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lunedì 5 febbraio 2018

CineTestimoniando #7: «Cruxman»


Cruxman, Italia 2018, Filippo Grilli, GPG Film, 122’

Ogni volta che so dell’uscita di un nuovo lavoro della GPG Film, casa indipendente di produzione cinematografica con base a Lissone, sono presa da sentimenti contrastanti. Da una parte, sono presa dalla speranza di vedere uno spettacolo con valori positivi, gli stessi in cui credo. Dall’altra, sono colta dal timore che regista e produttore possano essersi spinti troppo oltre le loro possibilità.
Così, quando ho visto il trailer del nuovo film, Cruxman, ho esclamato: «Ma cos’è: Lo chiamavano Jeeg Robot che incontra Don Matteo, anzi, Don Matteo Begins?». Una visione diretta mi ha parzialmente confermata in quest’aspettativa, ma ne ha smontate molte altre.

La trama in breve

Don Giuseppe Falco, detto Beppe (Luigi Vitale) è un sacerdote appena ordinato. Viene mandato dal suo vescovo (Claudio Aloise) nel paese d’origine di quest’ultimo, come viceparroco. Non molto dopo il suo arrivo, inizia a fare la sua comparsa un giustiziere in felpa rossa, poi con una tuta del medesimo colore su cui campeggia una grossa croce nera. Questo personaggio interviene contro i vari atti illeciti che si ripetono in città, a più riprese.
Mentre una giornalista del quotidiano locale (Stefania Zampieri) e le televisioni si occupano del caso, tutti cominciano a chiedersi chi sia questa sorta di supereroe, cui viene attribuito il nome di Cruxman.

Considerazioni di stile

La nuova opera della GPG Film segna uno stacco netto dalle produzioni precedenti. Non solo perché vira più decisamente verso la commedia, ma anche perché il ritmo cerca di farsi più serrato, pur restando ansiogeno in certe parti.
La colonna sonora accompagna con efficacia le varie scene, caricando di tensione i momenti in cui i malviventi agiscono, sottolineando l’azione del giustiziere misterioso e sdrammatizzando personaggi che dovrebbero incutere terrore. Non mancano poi le frecciate verso certo giornalismo d’assalto, che cerca a tutti i costi di svelare chi si nasconda sotto il casco del giustiziere, invece di puntare a raccontare il bene che lui compie.
Tuttavia, la natura amatoriale del progetto, costato appena € 20.000,00, si nota in più aspetti. Il sonoro in presa diretta, ad esempio: a volte è troppo alto, altre troppo basso. La fotografia pure è discontinua, a seconda degli ambienti. Anche le scene in notturna, quando Cruxman agisce, non sono sempre rese al massimo.
Don Beppe e la giornalista: come Clark Kent e Lois Lane?
La recitazione è più che discreta: su tutti, spicca l’interprete di don Beppe, serio quando occorre, consapevole del proprio ruolo, a tratti quasi impenetrabile.
In un articolo sul film La sabbia nelle tasche, il regista aveva dichiarato che a lui piacciono le storie che incollano lo spettatore alla poltrona e lo fanno interrogare su come andranno a finire. In Cruxman, almeno per gran parte del film, sembra non esserci riuscito. Tuttavia, da un certo punto in poi, di cui taccio per non rovinare la sorpresa, chi osserva è letteralmente calamitato allo schermo.
Una costante dei film della GPG è il linguaggio dei personaggi: non si sentono parolacce e il massimo degli insulti va da «stupido» a «stramaledettissimo». In fondo, non penso sia un male. La violenza non è caricaturale come nei film di Bud Spencer e Terence Hill (un’altra delle ispirazioni dichiarate), ma neppure cruenta e insistita.
Un’altra costante è l’ispirazione che deriva, di solito, da storie vere o verosimili. Questa volta non ho idea di quale sia la storia ispiratrice, ma è vero che, a volte, si sente parlare delle “vocazioni adulte” di uomini che erano nelle forze dell’ordine o nell’Esercito: don Beppe, infatti, ha un passato da paracadutista militare.

Considerazioni di fede

Lo schema del film di supereroi tratti dai fumetti, ai quali viene fatto esplicito e frequente riferimento (ma il parroco cita anche Don Matteo) è infatti solo un pretesto per veicolare un messaggio di chiara impostazione credente e vocazionale.
Per certi versi, quindi, ricorda – ma in maniera assai meno drammatica – quello di Voglio essere profumo, il primo piccolo successo di Filippo Grilli. Quando si conosce qualcuno che riesce a rendere vivo e credibile il Vangelo e permette d’incontrare la persona stessa di Gesù, le strade sono due: o si chiudono gli occhi e si fa finta di non vedere, o li si apre davvero e si agisce di conseguenza. Accade questo ad alcuni personaggi in particolare, che non rappresentano solo la tipica popolazione delle parrocchie, ma anche la reciprocità delle vocazioni.
Merita anche una considerazione il modello di sacerdote che emerge. Rispetto al sacerdozio quasi implorato dal seminarista Francesco in Voglio essere profumo, o al comportamento di un frate durante la prigionia nel docufilm KZ, qui il regista presenta un prete poco attento alla preghiera del Breviario – il parroco glielo ricorda, in una scena – ma capace di ritagliarsi momenti per stare da solo col Signore: in casa sua ha una stanza adibita a cappella.
In compenso, da buon educatore, sa farsi da parte una volta che il processo da lui innescato va a compimento e, soprattutto, cerca di rimandare al Signore. Quando i giornalisti locali iniziano a chiedersi se sia lui sotto la maschera di Cruxman, in un’omelia che sembra più una conferenza stampa afferma chiaramente: «Il vero “uomo della Croce” è Gesù».
Cruxman, un buon samaritano in motocicletta
Se c’è un’icona biblica alla quale si rifanno le gesta dell’eroe in motocicletta, è decisamente quella del buon samaritano. Don Beppe la presenta ai bambini della scuola parrocchiale, ma lui stesso s’interroga su come prendersi cura dei suoi fedeli, che conosce sempre di più man mano che trascorre del tempo con loro. Sono citate anche la pagina dell’incontro tra Gesù e Zaccheo e quella in cui il Signore afferma: «I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno dei cieli». In tutti e tre i casi, la Parola si fa vita, con risultati al di fuori di ogni aspettativa.

Consigliato a...

Il pubblico a cui è mirato è quello delle famiglie, ma forse, più degli altri film GPG, è adatto agli adolescenti, purché non siano troppo smaliziati. Lo suggerirei anche ai sacerdoti, sia a quelli più giovani sia a quelli attempati. Il “travestimento” da cinecomic lo rende infine appetibile anche a un pubblico che non viene da un contesto chiaramente ecclesiale.
Un motivo in più che vale la visione è il sostegno che l’intero incasso del film darà a due progetti missionari, entrambi relativi a scuole elementari: una nella Repubblica Centrafricana, per la missione seguita dai padri Betharramiti a Niem Bouar, e una in Costa d’Avorio, a San Pedro, dalle Suore Ancelle di Gesù Bambino. Tra i sostenitori materiali e spirituali del progetto, infine, ci sono l’Ispettoria Lombardo-Emiliana dei Salesiani e il Sermig di Torino.
Per gli aggiornamenti sulle prossime proiezioni, il sito della GPG Film presenta tutti i dettagli.

Valutazione finale

Inizialmente pensavo di dare tre punti, perché il contenuto di fede viene veicolato abbastanza bene, a discapito dei mezzi ancora migliorabili, ma lo sviluppo della trama era troppo prevedibile. Il colpo di scena, però, mi ha fatto alzare la valutazione di un punto intero.

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