Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 28 maggio 2016

Don Clemente Marchisio, con la forza dell’Eucaristia



Arazzo esposto in piazza San Pietro
il giorno della beatificazione

(immagine ricavata da una cartolina)

Chi è?

Clemente Marchisio nacque a Racconigi, in provincia di Cuneo e diocesi di Torino, il 1° marzo 1833. Era il primo dei cinque figli di Giovanni Marchisio, calzolaio, e Lucia Becchio. Dopo aver compreso di dover diventare sacerdote, all’inizio studiò privatamente, poi passò al Seminario di Bra nell’autunno 1851. Venne ordinato il 20 settembre 1856 nella cattedrale di Susa, dal vescovo del luogo monsignor Antonio Oddone: monsignor Fransoni, arcivescovo di Torino, era in esilio a Lione.
Completò la sua formazione studiando per due anni nel Convitto Ecclesiastico di Torino, diretto da don Giuseppe Cafasso (Santo dal 1947). Nel 1858 venne nominato viceparroco di Cambiano, ma fu trasferito a Vigone dopo poco tempo. Divenne infine, a 27 anni, parroco di Rivalba Torinese, dove fece il suo ingresso il 18 novembre 1860.
Resistendo alle intemperanze degli anticlericali, ristrutturò la chiesa parrocchiale, istituì un asilo infantile e, per evitare che le ragazze del paese emigrassero a Torino e rischiassero di perdersi, un laboratorio tessile, inizialmente gestito dalle Suore Albertine di Lanzo.
Quando vide che alcune delle ragazze del laboratorio intendevano consacrarsi a Dio, pensò di fondare un istituto religioso di suore operaie. Per una serie di circostanze, invece, comprese di dovergli dare un indirizzo diverso: le Figlie di San Giuseppe, questo il nome scelto già dai primi tempi, dovevano dedicarsi a preparare tutto quello che concerne il culto eucaristico (particole, vino, paramenti e arredi sacri).
Dopo 47 anni come parroco, morì per una congestione cerebrale – ma era già malato da parecchio – verso le 5 del mattino del 16 dicembre 1903. La sera prima era andato a visitare suor Rosalia Sismonda, prima superiora delle suore, anche lei in fin di vita: morì due ore prima di lui.
Il processo informativo sulle sue virtù eroiche si è svolto nella diocesi di Torino dal 1933 al 1935 ed è proseguito nella fase romana. Don Clemente è stato beatificato­ dal Papa san Giovanni Paolo II il 30 settembre 1984, in piazza San Pietro a Roma. I suoi resti mortali riposano nella parrocchia di Rivalba Torinese. La sua memoria liturgica è stata fissata al 20 settembre, giorno della sua ordinazione sacerdotale.
Oggi le Figlie di San Giuseppe di Rivalba (la precisazione geografica dovrebbe essere dovuta alla distinzione da altre congregazioni omonime) sono presenti, oltre che in Italia, in Messico, Brasile, Argentina e Niger.

Cosa c’entra con me?

mercoledì 25 maggio 2016

Madre Luisa Margherita e me #3: Il Sacro Cuore e il Sacerdozio



Non ho più ripreso gli articoli che ho scritto per la rivista Betania – Ut sint unum, dove rileggevo, in qualità di giovane, gli scritti principali della Venerabile Luisa Margherita Claret de la Touche. Il motivo è che sul sito ufficiale dell’Opera dell’Amore Infinito, che a lei s’ispira, non erano più stati caricati i numeri su cui sono usciti i miei pezzi. Credo però che non sia una cattiva idea riproporli anche qui, citando però le pagine precise.
Stavolta, quindi, presento la sua opera letteraria più conosciuta, un testo che ha contribuito a formare la spiritualità di molti sacerdoti di ieri e che meriterebbe di essere riletto anche da quelli di oggi. L’articolo originale è comparso su Betania – Ut sint unum, maggio-agosto 2015, pp. 24-27.
* * *
Per il terzo appuntamento di questa rubrica mi è stato chiesto di affrontare il testo che contiene il nucleo del pensiero e della spiritualità originale di madre Luisa Margherita, ossia Il Sacro Cuore e il Sacerdozio. Prima di addentrarmi nel contenuto, credo che valga la pena di ripercorrere brevemente le vicissitudini che hanno portato alla formazione di questo “piccolo libro”, come lo chiama lei stessa nel Diario Intimo.

domenica 22 maggio 2016

Rita da Cascia, segno di prodigi e di perdono


Il ritratto più antico di santa Rita sulla "cassa solenne" (fonte)

Chi è?

Figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri, Margherita Lotti nacque a Cascia, in Umbria, in un anno tra 1377 e 1381. Desiderosa di consacrarsi a Dio, accettò tuttavia di sposare Paolo Mancini: dal matrimonio nacquero due figli, forse gemelli, Gian Giacomo e Paolo Maria.
Alla morte di Paolo, vittima di un agguato, Margherita si dispose a perdonare gli aggressori del marito e cercò di educare a questo anche i figli, che comunque morirono poco meno di un anno dopo.
Riuscì, dopo aver sofferto non poco, a entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove si distinse per l’ubbidienza, la carità e l’amore verso Gesù crocifisso. Dalla notte del Venerdì Santo 1442, fino al termine dei suoi giorni, ebbe sulla fronte una piaga, comunemente ritenuta un segno della Passione impresso sul suo corpo. Morì il 22 maggio del 1447 (o 1457).
Sin dai primi tempi dopo la sua morte, la sua fama di santità si sparse in Umbria e ben oltre. Beatificata il 16 luglio 1628 da papa Urbano VIII, venne canonizzata da papa Leone XIII il 24 maggio del 1900. I suoi resti mortali sono venerati a Cascia, nella cripta del santuario a lei dedicato.

Cosa c’entra con me?

giovedì 19 maggio 2016

Giuseppe Lazzati, un maestro per i laici nel mondo


Fonte

Chi è?

Giuseppe Lazzati nacque a Milano, nel quartiere di Porta Ticinese, il 22 giugno 1909, quarto degli otto figli di Carlo e Angela Mezzanotte. Iscritto negli anni dell’adolescenza all’associazione Santo Stanislao, maturò in seguito scelte significative per la sua vita, inclusa quella del celibato, vissuto inizialmente nel sodalizio dei Missionari della Regalità di Cristo. Iscritto alla facoltà di Lettere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si laureò nel 1931 con una tesi in letteratura cristiana antica. Nel 1938 si dimise dai Missionari della Regalità e, dietro consiglio del cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, diede vita ai Milites Christi Regis, poi Istituto Secolare Cristo Re.
Deportato durante la seconda guerra mondiale, si dedicò a risvegliare il sentimento religioso e la dignità umana negli internati. Tornato a Milano, comprese di dover dare il proprio contributo per far sorgere una nuova Italia: entrò quindi in politica, nelle file della Democrazia Cristiana. Ricoprì importanti incarichi accademici, come quello di rettore dell’Università Cattolica negli anni della contestazione, e servizi ecclesiali nell’Azione Cattolica diocesana e come consulente della Santa Sede per i nascenti istituti secolari. Malato di tumore all’intestino, diede vita all’associazione “Città dell’uomo” poco prima di morire nella clinica Capitanio di Milano, alle prime ore del 18 maggio 1986, quell’anno domenica di Pentecoste.
La fase diocesana del suo processo di beatificazione si è svolta a Milano dal 17 dicembre 1994 al 14 dicembre 1996. Il 5 luglio 2013 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che lo dichiarava Venerabile. I suoi resti mortali riposano dal settembre 1988 nella cappella dell’Eremo San Salvatore sopra Erba.

Cosa c’entra con me?

venerdì 13 maggio 2016

Padre Eduardo Laforet Dorda: una vita che è un’offerta


Padre Eduardo durante la Settimana Santa 1984
a Valladolid (fonte: p. 7 dell inserto fotografico

di Alpinista del espíritu)

Chi è?

Eduardo Laforet Dorda nacque a Valldoreix, nei pressi di Sant Cugat del Vallés, vicino Barcellona in Spagna, il 18 giugno 1957. Era il secondo dei sei figli di Eduardo Laforet, avvocato e ispettore di polizia, e Consuelo Dorda. Non molto dopo la sua nascita, si trasferì con la famiglia a Madrid. Bambino tranquillo e studioso, incline alla preghiera e alla penitenza, ma anche a gesti inconsueti di carità, crebbe anche nella fiducia e nel rapporto con Dio.
A sedici anni, al termine di una Messa feriale nella parrocchia di Sant’Isidoro a Madrid, dove andava tutti i giorni, Eduardo venne avvicinato da un ragazzo, che gli propose di partecipare a un incontro della Milizia di Santa Maria, movimento fondato dal padre gesuita Tomás Morales Pérez. Divenne assiduo frequentatore di quel gruppo e, tempo dopo, comprese di essere chiamato al sacerdozio.
D’accordo coi genitori e col fondatore, intraprese gli studi di Veterinaria, passando dopo due anni a frequentare Filosofia nella città di Pamplona. L’8 dicembre 1976 entrò ufficialmente nei Crociati di Santa Maria, i consacrati secolari della Milizia; quattro anni dopo, professò i voti.
Il 13 maggio 1981, mentre pregava insieme ai suoi compagni nella cappella della loro residenza di Pamplona, ebbe l’intuizione di dover offrire la sua vita per papa Giovanni Paolo II, che versava in gravi condizioni dopo l’attentato che aveva subito. Passò quindi a studiare Teologia a Burgos, ma nel luglio 1983 gli venne diagnosticata la leucemia: per lui era la prova che Dio aveva gradito la sua offerta.
L’arcivescovo di Madrid, il cardinal Ángel Suquía Goichoechea, si occupò di ottenergli la dispensa speciale per gli studi e l’ordinò sacerdote il 25 marzo 1984. Dopo aver trascorso i seguenti otto mesi impegnandosi nel ministero e vivendo la sofferenza in espiazione per i peccatori, padre Eduardo morì il 23 novembre 1984; aveva 27 anni. Il suo corpo riposa nel cimitero di Carabanchel, a Madrid.

Cosa c’entra con me?

mercoledì 11 maggio 2016

Don Jean-Luc Cabes: il perdono da un chicco di grano


Fonte

Chi è?

Nato nella regione della Bigorre in Francia il 28 dicembre 1959, terzogenito di una famiglia credente, Jean-Luc Cabes si formò sin dall’infanzia nel Movimento Eucaristico Giovanile (MEG). Dopo gli studi di Economia e Commercio, lavorò come impiegato nel Crédit Agricole di Montauban ma continuò i suoi impegni nel MEG, assumendo responsabilità nella diocesi di Lourdes e Tarbes.
Interrogandosi sulla sua vocazione, comprese nel 1983 di essere chiamato al sacerdozio. Ordinato prete il 16 aprile 1989, esercitò il ministero dal settembre 1990 nella parrocchia di Santa Teresa a Tarbes. S’impegnò in particolare per i giovani, per i quali istituì numerose iniziative come l’inter-cappellania «14» e il centro giovanile «Narthex».
La sera di venerdì 10 maggio 1991, nel tentativo di dissuadere due adolescenti che cercavano di rubare un’automobile, venne colpito da quattro coltellate e morì. A 31 anni, era il più giovane prete della sua diocesi.

Cosa c’entra con me?

lunedì 9 maggio 2016

200 volte Testimoniando

Sono passati quattro anni, un mese e sette giorni da quando ho deciso di aprire Testimoniando, allo scopo di dare sfogo alla passione che sento da sempre per i testimoni della fede, vivi e defunti, canonizzati e non, e per chiarire i legami che sento di avere con loro.
Alle intenzioni di partenza si sono aggiunte altre rubriche, per variare i tipi di post: le interviste, le recensioni librarie e quelle cinematografiche, i racconti degli eventi e dei pellegrinaggi, gli articoli più legati all’attualità e le classifiche di argomenti più leggeri ma non troppo.
Con questo post, finalmente, tocco quota 200. Credo quindi sia l’occasione giusta per trarre qualche bilancio e rispondere alle domande più frequenti che mi vengono rivolte.

martedì 3 maggio 2016

Squarci di testimonianze #15: The Edge nella Cappella Sistina


Traduzione: «Non ti piacciono le chitarre in chiesa?
Fratello, Is 38,18 [in realtà 38, 20]: “Signore, vieni a salvarmi
e noi canteremo sulle nostre cetre”
[la traduzione del versetto è quella ufficiale CEI 2008]».
Un po’ esagerato, ma direi che sia adatto ad illustrare la notizia.
Fonte: pagina Facebook Church Meme Committee


Scrivevo tempo fa, nel post dove raccontavo cosa sento di entrarci con san Giovanni Paolo II, che proprio nei giorni della sua scomparsa vivevo un notevole dissidio interiore: credevo, infatti, che essere una fan (nel senso etimologico difanatica) degli U2, il famoso gruppo rock irlandese, non collimasse con il mio cammino di ragazza credente.
Certo, sapevo che molti loro testi rimandano alle Scritture, specie nei primi anni di attività, come pure non ignoravo che i membri del gruppo, molto attivi su vari fronti d’impegno sociale, hanno un rapporto molto complesso con la fede, a causa della situazione del loro Paese d’origine. Tuttavia, sentivo di essermi interessata alla loro storia passata e alle ultime novità che li riguardavano con un’intensità eccessiva. Ci vollero la morte del Papa e le parole del mio arcivescovo in una lettera ai cresimandi per farmi capire che avevo del tutto sbagliato prospettiva: avrei dovuto, invece, incanalare quella passione nella lettura del Vangelo, nell’approfondire la storia della Chiesa, nel sentirmi parte viva e attiva di essa e, soprattutto, nel prendere a modello i personaggi elevati agli altari, non i divi del rock.
Col tempo mi sono riconciliata con questo aspetto problematico, considerando la musica di Bono Vox e soci come un piacevole sottofondo che accompagnava le mie giornate, dando a volte una spinta decisiva. Anziché gli aneddoti sul loro passato ho preferito accumulare quelli sui santi, agli articoli delle riviste musicali ho sostituito quelli sull’attualità ecclesiale, ma questo non significa che non abbiano più un posto speciale nel mio cuore. Così ho accolto, sebbene con un’iniziale perplessità, la notizia che ho visto su un forum di discussione, in un filone intitolato «Rock alla Sistina».

La biblioteca di Testimoniando #14: “30 + 1 amici di Maria”


Il mese di maggio, che nella tradizione cattolica è dedicato particolarmente alla devozione verso la Vergine Maria, specie tramite la preghiera del Rosario, è da poco iniziato. Tra i numerosi sussidi che in questo periodo affollano gli scaffali delle librerie, ho deciso di segnalarne uno che risale a qualche anno fa, ma è ugualmente degno di comparire nella rubrica di recensioni di libri per il suo particolarissimo contenuto.

In sintesi

30 + 1 amici di Maria è un percorso per vivere il mese di maggio in compagnia di alcuni Santi e Beati (a dire il vero, uno di questi ultimi, don Luigi Orione, è stato canonizzato poco dopo l’uscita del libro) e, prima di tutti, della Madonna stessa, cui si riferisce il “+1” del titolo. L’ordine in cui compaiono non è cronologico, ma sono quasi tutti vissuti tra Otto e Novecento.