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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

martedì 30 settembre 2014

Paolo VI parla ancora al nostro tempo



La locandina della serata del 3 ottobre, tratta dal sito della FUCI

Ormai si sta avvicinando il 19 ottobre, giorno in cui papa Paolo VI sarà proclamato Beato. Nella mia Diocesi, che l’ha avuto come Arcivescovo fino alla sua elezione a Pontefice, si stanno moltiplicando gli incontri di riflessione e di approfondimento della sua vicenda e di quanto ha lasciato in eredità.
Accolgo quindi volentieri l’invito del mio amico Luca a rilanciare su queste pagine la segnalazione di una conversazione intitolata Paolo VI, un Beato per il nostro tempo, che si terrà venerdì 3 ottobre in via Sansovino 9 a Milano, presso la sala del Consiglio di zona 3, a cura dell’associazione Amici di “Dai nostri Quartieri” (Dai nostri Quartieri è il giornale di collegamento fra i cattolici della zona 3 di Milano; Luca è il segretario dell’associazione).
Invitati a parlare sono stati la dottoressa Giselda Adornato, consulente storico della Causa di beatificazione, che racconterà il rapporto tra Montini e la modernità; Alberto Ratti, a lungo presidente della FUCI, di cui il futuro Beato fu Assistente ecclesiastico nazionale; don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, che si rifarà all’enciclica Populorum progressio per commentare la povertà a Milano.
Purtroppo mancherò all’incontro perché già impegnata col Gruppo Shekinah a cantare per la veglia della Redditio Symboli in Duomo, ma mi riprometto di tornare a parlare di questo importante personaggio più a ridosso del rito di beatificazione.

sabato 20 settembre 2014

Squarci di testimonianze #6: l’eredità dei martiri albanesi



La croce dei martiri albanesi,
composta da un collage
delle loro fotografie (fonte)
Come ho spesso scritto, la mia principale attività, oltre a quella di cercare lavoro, è quella di essere una dei collaboratori dell’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni. Oltre a curare schede biografiche singole, mi occupo di mettere insieme elenchi di gruppi di martiri, in base ai criteri che mi sono stati indicati.
Proprio per questo motivo, un po’ di tempo fa, il webmaster mi ha suggerito di produrre una scheda di gruppo riguardante i cosiddetti 40 martiri albanesi; “cosiddetti” perché la loro effettiva morte in odio alla fede dev’essere ancora ufficialmente riconosciuta. I loro conterranei, però, sono sempre stati certi del loro sacrificio in tal senso.
I cattolici d’Albania, Paese che domani sarà visitato da papa Francesco, sono consapevoli di aver avuto di fronte qualcuno che ha insegnato loro, negli anni del regime comunista, come proseguire a rendere presente Dio in una società che, vanamente, ha cercato di cancellarlo. Allo stesso tempo, si trattava di eroi anche dal punto di vista dell’identità di patria: c’erano, ad esempio, sacerdoti letterati che si sono messi a trascrivere le favole locali.
Personalmente, mi sono resa conto che dalla loro morte continua a sorgere vita proprio la scorsa estate.

giovedì 18 settembre 2014

I 5 ricordi più buffi della Terra Santa (Le 5 cose più #1)


Perché i gattini aiutano sempre a vincere l’Internet!
Ormai è trascorso un mese dal ritorno mio e dei miei compagni del Gruppo Shekinah dal pellegrinaggio in Terra Santa. Ho avuto modo di ascoltare e leggere le considerazioni di molti di noi, alcune delle quali sono confluite in un articolo per Terrasanta.net grazie alla nostra guida Elena.
Al di là delle emozioni, dei pensieri e dei propositi da attuare una volta tornati, c’è qualcos’altro di cui non ho ancora trattato su queste pagine. I miei lettori mi hanno più volte fatto presente che scrivo in tono eccessivamente serioso, per cui ho deciso di lanciare l’ennesima rubrica, stavolta dedicata a stramberie, curiosità e quant’altro possa essere relativo a un modo di guardare la fede con ironia, presentato in forma di classifica ascendente. Già mi era venuta in mente quest’idea trattando della Misericordina e dei suoi succedanei, ma in Israele e Palestina ho trovato materiale utile a riguardo.

mercoledì 17 settembre 2014

“P. G. F.”: Pier Giorgio Frassati a fumetti



Meno male che i fumetti non hanno l’audio...
Avevo dedicato uno dei primissimi post al Beato Pier Giorgio Frassati, definendolo “il mio ideale di uomo” nella duplice accezione di “mio uomo ideale” e “tipo di persona che vorrei essere”. Inaspettatamente, ho ricevuto un sacco di visualizzazioni: credevo che un personaggio come lui fosse già abbastanza famoso e che, per avere notizie su di lui, quello che avevo scritto non fosse il massimo da cui partire.
Pochi mesi fa ho ricevuto un’e-mail, che aveva come oggetto Pier Giorgio. La mittente era Lucia, ventisettenne di Monza, che, oltre a farmi i complimenti per la mia testimonianza e aver rettificato la data della veglia in traditione Symboli di cui raccontavo (anche lei c’era e ricorda che era quella del 2001), mi chiedeva un aiuto per la sua tesi di dottorato in Scienze Religiose.
Nel mio primo articolo avevo accennato al fumetto che mi fece conoscere questo Beato torinese quando avevo nove anni compiuti e acquistavo ogni domenica, al banco della cosiddetta “buona stampa”, la mia copia de Il Giornalino. Ebbene, Lucia voleva sapere se avessi ancora per casa qualche numero con le puntate di P.G.F., la storia a fumetti a lui dedicata.
Dato che ormai è sicuro che lui sia in Paradiso, mi sono permessa di risponderle che aveva ricevuto una grazia da parte sua: nel corso del trasloco in cui sono stata impegnata lo scorso anno, infatti, ho recuperato una sola copia del settimanale paolino per ragazzi con una puntata, la seconda. Sono stata attentissima a verificare se ce ne fossero altre, ma non è andata come speravo.
Così, nella miglior tradizione dei blogger che si occupano della nona arte, passo a recensire le tavole che mi sono rimaste, relative alla seconda parte, La Compagnia dei Tipi Loschi, edite sul numero 39 (1993) de Il Giornalino, alle pp. 40-46 e 55-61. Non le presento tutte, ma solo quelle che reputo più significative. Pronti?

martedì 9 settembre 2014

Fra’ Jean Thierry Ebogo, che da bambino voleva “diventare Gesù”


Un breve filmato biografico, per cominciare


Chi è?

Jean Thierry Ebogo nacque a Nkongsamba, nel Nord-Ovest del Camerun, il 4 febbraio 1982, secondogenito di Renè Bikoula Eba, di professione guardia carceraria, e di Marie Thérèse Assengue Edoa, insegnante. Educato fin da piccolo alla fede, avvertì presto i primi segnali della vocazione religiosa. Mentre s’impegnava in vari piccoli lavori per aiutare la famiglia e nello studio, il ragazzo non perse di vista il suo ideale.
Terminato il liceo scientifico, il 1° ottobre 2002 arrivò a Mokolo, per un periodo di prova in vista dell’ingresso in noviziato tra i padri Oblati di Maria Immacolata. Tuttavia, otto mesi dopo, venne invitato a interrompere il suo cammino e indirizzato ad altra Congregazione religiosa. Mentre cercava di riprendersi dall’innegabile delusione, Jean Thierry ricevette il suggerimento di ricorrere ai padri Carmelitani. Accolto favorevolmente da loro, il 29 giugno 2004 venne ammesso in Noviziato dopo solo undici mesi di Aspirandato.
Tutto andava bene, finché, durante una partita di calcio, non avvertì un improvviso dolore al ginocchio destro. Una visita medica, circa un mese dopo, gli rivelò la vera natura del suo male: un tumore maligno, contro i quale le sedute di chemioterapia non poterono nulla, tanto che il 18 novembre 2004 gli venne amputata la gamba. Di fronte alla sua perseveranza nella vocazione, pur nella malattia, i superiori lo ammisero al Carmelo e per prestargli cure più idonee lo portarono a curarsi in Italia. L’Ospedale Civile di Legnano (MI) e l’istituto di ricerca regionale per il cancro di Candiolo (TO) furono le tappe di cure che si rivelarono presto inefficaci.
Ottenuta la necessaria dispensa dalla Sacra Congregazione dei Religiosi tramite il Superiore Generale, l’8 dicembre 2005, alla presenza di sua madre, fatta venire in Italia da un volontario che lo seguiva, emise la professione perpetua sul suo letto d’ospedale, assumendo, come nome religioso, fra’ Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione. Morì nell’ospedale di Legnano meno di un mese dopo, alle 0.15 del 5 gennaio 2006. I suoi resti mortali, riportati nella sua patria, riposano attualmente nel giardino dello Scolasticato carmelitano «Edith Stein» a Nkolbisson.
Proprio oggi, 9 settembre, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, chiuderà solennemente la fase diocesana del processo per l’accertamento delle sue virtù eroiche presso la parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano. In un anno sono stati ascoltati in 74 sessioni ben 65 testimoni de visu, cioè che lo hanno personalmente conosciuto sia in Camerun che in Italia. Tutta la documentazione sarà portata a Roma per l’esame successivo sulla eroicità delle virtù.

Cosa c’entra con me?

mercoledì 3 settembre 2014

Terra Santa 2014 #11: a Betlemme, dove il Verbo si fa ancora carne (quinta parte)



Sono giunta alla conclusione del racconto di viaggio in Terra Santa. Fino all’ultimo giorno ho meditato attentamente, ma anche ricevuto delusioni che, nel giro di pochissimo, si sono tramutate in sorprese incredibili. Come al solito, dove non altrimenti indicato le foto sono opera mia.

martedì 2 settembre 2014

Terra Santa 2014 #10: a Betlemme, dove il Verbo si fa ancora carne (quarta parte)





Dopo la disavventura per via dei lacrimogeni di cui raccontavo ieri, è venuta una giornata molto più rilassante, dedicata alle spese in ricordini e ai festeggiamenti con la gente della parrocchia che ci ospitava.

lunedì 1 settembre 2014

Terra Santa 2014 #9: a Betlemme, dove il Verbo si fa ancora carne (terza parte)


Il Caritas Baby Hospital (foto di Maria Tardini)
Riprendo il mio racconto di viaggio con la descrizione di una delle giornate più convulse del nostro percorso, dove ho visto personalmente e, in un certo senso, vissuto il dolore di molti. C’è una novità: dato che quel giorno avevo la macchina fotografica scarica, le foto di questo articolo sono tutte di altri miei compagni.