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venerdì 13 ottobre 2017

Gli eroi della Famiglia Vincenziana… come se fossero al cinema (Le 5 cose più #11)


La locandina vera del vero film Monsieur Vincent (fonte)
Domani mattina papa Francesco riceverà in udienza i rappresentanti della Famiglia Vincenziana, riuniti in un Simposio internazionale per i “400 anni del carisma”. Questa espressione si riferisce all’anniversario di due momenti importanti nella vita del sacerdote Vincent De Paul, all’italiana Vincenzo De’ Paoli, vissuto tra il 1581 e il 1660 e canonizzato il 16 giugno 1737.
Il primo avvenne il 25 gennaio 1617, quando, predicando nella chiesa del villaggio di Folleville, invitò la gente alla confessione generale: poco prima, infatti, aveva confessato un uomo che si era vergognato di farlo prima di essere in punto di morte. Il secondo, pochi mesi dopo, il 20 agosto 1617, a Châtillon-les-Dombes: incoraggiò i suoi parrocchiani a portare dei viveri a una famiglia i cui membri erano tutti malati. Poco dopo, iniziò a pensare che non bastava seguire l’emozione del momento e che, prima o poi, quei viveri sarebbero venuti a mancare: serviva dunque un gruppo di laici organizzati.
Mentre consultavo i siti che parlavano di quest’occasione, sono finita su una galleria d’immagini veramente singolare. In esse, infatti, compaiono i fondatori e altre figure significative di questa “potenza” della carità. Ma non aspettatevi le solite «facce da immaginetta», per dirla con l’attuale Pontefice: sono infatti stati raffigurati come se fossero i protagonisti di qualche film!
In effetti, una pellicola sul Santo fondatore ci fu, Monsieur Vincent (1947): l’avevo incluso nelle mie Litanie dei Santi e dei Beati al cinema e in TV, anche perché faceva parte dello schema originario, composto dal Beato Giacomo Alberione, che mi aveva ispirato quello speciale post per Ognissanti. Ecco quindi le immagini (questa è la fonte originaria), corredate da una breve spiegazione mia.


«Come chiostro, le vie»


Luisa de Marillac, che compare in primo piano, è fondatrice con san Vincenzo delle Figlie della Carità, le suore che un tempo indossavano la “cornetta” come copricapo (era quello tipico delle contadine). È stata canonizzata nel 1934.
I “coprotagonisti” Marguerite Nasseau e Philippe de Gondi sono altre due figure importanti. Lei è detta “la prima Figlia della Carità” perché fu proprio la primissima giovane a presentarsi a san Vincenzo per il servizio ai poveri; morì giovanissima, dopo aver condiviso il suo giaciglio con un’appestata. Lui, invece, è il capofamiglia che assunse Vincenzo come precettore dei propri figli.
Il titolo fittizio si riferisce a un’espressione di san Vincenzo alle prime Figlie della Carità, contenuta ancora oggi nelle loro «Regole Comuni» (che cito da qui):

«… non avendo per monastero se non le case dei malati e quella dove risiede la superiora,
per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale,
per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza,
non dovendo andare se non dai malati e nei luoghi necessari per il loro servizio,
per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia,
e non facendo altra professione per assicurare la loro vocazione all’infuori di quella continua fiducia
che hanno nella divina Provvidenza e
dell’offerta di tutto quello che sono e di tutto quello che fanno
per il servizio dei poveri… »

«Missione di soccorso»

Le tre suore raffigurate, a mio parere, esemplificano uno degli svariati compiti che le Figlie della Carità svolgono, cercando di vedere Cristo nella persona dei poveri.
Nel mio oratorio di nascita, fino almeno ai primi anni 2000, c’era una comunità di Figlie della Carità: erano incaricate, oltre che delle visite domiciliari ai malati, dell’asilo parrocchiale (finché ci fu) e dell’oratorio femminile (prima che le attività venissero accorpate a quelle dell’oratorio maschile confinante). Suor Caterina, suor Bruna, suor Marina, suor Serafina, suor Angela e suor Emilia hanno rappresentato per me tante facce di un unico servizio. Da loro ho ricevuto incoraggiamenti, consigli e, soprattutto, un esempio di mitezza e dedizione che difficilmente ho riscontrato altrove.

«Ozanam, servo dei poveri»

Questa locandina si rifà decisamente a quella di The American con George Clooney. Al posto di Violante Placido, coprotagonista femminile, c’è il viso di san Vincenzo, mentre alla faccia del protagonista è sovrapposta quella di Federico (Frédéric in francese) Ozanam; invece di una pistola, ha un cesto con del pane in mano.
Federico Ozanam, figlio di un ufficiale medico dell’esercito napoleonico, è nato a Milano il 23 aprile 1813 e morto a Marsiglia l’8 settembre 1833. Professore alla Sorbona, legato agli ambienti culturali cattolici del suo tempo, è l’iniziatore della Società di San Vincenzo De Paoli, “la San Vincenzo” ancora presente in molte parrocchie italiane e non solo. È stato beatificato il 27 agosto 1997.
L’idea o il concept del film, anzi, della San Vincenzo in sé, è di suor Rosalia Rendu, la Figlia della Carità che ha insegnato a Federico come occuparsi materialmente e spiritualmente dei poveri. Anche lei è stata beatificata, il 9 novembre 2003.

«Elisabeth Seton – Un viaggio di fede attraverso molte tristezze e molte gioie»

Elisabeth Ann Bailey Seton, vissuta tra 1774 e 1821, fu moglie fedele e ricambiata di William Magee Seton e amò teneramente i cinque figli avuti da lui. Quando gli affari del marito andarono in rovina, unitamente alla sua salute, i Seton si trasferirono in Italia, a Livorno, ospiti di un socio di William, il quale morì di lì a poco. Elisabeth, che era stata educata nel protestantesimo, divenne cattolica dopo che ebbe iniziato a partecipare alla Messa e a interrogarsi sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.
Il legame con san Vincenzo risiede nel fatto che per la congregazione femminile da lei iniziata per l’educazione della gioventù, le Suore della Carità di San Giuseppe (la prima sul territorio statunitense), furono riprese con alcune modifiche le «Regole Comuni» delle Figlie della Carità. Madre Seton è anche la prima donna di nazionalità americana canonizzata: il Beato Paolo VI l’ha elevata al massimo onore degli altari il 14 settembre 1975.

«La guerra civile americana»

Quest’ultimo poster rappresenta come le Figlie della Carità fossero presenti anche sui campi di battaglia della guerra civile americana, sebbene le comunità del Nord avessero finito col venire separate da quelle del Sud. Il presidente Abramo Lincoln volle espressamente che prestassero servizio non solo al fronte, ma anche negli ospedali militari.
Mentre mi documentavo per questo post, ho poi scoperto che le Figlie della Carità, di fatto, non sono religiose: compongono infatti una “società di vita apostolica”, ossia vivono in comune legate solo dal fine proprio contenuto nelle loro Regole, vale a dire amare e servire Gesù nella persona dei poveri. Hanno voti semplici rinnovabili ogni anno: ecco perché suor Bruna disse a noi ragazzi, anni fa, che ogni 25 marzo rinnovava i voti!

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