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sabato 31 marzo 2018

Bufale di Chiesa #2: la Diocesi di Milano e il reddito di cittadinanza


Il volantino che ho subito tolto da sotto casa mia (fate click per ingrandire)
Stamattina sono uscita di casa per andare a compiere il giro delle sette chiese, come faccio sempre il Sabato Santo. Proprio sul portone del mio condominio, ho visto incollato il volantino che ho ripreso sopra. L’ho letto con attenzione: senza neanche arrivare a metà lettura ,ho intuito che non era un avviso serio, bensì un vero e proprio Pesce d’Aprile.
Il primo indizio è dato dal marchio che compare su tutti i manifesti, gli opuscoli, gli stampati in genere della diocesi ambrosiana. A partire dal 9 ottobre 2016, infatti, è stato rinnovato, secondo un piano d’«immagine coordinata», ossia di un insieme di colori, caratteri e impostazioni grafiche in grado di rendere subito riconoscibili gli autentici prodotti di un’azienda (anche se il termine, affiancato a una realtà ecclesiale, può dare fastidio).
A dire il vero, solo un occhio attento sarebbe capace di notare la differenza col marchio presente, peraltro poco chiaro e pixellato. Anche i marchi del Comune di Milano e della Regione Lombardia, apparentemente corretti, non mi sembrano corrispondenti a quelli autentici.
L’elemento che denota la natura scherzosa del manifesto è, però, la menzione della «Santa messa di Pasqua, tenuta dal cardinale P. A. Prile a partire dalle ore 12.00». Un comunicato della Diocesi non scriverebbe «messa» con la minuscola, ma non solo: nel Collegio Cardinalizio, come si può facilmente controllare (qui tra i Cardinali Elettori, qui tra i Non Elettori), non esiste nessun porporato con quel nome, che rimanda chiaramente al Pesce d’Aprile.
Infine, il nome del sedicente «responsabile diocesano», se l’annuncio fosse serio, sarebbe più simile a «monsignor» o «don P[nome completo] Spada, Responsabile Ufficio [nome ufficio competente]». Negli editoriali per gli strumenti di comunicazione parrocchiale, i nomi degli autori sono sempre indicati così.

Una seconda lettura fa capire che c’è un’allusione ittica: “P. Spada” è un riferimento al “pesce spada”, come anche il nome del responsabile municipale: “T. Rota” ovvero “trota”.
Quanto agli aspetti non ecclesiali, la data è scritta in maniera scorretta: nei documenti pubblici, «li» va prima della virgola e senz’accento. A dire il vero, è una forma antiquata: qui da dove deriva.

Il colmo, però, è nell’indirizzo a cui ritirare i presunti moduli. A Milano non c’è nessun “viale Gladio n°2”, ma “viale Gerolamo Gadio 2”. A quell’indirizzo si trova l’Acquario Civico: dato che nell’acquario ci sono i pesci, è un ulteriore segno scherzoso.

Non è compito mio esprimermi sull’opportunità o meno della misura del reddito di cittadinanza. So unicamente che questa non è la prima notizia falsa relativa, che fa presa sui bisogni dei cittadini. In gran parte dei portoni della via dove abito e perfino alle fermate del tram ho visto altre copie del medesimo avviso: qualcuno, passando, si fermava a leggerlo.
Stavolta, però, viene tirata in ballo la mia Chiesa locale, che già fa molto per i più poveri: il Fondo Famiglia Lavoro, i Centri d’ascolto presenti in molte parrocchie, i vari servizi seguiti dalla Caritas.
L’unica ragione che riesco a darmi per questa menzione è che domani è Pasqua, ma per il calendario civile è il 1° aprile. Spero solo che chi ha letto il manifesto ne abbia intuito subito lo spirito goliardico.

Intanto, a voi e a tutti quelli che leggeranno questo post, tanti auguri di una vera e santa Pasqua!

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