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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

venerdì 21 ottobre 2016

Curare l’umanità ferita – La missione di Annalena Tonelli (Cammini di santità #5)

Fonte
Non potevo trovare occasione migliore della Giornata Missionaria Mondiale, che cade domenica prossima, per riproporre su queste pagine l’articolo che mi è stato commissionato per il numero di ottobre della rivista Sacro Cuore dei Salesiani di Bologna.
Conoscevo di fama Annalena Tonelli e la sua morte – che in molti chiamano martirio – avvenuta mentre curava gli ammalati in Somalia, ma non avevo mai approfondito la storia che precedeva la sua vocazione missionaria. È stata proprio un’occasione positiva, ma rimando ad altri momenti, se ci saranno, il racconto del legame che sento di avere con lei.
Ecco quindi l’articolo; stavolta, titolo e sottotitoli sono proprio quelli scelti da me.

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domenica 16 ottobre 2016

Padre Lodovico Pavoni: la speranza nei giovani

Dipinto scelto per l’arazzo
della beatificazione e della canonizzazione
(di Alberto Bogani)
Chi è?

Lodovico Pavoni nacque a Brescia l’11 settembre 1784, primo dei cinque figli di Lelia Poncarali e Alessandro Pavoni, di nobili famiglie. Educato secondo l’uso del tempo, divenne particolarmente sensibile verso i più poveri, specie tra i ragazzi.
Ordinato sacerdote il 21 febbraio 1807, divenne segretario di monsignor Gabrio Maria Nava, vescovo di Brescia, nel 1812. Sempre attento ai ragazzi abbandonati, anche quando fu nominato canonico della cattedrale di Brescia, per loro fondò un oratorio e, in seguito, il Pio Istituto S. Barnaba, dove i giovani potevano scegliere fra dieci profili professionali. Un posto di spicco aveva la tipografia, in quella che viene considerata la prima scuola grafica d’Italia.
In quell’ambiente che doveva essere non solo luogo di educazione, ma una vera e propria famiglia, don Lodovico accolse, nel 1836, anche gli orfani del colera e, nel 1841, i sordomuti.
Per dare continuità alla sua iniziativa, ritenne opportuna la formazione di una congregazione religiosa maschile, che comprendesse sacerdoti e fratelli laici. Il decreto di approvazione papale venne rilasciato nel 1843 e, dopo tre anni, giunse l’approvazione imperiale. L’8 dicembre 1847, quindi, don Lodovico depose le insegne da canonico ed emise, con i primi collaboratori, la professione religiosa nella nuova congregazione dei Figli di Maria, poi Figli di Maria Immacolata Pavoniani.
Il 23 marzo 1849 Brescia seguì le altre città d’Italia, insorgendo contro gli austriaci. Padre Lodovico fece in modo di mettere in salvo i suoi giovani nell’ex convento francescano di Saiano, che aveva destinato al noviziato. Tuttavia la sua salute uscì gravemente compromessa dal viaggio, compiuto a piedi e sotto la pioggia: morì di broncopolmonite all’alba del 1° aprile 1849.
Dopo un percorso travagliato, durato oltre un secolo, è stato beatificato da san Giovanni Paolo II il 14 aprile 2002 a Roma, in piazza San Pietro. È stato canonizzato oggi, 16 ottobre 2016, da papa Francesco.
La sua memoria liturgica cade il 28 maggio (ma nella diocesi di Milano è ricordato il 27 maggio), data della definitiva traslazione dei suoi resti mortali presso il Tempio votivo dell’Immacolata a Brescia. Dal 27 ottobre 2002 sono venerati nella navata sinistra della medesima chiesa.

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mercoledì 5 ottobre 2016

Bartolo Longo, salvato dal Rosario

Bartolo Longo ritratto come “papà degli orfani” da F. Antonini (1950)
Chi è?

Bartolo Longo nacque a Latiano, in provincia di Brindisi, il 10 febbraio 1841. Venne avviato alla carriera di avvocato e, per conseguire la laurea, si trasferì a Napoli. Coinvolto nel clima anticlericale del tempo, si avvicinò anche a circoli che praticavano lo spiritismo, ma non riuscì a placare l’angoscia che aveva in cuore. Aiutato da alcuni amici, si allontanò dalle pratiche esoteriche e, dopo essersi confessato, tornò a ricevere la Comunione il 23 giugno 1865. Entrò poi nel Terz’Ordine domenicano, col nome di fra Rosario.
Ricevette in seguito una proposta di lavoro da parte della contessa Marianna Farnararo, vedova De Fusco: doveva occuparsi dell’amministrazione dei suoi possedimenti a Valle di Pompei, la località dove erano da poco stati scoperti i resti dell’antica città romana.
Nell’ottobre 1872, ancora preda della sua angoscia interiore, comprese di doversi impegnare a propagare la preghiera del Rosario. Cominciò quindi a radunare i contadini e a istruire i loro figli, finché non si rese conto che avevano bisogno di una chiesa più grande. Sorse quindi un nuovo edificio sacro, intitolato alla Beata Vergine del Rosario, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876; in pochi anni divenne un vero e proprio santuario.
Per i figli e le figlie dei carcerati, gli orfani e le orfane, fondò altrettanti istituti, la cui pedagogia era improntata all’incontro personale con Gesù e alla preghiera, specie tramite il Rosario. Celibe per scelta, accettò di sposare il 1° aprile 1885 la contessa Marianna, per mettere a tacere le malelingue che, insieme alle offerte dei devoti, affluivano verso le sue opere. Due anni dopo fondò le suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei, per le opere educative e la cura del Santuario. Nel 1906 fece in modo che tutti i suoi beni passassero sotto il diretto controllo della Santa Sede.
Malato da molto tempo, morì a Pompei il 5 ottobre 1926. È stato beatificato da san Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980. I suoi resti mortali sono venerati nella cappella a lui dedicata, nel complesso del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei.

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martedì 4 ottobre 2016

Sulla scia di... san Francesco d'Assisi (e non solo)

Si vede l'arcobaleno?
A maggio ho saputo che il mio Decanato di appartenenza aveva organizzato per settembre un pellegrinaggio che avrebbe avuto, tra le altre mete, Assisi. Anche se era previsto poco dopo il mio ritorno dalla GMG di Cracovia, ho deciso di prendervi parte, così da poter affermare con sicurezza che finalmente ho potuto visitare anch’io la città dei santi Francesco e Chiara.
Ecco quindi l’articolo che mi è stato chiesto di scrivere per il bollettino della parrocchia di Santa Maria di Caravaggio a Milano, corredato da qualche foto scattata da me.

domenica 2 ottobre 2016

Maria Orsola Bussone, contestatrice nell’amore

Chi è?

Maria Orsola Bussone, detta Mariolina, nacque il 2 ottobre 1954 a Vallo Torinese, in provincia e diocesi di Torino, primogenita di Umberto e Luigina. Dotata di un carattere spontaneo e allegro, partecipava attivamente alla vita della sua parrocchia.
Il 2 giugno 1967 prese parte, con la famiglia e altri comparrocchiani, al primo raduno del Movimento parrocchiale, diramazione del Movimento dei Focolari: da allora visse in maniera diversa i suoi impegni di studentessa, di figlia, di ragazza credente.
Morì il 10 luglio 1970, durante un campo estivo a Ca’ Savio (Venezia), fulminata da una scarica elettrica partita dall’asciugacapelli che aveva preso in prestito. Qualche tempo prima aveva confidato al suo parroco: «Io sarei disposta a dare la vita perché i giovani capiscano quanto è bello amare Dio».
La fase diocesana del suo processo di beatificazione si è svolta nella diocesi di Torino dal 26 maggio 1996 al 17 dicembre 2000. Il 18 marzo 2015 è stata autorizzata la promulgazione del decreto con cui Mariolina veniva dichiarata Venerabile. I suoi resti mortali riposano dal 2 ottobre 2004, cinquantesimo anniversario della sua nascita, nella chiesa parrocchiale di San Secondo martire, a Vallo Torinese.

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