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domenica 20 maggio 2012

Silenzio, parola e… “PassParTù”

Un breve post per ricordare che oggi, solennità dell’Ascensione del Signore (tranne che per il Rito Ambrosiano), ricorre la quarantaseiesima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Stralcio dal Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI una considerazione che ritengo particolarmente importante:
Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo.
Vorrei mettere in pratica anch’io questo prezioso insegnamento, grazie a questo spazio sul web.

Per una curiosa coincidenza di fatti, l’altro ieri sera piazza del Duomo, a Milano, ha ospitato l’annuale incontro degli animatori dell’Oratorio Estivo con l’Arcivescovo. Il tema proposto per quest’anno è “PassParTù – Di’ soltanto una parola” e rimanda chiaramente al Vangelo della guarigione del servo del centurione (Mt 8, 8). Durante un breve momento di preghiera all’interno della Cattedrale ambrosiana, il cardinal Angelo Scola ha rammentato ai presenti la necessità di cercare una parola vera all’interno delle troppe parole che circondano la vita. Questa parola è Gesù, il Verbo fatto carne: lo stesso Arcivescovo ha sottolineato l’importanza di questo termine, Verbo appunto, quando ci si riferisce all’incarnazione del Figlio di Dio.
C’è stato tempo anche per il silenzio: sul finale della veglia in miniatura, poco prima di ricevere la benedizione, i ragazzi e i loro accompagnatori sono esplosi in un fragoroso applauso. Il Cardinale, allora, ha invitato tutti a tacere, per sentire più vicina la presenza della Trinità che egli stava per invocare.
Ritengo che quest’evento sia stata un’applicazione in piccolo di ciò a cui il Messaggio per l’odierna giornata c’invita. Il Signore Gesù, che agli Apostoli ha promesso la sua perenne vicinanza, ci aiuti a non dimenticarlo.

venerdì 18 maggio 2012

Bartolomea Capitanio: «Voglio farmi santa»

Urna con i resti mortali di santa Bartolomea Capitanio, Santuario di Cristo Re dei Vergini, Lovere (BG).

Chi è?

Bartolomea Capitanio nacque a Lovere (BG) il 13 gennaio 1807. Educata presso le suore Clarisse del suo paese, iniziò un’intensa vita spirituale, aiutata dal vicario parrocchiale don Angelo Bosio. Con l’amica Caterina Gerosa intraprese, il 21 novembre 1832, una forma di vita comune, primo germe delle future Suore di Carità oggi note come “di Maria Bambina”. Non poté vedere, tuttavia, l’approvazione ufficiale di quell’Istituto: morì il 26 luglio 1833.
Bartolomea e Caterina, in religione suor Vincenza, sono state canonizzate insieme il 18 maggio 1950 da papa Pio XII. L'Istituto delle Suore di Carità dette di Maria Bambina le ricorda il 18 maggio, mentre nel Martirologio Romano le loro feste sono rispettivamente il 26 luglio e il 28 giugno.

Cosa c’entra con me?

Il volto giovane di Bartolomea mi è diventato familiare nel frequentare sempre più spesso, durante gli studi universitari, il Santuario di Maria Bambina, a Milano, in via santa Sofia 13. Inizialmente mi ero concentrata, più che su di lei, sul simulacro della Madonna in fasce lì custodito, ma le suore che lì abitano mi hanno presto regalato una breve biografia di entrambe le loro Fondatrici.
Il giorno in cui, però, sento di aver capito davvero cosa lei aveva da insegnarmi è stato il 13 gennaio 2007, suo duecentesimo compleanno. Per l’occasione, le suore avevano allestito un musical, “Troppo mi piace”, incentrato sulla vicenda di una giovane attrice che, dovendo ricoprire il ruolo della Santa per uno spettacolo, s’immerge a tal punto nella parte da cambiare vita. Le colorate coreografie, le musiche coinvolgenti e i testi intensi mi hanno aiutata a capire che la vita non va tenuta per sé, ma spesa, affinché possa diventare “plurale”, condivisa con quante più persone possibili.
Il 2007 ha visto anche un appuntamento speciale: il Convegno Giovani, organizzato dalla Pastorale Giovanile delle suore, proprio nella città dove tutto è iniziato, Lovere. Vi ho partecipato insieme ad un gruppo di giovani appartenenti alla parrocchia di Maria Madre della Chiesa nel quartiere milanese di Gratosoglio: lì ho trovato una vera amica, con cui più di una volta ci siamo scherzosamente paragonate alle Sante loveresi, almeno per una questione anagrafica. Visitare il Santuario intitolato a Cristo Re dei Vergini, venerare le spoglie di quelle sue innamorate, l’una giovanissima, l’altra più avanti negli anni, vedere i luoghi dove entrambe hanno servito i giovani e i poveri mi è servito per non fossilizzarle nelle immaginette che ho preso come ricordo.
Col tempo, mi sono resa conto di avere molti punti in comune con Bartolomea: come lei, amo tantissimo scrivere e comunicare alle persone le mie scoperte spirituali (questo blog ne è la prova); ho dei Santi a cui rivolgermi sapendo di essere ascoltata come fanno gli amici (per lei basterà citare san Luigi Gonzaga, che affettuosamente chiamava “Luigino” nei suoi scritti); ritengo importantissimo prendermi ogni tanto un momento di deserto tramite gli Esercizi Spirituali (lei li compiva a Cascina Mariet, a Sellere, casa di sua nonna).
Soprattutto, però, avverto come lei la necessità fondamentale per ogni cristiano, ovvero la santificazione nel proprio stato di vita. Bartolomea ne capì l’importanza quando, a neanche dieci anni, partecipò ad un gioco suggerito dalla sua maestra, la Clarissa suor Francesca Parpani: chi delle educande avesse estratto la pagliuzza più lunga di un mazzetto si sarebbe fatta santa per prima. Ebbene, le biografie raccontano che fu proprio lei la fortunata: appena poté, corse nella cappella del collegio. Di fronte ad una statua della Vergine Maria, così espresse il suo fervore: «Voglio farmi santa, grande santa, presto santa!».
Come mi ha rammentato una sua figlia spirituale, però, dal “Voglio” bisogna passare a voler quello che Dio vuole. Sono certa che, mediante l’aiuto di santa Bartolomea, riuscirò a fare questo passaggio.

Il suo Vangelo

È senza dubbio un Vangelo d’amore quello scritto dalla vita di Bartolomea. L’ha vissuto con le ragazzine di cui si prendeva cura, con gli anziani ammalati, con le sue prime compagne. Nel 1829 espresse il suo voto privato di carità, iniziandolo con queste parole:
Mio buon Gesù, so che l’amor vostro non va mai disgiunto da un vero amore del prossimo; perciò io […] faccio voto […] di usare al mio prossimo tutta la carità tanto spirituale, quanto corporale in tutto ciò che potrò adoperarmi.
Ancora oggi le Suore di Carità dette di Maria Bambina, sparse in tutto il mondo, tantissimi giovani e adulti provano a vivere con questo proposito.

Per saperne di più

Albarica Mascotti, Bartolomea Capitanio – Il coraggio dell’amore, Elledici, Leumann (TO), 2000, pp. 34 (fuori catalogo, ma disponibile su richiesta solo dalle Suore di Maria Bambina oppure visualizzabile qui)
Opuscolo diretto principalmente ai ragazzi, ma adatto per una prima conoscenza della sua storia.

Ennio Apeciti, Bartolomea Capitanio – «Quella benedetta carità… troppo mi piace», Cinisello Balsamo (MI) 2011, pp. 230, € 11,00.
Biografia divulgativa e documentata, con ampi approfondimenti storici.

Siti Internet

martedì 8 maggio 2012

Don Alessandro Reggiani: un incontro a sorpresa, nel segno di don Bosco e di Maria

Chi è?

Don Alessandro Reggiani, trentotto anni, è nativo della parrocchia di san Luca Evangelista a Milano. Ingegnere, ha poi studiato presso il Seminario San Carlo della Diocesi di Lugano. È stato ordinato sacerdote da monsignor Francesco Moraglia, attualmente Patriarca di Venezia, il 25 giugno 2011, nella cattedrale di La Spezia.
 
Cosa c’entra con me?

Il mio percorso non avrebbe forse mai incrociato quello del testimone di cui sto parlando se il 3 febbraio 2009 non mi fosse venuta voglia di andare alla chiesa di sant’Agostino di Milano, annessa alle scuole dei Salesiani, in via Copernico. Volevo anche fare un salto alla libreria Elledici di via Melchiorre Gioia, proprio lì accanto, ma, con mio gran dispiacere, l’ho trovata chiusa per inventario.
Neanche la chiesa era aperta, nonostante fossero circa le quattro del pomeriggio, così mi sono messa a leggere le copie del Bollettino Salesiano che mi ero procurata alla portineria delle scuole.
Ad un tratto, ho visto comparire un giovane con la camicia da prete, che andava avanti e indietro sui gradini di sant’Agostino sgranando un Rosario. Quella corona mi fece una grande impressione: aveva grani molto grossi, logorati dall’uso, e terminava con una croce che recava scritto il luogo dove era stata acquistata, ovvero Medjugorje. Dato che il giovane aveva l’aria di aspettare l’apertura, mi sono accostata a lui per domandargli se sapeva quando sarebbe avvenuta.
Subito dopo, ci siamo presentati: lui disse il suo nome e, quando gli ho domandato quanti anni gli mancavano all’ordinazione sacerdotale, affermò che sarebbe avvenuta entro un anno e mezzo. Venuto il mio turno, gli ho riferito che non avevo ancora ben chiara la mia strada: il seminarista, dunque, ha iniziato un lungo discorso sul fatto che il Concilio di Trento sancì ufficialmente che la consacrazione è il miglior modo per servire Dio. A tutt’oggi, sono del parere che lui la pensava in tal modo perché si sentiva felice così.
Mi venne spontaneo chiedergli, allora, come era sorta la sua vocazione. Il mio interlocutore rispose che lo slancio gli era venuto da una visita ai luoghi di don Bosco: ecco perché l’avevo trovato, di passaggio per Milano, di fronte alla chiesa dei Salesiani nella sua città natia.
Nel frattempo, si erano fatte le 16:15 e i portoni dell’edificio sacro erano ancora chiusi. Alessandro, in realtà, aveva un appuntamento con alcuni amici, quindi mi salutò chiedendomi i miei recapiti. Avrei voluto lasciarglieli, ma temevo che avrei costituito una fonte di distrazione nel suo cammino, quindi ho rifiutato; gli ho solo domandato di rammentarmi il suo nome e cognome e gli ho indicato un paio di negozi di paramenti e oggetti sacri dove rifornirsi per il suo corredo.
Tempo dopo, ho provato a vedere se il Seminario di Lugano avesse una sua pagina web e un bollettino periodico: ho trovato un articolo scritto proprio dal mio nuovo amico. Ogni tanto mi veniva da pensare se effettivamente fosse diventato sacerdote, fino a quando, il 3 dicembre 2011, mi sono decisa a cercare direttamente il suo nome e cognome. Una piacevole sorpresa mi attendeva: don Alessandro era stato ordinato nel giugno di quell’anno e destinato a svolgere il suo ministero in una parrocchia de La Spezia. Una pagina in particolare riportava un’intervista nella quale il giovane racconta le emozioni provate il giorno dell’ordinazione e della Prima Messa.
Non ho intenzione neanche ora di riprendere i contatti con lui, ma ho voluto ugualmente raccontare la sua storia per ringraziare Dio e la Vergine Maria di averlo messo sul mio cammino.

Il suo Vangelo

Nell’intervista sopra citata, don Alessandro dichiara che, oltre al pellegrinaggio a Torino, sono stati per lui fondamentali alcuni viaggi (a Medjugorje, ma non solo) durante i quali ha maturato “grazie significative di conversione”, parole sue.
Credo, quindi, che il valore della sua testimonianza – non a caso, ho deciso di raccontarla proprio in questo mese di maggio – risieda nell’affidamento alla Madonna, con la preghiera del Rosario e la visita a luoghi dove la pietà popolare la venera più intensamente.
Prego che la Madre di Gesù lo accompagni sempre e lo renda un suo servo degno e fedele.