La biblioteca di Testimoniando #21: “Santi napoletani”


In questi giorni sono stata a Napoli, o meglio a Portici, dai miei parenti, per via del matrimonio di una mia cugina. L’occasione è stata propizia per mettere in valigia un volume appena uscito, agile e allo stesso tempo completo, sui Santi e sui Beati della terra che mi ospita per le vacanze.
Molti di essi mi sono particolarmente cari, come se fossero di famiglia, e ne ho parlato qui sul blog. Per questa ragione, in corrispondenza dei loro nomi, inserisco i collegamenti ai relativi post.

In sintesi

Santi napoletani riporta quarantasei profili, non più lunghi di tre pagine al massimo, dei Santi e dei Beati più legati alla diocesi di Napoli, o perché vi sono nati e morti, o perché hanno concluso lì le loro esistenze, o ancora perché da lì sono partiti per annunciare il Vangelo altrove, o infine perché vi hanno trascorso svariati anni.
La fonte principale è, per stessa ammissione dell’autore, la Bibliotheca Sanctorum, la fondamentale enciclopedia le cui voci sono dedicate ai personaggi sia canonizzati, sia beatificati, sia con le cause in corso a vari livelli. I profili sono aggiornati alla cerimonia di canonizzazione del 14 ottobre 2018, nella quale sono stati dichiarati santi don Vincenzo Romano e Nunzio Sulprizio: l’uno, parroco a Torre del Greco; l’altro, invece, trapiantato a Napoli per ragioni di salute (qui il racconto del mio piccolo pellegrinaggio sulla loro scia).
Lo stile di ciascun profilo è asciutto e rapido. Presenta i dati fondamentali dell’esperienza di ciascun Beato o Santo e non manca, ovviamente, di evidenziare il rapporto con la diocesi partenopea. Anche alcuni scritti dei personaggi esaminati vengono citati, a conferma del loro desiderio di santificazione, confermato poi dall’autorità della Chiesa.
I personaggi sono elencati in base alla data (che corrisponde al giorno della loro morte) in cui sono ricordati nell’edizione 2004 del Martirologio Romano, citata senz’alcun aggiornamento per i personaggi canonizzati dopo quella data. I Beati dal 2004 in poi, invece, sono riportati in corrispondenza del giorno della loro nascita al Cielo, che non corrisponde sempre a quello in cui sono ricordati in diocesi o nelle congregazioni a cui appartennero.
I nomi di quelli tra loro che li cambiarono diventando religiosi o religiose sono citati così: il nome di Battesimo è riportato tra il nome di religione più l’eventuale appellativo e il cognome al secolo, oppure segue il nome religioso e precede il cognome. Ad esempio, san Ludovico da Casoria è citato come «Ludovico (Arcangelo) Palmentieri da Casoria».
Io, invece, quando scrivo per santiebeati, riporto tra parentesi anche il cognome al secolo, a meno che il Martirologio Romano non indichi diversamente. Qui sul blog, invece, indico nel titolo del post il solo nome di religione. Mi sembra più corrispondente alla volontà di cambiare vita espressa nel mutamento di nome.
A ciascun personaggio è abbinato un appellativo che ne facilita il riconoscimento, come faccio anche io: san Giuseppe Moscati non poteva che essere «il medico santo di Napoli», mentre la Beata Maria della Passione è definita «vera vittima riparatrice», già tra virgolette nel titolo del profilo.
In appendice è riportato l’elenco completo, aggiornato però a prima del 2018, dei Santi, dei Beati, dei Venerabili e dei Servi di Dio della diocesi di Napoli. In questo caso, sono elencati per cognome di nascita, tranne quelli che non l’hanno, come i Santi dei primi secoli.

L’autore

Eugenio Russomanno è un insegnante nato ad Acerra nel 1968. Attualmente collabora con Vatican Insider, la sezione d’informazione religiosa del sito de La Stampa. Molti dei profili presenti nel libro sono invece tratti dalla rubrica che aveva sul quotidiano locale di economia Il Denaro, diffuso a Napoli e nel resto della Campania.
Questo non è il suo primo lavoro in campo agiografico: tra gli altri, ha curato un’opera analoga per la diocesi di Viterbo, dove ha insegnato per quindici anni.

Consigliato a…

Il pubblico a cui è destinato il volume parte senz’altro dai fedeli della diocesi di Napoli e da quanti, anche se non credono, vogliono conoscere l’importanza di quei personaggi per la storia della città. Credo però di doverlo consigliare in generale a chi è appassionato alle vicende dei veri amici del Signore, anche se non è napoletano né ha origini negli stessi luoghi dove hanno operato le figure scelte.
Do pienamente ragione, una volta di più, al cardinal Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli. Già al termine della beatificazione di madre Maria Crocifissa del Divino Amore aveva commentato che per farsi santi bisogna venire a Napoli. Nella prefazione del testo, invece, dichiara che per essere e diventare santi anche lì «conta soprattutto l’amore per Cristo e per il prossimo, che bisogna testimoniare sempre, alla luce del Vangelo».
Spero che prima o poi ci sia qualcuno che s’impegni in un’opera analoga per la mia diocesi di nascita. In effetti, è stato edito un Dizionario dei Santi e dei Beati della Chiesa di Milano, ma è fermo alla beatificazione del cardinal Schuster, ossia al 1996.

Eugenio Russomanno, Santi napoletani, Elledici 2019, pp. 160, € 12,00.

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