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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

mercoledì 29 novembre 2017

Luigi e Zelia Martin - Santi e genitori di sante (Cammini di santità #13)


È già pronto il numero di dicembre di Sacro Cuore VIVERE, la rivista per cui scrivo quasi ogni mese. Dato che a breve inizierò, come ogni anno, la “Corona d'Avvento dei Testimoni”, anticipo oggi la ripresa del mio articolo per questo numero.
Stavolta è il turno dei santi coniugi Martin. A loro avevo già dedicato un post nell'imminenza della canonizzazione, due anni fa; ammetto, però, che non fosse riuscitissimo. Per questa ragione, questa volta ho cercato d'impegnarmi al massimo, raccontando con parole mie la loro vicenda, ormai sempre più nota.
* * *
Chiesa di Notre Dame ad Alençon, Normandia. Un sacerdote, don Federico Hurel, sta celebrando un matrimonio. Tutto normale, tranne l’ora: è quasi la mezzanotte del 13 luglio 1858. È il “matrimonio dei poveri”, quelli che non possono permettersi feste o banchetti. Sono gli sposi, però, ad aver voluto così: quello che conta di più è promettersi fedeltà reciproca davanti a Dio. Lo sposo ha 35 anni e si chiama Luigi Martin; al suo fianco, da ora e per sempre, c’è Zelia Guérin, ventisettenne. 

giovedì 23 novembre 2017

Squarci di testimonianze #21: «Chi non salta non ci crede»

Fonte
Dopo il coro da stadio in treno dei tifosi irlandesi al passaggio di una suora, di cui avevo già raccontato, in queste ore sta circolando un filmato che, per certi versi, lo ricorda. A differenza dei siti d’informazione che hanno fatto rimbalzare il video, vorrei provare a interpretarlo, senza emettere o quasi un mio giudizio, un po’ come fa Guido Mocellin per la rubrica WikiChiesa di Avvenire.

domenica 19 novembre 2017

Squarci di testimonianze #20: i «perché» di Andrea, seminarista


Leggete più avanti e capirete il perché di quest’immagine (fonte)
In tanti mi dicono che sono il peggior incubo dei seminaristi, specie di quelli della diocesi di Milano, e che ho un attaccamento eccessivo verso quanti di loro sono morti in fama di santità, miei conterranei o no.
In effetti, è vero: sento di avere in comune con tutti loro la fede in Gesù; mi sono infiltrata alla Missione Vocazionale di tre anni fa, benché non fosse nelle vicinanze di casa mia; ho parlato a modo mio degli attentati di Parigi nel 2013 riprendendo un filmato di uno degli attuali diaconi transeunti. Per non parlare dei due schemi di Via Crucis che ho condiviso la scorsa Quaresima.
Proprio per porre un limite al mio zelo, in Avvento e in Quaresima m’impegno a non scrivere ai seminaristi e ai giovani preti che conosco, ma anche a non incontrarli, né a parlare con loro per più di un rapidissimo saluto.
Nella mia parrocchia, però, è arrivato proprio due settimane fa un certo Emanuele, originario di Ortona-Lanciano, come seminarista tirocinante. In più, domenica scorsa è stato annunciato che nel mio Decanato ci sarebbe stata una mini-Missione Vocazionale, con le testimonianze dei seminaristi durante le Messe del successivo fine settimana. Questo fatto mi ha entusiasmata, ma sapevo di dover restare fedele al mio impegno. Così oggi, insieme ai miei parrocchiani, oggi ho ascoltato la testimonianza di Andrea, studente di V Teologia, nativo di Mozzate (che è in diocesi di Milano pur essendo in provincia di Como).

mercoledì 1 novembre 2017

S’ i’ fosse Papa, canonizzerei... (Le 5 cose più # 12)

La facciata di piazza San Pietro alle canonizzazioni dello scorso 15 ottobre (fonte)
«S’ i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,/ché tutti cristïani imbrigherei». Così scriveva il poeta Cecco Angiolieri nel suo famoso sonetto S’ i’ fosse foco, che i critici ormai tendono a identificare in un gioco letterario. Io non metterei nei guai i cristiani: piuttosto, mi avvarrei della mia carica per elevare agli altari i personaggi non ancora Santi cui tengo di più. Per riprendere il poeta: «S’ i’ fosse Papa, canonizzerei…».
Ci sono effettivamente molti, tra i Beati, il cui culto va ben oltre i limiti della propria diocesi, congregazione o movimento d’appartenenza. Va pur detto che il culto pubblico ha questi confini, ma se, per esempio, un napoletano fosse devoto a un Beato non originario della sua città, o uno straniero tenesse a una Beata italiana, nulla lo vieta. Io stessa, pur essendo milanese e napoletana d’origine, ricorro personalmente all’intercessione di molti personaggi che non hanno nemmeno mai messo piede nella mia diocesi o in quella di cui sono nativi i miei genitori.
Ecco quindi quali sono i Beati che, fosse per me, metterei subito sulla facciata di San Pietro con i loro arazzi. Ho scelto solo cinque cause, disposte in ordine cronologico per data di beatificazione, ma in realtà ne avrei da aggiungere almeno altre tre o quattro. Le foto, tranne in un caso, sono di alcuni santini della mia collezione.