Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 3 settembre 2016

Madre Teresa di Calcutta: per Dio e per tutti i poveri

Chi è?

[NOTA PREVIA: uso il modo di scrivere i nomi che mi sembra più corrispondente all’originale albanese]
Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, nell’attuale Repubblica di Macedonia, ultima dei cinque figli di Nikollë (Kolë) Bojaxhiu e Dranafile (Drane) Bernai, di origini albanesi. Nell’adolescenza si sentì chiamata alla vita religiosa e, diciottenne, entrò nell’Istituto della Beata Vergine Maria (popolarmente, Suore di Loreto) per partire, nel 1928, missionaria in India. Il 25 maggio 1931 pronunciò i voti temporanei e prese il nome di suor Maria Teresa di Gesù Bambino, in onore della giovane santa carmelitana di Lisieux; le venne assegnato l’incarico d’insegnante. Il 24 maggio 1937 emise i voti perpetui, potendo quindi essere chiamata “madre” secondo l’uso della congregazione.
Il 10 settembre 1946, mentre era in treno, diretta a Darjeeling per un corso di Esercizi spirituali, avvertì una nuova chiamata dal Signore: doveva servirlo nei più poveri tra i poveri. Due anni dopo, il 21 dicembre 1948, ottenne il permesso di dare avvio alla sua missione, seguita poi da alcune giovani, il nucleo fondativo delle suore Missionarie della Carità. A esse furono aggiunti i Fratelli Missionari della Carità (di vita attiva e di vita contemplativa), il ramo contemplativo delle Missionarie della Carità, i Padri Missionari della Carità, l’Associazione dei Collaboratori (anche sofferenti) e il Movimento Corpus Christi per i sacerdoti.
Madre Teresa ottenne numerose onorificenze, tra le quali, nel 1979, il Premio Nobel per la pace. Tuttavia, anche nei periodi di oscurità, cercò di far risaltare non la sua persona, ma i poveri che serviva a maggior gloria di Dio. Col fisico debilitato per numerose malattie, non ultimi problemi cardiaci, morì a Calcutta il 5 settembre 1997, a 87 anni.
In deroga alle norme vigenti, col decreto del 12 dicembre 1998, il suo processo di beatificazione, ottenuto il Nulla osta della Santa Sede il 21 aprile 1999, è iniziato nella diocesi di Calcutta il 26 luglio 1999 e si è concluso il 15 agosto 2001. L’autorizzazione del decreto che la dichiarava Venerabile porta la data del 20 dicembre 2002. Beatificata da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003, sarà canonizzata domani, 4 settembre 2016, da papa Francesco. I suoi resti mortali sono venerati al piano terra della Casa madre delle Missionarie della Carità in A.J.C. Bose Road 54/A, a Calcutta.

Cosa c’entra con me?


Molti anni fa, ero ancora bambina, mi ero messa a sfogliare un libro che mia sorella usava per le lezioni d’Inglese a scuola. In una delle unità tematiche c’era un capitolo intitolato «Someone I admire» («Qualcuno che ammiro»), dove comparivano le immagini di alcuni personaggi famosi per il loro impegno sociale. Penso sia stato quello il mio primo contatto con madre Teresa di Calcutta.
Tempo dopo, nel 1997, seppi che era malata e, quando morì, mi dispiacque ma non troppo: ero certa che fosse già in Paradiso. Adesso, quando muore un credente, specie se famoso, non mi viene più da pensare immediatamente così; tuttavia, nel caso in esame, so di non essermi sbagliata. L’occasione per iniziare a conoscerla meglio fu sette anni dopo, durante l’Oratorio Estivo che aveva come titolo «Amici per la pelle»: era uno dei quattro testimoni missionari abbinati ad altrettanti continenti, tolta l’Europa.
L’occasione che mi permise di scoprirla definitivamente fu una rappresentazione del musical a lei dedicato con il cast originale. Non sbaglio nel definirla una folgorazione, anche per un altro motivo: avevo finalmente assistito a uno spettacolo musicale religioso interpretato da attori seri. Da allora decisi d’impegnarmi ancora più a fondo nel teatro parrocchiale: ero sicurissima che, un giorno, la mia compagnia avrebbe messo in scena quel testo.
Avrei fatto di tutto per ottenere il ruolo da protagonista, anche se la scelta spettava al regista: se fosse capitato, sarei andata nella casa che le Missionarie della Carità hanno nella mia città per chiedere di condividere la loro vita per una settimana, in modo da entrare meglio nella parte. Ero perfino disposta a mettermi a stecchetto: non penso si sia mai vista, neanche nel teatro d’oratorio più scalcagnato, una madre Teresa in carne.
I miei sogni di gloria – espressione abusata, lo so, ma in questo caso verissima – s’infransero quando il responsabile di tutta l’attività teatrale si oppose alla rappresentazione di quel testo, neanche in versione ridotta, da parte di noi ragazzi: effettivamente, confrontando le nostre risorse con quelle della compagnia che avevo visto, aveva proprio ragione.
Ho continuato a sperare fino a quando non ho cambiato parrocchia e, di conseguenza, smesso di calcare le scene; tra l’altro, mi pareva che per un pezzo non sarebbero stati allestiti spettacoli musicali su santi e simili (ma poco dopo la mia partenza ho visto in cartellone Lolek – Il giovane Wojtyła!). Ho quindi compreso che, dal momento che non avrei mai rivestito il sari bianco e azzurro sul palcoscenico e che non mi sentivo orientata a farlo nemmeno nella vita reale, avrei comunque cercato di fare mie le virtù della Madre.
A lei andava sempre il mio pensiero ogni volta che, in qualche celebrazione diocesana, scorgevo l’inconfondibile abito delle Missionarie della Carità e le chiedevo di proteggerle nel loro cammino. Sono andata personalmente a trovarle quando ho appreso della morte di suor Nirmala Joshi, la seconda superiora generale dopo la fondatrice. Volevo scrivere un articolo biografico su di lei e mi ricordavo che, anni fa, era uscito un piccolo libro biografico, non più disponibile sul mercato: magari le suore potevano averlo.
Al primo dei due indirizzi che avevo trovato non mi rispondeva nessuno, così ho provato al secondo: anche lì, nessuna risposta. Ho quindi pensato di mettere in campo un aiuto soprannaturale, proprio come la Madre stessa faceva: ho cercato il testo del Memorare per pregarlo nove volte di fila (la famosa “novena volante”). Più o meno all’ottava ripetizione, il cancello si è aperto e una gentile suora mi ha fatta entrare.
Purtroppo non sapeva del libro, ma mi ha invitata a chiederlo alla casa di San Gregorio al Celio, a Roma. Intanto mi sono guardata attorno: davvero la casa era estremamente sobria, anche nella cappella, dove campeggiava una lavagnetta con l’invito a pregare per suor Nirmala. Se ben ricordo, c’era anche un manifesto coi volti delle sorelle morte in varie parti del mondo: non avrei mai immaginato che, il 5 marzo di quest’anno, se ne sarebbero aggiunte altre.
Ammetto con sincerità che, fino a qualche tempo fa, non ero particolarmente devota a madre Teresa. Non era uno di quei personaggi di cui conoscevo a menadito i fatti della vita, i prodigi, gli aneddoti, ma ciò non vuol dire che non fossi stata felice di sentire che era stato approvato un secondo miracolo tramite la sua intercessione. A dirla tutta, mi ero sentita delusa perché, nonostante i mezzi di comunicazione affermassero che mancava solo la firma del Papa, non ce n’era traccia nella lista dei decreti delle Cause dei Santi usciti il 15 dicembre 2015. Neanche due giorni dopo, eccomi smentita nella mia diffidenza.
È stato allora che ho rispolverato uno dei libri che, tempo fa, avevo acquistato per prepararmi a entrare nel suo ruolo. Penso si tratti della prima biografia autorizzata, scritta da Kathryn Spink e non più in catalogo. La lettura mi è risultata a tratti pesante, però mi ha permesso di entrare meglio nella sua storia, a partire dall’inizio della sua vocazione. Certo, sapevo che prima di fondare è stata religiosa tra le Suore di Loreto, ma non avrei mai immaginato che fosse stata anche lei la classica giovane di parrocchia, impegnata nel coro proprio come me. Nel suo caso, a scuoterla da quell’ambiente protetto e portarla a decidere per la missione erano state le lettere dei missionari gesuiti in India.
Il 27 febbraio scorso (poco prima dell’uccisione delle suore nello Yemen), nell’ambito di alcuni incontri quaresimali, ho assistito a una conferenza cui erano presenti don Lush Gjergji, autore di varie opere biografiche più o meno estese e conoscitore della realtà albanese da cui lei proveniva, e padre Sebastian Vazhakala, considerato il cofondatore dei Missionari della Carità Contemplativi.
Dato che ormai la canonizzazione era certa, mi sono permessa di porre una domanda parecchio cattiva ai relatori: volevo sapere se si erano mai sentiti rimproverare di anticipare il giudizio ufficiale della Chiesa nei riguardi della Madre. La risposta che ho udito mi ha ammutolita: quando ci si trova davanti a una persona così limpida e trasparente, non ci sono più dubbi né sulla sua condotta né sul suo modo di vivere e trasmettere la fede. Ancora una volta, quindi, mi sono sentita spronata al dovere di essere santa: non tanto perché il mio eventuale processo possa procedere speditamente, quanto perché il Signore traspaia attraverso le mie parole e i miei gesti, esattamente com’è successo a lei.

Ha testimoniato la misericordia perché…

Mai come in questo caso sembra quasi impossibile abbinare il personaggio a una sola delle opere di misericordia tradizionali: madre Teresa le ha vissute proprio tutte. Comunque, in un lavoro che mi era stato chiesto dalla mia vecchia catechista una decina d’anni fa per presentare ai bambini della sua classe le opere corporali, l’avevo associata a quella che suggerisce di dare da mangiare agli affamati; per le altre, invece, mi sono impegnata a trovare storie un po’ meno scontate.
Adesso che mi sono documentata di più, tuttavia, penso che la sua opera principale sia stata dare da bere agli assetati. In primo luogo, perché l’«Ho sete» di Gesù in croce è stato il motore che l’ha spinta a lasciare un posto dove comunque era felice per un amore ancora più grande. In seconda battuta, perché non l’ha compiuto concretamente e basta, ma è andata oltre, scoprendo che ci sono vari tipi di sete, sia tra i poveri che cercano la Parola, sia tra i ricchi occidentali dal cuore inaridito.

Il suo Vangelo

Anche qui, scegliere una frase delle tante che possa compendiare il modo d’incarnare il Vangelo della Madre mi è risultato difficile, non solo perché ce ne sono tante: l’assenza di un’edizione critica dei suoi scritti e la differenza nelle versioni riportate nelle varie biografie, infatti, me l’ha reso ancora più complicato.
Eppure proprio oggi, partecipando al rito di consacrazione di una signorina nell’Ordo Virginum e ascoltando il mio arcivescovo parlare della circolarità tra i vari stati di vita, mi è sovvenuta una delle espressioni che la nuova Santa ripeteva molto spesso. La riporto com’è citata nella traduzione del suo messaggio alla quarta Conferenza dell’Onu sulla donna presente a p. 80 del libro Ho conosciuto una santa del cardinal Angelo Comastri:
Quello che faccio io, non lo puoi fare tu ed io non posso fare quello che fai tu. Ma insieme possiamo fare qualcosa di bello per Dio.
Anche il mio direttore spirituale mi ripete spesso che non tutti siamo chiamati a fare tutto. Madre Teresa ha cercato di fare quello che poteva e doveva e ci è pienamente riuscita: ora la Chiesa lo ufficializza e non ci possono più essere dubbi.

Per saperne di più

Lush Gjergji, Madre Teresa – La santa dell'amore, Velar-Elledici 2010, pp. 80, € 8,00.
Una biografia esigua nelle pagine, ottima per l’inquadramento storico-culturale, uscita nel centenario della nascita e adatta per una prima conoscenza al di là dell’indiscutibile fama.

Angelo Comastri, Madre Teresa – Una goccia d'acqua pulita!, Paoline 2003, pp. 114, €10,00.
L’attuale Vicario di Sua Santità per la Città del Vaticano conobbe madre Teresa nel 1968, quand’era ancora viceparroco: la sua amicizia con lei è durata fino ai suoi ultimi giorni terreni. Questo primo libro, insieme al già citato sopra Ho conosciuto una santa, costituisce il suo tributo a quanto sente di aver imparato da lei.

Saverio Gaeta, Madre Teresa  Il segreto della santità, San Paolo 2016, pp. 216, € 12,90.
La biografia più recente, aggiornata e documentata, che non tralascia aspetti poco affrontati da altre opere analoghe.

Brian Kolodiejchuk (a cura di), Madre Teresa  Il miracolo delle piccole cose, Rizzoli 2016, pp. 336, € 19,90.
Il postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione analizza come la nuova Santa abbia incarnato integralmente le tradizionali opere di misericordia.

Madre Teresa di Calcutta, Amiamo chi non è amato, Emi 2016, pp. 96, € 9,50.
I testi, finora inediti, dei due incontri che madre Teresa tenne a Milano nel 1973, al Pime e in piazza del Duomo.

Su Internet

Sito ufficiale, curato dal Mother Teresa Center

Nessun commento:

Posta un commento