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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 22 febbraio 2020

Perché invidiavo e perché ammiro Carlo Acutis (Le 5 cose più #20)


Il mio rapporto con Carlo Acutis, il quindicenne milanese di cui ieri è stato approvato il decreto relativo al miracolo valido per la sua beatificazione, è parecchio conflittuale. Se da una parte sono sicura che la sua esemplarità sia innegabile, non solo per gli adolescenti e i giovani, dall’altra mi sono trovata spesso a provare motivi d’invidia nei suoi riguardi.
Ho quindi provato a stilare una lista dei cinque motivi per cui mi sono arrabbiata quasi ogni volta che ne sentivo parlare. Però mi sono anche domandata se ci sono delle ragioni per cui, in fondo, sono grata a Dio per aver suscitato nella Chiesa una persona come lui.

lunedì 10 febbraio 2020

Squarci di testimonianze #31: don Gregorio Valerio e i suoi anni accanto al cardinal Martini


Il quarantesimo anniversario dell’ingresso di Carlo Maria Martini, all’epoca non ancora cardinale, come nuovo arcivescovo di Milano, è per me l’opportunità di descrivere le mie impressioni su un volume che ha suscitato un certo interesse. Il mio Martini segreto contiene infatti una serie di «istantanee» – così recita il sottotitolo – della vita del suo ultimo segretario negli anni milanesi, don Gregorio Valerio.
Per una combinazione particolare, ho conosciuto don Gregorio nella parrocchia che ha guidato fino a due anni fa, Sant’Antonio Maria Zaccaria a Milano, non molto lontano da dove abito ora (è ancora lì come residente). Solo tempo dopo, in ogni caso prima dell’uscita del libro, ho saputo del suo ruolo di segretario.
Ero sicura che prima o poi avrebbe raccontato in maniera estesa qualcosa di quegli anni, specie dopo aver assistito a una sua testimonianza dopo una proiezione di vedete, sono uno di voi di Ermanno Olmi. Mi parve tutto sommato soddisfatto sul lato tecnico, meno sull’immagine del Cardinale che veniva riferita: gli sembrava troppo cupo, quasi depresso, in ogni caso diverso da come aveva imparato a conoscerlo.
La prima cosa che ho pensato, appena ho visto l’annuncio del libro, è stata che finalmente aveva l’occasione di dire la sua in maniera ancora più palese. Mi domandavo, però, se avesse valutato attentamente l’opportunità di agire così: un segretario, per definizione, dovrebbe essere una persona riservata. Ho capito le sue motivazioni dopo aver assistito lo scorso 9 dicembre a una presentazione del volume, proprio a Sant’Antonio Maria Zaccaria.

martedì 4 febbraio 2020

La playlist dei Testimoni


A ridosso della solennità di Tutti i Santi avevo letto un articolo in cui l’amministratore della pagina Rock cristiano in Italia citava una serie di canzoni ispirate a vari candidati agli altari. Mi è venuto naturale domandarmi perché non ci avessi pensato prima io, ma altrettanto subito mi sono risposta che non conosco benissimo quel genere di artisti, solo i più famosi, seppur nel loro settore.
In compenso, mi sentivo sicura che anche le vite sante (o in via di dimostrazione della loro santità, o di semplici Testimoni) hanno una propria colonna sonora, fatta di brani non necessariamente di stampo religioso. Ho quindi stilato un mio elenco sulla base di quanto avevo letto su riviste e libri.
Risistemandolo, mi sono accorta che tutti i cantanti presenti sono stati concorrenti in varie edizioni del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, che oggi inizia la sua settantesima edizione. Perciò mi è venuto naturale proporre oggi queste canzoni (anche se non sono state tutte presentate a Sanremo) e, in parallelo, i personaggi che le hanno apprezzate.

sabato 1 febbraio 2020

Don Nicolò Daste: padre delle orfane, modello di vocazione

Ritratto fotografico di don Nicolò Daste
(per concessione delle Suore Figlie della Divina Provvidenza)
Chi è?

Nicolò Daste nacque a San Pier d’Arena (oggi Sampierdarena, quartiere di Genova) il 2 marzo 1820, da Giovanni Battista Daste, falegname, e Giulia Parodi. Educato alla fede dalla madre, fu ammesso alla Prima Comunione a dieci anni, in anticipo rispetto all’epoca.
Studiò privatamente con l’aiuto di due sacerdoti, ma a quindici anni perse il padre. Voleva continuare a studiare, ma gli fu impedito dallo zio che aveva assunto la condizione della falegnameria di famiglia, presso la quale lavorava anche suo fratello maggiore. Solo sua madre lo capiva, ma morì anche lei, nel 1842.
Il 15 agosto 1860, quando ormai suo fratello minore e sua sorella maggiore erano diventati autonomi, Nicolò decise di partire alla ricerca di un sacerdote che gli facesse da maestro. Alla fine fu aiutato da don Vincenzo Carlini, a Multedo di Pegli. Si stabilì a Villa Rostan, dove don Carlini era cappellano, e per tre anni si diede agli studi per il sacerdozio.
Nel 1866 monsignor Andrea Charvaz, arcivescovo di Genova, l’ammise come candidato agli ordini sacri. Nicolò fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1866, a quarantasei anni compiuti. Venne assegnato come cappellano (ossia viceparroco) della parrocchia di San Martino e Santa Maria della Cella, la sua parrocchia di nascita.
Nel suo desiderio di aiutare i bambini abbandonati di San Pier d’Arena si trovò d’accordo con Apollonia Dellepiane, una giovane donna che aveva cominciato ad accogliere bambine e ragazze orfane. Il suo ruolo era quello di economo, ma di fatto fu come un padre per loro, sia come educatore, sia provvedendo alle loro necessità.
Dalle giovani maestre che si associarono ad Apollonia e dalle orfane che avevano voluto restarle accanto, don Nicolò trasse le Suore Figlie della Divina Provvidenza. Il loro compito doveva essere l’educazione delle bambine secondo quanto vedevano fare da lui: le ascoltava e le guidava senza giudicarle.
Morì il 7 febbraio 1899, a tarda notte. Il 17 febbraio 2017, a Genova, si è svolta la prima sessione del processo diocesano sull’eroicità delle sue virtù. I suoi resti mortali riposano dal 20 maggio 1965 presso la casa madre delle Suore Figlie della Divina Provvidenza, dette popolarmente Suore di Don Daste, in Salita Belvedere 2 a Genova-Sampierdarena.

Cosa c’entra con me?

giovedì 30 gennaio 2020

Spaccato in due – Gianluca Firetti, il Vangelo dell’amicizia (Cammini di santità #27)


Un particolare della foto più famosa di Gianluca,
risalente allestate 2012, poco prima che si ammalasse
(fonte dellimmagine)
Molto spesso mi è capitato di lasciarmi prendere dall’invidia perché le storie belle a cui tengo mi sembravano messe in ombra da altre, non meno luminose, ma più fortunate per aver trovato persone (anche con responsabilità ecclesiali) che hanno creduto alla loro bontà ed esemplarità.
Quella di Gianluca Firetti rientrava perfettamente in questa casistica: morto nel 2015, cinque anni esatti fa, ha già due libri su di lui, una seguitissima pagina Facebook e perfino un monologo teatrale. Senza contare poi le innumerevoli volte in cui i suoi amici sono stati chiamati a parlare di lui in incontri giovanili anche al di fuori di Cremona, la diocesi in cui si è svolta la sua vicenda.
Avevo una mezza idea di dedicargli un post, che avevo abbozzato il 19 gennaio 2016. Alla fine, però, ho desistito: avevo altri argomenti da trattare e, dopotutto, avrei avuto più spunti su cui riflettere, se fosse passato più tempo dalla sua morte.
Quando poi mi è stato chiesto di dedicargli la puntata di ottobre della mia rubrica su Sacro Cuore VIVERE, non sapevo da dove cominciare. O meglio, sapevo di dover leggere i libri (rileggere il primo, per la precisione) e ascoltare qualche testimonianza in video, ma non sapevo come superare i sentimenti cattivi che mi avevano colta.
Alla fine, posso affermare che lui abbia “spaccato” un po’ anche me. Proprio così: credevo che il titolo del suo libro si riferisse alla sua condizione, ma invece penso che si riferisca alla sua capacità di mettere in discussione le presunte certezze di chi aveva di fronte. Ho provato a superare i luoghi comuni del dolorismo anche cristiano e di capire quali suoi aspetti potessero essere condivisibili più in generale.
Nella bozza del 2016 avevo appuntato che avrei basato la mia esposizione su come, nel giro di un anno, la sua storia avesse segnato sempre più persone. Però, se non ci fosse stato don Marco D’Agostino, probabilmente Gianluca non avrebbe neanche avuto l’opportunità di scrivere un libro e di raccontarsi.
Mentre procedevo con la documentazione, mi sono resa conto di dover far risaltare il gruppo di amici, di cui il don era uno dei tanti, che era stato capace di radunare attorno a sé e in cui, per certi versi, ora mi sento di far parte.

domenica 26 gennaio 2020

Squarci di testimonianze #30: la missione “a km0” di Emanuela e Nicola (e di tante altre famiglie)


La solennità della Sacra Famiglia, per il Rito Ambrosiano, cade l’ultima domenica di gennaio. Dato che quest’anno la riflessione a cui tutte le parrocchie della diocesi sono state invitate verte sul ruolo missionario della famiglia oggi, ho pensato che fosse il momento perché anch’io racconti le mie esperienze con le Famiglie Missionarie a km0 (qui il loro blog di collegamento): una realtà sorta proprio nel mio territorio diocesano, ma che ha collegamenti con altre simili, presenti anche all’estero. Arrivo per ultima, dopo che la stampa cattolica si è più volte occupata di essa, ma avevo promesso di dare il mio contributo.

domenica 19 gennaio 2020

Immagini speciali #2: Da Praga a Cebu, è sempre il Bambino Gesù


In questi giorni, in una delle parrocchie del mio quartiere, è stata ospitata una copia dell’immagine del Santo Niño di Cebu, quella che vedete al centro della fotocomposizione. La ragione è che il mio parroco è amico e compagno di ordinazione sacerdotale dell’incaricato per i Migranti della Zona Pastorale IV (Rho) della diocesi di Milano. Ogni anno, i fedeli cattolici originari delle Filippine – Cebu è, appunto, un’isola dell’arcipelago delle Filippine – organizzano la festa del Santo Niño, che cade la terza domenica di gennaio, in un quartiere diverso. Quest’anno è toccato a noi di Gratosoglio ospitare la ventiseiesima edizione.
Al di là dell’idea di scrivere un piccolo articolo per il Portale della diocesi e per Milano Sette, quest’avvenimento mi ha fatto ripensare al fatto che la devozione all’infanzia di Gesù è una di quelle che mi sono più proprie: per via delle mie origini napoletane, certo, ma anche per ragioni indipendenti dai legami familiari.