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venerdì 5 aprile 2013

Io c’ero # 4 – A Roma, per confermare la mia fede


 
Appena terminato il Triduo Pasquale, ho vissuto un nuovo viaggio della fede: il pellegrinaggio della Diocesi di Milano a Roma. Come più volte ribadito, non era stato organizzato unicamente per omaggiare papa Francesco, anzi, è stato confermato dopo la rinuncia di papa Benedetto.
Ecco quindi il mio resoconto di viaggio. Tranne nel punto che ho precisato, le foto sono opera mia.
 
1 aprile 2013 – Arrivo (e non è un pesce d’aprile!)
 
Sono partita alle 11 col pullman che ospitava, tra gli altri, alcuni membri della mia parrocchia d’origine, cui sono stata ben lieta di aggregarmi. Più o meno dopo otto ore di viaggio, eccoci arrivati a destinazione: casa san Bernardo, sulla via Laurentina. Data l’ora, avevamo solo la possibilità di cenare, prima di metterci a letto e prepararci a quanto ci aspettava l’indomani.
A dire la verità, non si trattava della mia prima visita nella Città Eterna. Nel luglio 1992, quando avevo da poco compiuto otto anni, ci ero andata con i miei parenti, partendo in treno da Napoli e tornando in giornata. Di quella giornata ricordo l’impressione che mi fece l’altare della Cattedra in San Pietro e l’interminabile (o almeno così mi pareva) distanza a piedi tra via Veneto e la Stazione Termini.
Il 7 aprile 1999, invece, mi sono unita ai miei compagni d’oratorio per professare, insieme a loro, la comune fede sulla tomba del Principe degli Apostoli. Infatti è usanza, nella mia Diocesi, che i quattordicenni, immediatamente dopo le solennità pasquali, si rechino in pellegrinaggio lì. Io ero lievemente fuori quota, dal momento che, dopo la Cresima, nessun altro ragazzino aveva voluto proseguire il cammino con me. Non sono partita da Milano, ma da Napoli, dove trascorrevo le festività. Purtroppo, non ricordo affatto cosa disse il Papa in quell’occasione, né la mia reazione nel vedere, per la prima volta, un successore di Pietro.
Il 30 aprile 2011, invece, ho viaggiato insieme ad un centinaio di giovani per prender parte alla beatificazione di quello stesso Papa che avevo intravisto dodici anni addietro: Giovanni Paolo II. Per avere qualcosa da raccontare in occasione della sua eventuale canonizzazione, rimando ad allora il racconto di quella che, da pantofolaia qual sono, mi parve una vera e propria avventura.
 

2 aprile 2013 – Persa a San Pietro...
 


 
La sveglia ha suonato alle 6, perché i fedeli ambrosiani dovevano essere in piazza San Pietro dalle 8 circa. Ho cercato di stare vicina ai miei compagni, però, nel salutare un mio amico seminarista e nell’ammirare la Pietà di Michelangelo, li ho persi di vista. Grazie alla solerzia dei volontari del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, la cui presenza era stata espressamente richiesta, sono riuscita a raggiungere la nostra guida, imbattendomi, tra l’altro, in alcuni sacerdoti di mia conoscenza.
Finalmente seduta, sono rimasta a bocca aperta esattamente come da bambina. Tutta la grandezza e la maestosità della Basilica Vaticana mi si paravano di fronte e sarebbero state presto arricchite dalla celebrazione, nel nostro Rito proprio, dell’Eucaristia. L’attesa era resa meno pesante dalle prove dei canti, eseguiti dalla Cappella Musicale del Duomo e da alcune delle corali che già avevano prestato servizio durante la Messa di chiusura di Family 2012. Avrei voluto unirmi ad esse, ma mi sono iscritta troppo tardi.
Il cardinal Scola, che presiedeva la celebrazione, con termini semplici e adatti a un’assemblea composta in larga parte da preadolescenti, ha rammentato come il rendimento di grazie debba essere la cifra con cui il cristiano deve vivere sempre, a cominciare dai giorni immediatamente seguenti la Pasqua. Era lo stesso scopo che aveva inizialmente condotto a organizzare il pellegrinaggio: ringraziare papa Benedetto XVI per la sua presenza nei giorni che io ho vissuto come scrivevo qui.
Terminata la Messa, uno spiacevole inconveniente ha colto i pellegrini: una scrosciante pioggia, che li ha costretti a ripararsi sotto il colonnato del Bernini. Anche stavolta mi sono distratta, nello scattare una fotografia mentre non aveva ancora iniziato a piovere forte. La mia compagna di camera, al telefono, mi ha dato delle indicazioni per raggiungerla, ma ho scambiato la destra per la sinistra, col risultato che per poco non attraversavo a nuoto la piazza.
 
....e a Santa Maria Maggiore
 
Finalmente raggiunto il gruppo, potevamo partire verso la successiva tappa, la basilica di Santa Maria Maggiore, accanto alla quale sorgeva il nostro ristorante. Speravo proprio di passarci perché nella piazza antistante la chiesa sorge il Pontificio Seminario Lombardo, dove tre giovani preti a cui tengo molto studiano per diventare docenti a Venegono Inferiore. In precedenza, però, dovevo entrare nella prima chiesa dedicata alla Vergine Maria, dove anche il neo-eletto Papa ha pregato il mattino dopo la sua elezione.
Dopo una rapida corsa al negozio interno alla basilica per rimpinguare la mia collezione di santini, ho sentito da uno dei sacerdoti che viaggiavano con noi che il Seminario era proprio di fronte. Non solo: all’ingresso, faceva bella mostra di sé un busto bronzeo del Venerabile Paolo VI, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dall’elezione a Pontefice (un altro dei motivi del pellegrinaggio). Dato che una signora del gruppo aveva espresso il desiderio di vedere quell’opera, ho colto l’occasione per chiedere al portinaio di riferire ai miei preti che ero passata di lì, tanto più che il nostro pullman tardava a venire.
 

Busto in bronzo di papa Paolo VI, Pontificio Seminario Lombardo, Roma (qualcuno sa dirmi chi ne sia l'autore?)

Uscite dal portone, ci attendeva una sorpresa spiacevole: la nostra comitiva era sparita! Dopo un rapido giro di telefonate, mi è stato suggerito di raggiungerla direttamente alla tappa successiva, san Pietro in Vincoli. Un po’ con la cartina, un po’ mediante indicazioni ottenute dai passanti, la mia compagna ed io ci siamo riunite agli altri davanti al Mosè di Michelangelo.
 
Da san Paolo al Beato Alberione
 
Ultima sosta della giornata, la basilica di San Paolo fuori le Mura. Tenendo costantemente d’occhio la capogruppo, sono riuscita a ritagliarmi un momento per sostare in preghiera sulla tomba della seconda colonna della Chiesa delle origini. Pensavo che in quel luogo tantissimi avevano chiesto lumi per la propria vita, ricorrendo al consiglio di uomini di Dio esperti nella vita dello spirito, quali il Beato cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, che fu Abate della locale comunità benedettina prima di essere eletto Arcivescovo di Milano.
Sono tornata in albergo verso le 18, per cui ho deciso di attuare un’idea che mi era venuta poco prima di partire: visitare il santuario della Regina degli Apostoli, dove riposano i resti mortali del Beato Giacomo Alberione (di lui ho parlato ampiamente qui), del Beato Timoteo Giaccardo (il primo sacerdote della Società San Paolo) e della Venerabile Tecla Merlo (confondatrice delle suore Figlie di San Paolo). Avevo avvisato don Guido, il mio amico religioso paolino, del mio probabile arrivo, ma non ero sicurissima di farcela. Dopo aver convinto un mio ex-comparrocchiano ad accompagnarmi, mentre altri preferivano visitare l’abbazia delle Tre Fontane e la grotta della Vergine della Rivelazione, mi sono mossa.
Nonostante il percorso che avevo preparato affermasse che a piedi ci volevano diciassette minuti, in realtà ci abbiamo messo poco meno di mezz’ora, attraversando talvolta la strada in modo pericoloso, in assenza di passaggi pedonali. Nel frattempo, pregavo continuamente di riuscire a farcela o, in alternativa, di accettare la possibilità di arrivare in ritardo e trovare chiuso.
 

Foto non mia, ma tratta da qui
Al termine della nostra camminata, ecco profilarsi all’orizzonte la cupola, meno famosa del Cupolone vaticano, del santuario paolino. Appena entrata, ho riconosciuto fra i due ministri presenti all’altare il caro don Guido, che sono andata a salutare finita la celebrazione. Sembrava molto felice di rivedermi e mi ha presentato l’altro celebrante, don Vincenzo Marras, già direttore del mensile Jesus e dell’emittente televisiva Telenova e attuale Superiore Provinciale, che poco dopo ci ha lasciati andare a visitare il resto del complesso.
Come il mio amico ci ha spiegato, il Primo Maestro aveva pensato a tre chiese sovrapposte, sul modello del santuario di Lourdes, approfittando della conformazione del terreno su cui voleva farlo sorgere per adempiere un voto da lui formulato durante la seconda guerra mondiale. Come auspicava, nessun membro della Famiglia Paolina perì a causa dei bombardamenti, così, al termine dell’Anno Mariano 1954, poté assistere alla dedicazione del tempio.
Finalmente ho potuto venerare i resti mortali del fondatore, affidandogli il mio proposito di evangelizzare tramite queste pagine, i lettori di santiebeati che lo vorrebbero patrono del web e tutti i membri della sua Famiglia religiosa, in particolare il mio amico, il quale, con mia gran sorpresa, mi ha rivelato di essere stato ordinato sacerdote lo scorso gennaio (avrei potuto capirlo dai paramenti che indossava, ma, essendo bianchi sul bianco del camice, non era ben chiaro dal mio punto di vista).
Sul sagrato della chiesa, infine, ci siamo salutati e ho assistito a una scena dal sapore evangelico: il novello sacerdote abbracciava il mio accompagnatore, aderente ai Salesiani Cooperatori. Avrò letto troppe vite di santi e affini, ma mi sembrava che don Bosco e don Alberione stessero benedicendo dal cielo sia questi due seguaci delle vie da loro tracciate per incontrare il Signore sia, perché no, me stessa.
 
3 aprile 2013 – S. E. Q. M.
 
 
L’ultimo giorno del pellegrinaggio si è aperto con un’ulteriore sveglia all’alba, per essere in tempo utile a san Pietro, per la seconda udienza generale di papa Francesco. Già altre volte in televisione avevo seguito la catechesi del mercoledì, specie se sarebbe stato presente qualche gruppo di mio interesse. Essere davvero presente lì avrebbe dovuto darmi qualche emozione, ma, appena ho preso posto a sedere, mi sentivo insolitamente fredda e stavo sempre peggio, man mano che i minuti trascorrevano.
Alle 10:15 un mormorio ha preso la folla: il Pontefice era arrivato a bordo della papamobile. Mentre in molti scattavano fotografie, io ho preferito fissare l’istante in cui sarebbe passato dalle mie parti più nella mente che sulla memoria interna della mia macchina fotografica digitale. Ebbene, proprio nel momento in cui stavo pensando così, ho potuto scorgere distintamente tra la folla il suo volto benedicente e due lacrime hanno solcato il mio volto.
Tra le parole della catechesi, ho sentito rivolte a me soprattutto queste: 

«Anzitutto notiamo che le prime testimoni di questo evento furono le donne. Le donne sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede: credono, e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé. La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani. Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte. Abbiamo il coraggio di “uscire” per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita. Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla».

Terminata la parte in italiano e iniziata quella nelle lingue straniere, ho iniziato ad avere la necessità di andare al bagno, ma chiaramente non potevo muovermi. Di conseguenza, ho risposto in malo modo alle mie vicine di posto, che erano convinte che a breve sarebbe toccato ai saluti rivolti ai pellegrini di lingua italiana. Quando quel momento è giunto, per un istante ho dimenticato i miei disagi e ho sventolato a più non posso la striscia di stoffa giallorossa che contraddistingueva gli ambrosiani. A ripagare la fatica, il commento stupefatto di quello che da più parti è considerato il papa delle sorprese: «Però, sono entusiasti questi milanesi, eh!». Chissà se ha volutamente adattato a noi l’esplicazione umoristica della nota sigla S. P. Q. R., a cui io stessa ho alluso nel titolo di questo paragrafo.

A parte la battuta, ho apprezzato il successivo incoraggiamento ai giovani presenti, non solo ai miei conterranei:
«A voi dico: portate avanti questa certezza, il Signore è vivo e cammina a fianco a noi nella vita. Questa è la vostra missione!. Siate ancorati a questa speranza, questa àncora che è nel cielo; tenete forte la corda. Voi, testimoni di Gesù, portate avanti la speranza in questo mondo invecchiato per le guerre, per il male, per il peccato. Avanti, giovani!».
Finita l’udienza, stavolta non mi sono persa, ma ho rinunciato ad acquistare altri ricordini oltre a quelli presi a Santa Maria Maggiore, anche perché avevo necessità ben più urgenti.
 
In ultima analisi, sono molto dispiaciuta di non aver compiuto tutto quello che desideravo, ma, allo stesso tempo, sono lieta di aver visto quello che ho descritto in parole e immagini. Spero di ottenere ugualmente le grazie che ho chiesto nei pochi momenti in cui ho potuto pregare davvero.
Non sono arrivata a Milano neanche da due giorni, ma ho deciso di ritornare a Roma quest’estate: dopotutto, l’Anno della Fede non si è ancora concluso.

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