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giovedì 16 agosto 2018

Istantanee da un viaggio musicale (Le 5 cose più #16)


In piena luce, entrando a San Pietro
È trascorsa una settimana dalla mia partenza per Roma, per partecipare, come membro del coro, all’incontro dei giovani italiani con papa Francesco. Potrà sembrare strano, ma non ho ancora avuto, fino a oggi, del tempo per riflettere con calma e rielaborare quello che ho vissuto in quei due giorni.
Invece di stendere un racconto quasi minuto per minuto, come nella rubrica Io c’ero, ho pensato di scegliere cinque momenti che per me hanno avuto un significato particolare. Spero che vi piacciano almeno un po’. Dove non altrimenti precisato, le foto sono opera mia.

giovedì 9 agosto 2018

Il mio viaggio musicale verso Roma

Spartiti e lettore MP3: mai più senza!
Mancano ormai pochissime ore a Siamo Qui!, l’incontro dei giovani italiani con papa Francesco, in preparazione al Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre.
In teoria, avendo superato i trentaquattro anni da un mese, non avrebbe dovuto riguardarmi da vicino. Dopo la GMG di Cracovia, infatti, ho scelto di non partecipare più a raduni ecclesiali pensati per i giovani, sia per ragioni anagrafiche sia per la mia scarsa resistenza fisica.
Lo scorso 14 aprile, però, una notizia ha colto di sorpresa me e tutti i miei compagni del Gruppo Shekinah, al termine di uno dei nostri concerti-meditazione: il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile voleva proprio che il nostro coro cantasse sia alla veglia al Circo Massimo, sia alla Messa, entrambe alla presenza del Papa. Dopo undici anni di servizio per quel che mi compete, il sogno mio e dei miei compagni, ovvero cantare di fronte al Vicario di Cristo in terra, chiunque fosse, poteva diventare realtà.
Perché si realizzasse doveva essere superato un ostacolo non da poco: l’organizzazione centrale voleva che attorno al Papa ci fossero solo facce giovani, per cui nessuno che avesse più di trent’anni poteva essere accettato. Non valeva solo per noi ambrosiani, ma anche per altri coristi, provenienti da Reggio Emilia e da Bari. Probabilmente questo serviva per limitare la partecipazione a cinquanta coristi di ciascun gruppo, così da arrivare a centocinquanta elementi, esclusi i musicisti.

lunedì 6 agosto 2018

Maggiorino Vigolungo: un ragazzo-apostolo dai grandi ideali

Chi è?

Ritratto fotografico di Maggiorino (fonte)
Maggiorino Vigolungo (al Battesimo, Maggiore Secondo) nacque a Benevello, in provincia di Cuneo e diocesi di Alba, il 6 maggio 1904. Era il terzo figlio di Francesco Vigolungo e Secondina Caldelara, contadini. Vivace d’intelligenza e di carattere, dopo la Prima Comunione, avvenuta nel 1910, divenne chierichetto nella sua parrocchia, intitolata a San Pietro in Vincoli. In quella veste conobbe don Giacomo Alberione (beatificato nel 2003), venuto ad aiutare il parroco di Benevello: subito si affidò alla sua direzione spirituale.
Don Alberione aveva fondato, il 20 agosto 1914, la Scuola Tipografica Piccolo Operaio, che in seguito si sviluppò nella Pia Società San Paolo. Maggiorino vi entrò il 15 ottobre 1916, scoprendo dopo qualche tempo l’ideale per cui quella realtà era stata fondata: diffondere e comunicare il Vangelo attraverso il mezzo della stampa.
Il ragazzo s’impegnò al massimo delle sue forze nelle attività di studio e nel lavoro in tipografia. Con la guida di don Alberione e di don Timoteo Giaccardo (beatificato nel 1989), capì come moderare gli slanci del suo carattere e come intensificare il proprio amore verso Gesù e la Madonna.
Nella primavera del 1918, Maggiorino dovette tornare a casa, perché molto malato: alla pleurite si aggiunse poi una forma di meningite. Disposto a compiere la volontà di Dio, sia che comportasse la morte, sia la guarigione, ricevette l’ultima visita del suo direttore e padre spirituale. Morì il 27 luglio 1918, in casa sua: aveva quattordici anni, due mesi e ventitré giorni.
Don Alberione, profondamente convinto dell’esemplarità di quel suo allievo, promosse l’avvio della sua causa di beatificazione. Il decreto con cui Maggiorino è stato dichiarato Venerabile è datato 28 marzo 1988. I suoi resti mortali riposano dal 2 maggio 1963 nel Tempio di San Paolo ad Alba.

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mercoledì 25 luglio 2018

Suor Maria Assunta Pallotta: il profumo di un’intenzione pura


Fonte
Chi è?

Assunta Maria Liberata Pallotta (così al Battesimo) nacque il 20 agosto 1878 a Force, cittadina in provincia di Ascoli Piceno divisa tra le diocesi di Ascoli e San Benedetto del Tronto. Era la prima dei cinque figli di Luigi Pallotta ed Eufrasia Casali, contadini. Per aiutare i familiari frequentò per poco tempo la scuola, imparando solo a leggere e scrivere.
La sera del 2 marzo 1897, Martedì Grasso, si ritrasse alla richiesta di un giovane, che voleva darle un bacio durante una festa di Carnevale. Da allora fu sempre più forte in lei la decisione di farsi religiosa. Tramite monsignor Luigi Maria Canestrari, nativo di Force, fu messa in contatto con l’istituto delle Francescane Missionarie di Maria, fondato nel 1877 da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002). Il 9 ottobre 1908 professò i primi voti religiosi, diventando suor Maria Assunta. Destinata a Firenze dal 3 gennaio 1902, vi professò i voti perpetui il 13 febbraio 1902.
Il 7 marzo 1904 fu inviata in Cina insieme ad altre consorelle, arrivando a destinazione, a Dong-er.go (o Dongerkou), dopo quasi tre mesi di viaggio. Come nelle altre case dove aveva abitato, svolse i compiti di cuoca e infermiera.
Nel marzo 1905 esplose un’epidemia di tifo, che contagiò le orfane curate dalle suore e le stesse religiose. Anche suor Maria Assunta, il 19 marzo, si ammalò: inizialmente in forma lieve, poi più grave da quando domandò di poter morire al posto di una consorella, poi deceduta a sua volta. Il 7 aprile 1905 si spense, mentre nella stanza dove si trovava cominciava ad avvertirsi un profumo di cui nessuno scoprì l’origine.
È stata beatificata il 7 novembre 1954 da papa Pio XII: è la prima religiosa missionaria non martire a ottenere gli onori degli altari. Il suo corpo, trovato incorrotto nel 1913, è stato traslato nel cimitero cattolico di Taiyuan e deposto accanto a quelli delle sette sorelle martiri. Durante la rivoluzione culturale cinese (1966-1977), la tomba è stata dissotterrata: il corpo è stato smembrato, cosparso di benzina e bruciato. La sua memoria liturgica, per le Francescane Missionarie di Maria, cade il 7 novembre, anniversario della beatificazione.

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venerdì 20 luglio 2018

Sorridi, sei su «WikiChiesa»!


Qualche post fa raccontavo quale fosse la motivazione che mi avesse spinta a impegnarmi nella blogosfera cattolica italiana:
Se rispondessi: «Lo faccio solo per Gesù», sarei un’ipocrita: soprattutto da quando ho aperto «Testimoniando», infatti, ho come mira principale quella di costruirmi una buona reputazione nel web cattolico, così che un giorno qualche giornalista serio mi possa prendere al suo servizio o, magari, chiedermi un’intervista per qualche periodico importante.
Col tempo, questo desiderio si è realizzato in parte: due volte, per altrettante collaborazioni.
Tuttavia, c’era ancora qualcosa a cui aspiravo: essere presentata nella rubrica WikiChiesa di Avvenire. Curata da Guido Mocellin, giornalista bolognese per trent’anni tra le firme de Il Regno, indaga come l’informazione, anche non di settore, tratti gli argomenti religiosi, con uno sguardo particolare rivolto a Internet e ai social network. Compare sul quotidiano d’ispirazione cattolica e sul relativo sito tre volte a settimana: la domenica, il mercoledì e il venerdì, a pagina 2 dell’edizione cartacea e digitale.

giovedì 19 luglio 2018

«Perché a te», sorella Chiara, «tutto il mondo viene dietro?»


Se l’“odore di santità” di Chiara dovesse essere identificato, dovrebbe profumare di lavanda:
da morta le fu messo un rametto di quei fiori in mano (cfr.
Siamo nati e non moriremo mai più, p. 151).
La notizia della pubblicazione dell’Editto relativo alla causa di beatificazione di Chiara Corbella Petrillo, per la prima volta denominata “Serva di Dio”, mi ha colta di sorpresa, ma non troppo. Sapevo che fossero in atto le fasi preliminari dell’apertura della causa stessa, però non immaginavo che l’Editto sarebbe arrivato in questi giorni.
Mi sono occupata altre volte di lei, ma la crescita della sua buona fama mi ha portata spesso a chiedermi perché mai la sua storia venisse diffusa mentre tante altre, di giovani e madri di famiglia soprattutto, lo fossero meno, o fossero cadute nell’oblio. Riflettevo su questo anche lo scorso 13 giugno, partecipando (in parte: sono arrivata in ritardo e sono andata via prima) alla Messa e all’Adorazione Eucaristica organizzate qui a Milano in contemporanea con quelle svolte a Roma, per il sesto anniversario dalla sua morte.
Mentre pregavo, mi sono ricordata che qualcun altro aveva già posto una domanda simile, nella storia della Chiesa, e proprio a una figura che per Chiara e suo marito Enrico è stata fondamentale. Ecco quindi il frutto delle mie riflessioni.
* *  *

mercoledì 11 luglio 2018

Tre domande a… don Andrea Ciucci: la fede è concreta come un cammino… e come una pietanza

La copertina dell’ultimo lavoro culinario e catechistico di don Andrea e di don Paolo
Chi è?

Don Andrea Ciucci è stato ordinato nel 1992 come sacerdote della diocesi di Milano. Laureato in Filosofia, si è a lungo occupato dell’educazione di bambini, ragazzi e giovani, oltre che della formazione di educatori e catechisti. Insieme a monsignor Paolo Sartor, oggi all’Ufficio Catechistico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, ha realizzato alcuni sussidi per la catechesi dei bambini tra i 7 e gli 11 anni. Anche lui attualmente risiede a Roma, come Segretario Coordinatore della Pontificia Accademia per la Vita. Infine, cura la rubrica del Vangelo della domenica sul settimanale Telesette.

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