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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

lunedì 26 novembre 2012

Beato Giacomo Alberione: il presepio come cattedra per gli uomini del nuovo secolo (Corona dei Testimoni # 1)


Chi è?

Giacomo Alberione nacque il 4 aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), da una famiglia di contadini. Avvertì la vocazione al sacerdozio all’età di sette anni e la verificò dapprima nel seminario di Bra, poi in quello di Alba.
Nella notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1 gennaio 1901, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto nel Duomo di Alba, si sentì chiamato a “fare qualcosa per gli uomini del nuovo secolo”, come avrebbe confidato. Quel “qualcosa” si espresse dapprima nell’apertura di una scuola tipografica, poi nella formazione di giovani desiderosi di servire Dio in una maniera specialissima: producendo libri e riviste. Sorse quindi la Pia Società San Paolo, seguita, negli anni, da altri nove rami che, insieme, compongono la Famiglia Paolina.
Instancabile viaggiatore, ma anche uomo d’intensa preghiera, don Alberione partecipò alle sessioni del Concilio Vaticano II e godette dell’amicizia con papa Paolo VI, che lo visitò personalmente poco prima della sua morte, avvenuta a Roma il 26 novembre 1971. Il 27 aprile 2003 Giovanni Paolo II  l’ha iscritto fra i Beati.

Cosa c’entra con me?

La prima candela della mia “corona dei Testimoni” è costituita da un personaggio che reputo fondamentale conoscere da parte di chi, come me, cerca di vivere il Vangelo mediante i mezzi di comunicazione di massa. Io per prima non sapevo molto di lui, pur essendo inconsapevole fruitrice di alcuni prodotti della sua creatività spirituale.
Da piccola, come tanti bambini, leggevo Il Giornalino perché lo trovavo in chiesa, al banco della cosiddetta “buona stampa”. Apprezzavo moltissimo soprattutto la rubrica di giochi biblici, le schede di Conoscere Insieme e, d’estate, i volumi cartonati con le riduzioni a fumetti di alcuni classici della letteratura. Quando Famiglia Cristiana iniziò a pubblicare la “Bibbia per la famiglia” a dispense, provavo a leggerla e ritenevo tassativi i consigli che forniva, ad esempio in materia di programmi televisivi. I miei familiari, purtroppo, non mi prendevano granché sul serio.
Inoltre, spesso mi capitava di seguire qualche programma della televisione locale lombarda Telenova, dove veniva trasmessa spessissimo una pubblicità che reclamizzava proprio Famiglia Cristiana, elencando una sorta di “Credo” moderno col sottofondo del ticchettio di una macchina da scrivere. Non capivo, però, quale legame esistesse fra la rivista e quel canale televisivo.
Tutto mi fu più chiaro quando, se non sbaglio nel 1994, Il Giornalino uscì con un allegato insolito: una storia completa a fumetti, intitolata Il segreto dei quattro codici. Altro non era se non una vita a fumetti di don Alberione, vista attraverso le ricerche di due giovani studiosi di mass media. Scoprii, quindi, che sia “il grande giornale dei ragazzi”, come all’epoca si presentava, sia la rivista per le famiglie, sia addirittura l’emittente che a volte vedevo erano frutti dell’apostolato attivo della Società San Paolo e dei suoi collaboratori laici.
Grosso modo a quell’epoca avevo iniziato a bazzicare le librerie religiose, a cominciare da quella delle Edizioni Paoline di Napoli, dove andavo e vado tuttora in vacanza. Le Figlie di San Paolo, sorprese dal mio desiderio di conoscere meglio il loro Fondatore, mi regalarono un’altra sua piccola biografia, unitamente ad un opuscolo sulla sua prima collaboratrice e loro confondatrice, suor Tecla Merlo, attualmente Venerabile.
Con il passare degli anni me ne ero quasi dimenticata, anche a causa della crisi di rigetto verso gli esempi virtuosi di cui ho già parlato in altri articoli di questo blog. Quando però ho iniziato a chiedermi quale tipo di servizio potevo rendere alla Chiesa compatibilmente con le mie attitudini personali e ho scelto di dedicarmi alla cultura e ai mezzi di comunicazione sociale, mi è venuto spontaneo ripescare quel volumetto a fumetti e cercare di andare oltre le informazioni che esso mi forniva.
La lettura di altri testi e di articoli trovati in Rete sui vari siti paolini mi ha fatto capire che avevo trovato proprio la persona giusta a cui affidarmi, ma non solo: ho riconosciuto che la sua attività non era sterile, ma traeva origine e forza dal Tabernacolo, come don Alberione stesso diceva dei vari rami della Famiglia Paolina.
Il primo che ho conosciuto in ordine di tempo, come dicevo prima, sono state le Figlie di San Paolo o suore Paoline. Sapevo che avevano sede anche a Milano, ma non mi ero mai presa la briga di andarle a trovare. Mi sono decisa poco prima di compiere ventisei anni, per chiedere alle suore di pregare per un progetto cinematografico dagli intenti molto simili a quelli che il Primo Maestro – così, ho scoperto, i Paolini definiscono il loro Fondatore – aveva quando decise di lanciarsi nell’avventura dell’apostolato del cinema.
Prima delle Paoline di Milano e dopo quelle di Napoli, però, ho importunato altre religiose appartenenti alla medesima Famiglia: le Pie Discepole del Divin Maestro, il cui negozio di via della Signora è situato non lontano dall’università che frequentavo. M’incuriosiva soprattutto una splendida e inconsueta statua della Madonna col Bambino che troneggiava in una delle vetrine: mi fu spiegato che era l’immagine di Maria Regina degli Apostoli, il titolo con cui don Alberione si rivolgeva in maniera speciale alla Vergine.
Fonte: sito dell'Apostolato Liturgico, la catena di negozi delle Pie Discepole
Il carattere insolito della sua iconografia è dotato dal fatto che ella non ha alcuna caratteristica regale (niente corona in testa, né scettro, né abiti sontuosi) e dal fatto che il suo Gesù Bambino tiene in mano un rotolo: allude alla Parola di Dio, ma anche all’attestato simbolico con cui il credente si accosta alla sua “madre, maestra e Regina”, come era scritto in una preghiera composta dal Fondatore che le suore mi regalarono.
Le Pie Discepole, nel corso delle mie visite da loro, mi hanno insegnato due modi per onorare Dio: da un lato circondarLo, nella Sua casa materiale, di quanto di meglio ci possa essere, con decoro e rispetto; dall’altro riconoscerLo presente nel Sacramento dell’Altare. Inoltre, mi hanno presentato la loro Confondatrice, la Serva di Dio suor Maria Scolastica Rivata.
Terze in ordine di tempo, le suore dell’Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni, meglio note come Suore Apostoline. In tante occasioni avevo ammirato i segnalibri colorati con frasi della Scrittura o di autori spirituali da loro prodotti e spesso avevo acquistato la loro rivista di orientamento, SE VUOI. Solo due anni fa, però, ho appreso che anche loro sono state suggerite dallo Spirito Santo a don Alberione, per un apostolato fondamentale: aiutare i giovani a riconoscere la volontà di Dio su di loro da una parte e, dall’altra, far crescere nel popolo di Dio la stima per tutte le vocazioni, non solo quelle di speciale consacrazione.
Ho scritto alle suore per esporre loro alcuni problemi miei e di mie amiche, instaurando così un dialogo sincero e libero. Ho conosciuto personalmente due di loro al termine dei funerali di monsignor Luigi Padovese nel Duomo di Milano; un istante dopo, ho fatto la conoscenza di un giovane Paolino, Guido, che a breve diventerà sacerdote.
Sarebbe ingrato, però, dimenticare uno dei commessi della Libreria San Paolo di Milano, di cui taccio il nome per riservatezza, appartenente ai Discepoli del Divin Maestro, i religiosi laici della Società San Paolo. I suoi sorrisi e i suoi consigli mi hanno sempre ispirato molta fiducia, la stessa che traspare dai ritratti fotografici del Primo Maestro.
Per concludere, ho conosciuto anche alcuni laici che, in quanto Cooperatori Paolini, vivono i suoi insegnamenti nello stato in cui si trovano. Spero quanto prima che se ne formi un gruppo anche nella mia città, anche se ci sono buone speranze.
Il suo Vangelo
Più approfondisco vita e spiritualità di don Alberione, più mi è difficile trovare una definizione completa e non scontata. Mi è saltata alla mente, però, una sua frase decisamente adatta al tempo d’Avvento e al Natale che avevo letto su di un libretto di preghiere. Cercando un po’ in Rete, ho trovato il contesto esatto di quel pensiero, che ora riporto integralmente.
1° Rappresentiamoci al vivo la grotta, la greppia, il bue e l’asino, poi Giuseppe, Maria, il Bambino. Adoriamo con gli Angeli.
Il presepio è cattedra del Maestro, tribunale del Giudice, trono di misericordia. È cattedra, la prima cattedra del Maestro Divino. Egli, tacendo, insegna alle anime pie e docili: l’umiltà, la povertà, la pazienza.
L’umiltà: essendo Dio, umiliò, annientò al cospetto degli uomini se stesso; e si mostrò come uomo, anzi come bambino. Impariamo a scomparire: «Sarebbe una intollerabile impudenza mentre la maestà si annientò, il vermiciattolo si gonfiasse ed inorgoglisse».
La povertà: Gesù ha per casa una grotta; per culla una greppia, per letto un po’ di paglia, per fasce dei panni grossolani. Eppure egli è Dio | vero da Dio vero; dal quale tutto fu creato. Egli predicherà poi: Beati i poveri.
La pazienza: Venne nella sua nazione, ma non fu accolto; anzi, fu cercato a morte. Eppure, dimenticato, tace; come tacerà quando sarà accusato e condannato. Impara il silenzio di chi solo soffre per Gesù Cristo.
2° È tribunale di giudice, il presepio. Tacendo, il Bambino fa conoscere chi è e chi non è suo discepolo. È suo discepolo chi si mette alla scuola dei suoi esempi: chi lo segue, lo imita nella umiltà, povertà, mortificazione, pazienza. Non è suo discepolo chi non viene alla sua scuola: o non ne approfitta; o ci viene solo raramente o quasi per curiosità.
Vero suo discepolo è chi prende la sua croce e lo segue: non è vero suo discepolo chi non porta la sua croce.
È vero discepolo chi rinunzia a tutto od almeno distacca il suo cuore da tutto, per suo amore; non è vero suo discepolo chi è mondano, cerca sè stesso, ama la vita comoda, gli onori, i piaceri, le ricchezze.
È suo discepolo chi ne ha lo spirito di mansuetudine e di carità; non lo è chi si vendica, odia, invidia.
3° È trono di misericordia. Nel presepio Gesù per la prima volta stende le sue mani per invitare a sé tutti gli uomini, come farà in tutta la vita: «Stesi tutto il giorno le mie mani» (Is 65,2). Venite a me voi tutti che avete sofferenze | o peso di peccati: vi ristorerò. Molte sono le pene nostre: «Molte sono le tribolazioni dei giusti» (Sal 34/33,19). Confidiamoci in Gesù: Egli ci conforterà.
Prima, perdonerà ai pentiti i loro peccati; poi, ispirerà la pazienza; inoltre infonderà conforto con la speranza del paradiso. Ogni pena confidata a Gesù, riuscirà lieve; accettata dalla sua mano, cesserà di essere una croce.
[da Giacomo Alberione, Brevi meditazioni per ogni giorno dell’anno, scaricabile da qui]
Ho ancora moltissimo da imparare dalla cattedra del Divin Maestro, sia per la mia vita di fede sia per l’apostolato, ma conto sulle preghiere di tutti i Paolini e le Paoline con cui ho avuto a che fare.
Per saperne di più
Giuseppe Lacerenza, Beato Giacomo Alberione. Editore e apostolo del nuovo millennio, Shalom 2011, € 7,00.
Un buon punto di partenza per chi fosse completamente a digiuno della vita di don Alberione.
Mercedes Mastrostefano (cur.), Don Alberione. Piccole storie quotidiane, Paoline 2006, € 6,00.
Una raccolta di aneddoti e testimonianze per andare oltre lo stereotipo del fondatore attivista ed intuire qualche frammento della sua anima.
Giacomo Alberione, Nuovi pulpiti per il Vangelo, San Paolo 1999, € 6,20.
Le intuizioni fondamentali della spiritualità alberioniana riassunte in cento piccoli capitoli.
Giacomo Alberione, Un Rosario “speciale” – perché Cristo sia vivo in voi, San Paolo 2003, € 2,00.
Meditazioni sul Rosario pregato secondo il “metodo Via Verità e Vita”, ideato dal Primo Maestro.
Su Internet

Oltre ai siti dei vari rami della Famiglia Paolina, che ho segnalato nel corpo dell’articolo, invito a visitare il sito dell’Opera Omnia di don Alberione.

venerdì 16 novembre 2012

In arrivo: la corona d’Avvento dei Testimoni


Si dice che i Testimoni siano come luci che illuminano il cammino. Ebbene, per impegnarmi di più in questo spazio, ma senza perdere di vista l’essenziale, ho deciso di accendere, ogni settimana dell’Avvento Ambrosiano (amici romani, non preoccupatevi: potete leggere lo stesso i post precedenti a quella che per voi sarà la prima settimana) una candela della mia “corona d’Avvento”. Fuor di metafora, ogni settimana parlerò di un personaggio diverso che, a mio personalissimo giudizio, mi sembra aver incarnato un certo modo di attendere il Signore che viene.

Volete qualche anticipazione? Fra gli altri, parlerò di un piccolo eroe della carità (EDIT 1/12/2016: alla fine ho trattato solo quattro personaggi, escluso questo qui...) e di un apostolo dei mezzi di comunicazione di massa. Mi fermo, altrimenti che gusto ci sarebbe se sapeste già chi sono gli altri?

giovedì 1 novembre 2012

I Santi, amici per la vita


 
Chi sono?

Nei primi tempi del cristianesimo, come attestano le Lettere paoline e confermato dal Santo Padre nell’ udienza generale di ieri, i “santi” erano semplicemente i credenti in Gesù come Figlio di Dio, persone ritenute punti di riferimento per la fede degli altri. Con il passare dei secoli, quel termine è passato ad indicare quei fedeli defunti che venivano indicati dalle autorità ecclesiastiche come modelli di vita per chi rimane sulla terra. A tutt’oggi, i santi canonizzati sono numerosissimi, provenienti dalle più diverse epoche e località.

Cosa c’entrano con me?

Penso di essere stata interessata alle vite dei santi sin dalla primissima infanzia. Come tanti bambini, costringevo mia mamma a distrarsi dalla Messa per condurmi in giro per la mia chiesa parrocchiale, allo scopo di accendere quante più candele possibili ai vari altari. Così, fra i primi che ho conosciuto, oltre alla Vergine Maria, ci furono san Rocco, col suo panino tondo portatogli dal cane e la piaga sulla gamba, e sant’Antonio di Padova, che avevo già presente perché a casa avevo una sua statuetta. Spesso, poi, finivo col naso per aria ad ammirare le figure degli Apostoli e del Cristo pantocrator dipinti sull’abside della mia chiesa.
Quando ho iniziato ad avere l’età giusta per capire, se visitavo una chiesa nuova mi domandavo chi fossero i vari personaggi rappresentati e, il più delle volte, ricevevo scarne risposte. Ad aprirmi un mondo, come si suol dire, ha contribuito la meritoria collana di libri per ragazzi denominata “Fiori di cielo” e pubblicata dalle Edizioni Paoline, poi da San Paolo Edizioni (ci sono ancora!): ogni volta, infatti, che visitavo un santuario mariano del napoletano, me ne facevo regalare qualcuno. Il problema è sorto quando avevo già comprato e letto tutti i libri in vetrina! Non ricordo come, ma venni a sapere dell’esistenza della “Libreria della Famiglia”, in piazza Piemonte a Milano (ora c’è una Feltrinelli, purtroppo): lì ne acquistai altri. A completare definitivamente la collezione mi aiutò la scoperta della Libreria San Paolo proprio dietro il Duomo.
Con l’adolescenza, però, ho vissuto una sorta di crisi di rigetto. Mi sembrava di non aver nulla a che vedere soprattutto con i ragazzi dotati di aureola e vissuti secoli prima di me: li vedevo inarrivabili e distanti. Anche se la pensavo così, non ho mai abbandonato la pratica religiosa. A scuotermi da questi pensieri scorretti ci pensarono le parole che sentii pronunciare da papa Benedetto XVI a Marienfeld, durante la GMG di Colonia. Tornata a casa, ho rispolverato i miei vecchi libri, ne ho acquistati di nuovi e, allo stesso tempo, ho ripreso a collezionare immagini sacre, non limitandomi più soltanto a quelle della Madonna o dei santi canonizzati. In tantissimi casi, infatti, sono stati dei semplici santini trovati in qualche chiesa a farmi conoscere Servi di Dio e Venerabili a cui mi sono profondamente affezionata.
In più di un’occasione, le catechiste del mio Oratorio hanno richiesto la mia consulenza per preparare, ad esempio, alcuni esempi da abbinare alle sette opere di misericordia corporale. Penso che sia stato allora che ho iniziato a pormi una domanda: come far sì che il mio sapere possa giovare al maggior numero di persone? In questo senso, due anni fa ho chiesto ed ottenuto di poter entrare fra i collaboratori del noto sito cattolico “Santi, Beati e Testimoni”, anche se solo negli ultimi mesi ho scritto in maniera sistematica. Anche questo spazio esiste per il medesimo scopo, oltre che a costituire una valvola di sfogo che le schede biografiche, per la loro natura, non consentono: sono veramente stanca di sentirmi dire che, fra me e i santi di vario tipo, non ci sono elementi comuni.

Il loro Vangelo

Come già scrivevo a proposito dei seminaristi di Milano, infatti, sento di avere in comune un elemento fondamentale: Gesù, autore e perfezionatore della fede mia e di tantissimi uomini e donne che, nel corso dei secoli, hanno scritto quello che molti definiscono “quinto Vangelo”. In realtà, ci sono tanti “vangeli” quante sono le anime di coloro che hanno voluto fare sul serio con Gesù, diventando Suoi ministri, Sue spose, accettando di servirLo con un uomo o una donna al proprio fianco, dando alla luce figli o restando celibi o nubili per il Regno dei Cieli, o perfino giocando, studiando e stando con i propri amici.
Infine, ho un interrogativo. Se io avessi vent’anni di meno e, a scuola o a catechismo, mi venissero presentati i santi, protesterei affermando che quella gente non vive più su questa terra; vorrei vedere persone che vivono il Vangelo qui e ora. Come si può fare, quindi, per far sì che i ragazzini odierni vivano almeno un po’ la passione che mi ha animata fino a decidere di scriverne? Che l’intercessione di tutti quelli che oggi festeggiamo, con l’aureola o no, noti o nascosti, mi possa aiutare a scoprirlo.
 
P. S. Lucyette ha pubblicato le soluzioni al suo ultimo quiz di Ognissanti. Non ero sicurissima di aver stravinto, e infatti… appena due risposte azzeccate, tolta una abbuonata a tutti! L’amarezza è lenita in parte dal fatto che la mia motivazione sul Servo di Dio Alberto da Milano, al secolo Enrico Beretta, è stata citata paro paro dalla collega blogger. Oh, son soddisfazioni!
Adesso mi appresto a scrivere del Murialdo…