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venerdì 25 gennaio 2013

Maddalena Volpato, obbediente per l’unità dei cristiani

Una fotografia della Serva di Dio Maddalena Volpato, tratta dal pieghevole con la preghiera per la sua beatificazione
 
Chi è?
 
Maddalena Rosa Volpato nacque il 24 luglio 1918 a S. Alberto di Zero Branco (TV). Impegnata nell’Azione Cattolica parrocchiale, maturò il desiderio di farsi religiosa, ma ne fu impedita dalle proprie condizioni di salute. Conosciute le suore Figlie della Chiesa, ne entrò a far parte come postulante nel 1943, proprio agli albori dell’Istituto. Dopo aver ascoltato un’esortazione da parte della Fondatrice, le espresse il proposito di offrire la propria vita perché tutti i cristiani tornassero ad essere una cosa sola. Con questo intento, continuò a sopportare il morbo di Pott, che le venne diagnosticato ufficialmente nel gennaio 1945.
Dopo aver ottenuto il permesso di pronunciare i voti perpetui in articulo mortis, col nome di suor Maddalena di Santa Teresa di Gesù Bambino, concluse la sua esistenza terrena presso l’Ospedale al Mare di Venezia il 27 maggio 1946. La fase diocesana del suo processo di beatificazione, durata a Venezia dal 1959 al 1971, è proseguita con un’inchiesta suppletiva, aperta il 16 gennaio 2009 e conclusa il 15 giugno 2010.
 
Cosa c’entra con me?
 
Negli anni dell’università, appena avevo un momento libero mi piaceva andare in cerca delle chiese più insolite, per fermarmi a riflettere e – perché non ammetterlo? – arricchire la mia collezione di santini. Non ricordo bene quando, ma avevo scoperto l’esistenza, a due passi dal Duomo di Milano, della chiesa di San Raffaele, dove l’Adorazione Eucaristica viene vissuta quasi tutto il giorno. Fermandomi a pregare là, avevo notato la presenza di alcune suore con abito beige e velo bianco. Supponevo che fossero claustrali, anche se non stavano dietro nessuna grata, o che fossero in ogni caso delle contemplative, quindi non mi sono presa la briga di disturbarle, benché fossi curiosa di sapere a quale Congregazione o Istituto appartenessero.
Un giorno ho notato, appoggiate sulla mensola dove le suore lasciano dei sussidi per la preghiera personale, alcune immaginette che ritraevano la Serva di Dio che ho deciso di presentare. Il mio interesse per gli esempi, comprovati o ipotetici, di santità giovanile, ha fatto sì che dalla mensola una di esse finisse nel mio zaino.
Alcuni anni dopo, mi sono fatta coraggio e ho interpellato una delle suore, perché volevo sapere qualcosa di più su di loro e sulla loro Fondatrice, la Serva di Dio madre Maria Oliva Bonaldo del Corpo Mistico. In quell’occasione, la buona religiosa, dopo avermi scambiata per una liceale che stava bigiando la scuola (ma quali studenti o studentesse, mi domando, saltano le lezioni per adorare Gesù nel Santissimo Sacramento?) mi ha procurato tante immagini e alcuni opuscoli, fra i quali un libretto rosso, scritto proprio da madre Bonaldo, intitolato Maddalena.
Lo stile adoperato mi ha in breve persuasa della sincerità con cui la giovane novizia ha offerto la sua vita, non solo nel gesto eroico, ma anche negli anni difficili del secondo conflitto mondiale. Lo zelo con cui ella si diede uno scrupolosissimo programma di vita, inoltre, me l’ha resa particolarmente vicina, sebbene io abbia appena abbozzato una sorta di Regola personale.
La sua, però, non è una vicenda strappalacrime: basti vedere l’ironia con cui ella stessa si esprimeva con le suore che venivano a trovarla, che mi ha spiazzata non poco.
La preghiera per l’unità dei cristiani non è, ammetto con dispiacere, una delle mie prime intenzioni, ma grazie alle Figlie della Chiesa ho iniziato ad interiorizzarla. Frequentandole e  leggendo la cospicua mole di pubblicazioni che mi erano state regalate, sono rimasta sorpresa da come la loro Congregazione, pur essendo stata fondata appena settant’anni fa, abbia ben tre figure avviate verso gli altari e una piccola Testimone: da una parte, le già citate madre Bonaldo e Maddalena, a cui si aggiunge suor Olga Gugelmo della Madre di Dio, una delle prime consacrate; dall’altra, la dodicenne aspirante Emma Moser, che la Fondatrice ricordò in un profilo biografico perché donò la sua esistenza per il buon esito del Concilio Vaticano II.
Prima di partire per la GMG 2011, la mia conoscenza dei fatti è stata arricchita dal dono di una biografia fresca di stampa, che spero abbia una diffusione ampia al pari di quella che, stando al sito ufficiale delle suore, ha avuto il primo volumetto.
 
Il suo Vangelo
 
Il tratto più spiccato della vita di questa giovane religiosa è senza dubbio l’obbedienza. Come Gesù, che “imparò l’obbedienza da ciò che patì” (cfr. Eb 5, 8), anche lei fu attenta ad osservare quanto apprendeva dalla Maestra delle novizie e dalla viva voce di madre Maria Oliva. Lo tradusse in un elenco di ben ottantacinque punti, che, come i dieci comandamenti, si possono riassumere nell’amore. Da lì è partita in un crescendo di accettazione, che ha toccato il suo apice quando ha accolto l’invito della Fondatrice.
Le testimonianze raccolte dimostrano che Maddalena non si è mai tirata indietro, durante tutta la sua malattia. Una volta, ad esempio, dichiarò ad una consorella:
«Soffro tanto, ma non mi tiro indietro. Non ho mai detto no a Gesù».

 
Dopo aver udito il commento di un’altra, che volle metterla alla prova suggerendole di non lamentarsi e di chiedere invece la salvezza delle anime, chiarì, appena la suora fu uscita dalla sua camera:
«Quando ho i dolori acuti, non ho che la forza di dire: ahi! Sono però già d’accordo con Gesù che ad ogni lamento lui mi deve dare un’anima».

 
Mi rincresce tantissimo vedere che, rispetto a quella di altri personaggi più noti, l’offerta di Maddalena per l’unità – motivo per cui la presento oggi, al termine della Settimana di preghiera – passi quasi in secondo piano. D’altronde, io stessa non avrei mai scritto di lei se il Signore, facendo leva sulla mia curiosità, non mi avesse suggerito di prendere quel santino, un pomeriggio di alcuni anni fa.
 
Per saperne di più
Madre Maria Oliva Bonaldo, Maddalena, Editrice “Istituto Figlie della Chiesa”, Roma 1996 (richiedibile presso la Casa Generalizia o in una qualsiasi sede delle Figlie della Chiesa).
Seconda edizione del profilo scritto da madre Bonaldo nel 1959.
Nicola Gori, Sono d'accordo – La serva di Dio Maddalena Volpato delle Figlie della Chiesa, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011, 114 pp., € 9,00.
Biografia più recente, uscita dopo la conclusione dell’inchiesta suppletiva.
 
Su Internet
Sezione del sito ufficiale delle Figlie della Chiesa dedicata a Maddalena e all’iter della sua Causa (nel menu a sinistra dello schermo).

venerdì 18 gennaio 2013

Gabriele Fanetti: un seme dalla “finestra del Cielo”

Il ritratto di San Luigi Gonzaga in abiti secolari scelto per l'immagine fatta stampare in ricordo di Gabriele Fanetti (fonte)

Chi è?
Gabriele Fanetti, nato il 18 dicembre 1988, era figlio di Renato e Giordana e fratello di Luca, Alessandro e Lucia. Apparteneva alla parrocchia di San Colombano Abate in Riva di Suzzara (MN), dove era catechista, animatore presso l’Oratorio, dedicato a san Domenico Savio, e cerimoniere del Gruppo Chierichetti. Frequentava inoltre un corso del Consorzio Agrituristico Mantovano, per la gestione di una piccola azienda agricola legata alla parrocchia.
La sera del 31 gennaio 2011, di ritorno da un censimento dell’agricoltura per conto della Regione Lombardia, fu vittima di un incidente stradale fra Canicossa e Cesole di Marcaria, a causa di un banco di nebbia.
Cosa c’entra con me?
Come scrivevo tempo fa, lo scorso anno ho preso parte, con i miei compagni del Gruppo Shekinah, alla GMG di Madrid. La mattina di domenica 21 agosto, mentre mi dirigevo verso uno dei bagni pubblici dell’aeroporto di Cuatro Vientos, ho notato a terra qualcosa di simile ad un santino. L’ho raccolto: raffigurava l’immagine che ho posto in cima a questo articolo. Sul retro, una preghiera a san Luigi Gonzaga, che altri non è che il giovane ritratto nel dipinto. Ad incuriosirmi, oltre alla scelta iconografica (di solito lo si vede con l’abito da chierico), una frase al termine della preghiera: «In ricordo di Gabriele Fanetti, alla GMG di Madrid “Dalla finestra del Cielo”». Lì per lì, ho supposto che fosse morto prematuramente per una malattia o altro e ho invocato san Luigi per lui. Mi sono ripromessa di cercare, tornata a casa, notizie a riguardo, ma, presa da altre faccende, l’ho tralasciato.
A febbraio 2011, mentre riordinavo alcuni libri, me ne sono ricordata e, senza por tempo in mezzo, ho intrapreso le ricerche. Non sono andata molto lontana dalle mie supposizioni: Gabriele, infatti, era scomparso appena otto mesi prima del mio viaggio a Madrid. Gli articoli che ho rintracciato hanno gettato luce sul suo impegno parrocchiale e sulla sua passione agricola, in modo da capire meglio che persona era.
Decisamente, mi è parso un vulcano d’idee, il che me l’ha avvicinato ancora di più: aveva intenzione di ricostruire l’ambiente naturale dove si svolse la sanguinosa battaglia di Luzzara, del 15 agosto 1702, riproducendo quella che viene comunemente definita piantada. Si tratta di un sistema di coltivazione fatto di filari di viti sostenuti da alberi di medio fusto, per la precisione aceri, che servono a delimitare le coltivazioni, soprattutto di grano. Gabriele voleva riprodurlo per cercare di comprendere le cause che portarono al massacro, in un solo pomeriggio, di oltre settemila soldati. Poco dopo la sua morte, precisamente il 13 febbraio 2011, si è compiuta la prima fase di quel progetto, con l’iniziativa «Oltre il pianto, piantiamo la piantada».
Quanto all’impegno liturgico, il suo parroco, don Giorgio Bugada, ricordò per La Gazzetta di Mantova che il giovane prese parte alle celebrazioni per il Columban’s Day (evento annuale che riunisce tutte le comunità legate alla figura dell’abate irlandese) del giugno 2010 ed affiancò il Primate d’Irlanda, cardinal Seán Baptist Brady, durante la Messa. Inoltre, avrebbe voluto, aiutato da alcuni sacerdoti, iniziare una serie di letture per avvicinare a Gesù i giovani suoi coetanei.
La prima volta che il ragazzo sentì parlare più diffusamente del patrono della sua comunità, però, fu a sei anni, durante un’attività pratica del Grest. In un articolo, intitolato Colombaniamo e pubblicato sul settimanale diocesano La Cittadella del 16 luglio 2010, precisamente in un inserto dedicato a quell’evento (ahimè, non sono riuscita a procurarmelo), scrisse che fu proprio disegnando magliette che imparò a conoscerlo meglio. Penso che nelle nostre parrocchie, mediante i Grest o gli Oratori Estivi, tanti bambini e ragazzi vivono ogni anno qualcosa di simile.
In generale, le persone che l’hanno conosciuto e che hanno commentato la notizia sul web sembravano concordi nel definirlo solare, generoso, infaticabile.
Oltre a questi contatti indiretti, ho avuto la sorpresa d’incontrare i genitori di Gabriele, suo fratello Alessandro e don Giorgio nel luglio scorso, trovandomi a partecipare alla celebrazione eucaristica che concludeva il Columban’s Day 2012, presso la chiesa di San Marco a Milano. Appena ho riconosciuto, uscita di chiesa, lo stendardo col nome della parrocchia di Riva di Suzzara, mi sono accostata a chi lo portava e, dopo essermi presentata, ho estratto dalla tasca dei miei pantaloni il santino di san Luigi, che mi ero portata da casa nella speranza d’incontrare qualcuno che lo riconoscesse; in effetti, è andata proprio così. Per riassumere, sono stata molto colpita dalla generosità dei Fanetti e di don Bugada, che hanno acconsentito alla pubblicazione di questo articolo e hanno corretto alcune mie imprecisioni.
Il suo Vangelo
La sera in cui Gabriele è morto era quella del giorno in cui la Chiesa ricorda san Giovanni Bosco, che spese completamente la sua vita per i giovani. Famosa è la sua affermazione: «Mi basta che siate giovani perché io vi ami assai». La dedizione di questo ragazzo per i suoi piccoli e per i chierichetti mi pare espressione di qualcosa di simile, se penso al fatto che il parroco ha commentato che gli sarebbe piaciuto, un giorno, dedicare a lui l’Oratorio.
Il brano di Vangelo a lui più immediatamente riconducibile, che i suoi parenti hanno scelto per l’immagine distribuita alla Messa del funerali, immagino però che sia quello delle Beatitudini in Matteo. Sul retro del ricordino, che sua madre mi ha gentilmente donato, è infatti riportato il versetto: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».
Spero con tutta me stessa che Gabriele sia stato davvero un “puro” secondo il Vangelo e che la sua vicenda, insieme a quelle di tanti altri giovani ritenuti da chi li ha conosciuti più degni del Cielo che della terra, non venga dimenticata.