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venerdì 13 febbraio 2015

Maria Cristina Cella Mocellin, che amava Gesù… e Carlo


Maria Cristina Cella e Carlo Mocellin all’epoca del loro fidanzamento (fonte)

Chi è?

Maria Cristina (si trova anche scritto Mariacristina, ma per tutti era semplicemente Cristina) nacque a Monza il 18 agosto 1969, primogenita di Giuseppe Cella e Caterina Smaniotto, seguita dal fratello Daniele. Ricevette i sacramenti dell’iniziazione cristiana presso la parrocchia della Sacra Famiglia a Cinisello Balsamo, vicino Milano, e s’impegnò a trasmettere quanto ricevuto come catechista.
Mentre frequentava il liceo linguistico “Regina Pacis” a Cusano Milanino, iniziò a considerare la possibilità di entrare tra le Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, che conosceva in parrocchia. Nell’estate 1985, in vacanza a Valstagna (Vicenza), incontrò Carlo Mocellin, con cui strinse un legame di amicizia che, con sua grande sorpresa, divenne amore. Dopo aver riconosciuto che era a formare una famiglia “veramente cristiana”, come scrisse al ragazzo, che Dio la chiamava, si fidanzò con lui ufficialmente il 10 agosto 1986.
Appena un anno dopo il fidanzamento, le comparve un tumore alla coscia sinistra, che non ostacolò i suoi progetti con Carlo; le cure ebbero buon esito. Il 2 febbraio 1991 fu l’inizio ufficiale della loro vita insieme, col matrimonio celebrato nella parrocchia natale di lei. La nuova famiglia fissò la propria residenza a Carpanè, in Veneto, paese del marito, e venne arricchita dalla nascita di Francesco, a dieci mesi dalle nozze, seguito dopo un anno e mezzo da Lucia.
Nell’autunno 1993, a poco tempo dall’ultima gravidanza e mentre ne era in corso una terza, Maria Cristina venne nuovamente aggredita dal tumore, nello stesso punto dove si era manifestato cinque anni addietro. Insieme al marito, si dichiarò decisa a preservare la vita del nascituro, accettando di essere operata nell’aprile 1994, ma non di iniziare la chemioterapia. Dopo la nascita di Riccardo, il 28 luglio dello stesso anno, intraprese i trattamenti medici, che non ebbero successo come in precedenza. Disponendosi ad accettare, ancora una volta, il volere di Dio, la giovane madre si preparò a lasciare i suoi cari. Il giorno della sua morte fu il 22 ottobre 1995, a Bassano del Grappa.
La sua testimonianza, in particolare tramite la diffusione di una lettera che aveva lasciato per Riccardo, prese a circolare tra i fedeli e portò all’apertura, in diocesi di Padova, del processo canonico per l’accertamento delle sue virtù eroiche. Durato in fase diocesana dall’8 novembre 2008 al 18 maggio 2012, da allora prosegue presso la Congregazione vaticana per le Cause dei Santi.

Cosa c’entra con me?


Nella mia vita di fede non hanno presa facile solo le storie di sacerdoti e seminaristi prematuramente scomparsi, ma anche di giovani quasi mie coetanee, mature per formarsi una famiglia e incamminarsi, col marito e i figli, lungo un cammino che è non meno fonte di grazie rispetto a quello di preti e simili. è il caso di Maria Cristina, a cui mi sono appassionata almeno da quattro anni.
Devo aver sentito parlare di lei da prima del 31 ottobre 2010, quando ho letto un’intervista a suo marito Carlo pubblicata su Avvenire a ridosso della solennità di Tutti i Santi, ma con certezza so che da allora ho cominciato a interessarmene. La sua vicenda mi è diventata ancora più nota tramite alcuni numeri del pieghevole Nazareth agli adolescenti e agli amici, che trovavo dalle Figlie di San Giuseppe di Rivalba. Tramite quella sintesi a puntate, sono rimasta stupita in particolare da un elemento: Cristina diceva «Ti amo» non solo a Carlo, ma anche a Gesù, e in lettere maiuscole, il che equivale a gridare. Un’altra biografia in frammenti, apparsa su Milano Sette, settimanale della mia Diocesi allegato all’edizione domenicale del quotidiano cattolico, mi fece conoscere altri aspetti della sua vita e frammenti delle sue preghiere.
Il 30 gennaio 2012, dunque, ho pensato bene di contattare l’Associazione Amici di Cristina, che si è resa attore della sua Causa canonica, ma senza chiedere, come faccio di solito, santini e libri: se avessi voluto, li avrei potuti andare a prendere personalmente, dato che Cinisello non è difficilmente raggiungibile da casa mia. La signora Gabriella, Presidente, si è detta lieta di vedere che quella storia continuava a raggiungere le persone, anche a distanza di tempo, e mi ha inclusa nella lista di amici cui riferire, per posta elettronica, le ultime novità. Ogni volta che mi capitava di venire a sapere di qualche nuova pubblicazione, o della menzione di questa Serva di Dio in qualche rassegna di testimonianze, l’avvisavo a mia volta.
Alla fine ho comprato in libreria il primissimo libro uscito; le immaginette, invece, le ho trovate allo stand che l’Associazione aveva alla Fiera della Famiglia nel corso di Family 2012, come ho già raccontato in un altro articolo.
Non molto tempo dopo, Gabriella ha inviato a me e a tutti i suoi contatti un appello urgente: bisognava pregare per Chiara ed Enrico, due giovani sposi romani, presso i quali Carlo Mocellin aveva prestato visita. Ho assicurato il mio ricordo, ma non sono stata affatto costante. Apprendere quindi della morte di Chiara, poco tempo dopo, ha fatto sorgere in me un profondo dispiacere: è per questo che, compresa la portata della sua storia, ho deciso di farne un post che è a tutt’oggi il più visualizzato della breve storia di questo blog.
Tornando a Maria Cristina, gli elementi che me la fanno sentire tuttora vicina sono essenzialmente tre: l’entusiasmo con cui si impegnava nelle varie mansioni; la capacità di dialogare con Dio per iscritto, con tanto di risposte (niente di misticheggiante; era solo la concretizzazione delle intuizioni che sentiva); l’interesse per la vita consacrata, che lei aveva preso ad ammirare dalle suore della sua parrocchia e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, sue insegnanti al liceo.
Il mio direttore spirituale dice che non devo illudere troppo le suore nelle quali m’imbatto, mostrandomi interessata alle storie dei loro Fondatori e ai loro stili di vita. Gli do ragione, ma poi come faccio a richiedere materiale per stendere schede biografiche e arricchire questo mio spazio sul web? In fondo, immagino che le religiose che conobbero la moglie di Carlo non siano rimaste deluse all’apprendere del suo fidanzamento, anzi, siano tuttora ben liete di contribuire a diffondere la sua buona fama.

Il suo Vangelo

Presentare Maria Cristina unicamente in base alla scelta per la vita di Riccardo mi sembra riduttivo, come dicevo già per casi forse più noti del suo. Ho deciso pertanto di mettere l’accento su come ha cercato di vivere da cristiana la chiamata al fidanzamento e al matrimonio.
Per lei stare con Carlo non era semplicemente un “mettersi insieme”, ma una condivisione aperta e globale di tutto, sin da quando accettò i sentimenti che provava per lui anziché rifiutarli, crogiolandosi in sogni di consacrazione che avrebbero anche potuto venir delusi. La prima esperienza del dolore faceva parte di questo, come dimostrano le lettere che gli scrisse in quel periodo.
In una preghiera, datata 16 novembre 1986 e significativamente intitolata S.O.S., così supplicava

l’aiuto di Dio, forse in un momento di nostalgia per il suo fidanzato:

Il nostro amore è così semplice e chiaro
che vorrei vedere in esso il Tuo grande amore: aiutami.
Rendici capaci di non sciuparlo, di viverlo profondamente
e un giorno totalmente.
Dacci la forza di guardarci negli occhi e nello sguardo
che ci scambiamo,
trovare sempre l’azzurro del cielo.
Nell’attesa di essere certa che tutta la vita di questa giovane Serva di Dio venga ufficialmente dichiarata degna di esser presa a modello, farò del mio meglio perché valga almeno per me e stavolta non dimenticherò di ricorrere privatamente alla sua intercessione, specie per qualche caso delicato.

Per saperne di più

Mariacristina Cella Mocellin, Una vita donata, San Paolo 2005 (3ª edizione 2011), pp. 120, € 11,00.
La prima pubblicazione in assoluto su di lei, uscita a dieci anni dalla morte, con una prima selezione dei suoi scritti ad opera di don Patrizio Garascia (ora Vicario Episcopale della Zona pastorale V dell’Arcidiocesi di Milano).

Alberto Zaniboni, Cara Cristina… – La vita di Maria Cristina Cella Mocellin raccontata attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuta, San Paolo 2009 (2ª edizione giugno 2011), pp. 322, € 17,00.
Un racconto diretto da parte di chi ha davvero conosciuto Maria Cristina, scritto da un suo compagno di scuola.

Mariacristina Cella Mocellin, Come vorrei amarti! – Cantico degli innamorati, San Paolo 2013, pp. 16, € 1,50.
Una selezione di pensieri tratti dalle lettere a Carlo.

Su Internet

Sito dell’Associazione Amici di Cristina Onlus, impegnata in numerosi progetti di sostegno alla vita nascente e nella diffusione della sua storia.

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