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domenica 27 marzo 2016

La biblioteca di Testimoniando #13: "Come muoiono i Santi"



Ricomincio a scrivere, dopo il mio volontario digiuno che, ogni anno, mi concede di pubblicare post solo nei giorni di San Giuseppe e dell’Annunciazione, uniche memorie previste dal Rito Ambrosiano durante la Quaresima. Anche quest’anno ho cercato di fare così, ma non ho guardato il calendario: quando ho visto che il 19 era il Sabato in traditione Symboli e il 25 Venerdì Santo, mi sono vista bloccata. Ho colto l’occasione per provare a concentrarmi sul Crocifisso, ma ho prodotto altri articoli per le mie collaborazioni varie.
Insomma, rieccomi con la recensione di un testo decisamente adatto alla solennità di oggi, perfettamente degno di rientrare nella Biblioteca di Testimoniando.

In sintesi

Come muoiono i Santi è la raccolta di 100 brevissime biografie di Santi e Beati (per la maggior parte, ma c’è anche qualche Servo di Dio o Venerabile), la cui chiave interpretativa di base sta nel racconto della loro morte, o meglio, del loro morire, cioè di come si sono preparati a quel momento di passaggio.
All’interno di quest’interpretazione, l’autore ha classificato ogni vicenda secondo queste qualifiche:
I – Morire martiri, limitatamente a quelli dei quali esistono maggiori documentazioni storiche (da san Tommaso Becket in avanti);
II – Morire d’amore, accaduto soprattutto a sante vergini;
III – Morire di passione ecclesiale, tipico di uomini e donne che fino all’ultimo hanno operato per l’unità e la vita della Chiesa;
IV – Morire di carità materna, che comprende donne che hanno praticato la carità verso i deboli e gli emarginati;
V – Morire di carità paterna, che riflette le storie di uomini che hanno rappresentato nuovi modelli di vita sociale, ad esempio fondando istituti e congregazioni;
VI – Morire di fatiche apostoliche, caratteristica dei Dottori della Chiesa, ma anche dei sacerdoti che si sono spesi completamente e di quanti hanno difeso la verità della fede;
VII – Morire innocenti, un altro modo per dire “giovani” o “bambini”;
VIII – Morire santi, nel senso originario del termine, ossia di semplici cristiani che sono vissuti nel mondo, impegnati in varie occupazioni lavorative e non.
Ogni capitolo è aperto e concluso da alcune considerazioni generali sulla categoria trattata, che comunque è assunta per facilitare la collocazione di ogni personaggio in un ambito specifico, sebbene possa apparire chiaro, per esempio, che una santa della carità materna abbia comunque amato intensamente Gesù.
A dire il vero, avevo già visto un’opera analoga, in quattro volumi, scritta da due sacerdoti che ho conosciuto. In quel caso, però, erano descritti fino al dettaglio proprio gli ultimi momenti della vita di ogni personaggio, attingendo da testimonianze contenute, ad esempio, negli atti dei processi di beatificazione. Qui, invece, la morte appare davvero come il degno coronamento della vita.

L’autore

Padre Antonio Maria Sicari è un sacerdote appartenente all’Ordine dei Carmelitani Scalzi. È stato docente di teologia dogmatica e di spiritualità presso lo Studio Teologico Carmelitano di Brescia. Nel 1993 ha fondato il Movimento Ecclesiale Carmelitano, Associazione privata di fedeli, che promuove la condivisione delle ricchezze dottrinali dell’antico carisma carmelitano nel rispetto delle vocazioni di ciascun aderente, sia religioso sia laico.
Gli appassionati di agiografia lo conoscono maggiormente per i Ritratti di Santi, editi da Jaca Book in 14 volumi, che riportano in maniera estesa le vicende di molti dei 100 personaggi trattati in questo libro. L’ispirazione per scriverlo gli è venuta dopo che è stato invitato a Roma a tenere una conferenza sul Beato Álvaro del Portillo, primo successore di san Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei.

Consigliato a…

Mi sento di consigliarlo anzitutto a quelli che credono – anche tra i cattolici, purtroppo – che i Santi siano gente morta, della quale non bisognerebbe non dico appassionarsi, ma neppure interessarsi minimamente. Leggere come sono arrivati alla fine della vita può far del bene anzitutto a questo genere di lettori, così che si rendano conto che, prima di morire, quelle donne e quegli uomini hanno camminato sulla terra esattamente come loro. Sarebbe ovvio, ma non sempre si ricorda questo.
La brevità di ogni profilo li rende accattivanti e di rapida lettura in tutti i giorni dell’anno, ma particolarmente nel Tempo di Pasqua, in modo da ricordare che davvero la morte è stata vinta da Gesù e, quindi, chi crede in Lui ne condivide anche la sorte risorta.
In seconda battuta, fosse per me, ne leggerei qualche passo al capezzale di qualche moribondo: dopotutto, qualcosa di simile l’ha fatto anche qualcuno dei protagonisti del libro. Infine, anche chi conosce i personaggi rappresentati, almeno di fama, può trarne giovamento, trovando elementi che prima gli erano ignoti o, ancora, nuove figure interessanti.
Io per prima ne sono uscita rincuorata e consolata. Sempre più spesso, specie negli ultimi tempi, mi capita di pensare alla mia morte e mi viene paura di non arrivarci pronta. Eppure, da agiografa dilettante (ben lontana dall’abilità di padre Sicari), dovrei sapere come si fa!

Antonio Maria Sicari, Come muoiono i Santi – 100 racconti di risurrezione, Ares 2016, pp. 224, € 12,90.

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