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sabato 31 maggio 2014

Tre domande a... don Pierluigi Banna: prete, per amare come Cristo



Il poster, tradizionalmente chiamato tableau,
con cui i Preti 2014 si sono presentati
alle parrocchie e alle comunità religiose ambrosiane
(don Pierluigi è il primo della lista).

Chi è?

Nato a Catania il 14 febbraio 1984, Pierluigi Banna, detto “Pigi”, è l’ultimo di tre fratelli. Trasferitosi a Milano per motivi di studio quasi dodici anni fa, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze dell’Antichità, precisamente in Letteratura Latina (con una tesi su alcune lettere di sant’Ambrogio) nel 2008. Nel settembre dello stesso anno, è entrato nel Seminario Arcivescovile dell’Arcidiocesi di Milano, presso l’allora sede di Seveso.
Ordinato diacono dal Cardinale Arcivescovo Angelo Scola il 28 settembre 2013, diventerà sacerdote, insieme ai suoi ventiquattro compagni di studio, il prossimo 7 giugno. Attualmente risiede presso la parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola a Milano.

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mercoledì 28 maggio 2014

Monsignor Luigi Biraghi: simile al girasole


Il ritratto di monsignor Biraghi
esposto sulla facciata del Duomo di Milano
il giorno della beatificazione
(dalla galleria fotografica
del sito delle Marcelline)

Chi è?

Luigi Biraghi nacque a Vignate il 2 novembre 1801, quintogenito di Maria e Francesco Biraghi, di origine contadina. Trascorse l’infanzia a Cernusco sul Naviglio, dove circa cinque anni dopo la sua nascita si era trasferita la sua famiglia. A undici anni entrò nel Seminario dell’Arcidiocesi di Milano, frequentando le sedi di Castello sopra Lecco, Monza e Milano. Ordinato sacerdote il 28 maggio 1825, venne incaricato dell’insegnamento nei seminari di Seveso e Monza, fino al 1833, quando fu nominato direttore spirituale del Seminario Maggiore di Milano; quattro anni dopo, divenne Dottore della Biblioteca Ambrosiana.
Nel 1837, chiamato a predicare un ritiro spirituale presso la canonica della basilica di Sant’Ambrogio, conobbe la giovane Marina Videmari, figlia di alcuni suoi amici, desiderosa di farsi religiosa. In lei vide un valido aiuto per un progetto che portava nel cuore: aprire un collegio per le ragazze delle famiglie borghesi, per formarle sotto il profilo culturale e religioso. Il 22 settembre 1838 Marina e due compagne giunsero quindi a Cernusco sul Naviglio per dare inizio a un nuovo Istituto religioso, che monsignor Biraghi mise sotto il patrocinio di santa Marcellina, sorella maggiore ed educatrice dei santi Ambrogio e Satiro.
Dopo aver assistito alla fondazione di nuove case delle sue suore, popolarmente dette Marcelline, e averle formate tramite i suoi numerosi insegnamenti, morì a Milano l’11 agosto 1879. Le sue spoglie, insieme a quelle di madre Marina Videmari, riposano nella cappella del primo collegio di Cernusco.
È stato beatificato in piazza del Duomo a Milano il 30 aprile 2006, insieme a don Luigi Monza, fondatore delle Piccole Apostole della Carità.

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lunedì 19 maggio 2014

Vincenza Gerosa: carità con stile


Urna con i resti mortali di santa Vincenza Gerosa, Santuario di Cristo Re dei Vergini, Lovere (BG).


Chi è?

Caterina Gerosa nacque a Lovere, in provincia di Bergamo, il 29 ottobre 1784. A causa della sua salute cagionevole, trascorse l’infanzia nella bottega paterna. Dopo aver affrontato alcuni problemi familiari e difficoltà economiche, s’impegnò nella parrocchia di San Giorgio, sotto la guida del parroco don Rusticiano Barboglio e del viceparroco don Angelo Bosio. Alla sua direzione spirituale si era affidata anche una giovane maestra, Bartolomea Capitanio: con lei Caterina condivise dapprima l’assistenza agli ammalati in un ospedale fondato grazie alle proprie risorse economiche, poi la vita religiosa, dal 21 novembre 1822.
Alla morte di Bartolomea, il 26 luglio 1833, Caterina inizialmente pensò di abbandonare l’opera, ma poi riconobbe che Dio voleva altrimenti. Con la professione religiosa, assunse il nome di suor Vincenza, in onore di san Vincenzo De Paoli. Negli anni che seguirono curò lo sviluppo dell’istituto, che prese il nome di Suore di Carità, cui si aggiunse in seguito la denominazione “di Maria Bambina”. Morì a Lovere il 20 giugno 1847.
Bartolomea e suor Vincenza sono state canonizzate insieme il 18 maggio 1950 da papa Pio XII. Le Suore di Maria Bambina, le diocesi di Milano, Bergamo e Brescia le ricordano congiuntamente il 18 maggio, mentre nel Martirologio Romano le loro feste sono rispettivamente il 26 luglio e il 28 giugno.

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venerdì 16 maggio 2014

Per il mio matrimonio ideale: corollari



Lo scorso anno, dopo aver assistito a vari tipi di matrimoni in chiesa, mi ero lanciata in fantasticherie immaginando come avrei voluto che venisse celebrato il mio. Come giustamente mi faceva notare Lucyette in un commento a quell’articolo, avevo dimenticato i vari aspetti collaterali alla funzione religiosa, che non sono fondamentali, ma sono ugualmente indizio di come vorrei iniziare la mia nuova vita. Ecco quindi le mie aspirazioni.

domenica 11 maggio 2014

Giovanna Spanu: col pastore e col suo gregge

Giovanna (fila centrale, quinta da sinistra) insieme ai giovani della Parrocchia Spirito Santo di Parma


Chi è?

Giovanna Spanu nacque a Bidunì, frazione di Alghero (SS), il 9 dicembre 1955, ma dieci anni dopo si trasferì a Parma per motivi di lavoro del padre. Negli anni delle scuole superiori incontrò alcuni giovani appartenenti alla parrocchia dello Spirito Santo e strinse con loro una profonda amicizia, che la portò a rivedere tutta la propria esistenza.
Dopo aver compreso che il Signore la voleva per sé, lasciò il fidanzato con cui stava da tre anni e, il 3 novembre 1981, uscì dalla casa di suo padre come fanno le spose, ma la dimora che avrebbe condiviso col suo Sposo era una soffitta. Col tempo si unirono a lei alcune compagne, ma anche altri parrocchiani, per formare la Piccola Comunità Apostolica (abbreviato PCA): un insieme di fedeli che cerca di vivere il comandamento dell’amore stando vicina al proprio parroco. La vicinanza divenne più stretta quando, nel 1989, Giovanna poté occuparsi, ma non come perpetua o serva, della casa canonica parrocchiale, pur continuando a vivere con le sue sorelle.
Sulla scorta di santa Teresa di Gesù Bambino, il giorno del suo quarantesimo compleanno, compì il suo atto d’offerta all’Amore Misericordioso. Quattro anni dopo, le venne diagnosticato un tumore, che fece terminare la sua vita terrena il 23 luglio 2003.
La Piccola Comunità Apostolica è stata riconosciuta come Associazione Privata di fedeli, da parte del vescovo di Parma, il 31 maggio 2005.

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lunedì 5 maggio 2014

Angelo Mascherpa, "sposo" della stampa cattolica



Il ritratto di Angelo Mascherpa
custodito nell’ufficio

del Coordinamento Buona Stampa
dell’Arcidiocesi di Milano
(foto di Stefano Mariga)

Chi è?

Angelo Mascherpa nacque il 3 aprile 1878 presso l’Abbazia di Chiaravalle, di cui i suoi genitori erano i custodi. Avviato al lavoro sin dall’infanzia, trovò impiego come operaio presso le industrie Breda di Sesto San Giovanni. Proprio quando la vita aveva preso ad andargli bene, subì un incidente sul lavoro, che gli causò dapprima la perdita del piede e della gamba sinistri, poi anche del braccio corrispondente. Durante la lunga convalescenza, si rese conto che a lui e agli altri degenti venivano suggerite letture che, invece di aiutarli a riprendersi anche nello spirito, li deprimevano e abbrutivano. Prese quindi una decisione: una volta guarito, si sarebbe dedicato a diffondere libri e riviste che elevassero le persone.
Tornato al lavoro, ma come telefonista, Angelo, che era Terziario Francescano, si associò con alcuni amici che conquistò al suo ideale: insieme a loro fondò il «Comitato Amici della Stampa Cattolica», che, grazie al contributo del padre cappuccino Giocondo da Vaglio, venne presentata all’Arcivescovo di Milano, il Beato cardinal Andrea Carlo Ferrari. Lui ne cambiò il nome in «Società Buona Stampa» e diede il mandato di fondarne una sezione in ogni parrocchia.
Attento alla società del suo tempo, Mascherpa provò a trasmettere il Vangelo tramite la stampa, pur incontrando incomprensioni e delusioni. La sua vita terminò il 3 maggio 1924, a causa di una polmonite trascurata e del superlavoro che lui, nonostante il suo handicap, portò avanti senza sosta.

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