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martedì 25 settembre 2012

Io c’ero #3: a Lourdes, per aiutare la mia incredulità

Come avevo anticipato sul mio profilo Facebook (cercatemi col nome Emilia Testimoniando), ho partecipato al pellegrinaggio organizzato dalla Diocesi di Milano verso Lourdes, nei giorni 16-19 di questo mese. Giornalisti più abili di me ne hanno raccontato ogni singolo aspetto, mediante la scrittura, la fotografia e riprese video. Io mi limito a raccontare ciò che ho compreso da questo viaggio e i risultati che ho tratto.

Lunedì 16 settembre

Dopo una levataccia, sono giunta all’aeroporto di Malpensa insieme ad altri miei dieci comparrocchiani (quasi tutti di una certa età, ahimè) e al parroco, dopo che ci siamo uniti ad un ben più folto gruppo di una parrocchia vicina.
L’atterraggio all’aeroporto di Tarbes e Lourdes è avvenuto dopo neanche un’ora di volo, che ho provato a trascorrere schiacciando un pisolino, ma la mia vicina di posto, un’arzilla signora sarda, non faceva altro che cercare di parlare con me. Insomma, tempo un’ora di pullman ed eccoci al nostro albergo, vicinissimo ad una delle porte del Santuario, ma situato nel bel mezzo di quello che le guide turistiche, a ragion veduta, definiscono “il supermercato di Maria”. Per me, sempre a caccia di nuovi articoli e curiosità, poteva essere una pacchia o una fonte di distrazione, quindi ho provato a resistere.
Il primo appuntamento ufficiale era alle 14:45, nella Basilica sotterranea intitolata a san Pio X. Dopo un attimo di smarrimento, dovuto al fatto di trovarmi sotto il livello del terreno, in una struttura che ricorda molto una barca rovesciata, mi sono diretta verso lo spazio dedicato al coro. Lì ho partecipato alla Messa di apertura del pellegrinaggio e ho udito, dalla voce del cardinal Scola, le parole che avrebbero accompagnato i miei tre giorni lì: “misericordia” e “affidamento”.
Il coro, per la precisione, era diretto da don Norberto Valli, insegnante di Liturgia presso il Seminario Arcivescovile di Milano, nella sede di Venegono Inferiore. Come voci soliste, due dei giovani che verranno ordinati diaconi questo sabato. Avrei voluto chiedere i loro nomi, ma ho preferito non disturbarli; li scoprirò prestissimo.
Immediatamente dopo la celebrazione eucaristica, il gruppo di cui facevo parte è andato ad omaggiare la Bianca Signora dei Pirenei, come si usa appena si giunge sul posto (noi non abbiamo potuto farlo perché siamo arrivati in tempo per il pranzo). Dopo una breve preghiera, ho iniziato a guardarmi intorno: il complesso del Santuario è veramente immenso! Fortuna che mi ero procurata per tempo una cartina, così da non correre il rischio di perdermi.
Alle 18:00, il secondo evento: il Rosario in italiano, trasmesso in diretta da TV2000 e dal sito Internet del Santuario. Il Cardinale si è alternato, nella prima parte delle preghiere, con uno dei cappellani di lingua italiana, a me noto perché, mentre ero in vacanza, mi è spesso accaduto di sgranare la mia corona in compagnia della televisione. In verità, ero alla Grotta già da una mezz’ora, così da prepararmi a dovere.
La serata avrebbe dovuto concludersi con la Processione Mariana detta aux flambeaux, ma la nostra guida, la signora Florentina detta “Flo”, ci ha riferito che il nostro gruppo avrebbe dovuto parteciparvi l’indomani. Ciò nonostante, sono andata a vedere lo stesso, con il mio parroco e un paio d’altre persone. Mi ha fatto molto riflettere come quelle fiaccole rappresentassero le anime di tante persone, con il carico di sofferenze e aspettative per il futuro.
Prima della processione, ammetto di aver ceduto allo shopping, acquistando alcune boccette e una tanica da un litro (non stupitevi: ce ne sono di capienza anche maggiore!) per l’acqua della Grotta.

Martedì 17 settembre


La mia vicina di camera mi ha svegliata alle 6:00! Dato che non riuscivo più a prender sonno, mi sono lavata e, sempre con lei alle costole, ho fatto colazione. Quando le ho comunicato che stavo per uscire, ha insistito per seguirmi, ma io ho tagliato corto, affermando di volermela cavare da sola.
Mi sono quindi incamminata verso il Santuario, passando sempre per la solita sfilza di negozi e alberghi. Data l’ora, era tutto ancora chiuso, quindi non c’erano distrazioni, a parte una lieve pioggerella.
Ho colto l’occasione per andare a confessarmi e per attingere l’acqua per la mia tanica. Così facendo, mi sembra di aver rispettato quello che la Madonna chiese a Bernadette: fare penitenza e lavarmi alla fontana (mi sono semplicemente bagnata il viso). Mi sarebbe piaciuto andare alle piscine, ma il tempo non era dei migliori. In compenso, ho fatto un giro alla fornitissima Libreria dei Santuari, dove ho acquistato un libro su due giovani testimoni originari di Lourdes: Maria de Jésus, una ragazza che aspirava a diventare Carmelitana, e il sacerdote Jean-Luc Cabes. Se riesco, vorrei scrivere di entrambi.
Alle 9:20 circa ero di nuovo alla Grotta, stavolta con appresso la mia vicina. Entrambe eravamo intenzionate a cantare alla Messa che di lì a poco si sarebbe celebrata e ci siamo riuscite. L’Arcivescovo, riprendendo la sua omelia del giorno prima, ha affermato che noi non abbiamo la “libertà potente” che ebbe la Vergine, la quale pure fu messa alla prova, però, se diciamo il nostro “sì”, entriamo nella misericordia del Padre. Il luogo dove possiamo appoggiarci nel dire la nostra disponibilità è la Chiesa, che da duemila anni sfida la storia, nonostante i limiti, le persecuzioni e le ostilità.
Nel pomeriggio, insieme al mio gruppo, ho visitato i luoghi dove santa Bernadette ha trascorso giorni felici, ma anche quelli dove non fu propriamente allegra, ma si mantenne fedele, insieme ai suoi cari, alla preghiera. Ho provato ad istituire un raffronto con la mia esperienza di vita, uscendone a pezzi: nonostante io moltiplichi preghiere, visite a santuari e scriva di santi e affini, infatti, non ho imparato proprio un bel niente.
Abbiamo terminato la visita giusto in tempo per la Benedizione Eucaristica, prevista alle 17:00 nella Basilica sotterranea, dato che il tempo atmosferico andava peggiorando. Lì, alcune parole del cardinal Scola mi hanno segnata profondamente:
«Dare la propria vita è umanamente conveniente perché orienta in modo positivo la nostra vita al Paradiso; lo comprendiamo di fronte all’Eucaristia che è già Paradiso in germe. Al contrario chi non dona la propria vita è destinato alla tristezza, perché la sua vita sarà rubata dal tempo».
Mentre passava vicino a dove mi trovavo io, per benedire uno ad uno gli ammalati, mi è venuto spontaneo chiedere a Gesù, solennemente presente nel Santissimo Sacramento, come io possa donare la mia vita per coloro a cui voglio bene, sull’esempio di Lui, che si è donato come Pane per i Suoi amici. Lungi da me compiere gesti eroici, però vorrei davvero sapere come farlo…
Ho continuato questa preghiera durante la Processione Mariana, anche se avevo qualche problemino a reggere contemporaneamente la mia candela e l’ombrello, dato che la pioggia si faceva sempre più insistente.
Tra le due processioni, ho avuto il tempo di compiere un gesto simbolico. Dato che il tema di tutti i pellegrinaggi quest’anno è “Pregare il Rosario con Bernadette”, non lontano dalla statua dell’Incoronata, punto di ritrovo per coloro che si perdessero, sono stati piantati degli alberelli a cui chi vuole può annodare la propria corona del Rosario. Ne ho viste veramente di tutti i tipi: da quelle semplici in plastica ad altre realizzate per l’occasione, come una composta di cannucce e tappi di bottiglia. Ho aggiunto anche la mia, che ho confezionato con le mie mani, in cordoncino di nylon di colore blu; ho provato ad evidenziarla graficamente nella foto in cima a questo paragrafo.

Mercoledì 19 settembre

(Io sono la signorina con la giacca a vento rosa)
Credevo che l’ultimo giorno di pellegrinaggio non avrebbe portato nessun cambiamento di rilievo. Evidentemente, non ho ancora imparato che il Signore riserva sorprese e piccole consolazioni proprio quando meno le si aspettano.
Mentre stavo tranquillamente seduta in una delle panche della San Pio X, per partecipare in maniera ordinaria alla Messa Internazionale (avrei potuto andare a cantare, ma non me la sentivo), ho notato che un sacerdote stava passando accanto alla mia fila e sembrava indicare la signora seduta accanto a me. In realtà, cercava qualche giovane per la processione offertoriale, quindi ce l’aveva proprio con me! Nonostante non fosse la prima volta che mi capitava qualcosa di simile (mi era già successo in Duomo, al Pontificale di San Carlo Borromeo del 2007), ho iniziato ad agitarmi tantissimo. Mi sono calmata solo dopo aver affidato il mio zaino al padre della ragazza che era in fila davanti a me e seguendo attentamente le prove della processione.
La Messa Internazionale era davvero un’espressione, in piccolo, della “moltitudine di popoli” di cui parla il libro dell’Apocalisse. Ero decisa, quindi, a non commettere il benché minimo errore quando sarebbe toccato a me.
Arrivato il momento della Presentazione dei doni, ho cercato di concentrarmi al massimo, però mi sono accorta di avere un’espressione troppo tirata; allora ho emesso un sospirone e provato ad abbozzare un sorriso. Così, quando si è mossa la processione, ho iniziato a camminare in maniera più rilassata, tenendo fra le mani uno dei calici che di lì a poco sarebbero stati usati dai concelebranti. Mi è venuto da pensare, quindi, che quell’elemento mi richiamasse una volta di più ad offrire la mia vita, anche se il “come” mi restava ancora oscuro.
Insomma, grazie a questa sorpresa sono riuscita nel mio intento, ossia scambiare alcune parole con il Cardinale, poco importa se fossero previste dalla Liturgia. Un giorno non lontano, magari durante i “Dialoghi della Fede” che i giovani di Milano avranno con lui, spero di potermi esprimere con maggior libertà.
Ho trascorso gli ultimi momenti a Lourdes visitando le tre Basiliche sovrapposte e litigando con un mio compagno di viaggio che non ricordava l’esatta successione dei Misteri della Luce, recentemente riprodotti a mosaico sulla facciata della Basilica del Rosario dall’atelier del Centro Aletti di Roma. Pochissimo prima della partenza, infine, ho compiuto gli ultimi acquisti di ricordini e boccettine per l’acqua della Grotta, da riempire a casa con il contenuto della tanica che avevo comprato martedì mattina.
Insomma, non sento di aver del tutto sprecato tempo e danaro nel mio viaggio. Non ho compiuto proprio tutti i gesti devozionali: ho lasciato perdere il bagno alle piscine e la Via Crucis a causa del maltempo, ma ho pregato lungamente davanti alla Grotta e ho chiesto perdono nella Confessione sacramentale. In più di un’occasione, inoltre, ho sostato in adorazione dell’Eucaristia nell’apposita cappella della Chiesa di Santa Bernardetta, interpellando il Signore sulla modalità con cui devo (perché devo senz’altro) donarGli la mia vita. Ho paura che, proprio per aver tralasciato i gesti di cui sopra, il giorno in cui mi verrà chiarito tutto tarderà a venire.
Il ricordino più bello che ho comprato è quello la cui foto ho inserito in apertura. Si tratta di un carillon a carica manuale che riproduce la melodia della cosiddetta “Ave Maria di Lourdes”, che nella sua versione italiana prende il titolo di “È l’ora che pia”. So per certo che il Servo di Dio Aldo Blundo, un ragazzino malato di Napoli, ne aveva uno simile e lo faceva risuonare prima di pregare il Rosario o quando la nostalgia per quel luogo benedetto, dove andò pellegrino con lUnitalsi, si faceva più acuta. Anch’io farò così, in attesa di comprendere come potrò risolvere la preoccupazione che mi assilla.

sabato 22 settembre 2012

I seminaristi ambrosiani e la fede che mi unisce a loro

Il manifesto della Giornata per il Seminario 2012

Nella Diocesi di Milano domani è la Giornata per il Seminario, che solitamente cade la penultima domenica di settembre.
Da alcuni anni mi sento particolarmente vicina a quegli “uomini senza paura”, per riprendere il noto canto Amare questa vita, giovani e meno giovani, che decidono di verificare se effettivamente il Signore li chiama ad essere degli “altri Lui”. Hanno veramente bisogno di sostegno nella preghiera, ma anche di un sincero rapporto di amicizia, rispettoso della dignità che, se Dio vorrà, rivestiranno con l’Ordine Sacro.
In apparenza, non c’entrano nulla con me: dalla mia parrocchia non sorge una vocazione per il clero diocesano da almeno trent’anni. Forse non abbiamo pregato abbastanza: il mio parroco emerito, una volta, si è molto rammaricato per questo motivo. Ciò nonostante, ho avvertito un senso di curiosità per queste persone speciali e normali al tempo stesso.
Penso di averlo iniziato a provare il 25 marzo 2001, quando il mio don dell’oratorio condusse me e compagni del Gruppo Adolescenti ad una giornata di ritiro presso la sede di Seveso (MB), dove attualmente, ma non per molto, sono ospitati gli studenti del Corso Propedeutico (più familiarmente detto “Corso P”) e del Biennio di Teologia. Nel mio diario di allora, scrissi di essermi emozionata tantissimo quando i seminaristi avevano preso posto accanto a me e, nel sentirli cantare, li definii – beata ingenuità – simili ad un coro di angeli.
Mi ero quasi dimenticata di quel primo approccio con quella realtà, quando, cominciando a frequentare le suore Figlie di San Giuseppe di Rivalba (credevo che fossero quelle di santa Emilia De Vialar), ho appreso i primi rudimenti di come si faccia a pregare per un giovane prossimo all’Ordinazione e per i suoi confratelli. Alcuni mesi dopo, alla prima del musical “Troppo mi piace”, ho rivisto quel ragazzo che avevo incontrato in università e che ora chiamo con gioia “don” Emiliano (ne parlavo già qui). Sapere che era in Seminario mi lasciò stupita, ma ben presto dallo stupore sono passata al desiderio di poter fare qualcosa per lui, senza però intralciarlo nel suo percorso. Grosso modo a quell’epoca ho deciso di abbonarmi alla rivista del Seminario, La Fiaccola, certa che avrei potuto conoscere meglio la vita che lui e compagni conducevano. Allo stesso tempo, se trovavo in parrocchia qualche copia avanzata, non disdegnavo di leggere Fiaccolina, mensile destinato principalmente ai ministranti ambrosiani, a cui collaboravano, fino ad alcuni anni fa, i seminaristi addetti all’équipe di Pastorale Vocazionale, che producevano degli inserti di preghiera.
Quando avevo un po’ di tempo libero dagli studi, non perdevo occasione di partecipare a qualche Messa nel Duomo della mia città. Ho quindi appreso che i seminaristi sono coinvolti nel servizio all’altare in alcune solennità: per citarne solo alcune, l’apertura dell’anno pastorale, la festa di san Carlo Borromeo, la Messa Crismale e le Ordinazioni Diaconali e Presbiterali. Fu nella prima di esse che ho avuto la gioia di vedere, due anni fa, un altro mio compagno di studi, Pierluigi detto “Pigi”, essere ammesso fra i candidati agli Ordini.
Nel 2009 un altro ragazzo che conosco mi aveva comunicato di essere in procinto di entrare a Seveso e mi aveva invitata alla festa che ogni anno serve per dare il benvenuto ai novellini e far conoscere l’ambiente ai loro amici di parrocchia, detta “Accompagna un amico in Seminario”. Ebbene, da un amico che avevo – ora, però, ha cambiato strada – ne ho guadagnati altri tre, due dei quali, lo scorso 8 settembre, sono stati accolti fra i nostri futuri sacerdoti. Ricordo ancora quando, salutandoli insieme ad un’amica che mi aveva accompagnata, abbiamo recitato gli uni per gli altri un’Ave Maria nel parcheggio illuminato dalla luna. In quella serata, precisamente al momento dei Vespri, avevo dapprima familiarizzato con un altro giovanotto, che però era entrato nel Corso P, e con sua madre, che ha asciugato le mie lacrime di commozione durante la preghiera. Mi venne anche consegnato un cartoncino con il nome di un altro ragazzo, ma devo cercarlo per ricordare chi era.
Non posso tralasciare il fatto che, grazie al Gruppo Shekinah, ho potuto fare amicizia con altri giovani che un tempo erano definiti “chierici”, incontrandoli nelle parrocchie dove prestano servizio pastorale o, semplicemente, perché volevano passare proficuamente una serata in libera uscita.
Visitata Seveso, mi mancava la sede di Venegono Inferiore, voluta dal Beato cardinal Schuster per garantire un clima più adatto alla preghiera e alla meditazione. Situata su di un colle, sembra proprio un monastero, con lunghi corridoi e vastissimi chiostri. Sono riuscita ad andarci in occasione della Serata Vocazionale 2011, nonostante fossi reduce dalla beatificazione di Giovanni Paolo II. Ho apprezzato molto la cura impiegata per realizzare la scenografia nella cosiddetta Basilica (la cappella più grande del luogo), la testimonianza di un ragazzo impegnato nella Pastorale Speciale in carcere e i momenti di dialogo con altri suoi compagni (anche se io ho passato più tempo a chiedere consigli a quelli che già conoscevo). Sono tornata lì per il “Mensilario” dedicato ai Candidati 2012 e spero di rifarlo per quelli del 2013.
Nonostante i fatti parlino da soli, continuo ad essere presa in giro e scoraggiata, perfino da sacerdoti e consacrate, perché voglio bene ai seminaristi di Milano. A sostenermi, quest’anno, ci sono il messaggio dell’Arcivescovo e il motto della Giornata: “Io credo – Noi crediamo”. Oltre ad evidenziare il “noi ecclesiale”, tanto auspicato dal cardinal Scola, mi fa pensare al fatto che, a smentire i miei detrattori, fra me e gli inquilini di Seveso e Venegono c’è qualcosa, anzi, Qualcuno in comune: la fede in Gesù, anzi, Lui stesso. Non Lo riceviamo forse nell’Eucaristia tutte le domeniche?

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sabato 1 settembre 2012

Carlo Maria Martini: un cammino alla luce della Parola


Chi è?
Carlo Maria Martini è nato a Torino il 15 febbraio 1927. Entrato nella Compagnia di Gesù a soli 17 anni, venne ordinato sacerdote il 13 luglio 1952. Notissimo nel mondo scientifico ed accademico, fu ordinato vescovo dal Beato Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1980. Il 10 febbraio del medesimo anno fece il suo ingresso a Milano, della quale era stato nominato Arcivescovo il 29 dicembre 1979, e fu creato cardinale il 2 febbraio 1983.
Nel suo episcopato, durato fino al 2002, ha visto numerosi mutamenti nella Chiesa e nella società. Ha cercato di mettersi in ascolto di tutti e di presentare la Parola di Dio nella maniera più chiara possibile.
Da tempo malato, ha concluso la sua esistenza terrena alle 15:45 del 31 agosto 2012 a Gallarate, dove risiedeva dal 2008, dopo aver trascorso alcuni anni a Gerusalemme.
Cosa c’entra con me?
Il cardinal Martini è stato l’arcivescovo della mia infanzia. Ho potuto ascoltare per la prima volta le sue parole presso lo stadio “Giuseppe Meazza” in un pomeriggio di maggio del 1996, nell’annuale incontro con i Cresimandi della Diocesi di Milano, ma purtroppo non ricordo granché.
Tre anni dopo, venne in visita pastorale nella mia parrocchia. Il 28 novembre 1999, nell’omelia pronunciata durante la Messa delle 10, ci lasciò una consegna che non vale solo per la mia comunità di origine:
«State vivendo un momento importante della vita della vostra parrocchia. Il 23 gennaio inaugurerete l’Oratorio ristrutturato.
Ma voi sapete che gli ambienti sono fatti dalle persone.
Possiamo fare un bellissimo Oratorio, ma se manca la passione educativa per i ragazzi l’ambiente resta un bell’ambiente, certamente non ha il calore, non ha la passione che deve avere un ambiente giovanile» (Fonte: La chiesa di San Rocco a Sant’Andrea – i suoi primi 100 anni, a cura di Angelo Pria, Milano 2003, p. 50).
Quando, come promesso, tornò il 23 gennaio 2000, non si espresse diversamente e benedisse i locali rinnovati. Fu in quell’occasione che potei vederlo molto da vicino: mi colpirono tantissimo la sua imponente statura e il suo affilato profilo. Mi è venuto spontaneo pensare che non diversa doveva essere la persona di san Carlo Borromeo, quando andava a visitare le varie parrocchie.
Quando venni a sapere che avrebbe lasciato il governo della Diocesi, ci rimasi un po’ male: avrei voluto tanto riuscire a parlargli e chiedergli qualche consiglio per la mia vita. Col tempo, però, ho iniziato ad affezionarmi anche al cardinal Tettamanzi, suo successore.
Nel novembre 2004 tornò nella mia chiesa parrocchiale, in occasione del centenario dalla fondazione. Quando sono andata nel mio posto nel coro, dietro l’altare, me lo sono ritrovata davanti. Il fatto che fosse seduto non sminuiva la sua altezza, ma stavolta fui sorpresa da un altro particolare: aveva con sé un bastone da passeggio, a causa della malattia.
Nel saluto iniziale della Messa, il parroco di allora suppose che sarebbe stata l’ultima volta che l’avremmo avuto tra noi. Di conseguenza, decisi che avrei fatto di tutto per riuscire a parlargli. Ricordo abbastanza con esattezza il breve dialogo che ho avuto e, soprattutto, il calore della sua grande mano: «Eminenza – gli dissi – adesso in Oratorio le persone ci sono! Ci sono!». «È il Signore che le manda», rispose congedandomi.
Col tempo ho continuato ad interessarmi di lui, scoprendo dettagli che mi erano estranei, a cominciare dalle sue origini torinesi e dalla sua appartenenza alla Compagnia di Gesù. Nella mia ingenuità e ignoranza non sapevo che i religiosi potessero diventare addirittura Cardinali!
Appresi che fu lui ad inventare, per così dire, tre strumenti che hanno oltrepassato i confini diocesani: la Scuola della Parola, iniziata in Duomo e proseguita nei Decanati e nelle parrocchie; il Gruppo Samuele, grazie al quale numerosissimi giovani hanno compreso la propria vocazione; la Cattedra dei non credenti, per dialogare e confrontarsi con le più disparate concezioni della vita. Inoltre, al Gruppo Giovani del mio Oratorio sono spesso stati proposti estratti dei suoi libri, se non addirittura usati alcuni integralmente, per accompagnare il cammino di formazione annuale.
Man mano che le sue condizioni di salute si aggravavano, ho iniziato a temere per lui e mi domandavo per quanto tempo ancora Dio l’avrebbe lasciato in vita. Ora che non c’è più, mi prendo l’impegno di riprendere i suoi libri e trovarvi nuovo nutrimento.
Da più parti, ora, si levano voci che lo considerano intercessore come fu già in vita, santo, sicuramente in Paradiso. Io preferisco non esprimermi in merito, se non per riprendere le parole che mi rivolse ed applicarle al suo caso. È il Signore che manda sulla terra persone come lui: devo cercare di aprire bene gli occhi e riconoscerle per tempo.
Il suo Vangelo
Viene da dire che sia stato l’intera Sacra Scrittura: studiata, meditata, spiegata agli studiosi, oppure ai semplici fedeli durante seguitissime catechesi televisive. Programmatica in tal senso apparve la sua scelta di entrare a Milano a piedi, con in mano una copia del Vangelo: era, a suo dire, l’unico strumento che avrebbe potuto aiutarlo a fare il vescovo.
Anche al mondo della comunicazione lascia importanti insegnamenti, non solo scritti (ad esempio, la Lettera pastorale “Il lembo del mantello” del 1991), ma con la sua stessa vita. Negli ultimi anni, infatti, aveva mostrato una certa curiosità per lo sviluppo di Internet e delle reti sociali.
Come epitaffio aveva spesso affermato di desiderare una frase dal Salmo 118 (119): “Lampada per i miei passi la tua Parola, luce al mio cammino”. Sia così anche per tutti coloro che sono rimasti affascinati dal suo modo di far risuonare la voce della Scrittura.
Per saperne di più
La produzione letteraria del defunto Cardinale è notoriamente vastissima, per cui mi limito a citare i volumi di cui ho più diretta conoscenza.
La regola di vita del cristiano, EDB, Bologna 2000, pp. 48, € 3,00
Un opuscolo breve, ma densissimo di contenuti, su come il cristiano deve strutturare la propria vita spirituale.
Parola alla Chiesa Parola alla Città, Centro Ambrosiano-EDB, Milano-Bologna 2002, 2 voll., € 63,40
Raccolta completa di tutte le lettere pastorali.
Via Crucis. Meditazioni di Carlo Maria Martini, Àncora, Milano 2007, pp. 32, € 1,70.
Un sussidio per la preghiera comunitaria e personale con testi tratti dalle opere edite da Àncora.
Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede (con Georg Sporschill), Oscar Mondadori, Milano 2008, pp. 130, € 9,00 (edizione economica).
Un testo a domande e risposte su fede, discernimento, amicizia e amore.
Liberi di credere. I giovani verso una fede consapevole, In Dialogo, Milano 2009, pp. 192, € 17,00.
Una selezione degli interventi ai giovani di Azione Cattolica e di tutta la Diocesi in occasione di veglie ed eventi diocesani.