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venerdì 25 novembre 2016

Io c’ero # 16 - A Milano, per la chiusura del processo di Carlo Acutis


Il notaio però nel verbale ha detto
che sono state 65 sessioni,
comprese quelle storiche.

Già lo scorso anno ho parlato del Servo di Dio Carlo Acutis, che mi sembra essere – ma accetto smentite – il più giovane candidato agli altari della diocesi di Milano. Avevo inizialmente pensato di rimandare al 2016 la pubblicazione, sia per il venticinquesimo anniversario della nascita, sia per il decimo della morte, ma il post era già in bozza da parecchio e non volevo più rimandare la pubblicazione.
Proprio il 12 ottobre, su Avvenire online, ho appreso che la fase diocesana del suo processo di beatificazione era sul punto di concludersi, notizia che mi è stata confermata in seguito, con la data precisa: ieri, 24 novembre. Quando ho guardato il messalino dei fedeli in chiesa da me, mi sono ricordata che quello è anche il giorno in cui la mia Chiesa locale ricorda (o meglio, dovrebbe ricordare) la Beata Maria Anna Sala, delle Suore Marcelline. Carlo fu loro allievo alle elementari e alle medie e mi piace pensare che le suore gliene abbiano parlato.
Insomma, come già mi era accaduto per fra Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione, mi sono sentita spinta a partecipare all’ultima sessione, aperta al pubblico, del processo, nella sede della Curia arcivescovile di Milano.


In tram col Rosario in tasca

Non ho dovuto compiere un tragitto molto lungo: il tram che fa capolinea in piazza Fontana, dove si trova il Palazzo Arcivescovile, passa per casa mia. Ho trovato quasi subito posto a sedere, così ho preso la decina di Rosario che mi è stata regalata, come a tutti i giovani ambrosiani, al termine degli Esercizi Spirituali serali d’inizio Avvento, per pregare con calma.
Ho provato ad applicare i Misteri della Luce, visto che era giovedì, ad alcuni aspetti della vita di Carlo. Il primo, il Battesimo di Gesù, mi ha condotta a meditare sulla consapevolezza che lui aveva del suo essere figlio di Dio. Il secondo, il miracolo alle nozze di Cana, mi rimandava al ruolo che la Madonna ha avuto nella sua vita, esplicitato nei suoi pellegrinaggi a Lourdes e a Fatima. Il terzo, l’annuncio del Regno di Dio, era riconducibile al suo impegno come aiuto-catechista e al suo modo di spiegare le verità della fede. Il quarto è stato quello più difficile da abbinare, ma ho ricordato di aver letto che, quando lui parlava di argomenti religiosi, il suo volto s’illuminava, un po’ come l’aspetto trasfigurato di Gesù. Il quinto, l’istituzione dell’Eucaristia, in maniera ovvia per chi conosce almeno a grandi linee gli elementi della sua spiritualità, non poteva che farmi pensare al suo amore per il Santissimo Sacramento dell’altare.
La pioggia ha rallentato la marcia del mezzo, così ho terminato la preghiera a quattro o cinque fermate dal capolinea. Di solito impiego trentacinque minuti ad arrivarci, ma stavolta ce ne ho messi dieci in più. Intanto ho ripensato al fatto che alla GMG di Cracovia ero insieme ai miei compagni dell’oratorio, ma anche ai giovani di Santa Maria Segreta, la parrocchia di Carlo. Già quando ero andata lì per una vendita di torte per autofinanziarci il viaggio in pullman mi era venuto naturale chiedere privatamente la sua intercessione, poi, una volta arrivati, ho ipotizzato che, con tutta probabilità, sarebbe venuto con noi se fosse ancora vivo.

Scala d’Onore?

Ero tremendamente preoccupata di non trovare posto, così ho corso verso il portone della Curia. A quel punto, un signore mi ha domandato se dovessi andare al processo. Dopo la mia risposta affermativa, mi ha indicato di salire la Scala d’Onore, nell’angolo in fondo a destra del cortile. Ero convintissima, invece, che la sessione si sarebbe svolta nella sala riunioni al piano terra.
Mi tremavano le gambe mentre salivo i gradini, ma allo stesso tempo ho ipotizzato che il luogo scelto doveva essere la cappella, che prima d’allora avevo visto solo in fotografia o in servizi televisivi. In effetti, era così ed era già gremita, ma ho trovato ugualmente da sedermi. Di lì a poco, ecco arrivare i membri del tribunale ecclesiastico.

I membri del tribunale

Le leggi che riguardano un processo di beatificazione sono contenute nella Costituzione Apostolica Divinus Perfectionis Magister del 1983 e nelle Normae Servandae in Inquisitionibus ab Episcopis Faciendis in Causis Sanctorum, dello stesso anno, che riguardano più direttamente l’esecuzione delle varie fasi e le persone coinvolte nel tribunale.
Nel nostro caso, si trattava del giudice e delegato arcivescovile, monsignor Ennio Apeciti, una mia vecchia conoscenza (potete immaginare perché); della postulatrice, la dottoressa Francesca Consolini, una vera specialista (per quel che so, quasi tutte le cause a lei affidate hanno avuto una conclusione positiva); del promotore di giustizia (ossia chi prepara gli interrogatori e pone eventuali dubbi), don Norberto Valli; del notaio attuario (che si occupa di redigere i verbali del processo), don Simone Lucca.
Erano poi presenti, ma non facevano parte del tribunale, i genitori di Carlo, Antonia Salzano e Andrea Acutis, e monsignor Gianfranco Poma, parroco di Santa Maria Segreta.
Prima dell’arrivo dell’arcivescovo, il cardinal Angelo Scola, monsignor Apeciti ha spiegato ai presenti come si sarebbe svolta la sessione di chiusura. La parola d’ordine era austerità: la Chiesa, infatti, è molto seria nel vagliare la presunta santità di uno dei suoi figli e lo manifesta anche nella preghiera in cui è inserita la conclusione del processo. A volte accade nel contesto della Liturgia delle Ore, oppure al termine della Messa. In questo caso, invece, si è scelta una Liturgia della Parola, le cui letture erano le stesse scelte per il funerale del Servo di Dio.

Le parole dell’Arcivescovo

Il cardinal Scola mi è parso molto interessato e stupito da quel che ha letto di Carlo. Del suo breve intervento ho trattenuto soprattutto il punto in cui ha esaltato «la limpidità, il sorriso, la radiosità» che emergono dalla qualità con cui il ragazzo ha vissuto il suo tempo: «Vecchiaia veneranda non è quella longeva», dice il passo del libro della Sapienza proclamato poco prima.
Da quel medesimo brano ha poi applicato per contrasto una frase sia ai presenti, sia a quanti, in gran parte del mondo, si sono convinti della sua esemplarità: «La gente vide ma non capì / non ha riflettuto su un fatto così importante: / grazia e misericordia sono per i suoi eletti / e protezione per i suoi santi».
Si è poi rifatto ad alcune delle più celebri espressioni di Carlo, lette all’inizio del primo momento dalla postulatrice, a suo dire capaci di centrare il cuore della fede cattolica: la presenza di Gesù vivo e vero nell’Ostia consacrata. La sua abilità tecnica con i più moderni ritrovati della comunicazione, infine, gli è stata utile per affermare che ci sono altri giovani così: «L’esempio di Carlo», ha commentato, «li aiuterà a esprimere le energie belle della vita».

Un giuramento solenne

È quindi venuto il secondo momento, quello giuridico, aperto dall’antica preghiera dell’Adsumus. Subito dopo, il notaio ha letto il verbale dell’ultima sessione, mentre i membri del tribunale e l’arcivescovo stesso hanno firmato i documenti necessari e l’atto di chiusura. Il giudice è dovuto intervenire più volte per chiedere ai presenti di pazientare e ribadendo, ancora una volta, che quegli atti erano necessari a garantire la correttezza del processo.
Dal mio posto vedevo abbastanza bene, anche se ammetto di essermi distratta perché credevo di aver lasciato il telefono acceso. Mi sono resa ancora più conto che un processo per Carlo doveva compiersi: in questo modo, chi già lo conosceva ha potuto chiedere la sua intercessione, sebbene in forma privata, non anticipando però il giudizio ufficiale della Chiesa.

Il momento della lode

L’ultimo momento era improntato al rendimento di grazie, col canto – l’unico insieme all’Alleluia – del Magnificat e due preghiere: una, scritta da monsignor Poma e recitata da lui sia al termine della sua omelia per le esequie di Carlo, sia, ora, insieme ai presenti, e la Preghiera semplice attribuita a san Francesco, guidata dai coniugi Acutis. Alla fine, il Padre nostro e la benedizione solenne, con l’abituale invito del Cardinale e l’ulteriore incoraggiamento a mettere specialmente i giovani sotto la protezione del Servo di Dio.
Terminata anche questa parte, i genitori del ragazzo sono stati presi da parte dai giornalisti presenti e condotti in un’altra sala attigua alla cappella: io sono rimasta fuori, purtroppo. Così, però, ho potuto vedere Michele e Francesca, i fratelli di Carlo, nati sei anni dopo la sua scomparsa.

Il docufilm all’Apollo

La chiusura del processo è stata l’occasione per proiettare al cinema Apollo, dopo la prima presentazione alla Filmoteca Vaticana, il docufilm La mia autostrada per il cielo - Carlo Acutis e l’Eucarestia, in vendita insieme alla nuova opera scritta da Nicola Gori (Un genio dell’informatica in cielo. Biografia di Carlo Acutis, Libreria Editrice Vaticana, € 18,00). Di quel libro ho visto qualche copia in giro per la sala, ma nemmeno l’autore ha saputo dirmi dove prenderlo. Vorrà dire che lo troverò in libreria.
Del filmato ho apprezzato soprattutto i momenti dove Carlo appariva nei girati dei familiari oppure quando dava la voce ai suoi animali domestici, come in certi filmini amatoriali che passano in televisione. Le testimonianze di monsignor Poma mi sono sembrate quelle più efficaci, insieme a quelle del biografo, mentre quella di una cugina mi ha restituito un’immagine più personale, confermata da quella del signor Rajesh, già collaboratore domestico, che lui condusse alla fede. Meno calzanti mi sembravano gli interventi di alcune monache di clausura e di un frate trappista, ma servivano a far percepire il legame del ragazzo con chi è dedito alla preghiera giorno e notte (sebbene la conoscenza di lui fosse mediata, non diretta).
Alla fine della proiezione sono riuscita a parlare brevemente con la signora Antonia, prima di lasciarla ad altri amici e conoscenti: mi ha riconosciuta come «la scrittrice di Santi e Beati», riferendosi al sito cui collaboro (ma della scheda di Carlo ho composto solo la sintesi). Con la stessa qualifica mi sono presentata a Nicola Gori, del quale ho letto anche altre opere. Avrei voluto chiedergli qualche dritta per essere un’agiografa ancora migliore, ma gli ho lasciato il mio biglietto da visita, sperando che mi scriva.
* * *
Insomma, ora i documenti del processo stanno per essere consegnati alla Congregazione delle Cause dei Santi. Carlo ha avuto la sorte di trovare tante persone convinte che valesse la pena di portarlo ad esempio ufficialmente, ma so per esperienza che non accade a tutti, nemmeno a tutti i bambini, ragazzi e giovani in concetto di santità.
Continuerò a cercarne le storie e a raccontarle, senza dimenticare che devo impegnarmi in prima persona a percorrere al meglio la strada – anzi, l’autostrada – che spero mi condurrà in Paradiso.

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