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sabato 12 novembre 2016

Fratel Ettore Boschini: preghiera e carità per quelli che nessuno vuole


Fratel Ettore e un suo amico in uno scatto del 1985 (fonte)

Chi è?

Ettore Boschini nacque il 25 marzo 1928 a Belvedere di Roverbella, in provincia di Mantova. Figlio di contadini ridotti in miseria dalla carestia, già a dieci anni faceva il garzone nelle cascine e lavorava a giornata.
Coinvolto nei vizi dei suoi compagni di lavoro, ricevette il dono della conversione recandosi in pellegrinaggio al santuario della Madonna della Corona, a fine guerra. Entrò nell’Ordine dei Ministri degli Infermi o Camilliani il 6 gennaio 1952 e compì la professione religiosa come fratello laico il 2 ottobre 1953.
Per 25 anni operò in ospedale, ma a causa di un crollo psico-fisico mentre si trovava a Dimaro, venne inviato a Milano, alla clinica San Camillo. Nei ritagli di tempo andava a visitare i senzatetto che vivevano nei pressi della Stazione Centrale: li scelse come sua propria famiglia a partire dalla notte di Natale del 1977, quando donò le sue calze e le scarpe a un uomo dai piedi congelati.
Tenace e fiducioso nella Provvidenza, divenne famoso per le sue manifestazioni di preghiera, con l’inseparabile statua della Madonna di Fatima in braccio o sul tetto della sua automobile. Intanto si moltiplicavano mense, dispensari e opere di prima accoglienza.
Malato di leucemia, morì il 20 agosto 2004 a Milano. È sepolto nella chiesa di Casa Betania delle Beatitudini a Seveso, casa madre della sua Opera. La diocesi di Milano, nel 2013, ha iniziato i primi passi per il suo processo di beatificazione.

Cosa c’entra con me?

Avevo da poco iniziato l’università quando, passando un po’ distrattamente per piazza del Duomo a Milano, sono stata coinvolta in una strana manifestazione. Ricordo che mi fu messo al collo un cartello con uno dei dieci comandamenti e che mi venne chiesto di restare ferma il tempo di una decina di Rosario; allo stesso tempo, mi venne regalata una coroncina di plastica, di quelle da pochi centesimi, che ho accettato perché non se ne ha mai abbastanza. Dato che nei paraggi di quella singolare preghiera in pubblico c’era un’automobile con immagini religiose molto vistose e una statua della Madonna sul tetto, penso proprio che fosse un’iniziativa di fratel Ettore.
Ricordo poi che la notizia della sua morte non mi segnò particolarmente. A dirla tutta, sapevo che il suo nome era sinonimo di carità verso i più abbandonati: mi era stato raccontato al ritorno da un ritiro al Seminario di Seveso, quando fu indicato a me e ai miei compagni il fabbricato trasparente di Casa Betania.
Tempo dopo, nel mio percorso di riavvicinamento alle vicende degli autentici Testimoni, mi sono più volte ripromessa di approfondire la sua storia, ma altrettanto rapidamente ho lasciato cadere quel proposito. Un primo passo a riguardo è avvenuto quando iniziò a trapelare che la compagnia teatrale del mio oratorio avrebbe messo in scena uno spettacolo su Sabatino Iefuniello, uno dei primi collaboratori di quel religioso camilliano (prima o poi parlerò anche di lui), anche se il progetto venne accantonato.
Trascorse altro tempo e si arrivò al 2013: la notizia dell’assenso da parte della Conferenza Episcopale Lombarda per l’avvio dei processi canonici per lui, ma anche per Carlo Acutis e fra Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione, mi sorprese non poco: per tutti e tre erano passati meno di dieci anni, ma più dei cinque necessari per l’apertura di una causa di beatificazione. Poteva essere l’occasione di approfondire le ragioni che avevano persuaso i vescovi della Lombardia ad agire così, ma ancora una volta, per pigrizia forse, ho lasciato cadere l’idea.
Il 2 febbraio dello stesso anno, al termine di una celebrazione nella basilica di Sant’Ambrogio ho avvistato alcune signore con un abito scuro e una grande croce rossa al centro del petto. Avevo letto che fratel Ettore aveva dato inizio a un gruppo di consacrate, le Discepole di San Camillo, quindi dovevano essere loro. Anzi, mi venne in mente che una di esse mi aveva dato la corona di plastica durante la preghiera in piazza. L’ho avvicinata e le ho riferito, oltre alle mie congratulazioni per l’avvio del processo, che avevo visto degli articoli su Sabatino su una rivista che leggevo e le ho promesso di passarglieli per posta elettronica.
C’è voluto che andassi a seguire il Triduo Pasquale nel Seminario di Venegono, lo scorso anno, perché la storia del loro Fondatore entrasse a incrociare più direttamente la mia. Da parecchi anni, infatti, è rappresentato uno spettacolo di marionette, Ettore dei poveri, che in quella circostanza rientrava nel momento culturale previsto per allentare, senza distrarre, l’intensa preghiera dei giorni prima della Pasqua. Mi ha lasciato un’ottima impressione perché, tramite l’uso di materiali semplici e la commistione di varie tecniche, trasmetteva con efficacia l’esperienza di quel Fratello camilliano.
L’ultimo legame che si è creato tra me e lui risale allo scorso luglio, quando mi è stato chiesto di scrivere una sua breve sintesi biografica per la rivista Sacro Cuore, con cui collaboro retribuita. Per evitare semplificazioni o errori di sorta, ho scritto a sorella Teresa, cui è affidata ora la supervisione dell’Opera Fratel Ettore: mi ha risposto davvero rapidamente, invitandomi a Seveso per la celebrazione dell’anniversario di morte. Ho dovuto dirle di no, perché in quel periodo sarei stata a Napoli in vacanza, rimandando a data da definire la mia visita. Mi dovrò decidere: in fondo, Seveso non è tanto distante da casa mia.

Ha testimoniato la misericordia perché…

Prima della conclusione del Giubileo in corso volevo proprio scrivere di lui: l’occasione mi si è presentata con l’ultima celebrazione per categoria, che questo fine settimana vede affluire a Roma persone senza fissa dimora o, comunque, messe ai margini dalla società.
A loro fratel Ettore ha dato un luogo dove dormire, al riparo dal freddo milanese e dai pensieri di chi li riteneva un elemento di disturbo dell’ordine pubblico. I suoi modi spicci da una parte potevano infastidirli, ma a chi li sapeva interpretare rivelavano la sua consapevolezza di avere davanti figli di Dio, a qualunque popolo appartenessero. Per questo motivo, penso proprio che la sua opera di misericordia più specifica sia quella di alloggiare i pellegrini, o meglio, i forestieri.

Il suo Vangelo

Fratel Ettore ha avuto il merito di ripresentare agli occhi di una Milano a volte distratta coloro per i quali i suoi cittadini hanno, nel corso della sua storia, aperto il loro cuore più di una volta. Allo stesso tempo, ha nuovamente proposto a una città che spesso va di fretta i ritmi calmi della preghiera, ricorrendo forse di proposito a manifestazioni come quella che descrivevo in apertura.
Ma la sua gioia maggiore risiedeva nel vedere i poveri in una condizione rinnovata. Una volta dichiarò:
La cosa più gratificante è togliere i poveri dall’immondizia. Spesso li trovo in posti ripugnanti. Si alzano e vengono con me. Quando passo di notte e li vedo addormentati in un letto, al caldo, nel pulito, penso: «Guarda, Gesù: sei contento?».
In attesa che le autorità competenti sanciscano ciò che già molti pensano, chiedo per sua intercessione di poter imparare a mia volta l’attenzione ai più esclusi.

Per saperne di più

Giuliana Pelucchi, Fratel Ettore. Un gigante della carità, Paoline 2004, pp. 168, € 9,80.
La prima biografia in assoluto, uscita pochi mesi prima della sua morte.

Roberto Allegri, Vieni con me - La vita e la spiritualità di Fratel Ettore, Piemme 2014, pp. 280, € 15,00.
Biografia più ampia, uscita in occasione del decimo anniversario.

Teresa Martino, Fratel Ettore - I miei giorni con il profeta degli ultimi, San Paolo Edizioni 2014, pp. 136, € 10,00.
Sorella Teresa racconta in prima persona come sia entrata nella sua “famiglia” e ne abbia raccolto l’eredità.

Emanuele Fant, L’invadente - Fratel Ettore, la virtù degli estremi, San Paolo Edizioni 2016, pp. 176, € 12,00.
Già autore de La mia prima fine del mondo, dove raccontava in maniera romanzata il suo incontro con fratel Ettore, questo giovane insegnante parte da un fatto di cronaca realmente accaduto per intrecciare le vite di un uomo e della sua bambina con quella del religioso.

Su Internet

Sito ufficiale dell’Opera Fratel Ettore
Sezione del sito istituzionale dei Ministri degli Infermi a lui dedicata

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