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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

giovedì 28 aprile 2016

Don Cesare Bisognin: vale la pena di essere preti



Chi è?


Mi scuso per l’infima qualità della foto,
ma l’ho scansionata dalla copertina del libretto
Don Cesare, prete a 19 anni,
di don Gianni Sangalli (Elledici 1985)
Cesare Bisognin nacque a Torino il 6 giugno 1956, primogenito di Andrea e Agnese Frigeni. Crebbe nel contesto profondamente religioso della sua famiglia e si formò nell’oratorio della sua parrocchia, SS. Pietro e Paolo a Torino, nel quartiere di San Salvario. Terminate le scuole medie, il 5 ottobre 1970 entrò nella comunità ginnasiale del Seminario Minore della diocesi di Torino e studiò alle Magistrali. Il 7 ottobre 1974 passò a frequentare i corsi teologici presso il Seminario Maggiore.
Già da un mese circa, tuttavia, aveva cominciato ad avvertire un forte dolore al ginocchio sinistro e si sottopose, dopo aver cercato di resistere, ad alcuni accertamenti. Volle leggere lui stesso il risultato degli esami: aveva un osteosarcoma al terzo inferiore del femore sinistro. Pellegrino a Lourdes e a Roma nell’Anno Santo 1975, continuò a tenersi in contatto con il Seminario e coi giovani della sua parrocchia.
L’arcivescovo di Torino, il cardinal Michele Pellegrino, dopo alcune iniziali resistenze, comprese di doverlo ordinare sacerdote, chiedendo la dispensa speciale direttamente a papa Paolo VI. Tra la Settimana Santa e l’Ottava di Pasqua del 1976 il giovane fu istituito lettore e accolito e ordinato diacono. Domenica 4 aprile, in casa sua, fu ordinato sacerdote dal cardinal Pellegrino.
Don Cesare morì ventiquattro giorni dopo, il 28 aprile. I suoi resti mortali riposano da allora presso il Cimitero Monumentale di Torino.

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martedì 26 aprile 2016

Andrew Robinson: alla sera il pianto, al mattino la gioia


Per gentile concessione di Maria,
 sorella di Andrew Robinson

Chi è?

Figlio maggiore di Clive Robinson e Stella Horton, fratello di Maria e Richard, Andrew Clive Robinson nacque il 23 giugno 1969. Lasciandosi alle spalle una brillante carriera come geometra, nel 1996 entrò nel Seminario della diocesi di Birmingham, St. Mary’s College - Oscott.
Quattro anni dopo, il 19 luglio 2000, gli venne diagnosticato un tumore al colon. Con il sostegno dei parrocchiani della chiesa di St. Hugh of Lincoln a Kidlington, dove aveva prestato tirocinio pastorale, fu pellegrino a San Giovanni Rotondo, per affidarsi all’intercessione di san Pio da Pietrelcina, e a Monte Sant’Angelo.
Tornato a casa, a Coventry, sperimentò una volta di più la misericordia di Dio tramite la preghiera dei suoi amici, comparrocchiani e conoscenti. L’arcivescovo di Birmingham, monsignor Richard Nichols (ora cardinale e arcivescovo di Westminster), che gli aveva dato il compito di tenere un diario sulla sua malattia, gli prospettò la possibilità di essere ordinato con dispensa speciale, ma ciò non avvenne: Andrew, che era ricoverato in ospedale, venne riportato a casa per trascorrervi i suoi ultimi istanti. Circondato dai suoi cari, morì serenamente il 27 aprile 2001, a 31 anni.

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domenica 24 aprile 2016

Squarci di testimonianze #14: i ragazzi di Gabriele Cossovich e le emoji della misericordia



I miei ultimi post hanno un tenore apparentemente triste, dato che ho parlato di come continua la memoria dell’ultimo sacerdote ordinato con dispensa per malattia e dell’ennesimo seminarista deceduto prima che potesse accadere anche a lui.
Ho pensato quindi di compiere uno stacco, cogliendo l’occasione del Giubileo dei Ragazzi in corso a Roma. Di fronte all’argomento, però, sono stata colta da un dubbio: come potevo affrontarlo, senza tirare in ballo, per una volta, dei Santi, Beati, Venerabili, Servi di Dio o che potessero comunque rientrare nella categoria dei Testimoni di ieri? Mentre mi lambiccavo il cervello, mi è tornato alla mente un articolo che avevo letto sul mio telefonino nel corso di un viaggio in tram.

sabato 23 aprile 2016

Giampiero Morettini, riacchiappato da Dio




La copertina della biografia
di Giampiero Morettini
(avrei voluto usare una sua foto,
ma penso sia meglio così).
Chi è?

Giampiero Morettini è nato a Luogosanto, in provincia di Olbia-Tempio, il 10 dicembre 1977, secondogenito di Mario e Caterina. A due anni si è trasferito con la famiglia a Sant’Angelo di Celle, frazione del comune di Deruta, in provincia di Perugia, nella cui parrocchia ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Dopo la Cresima, in terza media, ha smesso di venire in chiesa.
Ragazzo di paese, pieno di amici, con poca voglia di studiare, inizialmente ha lavorato come meccanico, aprendo poi, a Castel del Piano, un negozio di frutta, verdura e generi alimentari, dove vendeva insieme alla madre anche i prodotti dell’azienda agricola di famiglia.
Il 13 marzo 2006 una suora della Comunità delle Beatitudini, che collaborava alle benedizioni pasquali della parrocchia di Santa Maria Assunta a Castel del Piano, è entrata nel suo negozio e ha chiesto di pregare per lui e con lui. Dall’intensa esperienza di grazia ricevuta in quel momento, la sua vita è cambiata: Giampiero ha ripreso ad accostarsi ai Sacramenti e, in seguito, è diventato catechista, animatore e ministro straordinario dell’Eucaristia.
Il 26 agosto 2010, durante un pellegrinaggio con la parrocchia di Santa Maria Assunta in Terra Santa, il giovane ha comunicato il suo ingresso nel Pontificio Seminario Regionale Umbro «Pio XI», previsto per il successivo mese di ottobre, cominciando con l’anno propedeutico. Come seminarista non si faceva quasi notare, ma profondeva tutto il suo impegno negli studi, negli incarichi comunitari e nelle prime esperienze pastorali. L’8 dicembre 2013 è stato ammesso tra i candidati agli ordini sacri.
La sera del 29 maggio 2014, durante la cena in Seminario, Giampiero ha avuto un malore. Successivi esami hanno riscontrato che non si era mai accorto di avere una malformazione cardiaca congenita, a causa della quale è stato ricoverato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e, in seguito, operato. Quando sembrava in via di recupero, si è aggravato per complicazioni insorte dopo l’operazione: è morto verso le 15 del 21 agosto 2014, a 36 anni. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Sant’Angelo di Celle.

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martedì 19 aprile 2016

Don Salvatore Mellone, un anno dopo l’ordinazione


Per una felice coincidenza, il 16 aprile non è stata solo la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, ma anche il primo anniversario dell’ordinazione con dispensa speciale di don Salvatore Mellone, seminarista 38enne di Barletta, che poi è deceduto due mesi dopo, nel pomeriggio del 29 giugno, per un tumore all’esofago.

domenica 17 aprile 2016

Nella Chiesa, ricchi di grazie e di vocazioni


Mai come quest’anno ho avuto l’imbarazzo della scelta degli argomenti su cui scrivere per la 53° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Se ne avessi scelto uno solo, però, mi sarei sentita in colpa per non aver trattato gli altri. Mi è quindi venuta l’idea di un post-macedonia, dove avrei affrontato tutti gli aspetti, anzi, tutte le vocazioni che negli ultimi tempi mi è accaduto d’incontrare.

mercoledì 13 aprile 2016

Sto con la mia gente - Il martirio di un sacerdote: don Jerzy Popiełuszko (Cammini di santità # 2)




Don Jerzy durante la Messa per la Patria
del 31 ottobre 1982
(fonte: Ewa K. Czaczkowska e Tomasz Wiścicki,
Don Jerzy Popiełuszko, Mimep-Docete 2010,
pp. 512, qui 239)
In realtà, questo sarebbe il terzo degli articoli che mi sono stati chiesti per la collaborazione alla rivista Sacro Cuore dei Salesiani di Bologna. Visto però che il permesso per la ripresa del secondo, uscito a marzo, non mi è ancora stato concesso e che ci stiamo avvicinando sempre più alla GMG di Cracovia, ho deciso di presentare il personaggio di cui ho parlato nel numero di questo mese. Il titolo principale e quelli dei paragrafi, come l’altra volta, sono redazionali.

* * *
È il 31 ottobre 1982. La chiesa di san Stanislao Kostka, nel quartiere di Żoliborz a Varsavia, è affollata in ogni angolo. Alla destra dell’altare è esposto uno stendardo che rappresenta un uomo con gli occhiali, identificato da un triangolo rosso e dal numero 16670, è in piedi davanti al filo spinato. All’ambone, un giovane sacerdote pronuncia la sua omelia: «Per restare liberi nello spirito, si deve vivere nella verità. Vivere nella verità significa testimoniarla, riconoscerla e richiederla in ogni situazione». Il prigioniero raffigurato è san Massimiliano Maria Kolbe, martirizzato il 14 agosto 1941 nel campo di concentramento di Auschwitz; il sacerdote, don Jerzy Popiełuszko. Ad accomunarli, non solo l’ordinazione sacerdotale ricevuta, ma un cammino che li condusse al martirio. Durante i suoi ultimi anni di vita, don Jerzy giunse infatti a una tale maturazione di fede e di unione con Cristo, tanto da poter dire: «Sono sicuro che tutto quello che faccio è giusto. Perciò sono pronto a tutto».

sabato 9 aprile 2016

Sulla scia di... Marcello Candia



Ormai due anni fa concludevo il racconto di cosa sentivo di entrarci col laico missionario Marcello Candia, per cui era stata autorizzata la promulgazione del decreto che lo dichiarava Venerabile, domandandomi come mai non riuscissi a trovare da nessuna parte la data e il luogo del suo Battesimo. Credevo fosse un dettaglio di non poco conto, dato che lui si definiva «un semplice battezzato».
Dato che è nato a Portici, la città napoletana che conosco bene perché vi trascorro da sempre le vacanze, ho iniziato a domandarmi se non fosse stato portato proprio al fonte di una delle chiese che frequento nel tempo libero tra una visita ai parenti e l’altra. Ho deciso, quindi, di andare alla fonte più sicura che potesse rispondere alla mia domanda: la sede della Fondazione Candia Onlus, in via Colletta a Milano, non molto lontano dalla mia vecchia casa.

mercoledì 6 aprile 2016

Carino da Balsamo, o la misericordia possibile




Cripta del Santuario di San Pietro Martire a Seveso,
che conserva il falcastro adoperato
dal Beato Carino da Balsamo (foto mia)

Chi è?

Pietro da Balsamo, detto anche Carino, venne assoldato dall’eretico Giacomo Leclusa per uccidere il frate domenicano Pietro da Verona, Inquisitore generale per la Lombardia, insieme ad Albertino Porro da Lentate. Il 6 aprile 1252 mise in atto il suo piano: mentre il complice fuggiva, squarciò il cranio del frate con un falcastro, un coltello simile a una roncola. Consegnato alle autorità, Carino riuscì a fuggire dalle prigioni del podestà di Milano e si allontanò dalla Lombardia.
Ricoverato nell’ospedale di San Sebastiano a Forlì, fu colto dal rimorso e confessò la sua colpa al priore della comunità domenicana del luogo, che l’accolse nel suo convento. Anche il capitolo del convento e il priore provinciale confermarono il suo ingresso nell’Ordine.
Carino concluse i suoi giorni nel 1293, pentito e riconciliato con Dio. Non è mai stato formalmente beatificato (mentre Pietro da Verona è stato canonizzato il 9 marzo 1253), ma il suo culto è stato autorizzato dalla Sacra Congregazione dei Riti per la parrocchia di San Martino in Balsamo, nel comune di Cinisello Balsamo, in provincia e diocesi di Milano, che lo ricorda il 28 aprile e dove dal 1964, nella chiesa nuova, sono conservati integralmente i suoi resti mortali.

Cosa c’entra con me?

La storia del mio incontro con questo misconosciuto personaggio rimonta a quando avevo appreso dell’uscita di Fino alla cima, il libro che conteneva le meditazioni degli ultimi Esercizi spirituali predicati da don Pablo Domínguez Prieto, diventato famoso per il docufilm L’ultima cima. Dato che sapevo che conteneva un grosso errore riguardante il Beato Karl Leisner, ho domandato a uno dei miei conoscenti, un sacerdote della Società San Paolo, come fare per contattare il responsabile editoriale e correggere il testo, almeno in nota. Quest’ultimo mi ha risposto che il libro era già in stampa, però me ne avrebbe volentieri regalato una copia appena fosse uscito.
Così, entusiasta per avere la possibilità di riceverlo senza spendere un soldo (la solita taccagna), il 7 marzo 2014 mi sono diretta a Cinisello Balsamo, dove la casa editrice San Paolo ha la sede. Dato che, come al solito, ero arrivata in larghissimo anticipo, mi sono fermata un momento nella chiesa nuova di San Martino, che sorge proprio di fronte alla casa paolina. La mia attenzione è stata subito catturata da un’urna, collocata a sinistra dell’altare maggiore. Credevo fosse un corpo santo, ma mi sono subito accorta che indossava l’abito dei Domenicani e mi sono appuntata mentalmente il suo nome.
Già mentre ero sulla via del ritorno, ho provato a vedere se santiebeati.it avesse una scheda su di lui. In effetti c’era, ma le informazioni contenute non mi sembravano collimare con quanto avevo visto: il testo affermava che l’unica reliquia presente era quella del cranio, ma a me sembrava di aver visto il corpo intero, a meno che non fosse un manichino di cera o similari.
Arrivata a casa, ho provato a fare qualche ricerca in più, per vedere se trovavo altro materiale per integrare la scheda, e ho telefonato alla segreteria parrocchiale di San Martino a Cinisello. Una gentile signora mi ha passato il parroco, don Enrico, il quale si è detto ben disposto ad aiutarmi.
Inizialmente avevo pensato di cambiare solo l’ultimo paragrafo del vecchio testo, ma, proseguendo le ricerche, ho trovato un interessante saggio, contenuto in una rivista scientifica, che mi ha concesso di aggiungere altre informazioni a quelle, relative essenzialmente al culto odierno e alla questione delle reliquie, che mi aveva fornito don Enrico.
Nel riscrivergli per segnalargli quella scoperta, mi ero permessa di suggerirgli di ricorrere proprio ai Paolini per far pubblicare anche solo un piccolo libro, in modo da poter incentivare il culto del Beato Carino anche al di fuori di Cinisello. Sul finire dello scorso anno, mentre guardavo le ultime uscite della San Paolo, sono rimasta piacevolmente sorpresa per l’uscita de Il santo assassino, che non poteva essere altro se non il libretto che speravo.

Ha testimoniato la misericordia perché…

Le scarsissime notizie sul Beato Carino tendono ad evidenziare prima la misericordia da lui ricevuta, che lo condusse a pentirsi definitivamente, poi le opere compiute durante le commissioni fuori dal convento, che gli valsero la stima e l’affetto del popolo di Forlì. Dio si è quindi servito del male da lui compiuto per un doppio bene: la glorificazione di Pietro da Verona come santo martire da una parte, il pentimento perché lui stesso si salvasse dall’altra.
L’opera che mi sento di abbinargli, però, è quella di visitare gli ammalati, non tanto perché l’avrà compiuta, quanto perché fu proprio quando i Domenicani iniziarono a parlargli mentre era ricoverato nell’ospedale forlivese che comprese l’errore di cui si era reso esecutore materiale.

Il suo Vangelo

Non esistono frasi riportate con certezza dal nostro Beato, per cui mi faccio aiutare dalle parole che l’arcivescovo di Milano, il cardinal Angelo Scola, ha scelto d’inserire nella prefazione del già citato libretto. In effetti, don Enrico mi aveva risposto che avrebbe gradito molto che la scrivesse proprio lui. Ecco quindi alcune sue frasi che mi paiono molto calzanti:
Il miracolo della conversione che genera comunione rende possibile che, a pochi chilometri di distanza, oggi siano venerati sia l’ucciso che il suo assassino, diventati “uno” in Colui che è il Volto stesso della misericordia e testimoni credibili del Suo amore per ogni uomo.
Conversione e comunione, quindi, sono due movimenti che spingono ogni credente, ogni giorno, a riunificarsi col Signore e a ricominciare daccapo. Mai come in questo caso, quindi, viene da pensare che, se ce l’ha fatta un assassino, può davvero riuscirci chiunque, con i giusti aiuti dall’Alto.

Per saperne di più

Marco Bulgarelli, Il santo assassino – Beato Carino da Balsamo, San Paolo Edizioni 2015, pp. 80, € 7,90.
Il libretto che ho più volte citato presenta, oltre alla ricostruzione della vita di Carino e degli aspetti del suo culto, i luoghi che lo videro agire nel male prima, nel bene poi.

Donald S. Prudlo, The assassin saint: the life and cult of Carino of Balsamo, «The Catholic Historical Review» vol. XCIV, n. 1, gennaio 2008, pp. 1-21 (scaricabile da QUI)
Un interessante studio scientifico in lingua inglese, servito da base per il libretto di cui sopra e per il mio articolo.

Su Internet

Scheda biografica presente nell’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni
Pagina sul sito della parrocchia di San Martino in Balsamo, Cinisello Balsamo (MI)