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giovedì 20 febbraio 2014

Suor Tecla Merlo: fiducia in Dio e nei mezzi per dare il Vangelo



Chi è?

Teresa Merlo nacque a Castagnito d’Alba il 20 febbraio 1894. Sognava di farsi religiosa, ma, non potendo riuscirci a causa delle sue condizioni di salute, apprese il mestiere di sarta e aprì un laboratorio tutto suo.
Il 15 giugno 1915 incontrò, nella sacrestia della chiesa dei Santi Cosma e Damiano ad Alba, un sacerdote, don Giacomo Alberione, che l’aveva mandata a chiamare per proporle di aprire in quella città un laboratorio di cucito. Quel luogo, col passare del tempo, divenne un negozio di libri e di oggetti religiosi, nonché di lezioni di catechismo. Il popolo prese a chiamare le giovani che vi lavoravano “Figlie di San Paolo”, a motivo delle immagini dell’Apostolo che sovrastavano le varie sezioni del laboratorio; nel frattempo, don Alberione le preparava alla vita religiosa.
Il 22 luglio 1922 alcune delle ragazze emisero i voti perpetui privati: la loro superiora fu Teresa, che aveva assunto il nuovo nome di Tecla, come la vergine attratta dagli insegnamenti di san Paolo. Accompagnò i primi tempi della nascente congregazione in obbedienza al Fondatore e agli insegnamenti della Chiesa, attenta in particolare ai mezzi con cui portare il Vangelo agli uomini del nuovo secolo.
Morì ad Albano Laziale il 5 febbraio 1964, a causa di uno spasmo cerebrale, di cui soffriva da otto mesi. Papa Giovanni Paolo II l’ha riconosciuta Venerabile il 22 gennaio 1991.
I suoi resti mortali riposano nella cripta del Tempio di Maria Regina degli Apostoli a Roma.

Cosa c’entra con me?

martedì 18 febbraio 2014

Arcabas: il Vangelo raccontato con l'arte di oggi

Arcabas, Autoritratto, particolare (tratto da Fiaccolina, marzo 2010, p. 30).

Chi è?

Jean-Marie Pirot nasce il 26 dicembre 1926 a Trémery, nel dipartimento francese della Mosella. Diplomatosi presso la Scuola nazionale Superiore delle Belle Arti di Parigi nel 1949, insegnò presso la scuola di belle arti di Grenoble e, successivamente, all’università di scienze sociali. Prese il nome d’arte di Arcabas durante le agitazioni del maggio 1968, quando rimase colpito da due graffiti sovrapposti su di un muro che i suoi studenti avevano a disposizione per le loro libere espressioni artistiche: «L’arc» (l’arco) e «à bas Malraux» (abbasso Malraux, il Ministro della cultura) (fonte).
Nel corso della sua lunga carriera, ha adoperato svariate tecniche artistiche, principalmente la pittura, e si è espresso nel campo dell’arte sacra. È principalmente noto per i dipinti nella chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse, ma ha realizzato opere per la basilica del Santuario di La Salette e in altri luoghi del mondo. In Italia, si trovano suoi lavori presso la Chiesa della Risurrezione a Torre de’ Roveri (BG) e per la Cappella della Riconciliazione. Il suo tratto distintivo è una certa ingenuità nel trattare i brani della Scrittura, capace proprio per questo di fare emergere intuizioni e riflessioni profonde da parte di chi osserva le sue realizzazioni artistiche.
Dal 1986 vive ed opera a Saint-Pierre-de-Chartreuse.

Cosa c’entra con me?

Non conoscevo affatto le opere di Arcabas fino agli anni universitari, quando ho notato che venivano spesso utilizzate per illustrare le copertine di numerosi testi prodotti dall’ufficio di Pastorale Giovanile della mia Diocesi. Inoltre, un sacerdote che conosco le adoperava per alcuni incontri di lectio divina per giovani, o semplicemente per alcuni manifesti o volantini.
I miei gusti in campo artistico sono decisamente orientati verso l’arte figurativa, ma apprezzo molto anche quei dipinti che hanno al loro interno simboli da decifrare, pur senza arrivare a certi eccessi alla Dan Brown. Le riproduzioni dei lavori di Arcabas sembravano unire questi due aspetti, per cui mi affascinarono subito.
Un giorno mi sono trovata tra le mani, forse per averla trovata in qualche chiesa, Oggi devo fermarmi a casa tua, biografia della Beata Anna Maria Michelotti, ormai fuori catalogo. In copertina, ancora una volta, qualcosa di Arcabas, precisamente il pannello intitolato L’accoglienza, tratto dal ciclo dei Pellegrini di Emmaus. Stavolta, però, sapevo dove si trovava l’originale: presso la Chiesa della Risurrezione, a Torre de’ Roveri, in provincia di Bergamo.
Quella località mi tornò in mente il 5 aprile 2010 (ricordo con precisione la data perché l’avevo annotata sul mio diario spirituale), quando, insieme ad alcuni miei amici della parrocchia da cui provengo, ero andata in un agriturismo nella bergamasca, dalle parti di Selvino, per l’abituale pranzo di Pasquetta.
Il mio quadretto comprato il 5 aprile 2010
Finito di mangiare, il mio gruppetto è andato nel negozio annesso all’agriturismo per acquistare qualche leccornia da portare a casa. Non su salumi e formaggi, che pure deliziano il mio appetito, mi sono soffermata io, bensì su di un piccolo quadro che aveva dei tratti familiari: raffigurava le donne al sepolcro, con i due angeli all’interno, come raccontato dal vangelo di Luca. Tra l’altro, avrei voluto usare quella stessa immagine per corredare il mio post sul giovane Marco Gallo, perché riprende il passo evangelico che tanto lo fece riflettere negli ultimi tempi della sua vita, ma non ne avevo trovato traccia sul web.
Pur avendo sborsato una somma eccessiva per l’esiguità del quadretto, me lo sono portata ugualmente a casa perché mi sembrava adattissimo sia alla circostanza del tempo liturgico – la “Pasquetta”, in realtà, è il Lunedì dell’Angelo – sia al particolare periodo della mia vita. Ho chiesto al commesso del negozio dove si trovasse e lui, con tono vago, ha risposto che era in una chiesa più a valle. In quel momento, girando il quadro e notando il bollino della cooperativa che l’aveva realizzato, mi è tornato alla memoria il nome della località dove invece c’erano i Pellegrini di Emmaus e, per affinità tematica, ho pensato che fosse nello stesso luogo. Ho subito chiesto ai miei compagni di gita se potevamo andarci, ma loro, con tono annoiato, o più probabilmente perché avevano la pancia piena, me l’hanno negato.
Tra Bergamo e Milano non c’è grande lontananza, ma andarci da sola mi dispiaceva tantissimo: le meraviglie artistiche sono godute meglio se si è in compagnia di altre persone. Finalmente, due settimane fa, sono riuscita nel mio intento: a conclusione di una delle “Vie incontro all’umano”, come si chiamano quest’anno i Laboratori diocesani di Pastorale Giovanile, dedicata al modo in cui la cultura contemporanea indaga il mondo, era prevista un’uscita a Torre de’ Roveri, per visitare la Chiesa della Risurrezione e la Cappella della Riconciliazione, entrambe con lavori di Arcabas, e incontrare i responsabili della Cooperativa Aeper.
Pavimento della Chiesa della Risurrezione (foto mia)
La nostra comitiva è stata accolta presso la sede della Comunità Nazareth di Torre de Roveri da parte del fondatore, don Emilio Brozzoni, il quale, prima d’iniziare la sua catechesi sui dipinti presenti nella Chiesa della Risurrezione, ci ha lasciato qualche minuto per osservarli da vicino in silenzio. Guardandomi intorno, ecco finalmente, in tutta la sua grandiosità, l’originale del quadretto che avevo comperato: come mi fu spiegato in seguito, il titolo esatto non è Le donne al sepolcro, bensì L’annuncio del Risorto.
Dopo qualche minuto, don Emilio è ritornato e ci ha raccontato in breve l’avventura che lo condusse a fondare la Comunità e come, durante un viaggio con i suoi compagni di Messa in occasione del loro venticinquesimo anniversario di ordinazione, s’imbatté nella chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse, che Arcabas stesso ha paragonato, fatte le debite proporzioni, a ciò che fu la Cappella Sistina per Michelangelo.
Successivamente, è passato ai dipinti del ciclo di Emmaus, interrogandoci non solo su cosa avevamo davanti agli occhi, ma a ciò che suscitava in noi. Nessuna riproduzione, né fotografica né filmata, potrebbe restituire la preziosità della materia con cui l’artista ha lavorato, in particolare l’oro, tradizionale segno artistico per la sacralità, anzi, per la presenza amante di Dio. Ho avuto un piccolo battibecco col sacerdote che ci accompagnava, di fronte al primo pannello, Sulla strada, ma la nostra guida è riuscita a mediare tra le nostre interpretazioni divergenti.
Dopo aver mangiato il cibo che ci eravamo portati da casa, dovevamo trasferirci a La Pèta, presso Costa Serina, per vedere la Cappella della Riconciliazione. Non volevo andarmene, tuttavia, senza comprare qualche altra riproduzione di quei dipinti, pur temendo di rendere vuoto il mio borsellino. In breve, ho preso un quadretto (del pannello La scomparsa) e un bel po’ di immagini formato santino, il che ha causato l’ilarità di alcuni miei compagni di viaggio; ho poi versato la mia offerta e mi sono avviata per la nuova località da visitare.
Interno della Cappella della Riconciliazione (foto mia)
Dopo aver viaggiato per una mezz’oretta in automobile, siamo giunti a La Pèta, a Costa Serina, sede di un agriturismo riadattato sempre dal Gruppo Aeper. La Cappella della Riconciliazione è stata ricavata da una vecchia stalla e, come la Chiesa della Risurrezione, è carica di simboli: la roccia da cui scorre una vena naturale d’acqua, che mi ha fatto venire in mente Lourdes, ma anche gli altri elementi naturali raffigurati da Arcabas stesso nelle vetrate. Su tutto domina l’arcinoto dipinto del Figlio prodigo, nel quale mi hanno colpita le mani del Padre misericordioso: enormi, avvolgenti, simili e al contempo diverse da quelle dell’analoga raffigurazione dipinta da Rembrandt. Anche la caratteristica “doppia sedia”, sempre progettata dall’artista, ha destato il mio interesse, perché comporta che coloro che vi si siedono si guardino in faccia e può essere adoperata per il sacramento della Riconciliazione. Pure lì ho avuto uno screzio col don che era con noi, dato che, a suo dire, mi ero seduta dalla parte del confessore e non del penitente, ossia quella che è rivolta verso il dipinto principale.
Adesso che ho potuto vedere da vicino le realizzazioni artistiche di Arcabas, mi sento un po’ come il discepolo amato, entrato nel sepolcro vuoto solo dopo san Pietro, meglio disposto a credere nella Risurrezione perché ne ho notato un segno tangibile nell’opera di questo multiforme uomo d’arte.

Il suo Vangelo

Dato che stavolta ho scritto di un personaggio vivo, discretamente famoso nel suo ambiente, ho cercato qualche sua intervista, magari doppiata o sottotitolata in italiano. Ne ho rintracciata una tratta da Le strade della vita, settimanale della Diocesi di Piacenza-Bobbio, andata in onda nel Natale 2013.
Prima di presentarla, tuttavia, mi piace inserire una citazione scritta, tratta dalla presentazione che Arcabas fa di sé stesso sul suo sito ufficiale. La trovo particolarmente adatta perché oggi cade la memoria liturgica del Beato fra Giovanni da Fiesole, alias Beato Angelico, che proprio trent’anni fa venne proclamato da papa Giovanni Paolo II patrono degli artisti, in particolare dei pittori.
[La creazione] è, per eccellenza, la materia dai profumi di terra e di cielo di cui si servono questi imitatori ingenui e fiduciosi che sono gli artisti e ai quali, ne sono sicuro, Dio accorda il suo sorriso e la sua tenerezza.


Per saperne di più

Arcabas, Jean Bastaire, Enzo Bianchi, Arcabas – L'Enfance du Christ, Editions Du Cerf 2002, pp. 96, € 29,00.
Un libro dedicato ai dipinti aventi come tema l’Incarnazione e l’infanzia di Gesù, commentati da Jean Bastiaire e corredati da un dialogo tra Arcabas ed Enzo Bianchi sull’arte sacra nel mondo di oggi.

Arcabas, Fabrice Hadjadj, Arcabas – Passion Résurrection, Editions Du Cerf 2004, pp. 128, € 29,00.
Una meditazione tra pittura e parole sulla Passione e la Risurrezione.


Giuliano Zanchi, I colori della bellezza. Jean-Marie Pirot detto Arcabas, Lubrina-LEB, pp. 48, € 20,00.



Francois Boespflug, In questa notte fonda. Meditazione sul Vangelo dei pellegrini di Emmaus, Chiesa della Resurrezione – Comunità Nazareth – Il Pitturello – Torre de’ Roveri – Bergamo – Italia, pp. 16.
Quest'ultimo testo si può richiedere esclusivamente a questo recapito:
Comunità Nazareth
Via Giovanni XXIII, 45/a
24060 Torre de’ Roveri (Bg)
telefono 035.58 34 85
E-mail: comunitanazareth @ aeper.it (ho messo gli spazi per evitare spam).

Allo stesso indirizzo si possono ordinare riproduzioni delle opere in varie dimensioni, su supporto di legno, come cartoline o formato santino. Queste ultime le trovo indicatissime in particolare come ricordini di varie circostanze (momenti di ritiro, Professioni religiose, Prime Messe…); basta solo scrivere o stampare dietro il testo desiderato.

Su Internet

Sito ufficiale curato dall’Associazione degli amici della chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse 
Galleria d’immagini della chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse. 
Schede didattiche a cura del Museo Diocesano di Alba, per la mostra itinerante “Vedere la fede” (colonna a destra dello schermo).