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sabato 31 marzo 2018

Bufale di Chiesa #2: la Diocesi di Milano e il reddito di cittadinanza


Il volantino che ho subito tolto da sotto casa mia (fate click per ingrandire)
Stamattina sono uscita di casa per andare a compiere il giro delle sette chiese, come faccio sempre il Sabato Santo. Proprio sul portone del mio condominio, ho visto incollato il volantino che ho ripreso sopra. L’ho letto con attenzione: senza neanche arrivare a metà lettura ,ho intuito che non era un avviso serio, bensì un vero e proprio Pesce d’Aprile.

domenica 25 marzo 2018

In giro per le sette chiese


L’altare della reposizione
della mia parrocchia,
lo scorso anno
C’è un’usanza, tra quelle della Settimana Santa che inizia proprio oggi, che mi è particolarmente cara. È quella del “giro delle sette chiese”, le cui radici affondano nel Giubileo del 1300. A partire da metà del 1500, però, ha avuto il carattere di alternativa al Carnevale, grazie all’apporto di san Filippo Neri.

Un po’ di storia

lunedì 19 marzo 2018

Madre Giuseppina Bakhita, libera figlia di un Dio crocifisso


Chi è?

Nacque a Olgossa, nella regione del Darfur in Sudan, intorno al 1869. Con lei venne alla luce una sorella gemella. La sua famiglia era composta dal padre, dalla madre, da tre fratelli e altrettante sorelle; quattro altri figli erano morti prima che lei nascesse. A circa sette anni fu rapita e venduta a un mercante di schiavi. Le venne imposto il soprannome di Bakhita, che in arabo significa “Fortunata”.
Dopo un tentativo di fuga, fu venduta a un altro mercante, che la portò a El Obeid, popolosa città del Sudan. Con un’altra schiava, fu comprata prima da un ricco arabo, poi da un generale turco. Nel 1882, mentre si trovava a Khartoum a seguito del generale e della sua famiglia, fu notata da Calisto Legnani, agente consolare, che la volle acquistare.
Tre anni dopo, Bakhita arrivò in Italia. Legnani la cedette all’amico Augusto Michieli: da allora e per i tre anni seguenti, fece da bambinaia alla figlia dell’uomo e di sua moglie Maria Turina, Alice, detta Mimmina. L’amministratore dei beni dei Michieli, Illuminato Checchini, fece in modo che venisse ammessa insieme a Mimmina nell’Istituto dei Catecumeni a Venezia, retto dalle Figlie della Carità Canossiane, per avere una solida formazione religiosa.
Il 29 novembre 1889 Bakhita fu dichiarata legalmente libera. Il 9 gennaio 1890 ricevette i Sacramenti dell’iniziazione cristiana: fu battezzata coi nomi di Giuseppina Margherita Fortunata. Dopo aver palesato alle Canossiane il desiderio di volersi consacrare a Dio nella loro congregazione, Giuseppina cominciò la formazione alla vita religiosa: professò i voti perpetui il 10 agosto 1927. Trascorse il resto della sua vita, salvo dal 1937 al 1939, nella casa canossiana di Schio, svolgendo i compiti di sacrestana, cuciniera e portinaia.
Morì per una malattia polmonare, complicata da scompensi cardiocircolatori, alle 20.10 dell’8 febbraio 1947; aveva circa 78 anni. Beatificata dal Papa san Giovanni Paolo II il 17 maggio 1992, è stata canonizzata dallo stesso Pontefice il 1° ottobre 2000. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa dell’Istituto Canossiano di Schio, esposti in un’urna sotto l’altare maggiore.
La sua memoria liturgica cade l’8 febbraio (tranne che nella diocesi di Milano, in cui, per evitare la coincidenza con quella di san Girolamo Emiliani, è spostata al giorno successivo), anniversario della sua nascita al Cielo. Non a caso, nello stesso giorno, dal 2014, ricorre anche la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone.

Cosa c’entra con me?