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domenica 23 agosto 2015

Squarci di testimonianze #9: le nozze speciali di Jessica Hayes


Foto di Joseph R. Romie (fonte)
Qualche ora fa stavo scorrendo un po’ pigramente la mia homepage di Facebook, quando un’immagine mi ha colpita: ritraeva una donna inginocchiata davanti a un vescovo, ma vestita da sposa. Non ho avuto bisogno della didascalia per dedurre che si trattava di una professione nell’Ordo Virginum. Ho voluto però approfondire la notizia e cercare di capire perché la signorina in questione indossasse proprio un abito bianco, identico a quello scelto da chi si sposa con un uomo.
La protagonista del fatto è Jessica Hayes, 38 anni, che lavora come insegnante di Teologia presso il liceo “Vescovo Dwenger” (Bishop Dwenger High School) di Fort Wayne, nell’Indiana. Come ha raccontato in una testimonianza pubblicata sul sito del quotidiano cattolico americano Our Sunday Visitor, dopo molti anni di carriera in qualità di docente, si è domandata se le frustrazioni cui andava incontro nel proprio lavoro non fossero un segno che doveva fare qualcosa di diverso della propria vita. Ricercò quindi una direzione spirituale: il sacerdote cui si rivolse le suggerì di approfondire i desideri che il Signore le aveva messo in cuore.
Comprese quindi che l’insegnamento e lo studio della fede alle giovani generazioni, insieme al servizio alla sua famiglia e alla sua parrocchia, poteva essere la sua vera vocazione. Allo stesso tempo, però, s’interrogava sul modo in cui donare se stessa senza ripensamenti. In un momento di chiarezza, riconobbe che la consacrazione verginale poteva essere l’appagamento della sua gioia. Così, come santa Teresa di Gesù Bambino, rispose: «Prendo tutto!».
Studiando la teologia del corpo di san Giovanni Paolo II, Jessica comprese che il matrimonio cristiano è immagine dell’amore appassionato di Dio per il suo popolo ed è una nobile chiamata al pari di quella che sentiva fatta per lei. Di conseguenza,
L’amore delle coppie sposate è il rimando tangibile del mio matrimonio spirituale con Cristo, mentre io resto nel mondo come segno di quell’amore di Dio a cui tende la santità del loro matrimonio. [traduzione mia]
Il rito con cui Jessica ha emesso il suo proposito di verginità per sempre si è svolto all’interno della Messa nella solennità dell’Ascensione di Maria Vergine al cielo, presso la cattedrale dell’Immacolata Concezione a Fort Wayne, presieduta dal vescovo titolare della diocesi di Fort Wayne-South Bend, monsignor Kevin C. Rhoades. Erano presenti, oltre ai suoi studenti, i familiari e i comparrocchiani della chiesa di San Vincenzo De’ Paoli.
Jessica è al momento l’unica vergine consacrata della sua diocesi. C’era però stato, nel 1990, il precedente di Mary Jane Carew, morta il 13 luglio 2012.
Per quanto mi riguarda, ignoravo completamente l’esistenza di questo stile di vita fino a quando non ho saputo che ci sarebbero state delle nuove consacrazioni nella mia diocesi. Inoltre, ho appreso che una signorina con la quale ho familiarizzato nel corso delle mie commissioni negli uffici di Curia ne fa parte (ma ciò non vuol dire che una vergine sia automaticamente presa a fare la segretaria).
Ho riferito al mio direttore spirituale che avevo partecipato a quella funzione, ma lui si è sbalordito: era convinto che fosse com’era ancora ai tempi del cardinal Martini, quando si svolgeva al mattino presto, nella cappella privata dell’arcivescovado e non gli si dava risalto sui mezzi di comunicazione; peraltro, era certo che necessitasse il riserbo da parte della consacrata. Oggi, invece, quando ci sono nuovi ingressi, i media diocesani riportano nomi, età, provenienza e storia vocazionale delle consacrande.
In nessuna delle occasioni in cui ho seguito quei riti, per quanto ricordo, ho visto alcuna delle vergini indossare un abito da sposa vero e proprio: c’è stata chi ha optato per un tailleur o chi ha indossato una gonna lunga, ma nessuna era in bianco. Non so perché, invece, non ci sia il momento della velazione; per il resto, i riti esplicativi sono uguali, con la consegna dell’anello e del libro della Liturgia delle Ore.
Jessica, invece, ha voluto deliberatamente scegliere un vestito nuziale, ma coi dilemmi che accadono anche alle spose che hanno, per così dire, un marito direttamente visibile. Ignoro se le vergini americane facciano tutte così, ma a giudicare dalla risonanza mediatica che ha avuto la sua scelta direi proprio di no. Ecco le sue parole:


Ho visto così tanti abiti da sposa in questi ultimi anni che penso di aver cambiato idea centinaia di volte. Dovevo scegliere un vestito adeguato all'occasione: volevo che le spalle fossero coperte e, visto che avrei dovuto stendermi davanti all'altare, ho voluto essere coperta bene per non mostrare le bellezze nascoste di una sposa. (FONTE)
 
In effetti… (fonte)
Scegliere per la tesi di laurea il De virginibus di sant’Ambrogio ha inoltre comportato, per me, riconoscere che quello che lui aveva riscontrato in sua sorella, santa Marcellina, viene vissuto ancora oggi. La nota pastorale emanata lo scorso anno dalla Conferenza Episcopale Italiana parla chiaro: i requisiti indispensabili sono che le candidate
abbiano ricevuto il battesimo e la confermazione, che non abbiano contratto matrimonio né siano vissute pubblicamente in uno stato contrario alla castità, e siano economicamente indipendenti. (FONTE)

Quest’ultimo requisito è forse il più importante: la consacrata può scegliere di vivere in famiglia o associarsi a una o più compagne, ma non può certo fare la parassita.
Tra l’altro, per le consacrate italiane, si svolgerà prestissimo (dal 27 al 30 agosto) il convegno nazionale, che quest’anno si tiene in un luogo a me molto caro: il Seminario di Venegono Inferiore. Ci saranno anche momenti di svago, come la visita all’Expo o un giro nelle chiese più belle di Milano. Chissà se a qualcuna delle partecipanti sarà arrivata la storia di Jessica…

2 commenti:

  1. Davvero a Milano è/era così poco conosciuto l'Ordo Virginum?! :-O
    A Torino se ne sente parlare spesso (tant'è vero che quand'ero piccola - età da liceo, insomma - per un po' di tempo avevo anche preso in considerazione questo stile di vita. Poi le cose sono evidentemente andate in maniera diversa, ma... l'Ordo Virginum ce l'ho un po' nel cuore, mi piace moltissimo come impostazione!).

    Detto ciò u__u

    In America, in realtà, credo sia cosa ancora molto comune, vestirsi in abito da sposa nel momento in cui prendi i voti e diventi suora. Dico "ancora" molto comune perché so che si faceva anche qua; mia nonna mi raccontava di tante novelle suore in abito da sposa, che aveva visto quand'era bambina. Adesso onestamente non so se si faccia ancora; non ho assistito a tante cerimone di questo genere, ma in nessuna di quelle che ho visto apparivano abiti da sposa. Peccato: la trovo una simbologia molto significativa!
    Invece, noto che in America è proprio prassi. Su Facebook, seguo una pagina - Imagine Sisters - che pubblica notizie varie relative a vari ordini religiosi femminili; e, a giudicare dalla loro gallery di foto, la tradizione dell'abito da sposa è ancora bella viva. Ogni tanto ci sono anche dei collage di foto "prima/dopo", con la ragazza bellissima (e pure truccata, a volte! Coi capelli boccolosi e tutto!) in abito da sposa - e, poco dopo, con l'abito religioso.
    Bello, bello :-)

    In compenso... te l'avevo già scritto su FB: a me, onestamente, il vestito di Jessica, comunque, non piace :-P Indubbiamente è molto pudico, ma tutto sommato è sempre il classico vestito senza maniche a cui hanno cucito sopra un po' di pizzo: pudicissimo, eh, ma io mi sarei impuntata e avrei proprio preteso un modello diverso, per principio :-P
    Che poi in America ce ne sono tantissimi, di abiti "come dico io"! Sono i "temple dress" dei Mormoni, cerca su Google Immagini per avere idea del modello: sono abiti MOLTO pudichi, MOLTO austeri, MOLTO coperti, che le spose mormone usano durante la cerimonia religiosa. Poi, se vogliono, durante la festa con gli amici si cambiano d'abito indossando qualcosa di un po' più stiloso, ma durante la cerimonia religiosa al tempo hanno regole molto rigide a cui sottostare.
    ...non c'è nemmeno bisogno di specificarlo, a me i "temple dress" piacciono da morire, e dovessi mai comprare un abito da sposa ne vorrei uno esattamente così :-P
    Strano che Jessica non abbia pensato a questa soluzione! Probabilmente non voleva comprare abiti che, di per sè, sarebbero stati fatti per esponenti di altre religioni, da usarsi durante un'altra cerimonia religiosa ;-)

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    1. Non so se prima di quando ho cominciato a interessarmene io l'Ordo Virginum fosse già noto da me; quel che so è che negli ultimi tempi se ne parla davvero parecchio. Anch'io penso che, se per me le cose andassero diversamente, non dimenticherò quello che ho imparato dalle vergini consacrate.
      Quanto al vestito, ricordo che avevi già citato il "temple dress" a queste coordinate, precisamente nel commento al post "Per il mio matrimonio ideale: corollari". Ignoro se Jessica non abbia adottato dei modelli di quel tipo per una questione confessionale o meno, però il suo dubbio su quale abito scegliere mi ha fatto sorridere e ripensare a quando mia sorella ha avuto la stessa necessità, anche se ha sposato un uomo.

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