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venerdì 13 maggio 2016

Padre Eduardo Laforet Dorda: una vita che è un’offerta


Padre Eduardo durante la Settimana Santa 1984
a Valladolid (fonte: p. 7 dell inserto fotografico

di Alpinista del espíritu)

Chi è?

Eduardo Laforet Dorda nacque a Valldoreix, nei pressi di Sant Cugat del Vallés, vicino Barcellona in Spagna, il 18 giugno 1957. Era il secondo dei sei figli di Eduardo Laforet, avvocato e ispettore di polizia, e Consuelo Dorda. Non molto dopo la sua nascita, si trasferì con la famiglia a Madrid. Bambino tranquillo e studioso, incline alla preghiera e alla penitenza, ma anche a gesti inconsueti di carità, crebbe anche nella fiducia e nel rapporto con Dio.
A sedici anni, al termine di una Messa feriale nella parrocchia di Sant’Isidoro a Madrid, dove andava tutti i giorni, Eduardo venne avvicinato da un ragazzo, che gli propose di partecipare a un incontro della Milizia di Santa Maria, movimento fondato dal padre gesuita Tomás Morales Pérez. Divenne assiduo frequentatore di quel gruppo e, tempo dopo, comprese di essere chiamato al sacerdozio.
D’accordo coi genitori e col fondatore, intraprese gli studi di Veterinaria, passando dopo due anni a frequentare Filosofia nella città di Pamplona. L’8 dicembre 1976 entrò ufficialmente nei Crociati di Santa Maria, i consacrati secolari della Milizia; quattro anni dopo, professò i voti.
Il 13 maggio 1981, mentre pregava insieme ai suoi compagni nella cappella della loro residenza di Pamplona, ebbe l’intuizione di dover offrire la sua vita per papa Giovanni Paolo II, che versava in gravi condizioni dopo l’attentato che aveva subito. Passò quindi a studiare Teologia a Burgos, ma nel luglio 1983 gli venne diagnosticata la leucemia: per lui era la prova che Dio aveva gradito la sua offerta.
L’arcivescovo di Madrid, il cardinal Ángel Suquía Goichoechea, si occupò di ottenergli la dispensa speciale per gli studi e l’ordinò sacerdote il 25 marzo 1984. Dopo aver trascorso i seguenti otto mesi impegnandosi nel ministero e vivendo la sofferenza in espiazione per i peccatori, padre Eduardo morì il 23 novembre 1984; aveva 27 anni. Il suo corpo riposa nel cimitero di Carabanchel, a Madrid.

Cosa c’entra con me?
Questo è uno dei casi in cui so abbastanza con certezza quando è avvenuto il mio primo incontro col personaggio che tratto. Doveva essere sul finale di ottobre 2010 quando, mentre leggevo un articolo in spagnolo, avevo visto menzionata una collana di una casa editrice intitolata “Testigos”, ossia “Testimoni”. Sicura che avrei potuto trovare qualche storia interessante, ho proceduto a trovare il sito corrispondente.
Uno dei primi libri che comparvero sulla pagina aveva come titolo “La ofrenda de una vida” (“L’offerta di una vita”): in copertina, un giovane sacerdote con una pianeta rossa e, in trasparenza, il volto di Giovanni Paolo II. Passata a leggere la sinossi, ho avuto la mia abituale reazione: da una parte ero esasperata dall’aver trovato un altro prete morto in età giovanile, dall’altra sentivo di dover andare a fondo, per capire come mai avesse scelto di offrirsi per il Papa.
Mi sono quindi mossa su un doppio binario: da una parte ho cercato se i Crociati di Santa Maria avessero una casa in Italia, dall’altra ho ordinato non quel libro, ma uno più recente, presso una delle mie librerie di fiducia. Intanto, proseguendo le ricerche sul web, ho appurato che era da poco trascorso il venticinquesimo anniversario della morte di padre Eduardo e che il suo ricordo era ancora molto vivo. Ho rintracciato l’indirizzo di una comunità a Roma e, sperando che qualcuno comprendesse l’italiano, ho scritto una lunga lettera.
Il venerdì precedente al 22 novembre 2010 mi è arrivata una telefonata dalla libreria: il testo era arrivato. Così, sotto una fitta nevicata – meno male che ero già nei paraggi – sono andata a ritirarlo. Poco prima di Natale, ho avuto anche la risposta da Roma: uno dei sacerdoti Crociati, padre Melchor, mi aveva scritto dichiarandosi commosso dal mio interesse e confidandomi che anche lui teneva molto a padre Eduardo, anzi, che gli doveva la propria vocazione al sacerdozio.
Ho letto il libro durante le vacanze di Natale, interrompendomi spesso per il magone che mi prendeva, sebbene ci siano stati non pochi punti che mi strappavano qualche sorriso. Anch’io, come il suo protagonista, ho un rapporto speciale coi Santi, ma non mi è mai passato per la mente di scrivere loro delle lettere: lui, invece, ha lasciato alcune missive rivolte a san Francesco d’Assisi (gli scrisse due volte), alla Madonna, a san Tommaso d’Aquino, a santa Teresa di Gesù Bambino, a una monaca carmelitana che aveva conosciuto e a san Paolo apostolo. Quasi tutte hanno una risposta, immaginata da lui, nella quale confluiscono gli insegnamenti che quei personaggi potevano dargli nelle situazioni in cui veniva a trovarsi.
Gli assomiglio anche perché credo di essere pure io malata di “perfezionite”, quel singolare disturbo che gli venne simpaticamente diagnosticato dai suoi amici e che prende chi decide di fare sul serio col Signore, ma a volte esagera per eccesso di zelo, come dice il mio direttore spirituale. Purtroppo, pochi mesi dopo, venne a mancare proprio il papà di colui che mi fa tuttora da guida.
Il 15 gennaio 2001, tornata a casa dai funerali, avevo trovato la buca condominiale delle lettere aperta, anzi, era proprio rotta. Prima di richiuderla, ho approfittato per vedere se ci fosse qualcosa per me: c’era un grosso pacco, che veniva da Roma, anzi, dalla Città del Vaticano. L’ho aperto e, con mia sorpresa, ho visto che conteneva un’altra copia del libro che avevo ordinato. Così imparo ad andare di fretta!
Non molto tempo dopo, il 22 dello stesso mese, mi arrivò un’altra lettera da padre Melchor: aveva riferito ai confratelli della Casa generalizia di Madrid il mio interesse per il giovane prete e per il loro fondatore. Di lì a poco, infatti, mi arrivarono un altro libro, qualche santino di padre Tomás Morales e un CD commemorativo del 25° anniversario di padre Eduardo. La mia lettera, tradotta in spagnolo, è poi comparsa sul sito ufficiale dei Crociati di Santa Maria, eprò mi hanno sbagliato il cognome.
Mettendo insieme la documentazione di cui disponevo, mi sono messa al lavoro per realizzare un profilo biografico per santiebeati, ovviamente per la sezione Testimoni, visto che non era aperta nessuna causa. Tuttavia, il responsabile del sito mi ordinò di occuparmi di Santi e Beati ufficialmente riconosciuti, così, a malincuore, ho rinunciato. Quando però sono entrata in diretto contatto col webmaster, quella scheda è stata tra le prime che gli ho inviato, tanto più che da Roma avevo avuto l’approvazione sui contenuti.
Non ho mai dimenticato padre Eduardo né quanto da lui avevo imparato, anche se non mi è riuscito di viverlo sempre al massimo. Quando sono stata a Madrid per la GMG 2011, avrei tanto voluto andare a trovarlo nel luogo del suo eterno riposo, o anche presentarmi ai suoi confratelli, ma gli impegni col mio gruppo non me lo hanno concesso.
Sul finire dello scorso anno, scorrendo le pagine del sito Hagiography Circle (fondamentale per le mie ricerche), sono rimasta piacevolmente a bocca aperta nel vedere il suo nome tra le cause di beatificazione senza nulla osta, ossia nelle fasi preliminari. Ho ricontattato padre Melchor per saperne di più e lui mi ha confermato che, in effetti, qualcosa si sta muovendo. Appena pochi mesi dopo, è toccato a me di venir contattata dalla postulatrice della sua causa, che mi faceva i complimenti per il mio articolo. Mi sa che, appena partirà davvero la fase diocesana, dovrò aggiornarlo.

Ha testimoniato la misericordia perché…

L’intera esistenza di padre Eduardo si configura sotto il segno dell’offerta, ma non in maniera deprimente o per il puro piacere del dolore. Col tempo aveva imparato a vedere in chiunque gli accadesse d’incontrare un vero fratello, fossero i familiari, i compagni d’università o i confratelli dell’istituto secolare. L’ardore con cui difendeva le proprie opinioni si è attenuato, pur non spegnendosi mai, neanche quando la sofferenza lo segnava particolarmente.
L’opera di misericordia che mi viene più naturale da attribuirgli, però, l’ha compiuta nella prima adolescenza. A dodici anni, tornò a casa a testa bassa, chiedendo alla madre di non rimproverarlo: ha regalato il suo maglione nuovo, che lei stessa aveva realizzato, a un mendicante. Alla sua domanda su cos’avrebbe indossato ribatté con naturalezza che avrebbe rimesso quello vecchio. Penso sia proprio un’applicazione concreta di quel che s’intende con “vestire gli ignudi”.

Il suo Vangelo

Il messaggio universale che mi pare di trarre dalla sua storia è indissolubilmente legato alla circostanza della sua generosa offerta: l’attentato a san Giovanni Paolo II, avvenuto proprio trentacinque anni fa, il giorno anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima. Il nucleo delle comunicazioni che lei fece ai Beati Giacinta e Francesco e alla loro cugina Lucia consiste, mi par di capire, nella riparazione delle offese a lei rivolte, per la conversione dei peccatori e il ritorno del mondo intero a Dio.
Per questo motivo padre Eduardo, il 20 aprile 1984, parlando per la prima volta ai membri della Milizia di Santa Maria e ai consacrati laici Crociati, lasciò loro, nell’omelia del Venerdì Santo, alcune espressioni che lui stesso ammette costituissero il suo testamento spirituale:
In definitiva, cari fratelli, ci viene chiesto di vivere la Redenzione essendo vittime piccolissime in mezzo al mondo. Ci viene chiesto di accettare tutto sorridendo, di lasciarsi amare da Dio per la salvezza degli uomini.
Io, da parte mia, non desidero altro se non rimanere nel momento presente unito alla Croce del Signore, con sua Madre, piangendo i peccati del mondo.
Parole come “vittima”, “offerta” e simili possono suonare desuete oggi, ma l’intento è ugualmente nobile e grande. In fondo, non ci vuole molto per metterle in pratica, anche senza passare necessariamente per una sofferenza fisica.

Per saperne di più

Javier Laforet, Lourdes Redondo, José Antonio Benito, Martín Jaraíz, Por sus frutos, Ediciones Encuentro, Madrid 1998, pp. 132, € 9,00.
La storia di padre Eduardo è raccontata da suo fratello Javier alle pp. 13-61 di questo libro, che riporta altre due biografie di membri della Crociata-Milizia di Santa Maria.

Cruzados de Santa María, Alpinista del espíritu, Ediciones Encuentro, Madrid 2009, pp. 158, € 15,00.
Uscito in occasione del venticinquesimo anniversario della morte, raccoglie testimonianze da parte di chi l’ha conosciuto e un’antologia dei suoi scritti.

Su Internet

Sito ufficiale dei Crociati di Santa Maria (in spagnolo)
Scheda dell’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni

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