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lunedì 1 febbraio 2016

Suor Enrichetta Alfieri, che «Ha fatto fiorire la vita»




Suor Enrichetta accanto alla grotta di Lourdes
della sezione femminile
del carcere di San Vittore (fonte)

Chi è?

Maria Angela Domenica Alfieri, primogenita di Giovanni e Rosa Compagnone, nacque a Borgo Vercelli (VC) domenica 23 febbraio 1891. Entrata tra le Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret il 20 dicembre 1911, il 25 marzo 1913 assunse, con la vestizione religiosa, il nome di suor Enrichetta. Riprese gli studi per diventare insegnante, ma pochi mesi dopo la professione temporanea le venne diagnosticato il morbo di Pott, da cui guarì dopo aver ingerito un sorso di acqua di Lourdes.
Per sottrarla alla curiosità delle folle, venne destinata alla comunità del carcere di San Vittore a Milano, dove emise la professione perpetua. Ben presto venne considerata la “mamma” e l’angelo consolatore dei detenuti.
Nell’immediato dopoguerra, venne accusata di spionaggio e minacciata di morte, ma, per diretto interessamento dell’arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster, la pena le venne cambiata in esilio presso le Suore delle Poverelle a Grumello al Monte. Il 7 maggio 1945 venne riportata a San Vittore, dove proseguì la sua vicinanza ai detenuti, finché, il 22 dicembre 1950, inciampò in piazza Duomo, fratturandosi il femore. Morì venerdì 23 novembre 1951, verso le 15.00.
Il suo processo di beatificazione si è aperto nella diocesi di Milano il 30 gennaio 1995 e chiuso il 20 aprile 1996. Il 19 dicembre 2009 è stato reso pubblico il decreto con cui papa Benedetto XVI ha sancito le sue virtù eroiche e, il 2 aprile 2011, è stato approvato un miracolo ottenuto per sua intercessione.
È stata beatificata il 26 giugno 2011 in piazza del Duomo a Milano, insieme a don Serafino Morazzone e a padre Clemente Vismara.

Cosa c’entra con me?

Riconosco che suor Enrichetta non mi aveva mai colpita più di tanto, neppure nei primi tempi in cui avevo preso ad approfondire alcune figure della mia Chiesa diocesana. La conoscevo sì e no di nome, tanto da averla menzionata a una Suora di Carità che avevo conosciuto in vacanza e che mi aveva portato a visitare la culla italiana della sua Congregazione, il convento di Regina Coeli a Napoli. Insomma, c’è voluta la notizia che il Papa aveva approvato il decreto con cui le sue virtù erano dichiarate eroiche perché mi decidessi a sapere qualcosa di più sul suo conto, al di là di alcuni trafiletti pubblicati sull’inserto domenicale di Avvenire, Milano Sette.
Non ricordo il giorno esatto, forse fu dopo che il giornalista Angelo Montonati parlò di lei nella sua popolare rubrica mensile su Radio Maria, I Sempre Giovani, ma alla fine ho pensato di andare a pregare nella cappella della Piccola Casa San Giuseppe (la comunità delle suore che si trova non molto lontana dal carcere di San Vittore), dove le sue spoglie erano state traslate il 16 dicembre 1995. Sono poi tornata altre volte, come il 1° marzo 2011, in occasione della ricognizione canonica dei suoi resti mortali, oppure, in compagnia di un’amica, il 5 luglio dello stesso anno. Di quella visita, mi è rimasta decisamente impressa la raccomandazione che la suora portinaia ci rivolse, valida per chiunque si rechi a venerare un Santo o un Beato: non dovevamo andare prima dalla sua consorella defunta, bensì dal Padrone di casa.
Appena ho saputo della sua beatificazione, avrei voluto interpellare le suore per avere il pass per assistere alla Messa solenne – curiosamente, si è svolta nella stessa piazza dove lei si fratturò il femore –, ma ho preferito non disturbarle. L’ho ottenuto lo stesso, iscrivendomi tramite il Pime, cui apparteneva un altro dei tre futuri Beati, padre Clemente Vismara.
Penso che sia stato da allora che l’ho sentita ancora più vicina a me, sebbene lo stile della carità da lei vissuto non sia proprio quello che riesco ad esercitare per bene. In particolare, leggere una delle numerose biografie uscite in occasione del grande evento mi è servito per intravvedere uno squarcio della sua interiorità.
Vedere come cercasse di sorridere nonostante le difficoltà della malattia prima e della guerra poi ha costituito una lezione per un tipo come me, tendente a lagnarsi per faccende molto meno serie. Inoltre, sono rimasta ammirata nel vedere come per lei pregare fosse una grazia, in particolare nel tempo della prigionia forzata. Non che mi sia mai risultato difficile, però a volte tendevo a dare per scontata la possibilità di esprimere la supplica, la lode, il ringraziamento.
Per finire, sabato 23 novembre 2013 ho partecipato, presso la Piccola Casa San Giuseppe, alla presentazione del volume degli scritti completi, arricchendo in tal modo la mia conoscenza di lei e riscoprendo dettagli che mi erano in precedenza sfuggiti.

Ha testimoniato la misericordia perché…

Come dicevo nel post di presentazione della Mercy Challenge, ho pensato di aggiungere, per tutto il Giubileo, un paragrafo dove descrivo come i personaggi di cui parlo hanno testimoniato la misericordia divina, perché l’hanno praticata, perché l’hanno ricevuta o per entrambi i motivi.
Con suor Enrichetta ho gioco facile, perché ha proprio vissuto un’opera specifica, quella di visitare i carcerati e le carcerate: personaggi famosi, illustri sconosciuti, perseguitati politici. Per questo motivo, come ho scoperto durante una ricerca d’archivio per altri motivi, l’avvocato Giovanni Maria Cornaggia Medici la ricordò durante la seduta del Consiglio Comunale di Milano. Usò proprio le parole che ho deciso di mettere nel titolo e che, più dei titoli ammirevoli con cui è famosa, penso descrivano quello che ha compiuto per numerosissimi uomini e donne del secondo dopoguerra.

Il suo Vangelo

Non penso che sarebbe mai stata capace di far fiorire la vita, tuttavia, se non avesse compreso pienamente ciò a cui una suora, e a maggior ragione una suora di carità, è chiamata a vivere. Per dirla con le sue stesse parole, che scrisse nel marzo 1945, in occasione degli Esercizi spirituali in preparazione al rinnovo dei voti:
Non si può essere degne sue spose, non si può essere anime apostoliche se non si è sante. Che cosa è mai un’anima consacrata… una sposa di Gesù? È un’anima che si è data tutta a lui, ai suoi interessi che sono: la sua gloria… le anime.
In questo senso, lei è stata veramente feconda nello spirito nel senso inteso da papa Francesco, suscitando qualcosa di simile in tutti coloro che le si sono avvicinati, anche dopo la morte. Non a caso ne parlo oggi, a ridosso della chiusura dell’anno dedicato alla Vita Consacrata.
Mi viene da pregarla in particolare per i cappellani delle carceri, per i volontari e per le religiose che li aiutano, perché non si lascino mai corrompere e seguano, pur con il mutare delle condizioni storiche, il suo esempio.

Per saperne di più

Sergio Stevan, Suor Enrichetta Alfieri – La mamma di San Vittore, Velar-Elledici 2010, pp. 52, € 3,50 
Una breve presentazione della sua vita, già edita nel 1997, in versione aggiornata e riveduta.

Ennio Apeciti, Veramente e sempre suora di Carità. Beata Enrichetta Alfieri, Centro Ambrosiano 2011, pp. 144, € 8,00.
Il Responsabile per le Cause dei Santi della diocesi di Milano racconta le fasi del processo di beatificazione intrecciandole con la narrazione della sua vita.

Paolo Damosso, E lei, invece, sorride - Suor Enrichetta Alfieri, San Paolo 2011, pp. 237, € 22,00 (con DVD).
La sua storia raccontata come un affascinante romanzo. Il volume contiene anche il DVD del docufilm La vita è un cinematografo, dove l’attrice Daniela Poggi riveste i panni di suor Enrichetta.

Wandamaria Clerici, Maria Guglielma Saibene (curr.), Memorie di una ribelle per amore, Marna 2012, € 12,00.
Edizione rinnovata delle memorie stese da suor Enrichetta in obbedienza alla sua Madre provinciale.

Don Ennio Apeciti, suor Wandamaria Clerici, suor Maria Guglielma Saibene (curr.), Scritti della Beata Enrichetta Alfieri, Velar 2013, € 22,00
Raccolta completa degli scritti sinora disponibili.

Per visitare la cappella dove suor Enrichetta è sepolta, ma anche per chiedere immaginette e altro materiale, ci si può rivolgere a questo recapito:
Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret - Piccola Casa San Giuseppe
Via del Caravaggio, 10
20144 Milano (MI)
Telefono 0248007557 oppure 0248018467

Su Internet

Sito ufficiale, inaugurato in vista della beatificazione

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