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lunedì 9 dicembre 2019

Lucia Roncareggi: la festa e la danza della vita, a Natale e non solo (Corona d’Avvento dei Testimoni 2019 #2)

Fotografia ricavata dalla quarta di copertina
della vecchia edizione di Preparami la colazione
Chi è?

Lucia Roncareggi nacque a Milano il 15 gennaio 1977, figlia di Angelo, funzionario bancario, e di Lella, che oltre a lei ebbero quattro figli. Abitò con la famiglia a Bresso, in provincia e diocesi di Milano, frequentando l’oratorio e la parrocchia della Madonna della Misericordia.
Dopo le scuole superiori, compiute in una scuola paritaria cattolica, nell’autunno 1996 s’iscrisse alla facoltà di Economia bancaria. Dieci giorni più tardi, passò definitivamente a quella di Psicologia, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Nello stesso anno, anche a causa del lavoro del padre, cominciò a trascorrere molto tempo nella casa al mare nel paese di Tellaro, in Liguria. Fu lì che conobbe Giulio, col quale, nonostante le differenze, cominciò una storia d’amore.
In una notte di fine giugno del 1997, Lucia avvertì un piccolo rigonfiamento sulla schiena, che le dava molto dolore. Esami successivi confermarono la diagnosi emessa a fine gennaio: si trattava di una neoplasia mesenchimale a piccole cellule con componenti di rabdomiosarcoma e swannoma maligno, ovvero un tumore molto raro.
Per i primi tempi, Lucia si oppose al fatto di essere malata e cercò nella medicina la soluzione al suo problema.  Fu a lungo ricoverata al Centro «Gustave Roussy» di Parigi; le cure sembrarono avere risultati soddisfacenti. Grazie alle sue poesie, che aveva iniziato a comporre nel 1996, vinse il concorso «Città di Lerici».
Il 24 ottobre 1998 ricominciò a star male: le fu trovato un tumore nell’ovaio destro. Da quel momento in poi, Lucia mise tutta la propria fiducia nel Signore, accompagnata dai suoi cari, dal fidanzato e dagli amici che formarono attorno a lei un gruppo di preghiera.
Il 6 marzo 1999, insieme ai genitori, partì per Lourdes, dove l’aspettavano la nonna, Giulio, le sorelle e le amiche Laura e suor Alda. Tuttavia, alcune ore dopo il bagno nelle piscine, perse del tutto l’uso delle gambe. Fu sottoposta a laminellectomia alla colonna vertebrale, ma senza esito.
Il 20 marzo 1999 Lucia fu di nuovo ricoverata al «Roussy», ormai in fase terminale. Morì il 24 marzo, mentre sua madre e sua sorella Emanuela terminavano accanto a lei la recita del Rosario.

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mercoledì 4 dicembre 2019

Fra Girolamo Savonarola, quasi come gli antichi profeti (Corona d’Avvento dei Testimoni 2019 #1)

Fra’ Bartolomeo, Ritratto di Girolamo Savonarola,
Museo di S. Marco, Firenze (fonte).
Chi è?

Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola nacque a Ferrara il 21 settembre 1452, figlio di Nicolò Savonarola, notaio, e di Elena Bonaccossi.
Fu avviato alla professione medica come suo nonno Michele, ma dopo aver ascoltato, nell’estate del 1474 a Faenza, un predicatore che commentava la chiamata di Abramo, cominciò a riflettere più attentamente sul proprio futuro.
Il 24 aprile 1475 lasciò la sua casa e la sua città per entrare nell’Ordine dei Predicatori, ovvero i Domenicani, nel convento di San Domenico a Bologna. Due giorni dopo ricevette l’abito religioso, mantenendo il nome di Battesimo. Nel marzo 1476 fu ammesso ai voti religiosi, mentre alla fine del 1477 fu ordinato sacerdote.
Dopo vari anni in cui si occupò della formazione dei giovani frati e della predicazione itinerante, nel 1482 fu inviato al convento di San Marco a Firenze, come “lettore”, ossia professore di Sacra Scrittura. Nel maggio 1487 fu chiamato allo Studium Generale dell’Ordine a Bologna, ma tre anni dopo, per volere di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, signore di Firenze, tornò definitivamente a San Marco, che tempo dopo divenne Congregazione [parte dell’Ordine, ndr] autonoma. Nella sua predicazione richiamò i fiorentini alla conversione, ipotizzando anche un nuovo sistema di governo, dopo la morte del Magnifico e la cacciata dei Medici.
L’opposizione contro di lui arrivò anche a papa Alessandro VI, di cui aveva più volte denunciato il comportamento pur senza metterne in dubbio l’autorità. Il Pontefice annullò l’autonomia della Congregazione di San Marco e, il 13 maggio 1497, gli comminò la scomunica, che fra Girolamo contestò apertamente.
L’8 aprile 1497, Domenica delle Palme, fu arrestato durante un tumulto popolare causato dai Compagnacci, ossia la fazione di giovani fiorentini contrari alla sua riforma dei costumi cittadini. Il 23 maggio 1498 fu impiccato in piazza della Signoria, insieme ai confratelli fra Domenico Buonvicini e fra Silvestro Maruffi. I corpi dei tre condannati furono bruciati insieme al patibolo e le loro ceneri sparse nel fiume Arno.

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domenica 24 novembre 2019

Un appello dal Brasile

Tra i nuovi legami che ho stabilito dopo aver cambiato casa sette anni fa, c’è quello con don Lorenzo Nacheli, della Fraternità della Speranza del Sermig, nativo della mia stessa parrocchia. Quando torna a casa, non manca di raccontarci come vive ora nella parrocchia che è stata affidata a lui e al confratello don Simone Bernardi. Intitolata alla Madonna di Casaluce, si trova a San Paolo del Brasile, nel quartiere centrale del Brás.
L'icona originale della Madonna di Casaluce (fonte)
Don Lorenzo, tra l’altro, ci aveva raccontato che quel titolo deriva da un’immagine molto venerata in Campania, dalle parti di Aversa. Si tratta di una piccola icona, alta trenta centimetri e larga ventidue, dipinta su legno di tiglio. Il tipo iconografico è quello dell’Odigitria, ossia “colei che mostra la via”: infatti Maria, con la mano destra, indica il Bambino Gesù che tiene in braccio, in atteggiamento benedicente. Dal 15 giugno al 15 ottobre viene portata in processione ad Aversa, dove resta fino al 15 giugno successivo, quando torna all’Abbazia Santuario di Casaluce.
Alla fine del XIX secolo, alcuni emigrati da Casaluce, sbarcati al porto brasiliano di Santos, decisero di stabilirsi a San Paolo. La loro devozione favorì la costruzione di una cappella, intitolata appunto alla Madonna di Casaluce. Solo settant’anni più tardi venne eretta la parrocchia. Come spesso accade, la festa in suo onore, che cade l’ultima domenica di settembre e ha visto finora centodiciannove edizioni, divenne il mezzo per rinsaldare il rapporto con le proprie radici, concretizzate nell’antica icona.
Don Lorenzo e don Simone, che già risiedevano all’Arsenale della Speranza di San Paolo, nel febbraio 2016, ossia pochissimo dopo l’ordinazione sacerdotale, hanno ricevuto dal cardinal Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, il compito di guidare la parrocchia. Da allora anni trascorsi hanno cercato di ricostituire la comunità cristiana cattolica – ormai nel quartiere abitano solo persone di origine boliviana – in mezzo a varie chiese neopentecostali che, col miraggio del successo e della ricchezza, attirano molti più fedeli.
Lascio ora la parola a don Lorenzo e a don Simone, tramite parte della lettera che hanno inviato per far conoscere il loro progetto. Grassetti e corsivi sono come in originale; ho solo corretto alcuni piccoli errori di battitura.

giovedì 21 novembre 2019

Quando i Santi vanno in televisione


Quasi per ogni giorno del calendario c’è una Giornata speciale, a livello civile. Oggi, per esempio, è la Giornata Mondiale della Televisione, o World Television Day se si vuole essere più internazionali. È stata promossa dalle Nazioni Unite nel giorno in cui, nel 1996, si tenne il primo Forum Mondiale della Televisione.
Negli anni trascorsi dallo sviluppo di questo mezzo, è capitato più di una volta che vi comparissero come ospiti o conduttori personaggi che, in seguito, sono stati proposti per la beatificazione e la canonizzazione (quindi il termine “Santi” presente nel titolo, con tanto di maiuscola, è un’evidente semplificazione).
Provo quindi a elencare quelli che mi sono venuti in mente in ordine sparso, pronta a rettifiche o integrazioni, spiegando in modo essenziale quale testimonianza hanno offerto tramite le loro presenze televisive.


domenica 17 novembre 2019

Padre Giovanni Battista de La Salle: una pietra viva nell’edificio dell’educazione

Ritratto opera di fratel Laberius,
conservato nella Casa Generazlizia (fonte)
Chi è?

Jean-Baptiste de La Salle nacque in una famiglia nobile di Reims, in Francia, il 30 aprile 1651, primogenito di dieci figli. A nove anni divenne allievo del collegio dei “Bons Enfants” e a undici chiese ai genitori di poter diventare sacerdote.
Il 17 gennaio 1667, ad appena sedici anni, divenne canonico della cattedrale di Reims. Proseguì la formazione verso il sacerdozio nel Seminario di San Sulpizio a Parigi, a partire dal 1670, e presso l’Università della Sorbona. Fu ordinato sacerdote il 9 aprile 1678.
Subito dopo, accettò l’invito dell’amico sacerdote Nicolas Roland a sostenere le scuole gratuite delle Suore del Bambino Gesù, ma dopo che esse ebbero ottenuto l’approvazione del re Luigi XIV non continuò come superiore.
L’incontro con Adrien Nyel, maestro laico che voleva aprire una scuola popolare per ragazzi, l’indirizzò definitivamente su quella strada. Cominciò a ospitare in casa propria i maestri coinvolti da Nyel per dare loro una formazione, ma a causa delle proteste dei familiari comprese di dover prendere un’altra abitazione.
Il 24 giugno 1682 andò a vivere coi maestri nel quartiere di San Remigio. Quello fu l’atto di nascita dei Fratelli delle Scuole Cristiane, religiosi non sacerdoti dedicati interamente all’istruzione dei bambini e dei ragazzi. Il 9 maggio 1684 i primi Fratelli emisero la professione religiosa. Quattro anni più tardi furono chiamati a Parigi, dove ebbero oltre un migliaio di allievi nel giro di un anno.
Sollecitato dai confratelli a una vita più sobria, padre Jean-Baptiste si spogliò di ogni avere, distribuendolo alle famiglie dei suoi allievi. Fu attaccato su vari fronti, fino a essere destituito, nel 1702, dall’incarico di superiore.
Continuò la sua opera aprendo scuole per adulti e ragazzi, anche nelle carceri, e scrivendo trattati e libri di testo. Il 16 maggio 1717 chiese ai Fratelli che avevano le maggiori responsabilità di eleggere il suo successore e che questi non fosse sacerdote. Morì il 7 aprile 1719, Venerdì Santo, a Saint-Yon, dove aveva trasferito la sede principale.
È stato beatificato da papa Leone XIII il 19 febbraio 1888 e canonizzato dallo stesso Pontefice il 24 maggio 1900. Il Martirologio Romano lo commemora il 7 aprile, giorno della sua nascita al Cielo, ma i Fratelli delle Scuole Cristiane lo ricordano il 15 maggio, anniversario della proclamazione a patrono degli educatori cristiani, operata da papa Pio XII nel 1950.
I suoi resti mortali riposano dal 26 gennaio 1937 nella chiesa a lui dedicata, interna alla Casa Generalizia di Roma.

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giovedì 14 novembre 2019

Don Carlo San Martino: prevenire è come educare

Ritratto di don Carlo San Martino alla scrivania, di Achille Campestrini, olio su tela (fonte)
Chi è?

Carlo San Martino nacque a Milano il 17 marzo 1844, figlio di Antonio San Martino e Teresa Colombo. A dodici anni, il giorno della sua Prima Comunione, riferì alla madre di voler diventare sacerdote. Completò gli studi presso il collegio dei Barnabiti a Monza, guidato dal fondatore padre Luigi Villoresi, dove rimase fino al liceo. Studiò quindi nel Seminario Maggiore della diocesi di Milano.
Dopo l’ordinazione sacerdotale, fu inviato all’Opera Pia Marchiondi Spagliardi di Parabiago, un riformatorio dove si trovavano anche bambini e ragazzi che non avevano commesso reati. Decise quindi che avrebbe dedicato tutta la vita a salvare quei minori, che venivano confusi con quelli che all’epoca erano chiamati “discoli”.
Nel febbraio 1873 divenne viceparroco o coadiutore della parrocchia dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, dove istituì un doposcuola per i ragazzi delle medie e il Circolo Alessandro Manzoni per i giovani. Fu in quel luogo che, il 22 dicembre 1884, annunciò il suo nuovo progetto: il Pio Istituto pei Figli della Provvidenza, destinato a ricevere i bambini lasciati a sé stessi ed esposti al rischio di delinquere.
Aiutato da Emilia Pirinoli e da moltissimi collaboratori laici, ma anche da numerosi benefattori, portò avanti i suoi principi educativi, basati sulla protezione dei più piccoli e sulla necessità di fornire loro gli strumenti adatti per affrontare la vita.
Morì a Milano il 14 novembre 1919. La sua tomba si trova nell’emiciclo della basilica dei SS. Apostoli e Nazaro Maggiore, sotto la pala dell’Ultima Cena di Bernardino Lanino.

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lunedì 4 novembre 2019

Sulla scia di… san Bassiano (alla Gita del Santo con gli Amici di Zaccheo)


Tra i gadget venduti durante la gita, ho preso queste stringhe: mi davano lidea del cammino
Quello di oggi è il racconto di un pellegrinaggio strano, che mi ha condotta in una città che non ho mai visitato pienamente, con persone del tutto sconosciute, alla scoperta di un personaggio che mi era noto solo di nome. Così, armata di sconsideratezza e di fiducia allo stesso tempo, ho partecipato alla Gita del Santo, organizzata dal gruppo degli Amici di Zaccheo, il 1° novembre appena trascorso.