gesù “normale”, il quale, nella bottega di Giuseppe, ha fatto sì che il lavoro diventasse luogo di santificazione.

Venerdì 1 giugno

Ho vissuto il gran giorno dell’arrivo del Papa insieme ad una mia amica. Abbiamo preso posto in piazza del Duomo sin dalle 14:30, appoggiandoci a una transenna. Dopo un po’, ho lasciato lei a presidiare la postazione, mentre io mi sono seduta ai bordi di un marciapiede, per conservare le forze.
Appena ci è stato possibile, siamo sciamate insieme agli altri all’interno dello spazio delimitato dalle transenne e presidiato dai volontari. L’attesa è stata accompagnata da alcuni filmati di repertorio che ricordavano le due visite di papa Giovanni Paolo II a Milano e da due brevi contributi sulla storia della Diocesi e della città.
Finalmente, alle 17:40 circa, i maxischermi della piazza hanno iniziato a mostrare le immagini dell’aereo papale, atterrato a Linate. La mia amica era sempre più emozionata, mentre io mi limitavo ad applaudire. Quando però la Papamobile è arrivata in piazza, anch’io ho iniziato a sventolare il fazzoletto che i volontari ci avevano distribuito all’entrata e ad acclamare.
Del discorso tenuto dal Santo Padre ho trattenuto una frase in particolare:

Ancora oggi, Milano è chiamata a riscoprire questo suo ruolo positivo, foriero di sviluppo e di pace per tutta l’Italia. Conservando la linfa delle sue radici e i tratti caratteristici della sua storia, essa è chiamata a guardare al futuro con speranza.

Avrei voluto partecipare all’Adorazione Eucaristica svoltasi in Duomo, ma ero un po’ stanca e volevo prepararmi al meglio per l’appuntamento dell’indomani mattina.

Sabato 2 giugno



Dopo la Scala vera, dove venerdì sera il Papa aveva assistito ad un concerto in suo onore, ad ospitarlo è stata la Scala del calcio, lo stadio Giuseppe Meazza, popolarmente noto come San Siro. Per me partecipare all’annuale incontro dei Cresimandi con l’Arcivescovo, che inizialmente aveva solo auspicato la presenza del Pontefice senza darla per certa, ha avuto un significato particolare: il 2 giugno 1996, sedici anni fa, ho ricevuto il Sacramento della Confermazione. In realtà, ero imbucata, dato che non ho fatto da madrina a nessun cresimato del mio oratorio e non svolgo neppure il compito di catechista, quindi ho approfittato di un posto rimasto libero di quelli assegnati alla mia parrocchia.
Dopo aver ammirato le figurazioni compiute da migliaia di ragazzi ed aver fatto la mia parte nelle varie “ole” partite fra gli spalti dello stadio, ho sentito molto vicine a me le espressioni che papa Benedetto ha rivolto ai ragazzi, soprattutto questa:

Permettetemi anche di dirvi che il Signore ogni giorno, anche oggi, qui, vi chiama a cose grandi. Siate aperti a quello che vi suggerisce e se vi chiama a seguirlo sulla via del sacerdozio o della vita consacrata, non ditegli di no! Sarebbe una pigrizia sbagliata! Gesù vi riempirà il cuore per tutta la vita!

La sera di quel giorno ero intenzionata a prender parte alla Festa delle Testimonianze, per relazionarla ampiamente qui, ma un lieve malessere mi ha impedito di parteciparvi direttamente, mentre un problemino informatico non ha permesso che ne potessi parlare quasi in tempo reale. Tra le varie famiglie presenti e le domande poste, mi ha intenerita quella della piccola Cat Tien, dal Vietnam, che ha domandato al Papa com’era lui da bambino e com’era la sua famiglia. Il filmato completo della serata è visibile qui.

Domenica 3 giugno

Ore 5:00: dopo una nottataccia causata dal malessere di cui sopra, ho deciso di partecipare ugualmente alla Messa nell’Aeroporto del Parco Nord di Bresso. Alzandomi a fatica, mi sono preparata e, dopo aver preso una medicina, mi sono incamminata verso il punto d’incontro con i miei comparrocchiani.
Ore 6:40 circa: ci siamo finalmente mossi, dopo aver ricevuto dal nostro Responsabile Organizzativo Locale (in breve, ROL) i pass per accedere al Parco. Siamo andati a prendere la linea 3 della metropolitana e, scesi alla fermata di Zara, abbiamo atteso il tram numero 31, che ci avrebbe portati vicinissimi alla nostra meta. I mezzi erano veramente strapieni di persone, tanto che non c’era posto neppure in piedi; non era certo il modo migliore per viaggiare, ma a sostenermi avevo la consapevolezza che ne valesse la pena.
Ore 9:30: siamo arrivati alla fermata di Cinisello, dalla quale abbiamo raggiunto l’Aeroporto tramite un sentiero nel Parco. Una volta che ci siamo sistemati nel settore 32, abbastanza lontano dal palco, che tuttavia era visibile, il nostro ROL ci ha fornito come sedili dei simpatici palloni di gomma, venduti in un noto negozio di articoli per lo sport (come nella foto sopra). Li ho trovati abbastanza comodi, soprattutto nel momento in cui stavo ricominciando a non sentirmi bene. I nostri sacerdoti, invece, hanno trovato posto nelle primissime file, nonostante si siano mossi al nostro stesso orario.
Vorrei tanto che tutti coloro i quali ritengono che le gerarchie ecclesiastiche (mi dà tantissimo fastidio quando ci si rivolge ad esse col termine “la Chiesa”: non ci sono solo loro a comporla!) non sono vicine a quanti hanno il cuore ferito da separazioni o vivono in situazioni ritenute irregolari prestassero più attenzione all’omelia del Papa. In essa,  lui ha ribadito che non è così, ma allo stesso tempo ha auspicato che le Diocesi “realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza” (parole sue).
Il viaggio di ritorno è stato molto più movimentato di quello d’andata: i tram erano così pieni che i conducenti li facevano partire appena risultavano al completo. Io e i miei compagni d’avventura siamo saliti su di un tram che arrivava al capolinea e poi tornava indietro, con la speranza di trovarlo un po’ più libero: era bello pieno lo stesso, ma almeno si poteva respirare.

Insomma, fra malanni e dispiaceri al pensiero che molti riterranno incomplete o inopportune le parole pronunciate dal Papa, o la sua stessa presenza a Milano e non fisicamente accanto ai terremotati d’Emilia, mi rimane la speranza che Family 2012 non resti un evento isolato, ma ricordi alla comunità ecclesiale e alla società civile il giusto posto che lavoro e festa devono avere nella vita di tutti.