Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

domenica 16 giugno 2013

Chiara Corbella Petrillo, un anno dopo

 
Testimonianza tenuta da Enrico Petrillo, marito di Chiara Corbella e papà di Francesco, nel Refettorietto del Convento Porziuncola a Santa Maria degli Angeli in Assisi, in occasione dello scambio di auguri del Natale 2012 tra i Frati Minori dell'Umbria (fonte).

Sembra ieri quando ho ricevuto un’ e-mail dov’ero invitata a pregare per una coppia di giovani coniugi romani. Ora quella storia è diventata patrimonio di tantissime persone e un po’ sento che sia avvenuto per responsabilità mia, più che per merito mio.
A tutt’oggi, infatti, il mio primo post su Chiara Corbella Petrillo continua ad essere il più letto e conta oltre tremila visualizzazioni. L’avviso con cui invitavo a visitare il sito ufficiale a lei dedicato, invece, ha da poco superato i seicento contatti. Sono rimasta letteralmente sbalordita nel rendermi conto come, nonostante trascorressero i mesi, ci fosse un costante afflusso di internauti che capitavano da queste parti con chiavi di ricerca a lei legate. Meno male che mi sono documentata per bene, prima di pubblicare il mio lavoro!
Sapevo che in occasione del suo anniversario si sarebbe tenuta una Messa presso il Santuario del Divino Amore a Roma, ma non mi sarei mai immaginata di vedere quello che l’album fotografico presente a questo indirizzo documenta: una folla incredibile di famiglie con bambini e una pletora di concelebranti quasi come ad un solenne pontificale.
La sorpresa più grande, però, è quella di cui già accennavo nel raccontare il mio stile sulle reti sociali. Un giorno mi sono ritrovata una notifica di Facebook dove una mia compagna del Gruppo Shekinah mi menzionava: sono andata a vedere e ho costatato che mi aveva citata linkando il sito ufficiale dedicato a Chiara. Poco dopo un nostro comune amico ha commentato affermando di aver ascoltato direttamente lei ed Enrico durante un Capodanno trascorso ad Assisi.
Insomma, potrei dire che è una grazia avvenuta per intercessione di questa mamma mia coetanea, ma non me la sento di definire così l’accaduto, perché implicherebbe una venerazione, seppur mia personale, nei suoi riguardi. Nella mia ricerca di testimoni, infatti, mi sono trovata di fronte a persone che, quando domandavo loro se avessero conosciuto il personaggio su cui li interrogavo, mi liquidavano affermando che in lui o lei non c’era nulla di speciale, oppure che non avrei dovuto anticipare il giudizio ufficiale della Chiesa a suo riguardo.
Inoltre, so che la santità o presunta tale non si deve limitare all’atto eroico. Così è stato - mi limito volutamente a casi analoghi al suo - per santa Gianna Beretta Molla, per la Serva di Dio Maria Cristina Cella Mocellin, in un certo senso per la di lei omonima e quasi Beata Regina del Regno delle Due Sicilie e per chissà quante altre donne per cui non si scriveranno profili biografici né si apriranno mai cause canoniche.
Per finire, è evidente che il tempo trascorso dalla sua morte è ancora troppo esiguo perché io mi senta certa dell’esemplarità di cui pure molti parlano, non ultimi Antonio Socci, la rivista Credere e il settimanale diocesano Roma Sette. I curatori del blog Cinque pani e due pesci hanno poi portato il loro personale contributo, spiegando i “piccoli passi possibili” che i coniugi Petrillo hanno vissuto e annunciando la produzione di un documentario su di loro.
Per questo motivo, auspico che, a tempo debito, alla madre di Maria Grazia Letizia, Davide Giovanni e Francesco sia dedicata una biografia completa, documentata, non svenevole e strappalacrime, ma ricca di particolari inediti, che la contestualizzi adeguatamente nel tempo che le è stato dato da vivere, nella Chiesa, in Italia e nella sua Roma. Che dite, sono troppo curiosa?
Nonostante questo, credo che stamperò l’immaginetta che si può scaricare dal sito ufficiale. La terrò nel posto dove metto quelle di altri personaggi che, come lei, sembrano essere diventati luce per tantissimi giovani e non solo, semplicemente per ricordarmi di quello che ora significano per me.

giovedì 13 giugno 2013

Antonio di Padova: se chiedi miracoli...


Statua di Sant'Antonio di Padova
venerata nell'omonimo santuario
divia Carlo Farini a Milano (fonte).
Chi è?
 

Fernando de Bulloês y Taveira de Azevedo nacque a Lisbona verso il 1195. Inizialmente scelse la vita religiosa presso gli Agostiniani di Coimbra, ma, quando giunsero in quel luogo le spoglie dei cinque Protomartiri Francescani, passò ai Frati Minori, assumendo il nome di Antonio. Desiderando seguire le orme dei martiri, si diresse in Marocco, ma una malattia lo fece tornare in Italia, dove partecipò al “capitolo delle stuoie” dei frati, dove poté sentire parlare san Francesco d’Assisi.
Incaricato personalmente dal santo di formare teologicamente i suoi frati, s’impegnò a correggere gli eretici in Romagna e nel sud della Francia. Ritiratosi a Camposampiero, vicino Padova, morì d’idropisia il 13 giugno 1231, presso il convento dell’Arcella. Canonizzato il 30 maggio 1232, è stato nominato Dottore della Chiesa, con l’appellativo di Doctor Evangelicus, nel 1946.
Un sondaggio commissionato da Famiglia Cristiana all’agenzia SWG, per l’uscita dei volumi “I Santi nella storia”, nel 2006, lo vedeva al secondo posto tra i personaggi più pregati da un campione di italiani.

Cosa c’entra con me?

mercoledì 5 giugno 2013

Preti 2013, per annunciare Dio ai fratelli (di Milano e non solo)

Il poster, tradizionalmente chiamato tableau, con cui i Preti 2013 si sono presentati alle parrocchie e alle comunità religiose ambrosiane.

Chi sono?
 
I diciannove diaconi che verranno ordinati sacerdoti questo sabato alle 9:00, nel Duomo di Milano, per l’imposizione delle mani del cardinal Angelo Scola, hanno fra i ventiquattro e i trentotto anni. Pur nelle differenze che li caratterizzano, hanno deciso di essere uniti nell’annunciare il nome di Dio ai fratelli.


Cosa c’entrano con me?
 

Rispetto allo scorso anno ho molti meno conoscenti fra i Preti ambrosiani 2013, ma penso che sia il caso di raccontare il mio legame con loro, elencandoli in base all’ordine con cui li ho incontrati.

Don Marco Fumagalli, nativo di Oreno di Vimercate, destinato a Cormano.
La prima volta che l’ho incontrato è stata ad un concerto del Gruppo Shekinah, mi pare fosse a Novate Milanese, circa tre anni fa. Ho attaccato bottone con lui perché stava parlando con una mia compagna del coro. L’ho incrociato in altre serate che il nostro coro tiene in giro per la Diocesi di Milano, ma per brevità citerò solo quella dello scorso anno, in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie. Il fatto che l’avessi visto anche allora mi ha fatto ben sperare che, in vista della sua Ordinazione, avrebbe fatto organizzare un concerto-meditazione nella sua parrocchia d’origine. Così sarà: la sera stessa dell’8 giugno, infatti, saremo a Oreno. Certo, mi verrà da cantare in maniera speciale per lui, ma so che devo allargare le mie intenzioni a tutta la sua comunità.

Don Claudio Fossa, nativo di Gallarate, destinato a Busto Arsizio.
Anche lui l’ho incontrato a un concerto, forse lo stesso di quando mi sono presentata a don Marco, sempre perché amico di un’altra ragazza del coro. Le occasioni in cui ho potuto salutarlo sono state poche e rapide, perlopiù al termine di celebrazioni in Duomo o in Seminario. In tutti quei momenti, si è dimostrato gentilissimo con me, sopportando i miei sfoghi e confidandomi le sue attese circa il ministero che stava per cominciare.

Don Giacomo Caprio, nativo di Milano (parrocchia Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo), destinato a Milano (parrocchia di San Vito al Giambellino).
Il 5 maggio 2011 avevo partecipato a una serata di preghiera e testimonianza per l’ordinazione sacerdotale di un giovane frate, Alessandro Zottarel, presso la parrocchia milanese Beata Vergine Immacolata e Sant’Antonio, popolarmente nota come “quella di padre Kolbe” perché nella via milanese dedicata a quel martire francescano. In quella circostanza, avevo sentito parlare un seminarista diocesano, proveniente dalla vicina parrocchia del Preziosissimo Sangue, ma mi sono presto dimenticata come si chiamava.
L’anno successivo, rivedendo nella medesima chiesa padre Alessandro, in occasione della chiusura del mese di maggio per il Decanato Romana-Vittoria, gli ho domandato il nome di quel giovane e a che anno di Seminario fosse, apprendendo che sarebbe diventato diacono a settembre.
Non ho mai parlato a don Giacomo, né l’ho cercato. Alcune settimane fa, però, ho avuto la sorpresa di leggere un’intervista dove raccontava, in prossimità del Corpus Domini, il suo legame con l’Eucaristia. Se un giorno lo incontrassi, spero di ricordarmi di ringraziarlo sia per questa, sia per l’altra testimonianza.

Don Alessandro Marinoni, nativo di San Vittore Olona, destinato a Fagnano Olona e Sulbiate Olona.
Tre giorni prima di quella serata al Kolbe ho partecipato, accodandomi ai giovani della parrocchia della Beata Vergine del Buon Consiglio a Milano, alla Serata Vocazionale presso la sede di Venegono Inferiore del nostro Seminario. Mentre stavo andando verso l’uscita, ho notato che, vicino a una bacheca, c’era una copia in piccolo del tableau di quell’anno. Ho chiesto a un seminarista di passaggio se potevo prenderla e lui me l’ha concesso. Già che c’ero, gli ho chiesto nome, cognome e anno di studi: Alessandro, all’epoca, era in IV Teologia. Salutandolo, gli ho raccomandato d’impegnarsi a comparire, due anni dopo, sul poster della sua classe, cosa che poi è avvenuta.
Nelle mie ultime scappate in Seminario l’ho incrociato spesso e, all’istituzione dei Lettori, ho ricevuto la Comunione da lui (ma è più importante Chi si va a ricevere!). In nessuno di quei momenti, però, gli ho rivolto la parola, certa che non si sarebbe ricordato di quel fugace scambio di battute. In fondo, è più importante che io mi ricordi di lui, no?
Non so molto di lui, ma ho apprezzato moltissimo i suoi contributi per il mensile del Seminario, La Fiaccola, che nel numero di maggio ha riportato un intervento di sua madre Luigia (riproposto qui).

Ieri, proprio quando non ci speravo più, alcune suore che conosco, che usano ritagliare dal poster i volti dei candidati al sacerdozio per far pregare per loro, mi hanno detto che l’avevano fatto anche per quelli di quest’anno. Ebbene, colui che la Provvidenza mi ha destinato in adozione spirituale, pur senza trascurare i suoi compagni, è proprio don Alessandro.

Don Luca Ferrarese
, nativo di Busto Arsizio e destinato a Milano.
Anche in questo caso, c’entra il Gruppo Shekinah: due anni fa, infatti, abbiamo tenuto un concerto nella sua parrocchia d’origine, San Luigi e Beata Giuliana. Nel corso del buffet organizzato per rifocillare me e compagni coristi, ho conversato brevemente con lui.
A Pentecoste dello scorso anno, invitata alla celebrazione delle promesse solenni di alcune giovani nella Comunità delle Sorelle del Signore a Saronno, l’ho rivisto perché c’era una sua comparrocchiana tra le neo-consacrate, ma non mi ricordavo affatto di lui. Che pessima figura!

Quelli incrociati a Lourdes
Partecipando al pellegrinaggio diocesano a Lourdes, che precedeva di pochi giorni l’Ordinazione diaconale, ho visto alcuni dei seminaristi di V Teologia. Sapendo che erano lì per servir Messa, non li ho importunati, anche se mi sarebbe piaciuto domandare loro che ruolo avesse la Madonna nella loro vita, considerata anche l’imminenza degli Ordini sacri. Sono stati intervistati, invece, per il nostro magazine d’informazione religiosa, La Chiesa nella città. Agevoliamo il filmato, grazie.


Il loro Vangelo
 
Sono sempre curiosa di scoprire quale sia il motto dei preti novelli. Immagino che ci vogliano ore e ore di discussione, prima di scegliere una frase, biblica, patristica o tratta dal magistero dei Papi, che sintetizzi le aspirazioni di un’intera classe.
Per i novellini del 2013 la scelta è caduta sul versetto 23 del Salmo 22: “Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli”. Come spiega su La Fiaccola di maggio don Andrea Tosca (è nativo del Decanato dove sono andata ad abitare; forse lo incontrerò) da parte dei suoi compagni, si tratta di essere anzitutto annunciatori del fatto che dobbiamo chiamare Dio col nome di Padre e che dobbiamo  fare della fede in Lui la ragione della nostra vita.
Per loro significa, anzitutto, entrare in ascolto del mondo contemporaneo, osservando con attenzione tutte le sue espressioni. In tal senso è rientrata la decisione di contattare, mediante uno dei collaboratori al Nuovo Evangeliario Ambrosiano, gli artisti che vi hanno lavorato per corredarlo di immagini e colori. La scelta è caduta su Mimmo Paladino che, in un bozzetto ad acquerello di una delle opere lì contenute, rappresenta una folla di sagome sulle quali si stagliano quelle degli Apostoli e, distinta cromaticamente ma non figurativamente, quella di Gesù.
Per i Preti 2013, come ha scritto un altro di loro, don Daniele Franzetti, questo è un punto di partenza e di arrivo insieme. Personalmente, meditando proprio sull’acquerello di Paladino, auguro loro di non dimenticarsi di essere presenza di Gesù nel mondo di oggi e di comportarsi di conseguenza. Solo così il loro annuncio del nome di Dio Padre potrà dare un buon frutto.

P. S. Se cercate spartito e MP3 del
l’inno “Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli”, musicato da monsignor Giuseppe Liberto, li trovate sul sito del coro Laudar Cantando di Parabiago, da dove viene don Mattia Colombo. Potete scaricare lo spartito e l’audio per le varie sezioni da questo link. Se invece siete in cerca delle preghiere dei fedeli per la settimana precedente lordinazione, contattate il Segretariato per il Seminario (segretariato chiocciola seminario.milano.it).