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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 15 settembre 2018

Don Giuseppe Puglisi, indicatore della buona strada


Chi è?

Giuseppe Puglisi nacque a Palermo il 15 settembre 1937, terzo dei quattro figli di Carmelo Puglisi e Giuseppa Fana. A sedici anni lasciò le scuole magistrali per entrare nel Seminario diocesano di Palermo: fu ordinato sacerdote il 2 luglio 1960.
Nei primi incarichi come viceparroco cominciò da una parte a operare con i giovani, dall’altra a sostenere le lotte per il miglioramento della vita dei parrocchiani. Il 1° ottobre 1970 fu trasferito a Godrano, un paese di montagna a quaranta chilometri da Palermo, segnato da una faida tra gruppi familiari rivali. Gradualmente, con iniziative di incontro e campi comunitari, cercò di risolvere i contrasti. Fu poi nominato direttore del Centro Diocesano Vocazioni (24 novembre 1979), avviando una serie di campi-scuola, e iniziò a insegnare Religione nelle scuole statali.
Nell’ottobre 1990 tornò nel suo quartiere natale, Brancaccio, come parroco della parrocchia di San Gaetano. Scontrandosi con la povertà del quartiere, con l’evasione scolastica e con l’influsso dei mafiosi, padre Pino (nel Sud Italia anche i sacerdoti diocesani sono chiamati “padre”), come era diventato noto, promosse altre iniziative, culminate nella fondazione del Centro Padre Nostro, per gli adolescenti e gli anziani.
Col tempo divenne oggetto di minacce di morte, a cui rispose proseguendo il proprio compito educativo e pastorale. Il 15 settembre 1993, il giorno del suo compleanno, don Giuseppe fu ucciso da Salvatore Grigoli, a colpi di pistola, sulla porta del condominio dove abitava.
La sua causa di beatificazione e canonizzazione, volta ad accertare il suo effettivo martirio in odio alla fede cattolica, si è svolta nella diocesi di Palermo dal 15 settembre 1999 al 6 maggio 2001. È stato beatificato a Palermo il 25 maggio 2013. I suoi resti mortali sono venerati nella cattedrale di Palermo, precisamente nella cappella dell’Immacolata. La sua memoria liturgica cade il 21 ottobre, anniversario del suo Battesimo (perché il 15 settembre, giorno della sua nascita al Cielo, si ricorda la Beata Vergine Maria Addolorata).

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lunedì 10 settembre 2018

Una vita d’amore – La Beata Laura Vicuña (Cammini di santità #15)


Ritratto tradizionale di Laura,
dipinto nel 1942 da Mario Caffaro Rore (fonte)
Come già dicevo, la collaborazione con Sacro Cuore VIVERE, la rivista dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore di Bologna e dell’annesso santuario, ha comportato che io scrivessi anche di personaggi appartenuti a vario titolo alla Famiglia Salesiana. Lo scorso giugno è toccato alla Beata Laura Vicuña, di cui avevo già raccontato qui in maniera più personale.

Per trovare gli aspetti più significativi del suo percorso spirituale, mi è sembrato naturale chiedere alle Figlie di Maria Ausiliatrice della mia città, che mi hanno prestato un libro più ampio di quelli che già avevo. Come già facevo durante la stesura, dedico l’articolo a loro, ai loro allievi e alle ragazze che si preparano a diventare a loro volta suore nella loro congregazione, fatto che a Laura, purtroppo, non fu concesso.

* * *

Junín de los Andes, Argentina, 22 gennaio 1904. Sono circa le cinque di pomeriggio. Una donna, Mercedes Pino, entra di corsa nella stanza dove una delle sue figlie, Laura, è in fin di vita per una malattia che i medici non riescono a fermare. «Figlia mia, mi lasci così?», domanda tra le lacrime.
La risposta della bambina la raggela: «Mamma, io muoio! Io stessa l’ho chiesto a Gesù. Sono quasi due anni che gli ho offerto la vita per te, per ottenere la grazia del tuo ritorno alla fede. Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?». Mercedes cade in ginocchio ai piedi del letto e promette alla figlia che, il giorno dopo, andrà a confessarsi. Laura chiede al sacerdote che le ha amministrato i Sacramenti dei moribondi, don Zaccaria Genghini, di essere testimone del giuramento. Alla fine, sollevata, esclama col suo ultimo respiro: «Grazie, Gesù! Grazie, Maria! Ora muoio contenta!».

domenica 26 agosto 2018

Padre Carlo di Sant’Andrea, operatore di miracoli per la gente di Dublino


Padre Carlo in una foto risalente ai suoi sessant'anni
Chi è?

Joannes Andreas Houben nacque l’11 dicembre 1821 a Munstergeleen, villaggio dei Paesi Bassi. Durante il servizio militare, quando aveva circa vent’anni, sentì parlare della Congregazione della Passione, fondata in Italia nel XVI secolo da san Paolo della Croce, da poco approdata nel suo Paese.
Ottenuto il congedo, fu ammesso per il noviziato nel convento di Ere, in Belgio, dove assunse il nome di fratel Carlo di Sant’Andrea. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1850, fu inviato in Inghilterra, dove si adoperò per gli immigrati cattolici irlandesi e per l’unità tra i cristiani.
Sette anni più tardi venne mandato al convento di Mount Argus, presso Dublino. La sua fama di uomo virtuoso, dedito al bene delle anime, lo seguì anche in quella destinazione: molti, specie malati, andavano da lui per un consiglio, per confessarsi o per ricevere la sua benedizione, che otteneva guarigioni singolari.
Padre Carlo non lasciò quel convento che per un breve periodo: morì in quel luogo, dopo dodici anni di malattia, il 5 gennaio 1893.
Famoso già in vita come “il santo di Mount Argus”, è stato beatificato il 16 ottobre 1988 da san Giovanni Paolo II e canonizzato il 3 giugno 2007 da Benedetto XVI. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa di San Paolo della Croce, annessa all’omonimo monastero passionista, a Dublino.

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giovedì 16 agosto 2018

Istantanee da un viaggio musicale (Le 5 cose più #16)


In piena luce, entrando a San Pietro
È trascorsa una settimana dalla mia partenza per Roma, per partecipare, come membro del coro, all’incontro dei giovani italiani con papa Francesco. Potrà sembrare strano, ma non ho ancora avuto, fino a oggi, del tempo per riflettere con calma e rielaborare quello che ho vissuto in quei due giorni.
Invece di stendere un racconto quasi minuto per minuto, come nella rubrica Io c’ero, ho pensato di scegliere cinque momenti che per me hanno avuto un significato particolare. Spero che vi piacciano almeno un po’. Dove non altrimenti precisato, le foto sono opera mia.

giovedì 9 agosto 2018

Il mio viaggio musicale verso Roma

Spartiti e lettore MP3: mai più senza!
Mancano ormai pochissime ore a Siamo Qui!, l’incontro dei giovani italiani con papa Francesco, in preparazione al Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre.
In teoria, avendo superato i trentaquattro anni da un mese, non avrebbe dovuto riguardarmi da vicino. Dopo la GMG di Cracovia, infatti, ho scelto di non partecipare più a raduni ecclesiali pensati per i giovani, sia per ragioni anagrafiche sia per la mia scarsa resistenza fisica.
Lo scorso 14 aprile, però, una notizia ha colto di sorpresa me e tutti i miei compagni del Gruppo Shekinah, al termine di uno dei nostri concerti-meditazione: il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile voleva proprio che il nostro coro cantasse sia alla veglia al Circo Massimo, sia alla Messa, entrambe alla presenza del Papa. Dopo undici anni di servizio per quel che mi compete, il sogno mio e dei miei compagni, ovvero cantare di fronte al Vicario di Cristo in terra, chiunque fosse, poteva diventare realtà.
Perché si realizzasse doveva essere superato un ostacolo non da poco: l’organizzazione centrale voleva che attorno al Papa ci fossero solo facce giovani, per cui nessuno che avesse più di trent’anni poteva essere accettato. Non valeva solo per noi ambrosiani, ma anche per altri coristi, provenienti da Reggio Emilia e da Bari. Probabilmente questo serviva per limitare la partecipazione a cinquanta coristi di ciascun gruppo, così da arrivare a centocinquanta elementi, esclusi i musicisti.

lunedì 6 agosto 2018

Maggiorino Vigolungo: un ragazzo-apostolo dai grandi ideali

Chi è?

Ritratto fotografico di Maggiorino (fonte)
Maggiorino Vigolungo (al Battesimo, Maggiore Secondo) nacque a Benevello, in provincia di Cuneo e diocesi di Alba, il 6 maggio 1904. Era il terzo figlio di Francesco Vigolungo e Secondina Caldelara, contadini. Vivace d’intelligenza e di carattere, dopo la Prima Comunione, avvenuta nel 1910, divenne chierichetto nella sua parrocchia, intitolata a San Pietro in Vincoli. In quella veste conobbe don Giacomo Alberione (beatificato nel 2003), venuto ad aiutare il parroco di Benevello: subito si affidò alla sua direzione spirituale.
Don Alberione aveva fondato, il 20 agosto 1914, la Scuola Tipografica Piccolo Operaio, che in seguito si sviluppò nella Pia Società San Paolo. Maggiorino vi entrò il 15 ottobre 1916, scoprendo dopo qualche tempo l’ideale per cui quella realtà era stata fondata: diffondere e comunicare il Vangelo attraverso il mezzo della stampa.
Il ragazzo s’impegnò al massimo delle sue forze nelle attività di studio e nel lavoro in tipografia. Con la guida di don Alberione e di don Timoteo Giaccardo (beatificato nel 1989), capì come moderare gli slanci del suo carattere e come intensificare il proprio amore verso Gesù e la Madonna.
Nella primavera del 1918, Maggiorino dovette tornare a casa, perché molto malato: alla pleurite si aggiunse poi una forma di meningite. Disposto a compiere la volontà di Dio, sia che comportasse la morte, sia la guarigione, ricevette l’ultima visita del suo direttore e padre spirituale. Morì il 27 luglio 1918, in casa sua: aveva quattordici anni, due mesi e ventitré giorni.
Don Alberione, profondamente convinto dell’esemplarità di quel suo allievo, promosse l’avvio della sua causa di beatificazione. Il decreto con cui Maggiorino è stato dichiarato Venerabile è datato 28 marzo 1988. I suoi resti mortali riposano dal 2 maggio 1963 nel Tempio di San Paolo ad Alba.

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mercoledì 25 luglio 2018

Suor Maria Assunta Pallotta: il profumo di un’intenzione pura


Fonte
Chi è?

Assunta Maria Liberata Pallotta (così al Battesimo) nacque il 20 agosto 1878 a Force, cittadina in provincia di Ascoli Piceno divisa tra le diocesi di Ascoli e San Benedetto del Tronto. Era la prima dei cinque figli di Luigi Pallotta ed Eufrasia Casali, contadini. Per aiutare i familiari frequentò per poco tempo la scuola, imparando solo a leggere e scrivere.
La sera del 2 marzo 1897, Martedì Grasso, si ritrasse alla richiesta di un giovane, che voleva darle un bacio durante una festa di Carnevale. Da allora fu sempre più forte in lei la decisione di farsi religiosa. Tramite monsignor Luigi Maria Canestrari, nativo di Force, fu messa in contatto con l’istituto delle Francescane Missionarie di Maria, fondato nel 1877 da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002). Il 9 ottobre 1908 professò i primi voti religiosi, diventando suor Maria Assunta. Destinata a Firenze dal 3 gennaio 1902, vi professò i voti perpetui il 13 febbraio 1902.
Il 7 marzo 1904 fu inviata in Cina insieme ad altre consorelle, arrivando a destinazione, a Dong-er.go (o Dongerkou), dopo quasi tre mesi di viaggio. Come nelle altre case dove aveva abitato, svolse i compiti di cuoca e infermiera.
Nel marzo 1905 esplose un’epidemia di tifo, che contagiò le orfane curate dalle suore e le stesse religiose. Anche suor Maria Assunta, il 19 marzo, si ammalò: inizialmente in forma lieve, poi più grave da quando domandò di poter morire al posto di una consorella, poi deceduta a sua volta. Il 7 aprile 1905 si spense, mentre nella stanza dove si trovava cominciava ad avvertirsi un profumo di cui nessuno scoprì l’origine.
È stata beatificata il 7 novembre 1954 da papa Pio XII: è la prima religiosa missionaria non martire a ottenere gli onori degli altari. Il suo corpo, trovato incorrotto nel 1913, è stato traslato nel cimitero cattolico di Taiyuan e deposto accanto a quelli delle sette sorelle martiri. Durante la rivoluzione culturale cinese (1966-1977), la tomba è stata dissotterrata: il corpo è stato smembrato, cosparso di benzina e bruciato. La sua memoria liturgica, per le Francescane Missionarie di Maria, cade il 7 novembre, anniversario della beatificazione.

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