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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

mercoledì 10 luglio 2019

CineTestimoniando #9: «Il cammino per Santiago»

La locandina italiana (fonte)
The Way, USA – Spagna 2010, Emilio Estevez, Elixir Film – Filmax Entertainment, 121’.

L’estate è anche tempo di pellegrinaggi, ad esempio verso Santiago de Compostela. Due anni fa avrei dovuto andarci anch’io, ma mi è stato fatto presente che non avrei retto, a causa della mia scarsa resistenza fisica e psicologica.
Ancora prima, quasi dieci anni fa, avrei dovuto andare all’anteprima del film che recensisco oggi, il cui argomento era proprio un’esperienza di pellegrinaggio di quel genere. Alla fine, però, l’ho saltata, perché in quello stesso giorno ho dovuto partecipare a un ritiro spirituale. Ho perso il film nell’uscita definitiva nelle sale, ma anche in successivi passaggi televisivi e non ho mai comprato il DVD, né intendevo disturbare qualcuno per farmelo prestare.
Finalmente, ieri sono riuscita a vederlo. Dato che l’occasione si presta, ecco le mie considerazioni. Temo però di aver lasciato qua e là delle blande anticipazioni sulla trama.

sabato 6 luglio 2019

La morte ma non peccati – Anna Kolesárová e Teresa Bracco (Cammini di santità #24)


Fonte, che è anche il punto di partenza da cui il direttore mi ha chiesto di sviluppare il mio articolo

L’articolo per il numero di giugno di Sacro Cuore VIVERE è un po’ diverso dagli altri. Il direttore mi ha infatti chiesto un confronto tra le Beate Anna Kolesárová e Teresa Bracco, accomunate dalle circostanze della loro morte, ma anche da un altro elemento: l’ispirazione, più o meno diretta, ad alcune parole del giovane allievo di san Giovanni Bosco, san Domenico Savio.
Sostanzialmente, mi aveva chiesto una riflessione sul martirio in difesa della castità del corpo, partendo dalla testimonianza di quelle due Beate. Una sfida non da poco, che temevo di non affrontare adeguatamente, perché non possiedo una gran formazione teologica.
Mi è venuto però in mente che qualcuno poteva aiutarmi, anzi, che l’aveva già fatto. Intervistando la dottoressa Lodovica Maria Zanet, le avevo rivolto anche delle domande sulle martiri comunemente dette della castità, spinta da alcune frasi che avevo letto in un suo libro. Col suo permesso, le ho citate nell’articolo, a sostegno della mia tesi.

venerdì 28 giugno 2019

Don Eustachio Montemurro, “sacerdote di guardia” nel Costato di Gesù


Ritratto fotografico di don Eustachio,
ricavato da una foto di gruppo (fonte)
Chi è?



Eustachio Montemurro nacque a Gravina in Puglia, in provincia di Bari e oggi in diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, il 1° gennaio 1857, secondo dei sei figli di Giuseppe Montemurro e di Giulia Barbarossa. A partire dall’anno accademico 1875/’76 frequentò la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. Il 23 luglio 1879 ottenne il diploma speciale per l’insegnamento della matematica e delle scienze naturali, mentre il 23 agosto 1881 si laureò. Il 15 dicembre 1881 iniziò il servizio militare col grado di sottotenente medico, ma l’interruppe il 16 aprile 1882, per le conseguenze di una caduta da cavallo.
Tornato a Gravina, esercitò la libera professione medica su una vasta clientela, nella quale prediligeva i poveri, che curava spesso gratuitamente. Il 15 luglio 1883, poco dopo il suo ritorno, fu eletto consigliere comunale. Si occupò anche della direzione e dell’insegnamento in varie scuole.
Nel 1890, assistendo gli ammalati, contrasse un’infezione tifoidea. Durante la malattia, promise alla Madonna che, se l’avesse guarito, sarebbe diventato sacerdote. Mantenne la promessa oltre dieci anni più tardi: dopo un biennio di studi teologici accelerati, fu ordinato il24 settembre 1904. Fu nominato viceparroco della chiesa di San Nicola e Santa Cecilia a Gravina e, in pari tempo, continuava a curare i malati anche dal punto di vista medico.
La sua profonda conoscenza delle condizioni del popolo e del clero gravinese lo condusse a ideare due congregazioni religiose, che avessero come scopi la formazione di buoni parroci e l’educazione delle ragazze. Nacquero quindi i Piccoli Fratelli del Santissimo Sacramento, il 21 novembre 1907, e le Figlie del Sacro Costato, il 1° maggio 1908.
Entrambi gli istituti si espansero in altre diocesi della Puglia e della Basilicata. Tuttavia, monsignor Nicola Zimarino, vescovo di Gravina, influenzato da alcune voci relative alla conduzione delle due realtà da parte di don Eustachio, prima inviò una commissione di tre canonici a visitarle, poi domandò alla Santa Sede il decreto di soppressione, emesso il 21 febbraio 1911 e attuato nella sua diocesi quattro mesi dopo.
Don Eustachio, costretto a dimettersi dalla guida dei Piccoli Fratelli e delle Figlie del Sacro Costato, fu accolto, insieme al suo amico e confratello don Saverio Valerio, a Valle di Pompei, prestando servizio nel Santuario della Beata Vergine del Rosario e nella parrocchia del SS. Salvatore. Morì il 2 gennaio 1923 a Pompei, mentre le Figlie del Sacro Costato si apprestavano a scindersi in due congregazioni distinte (le Suore Missionarie del Sacro Costato e di Maria SS.ma Addolorata e le Missionarie Catechiste del Sacro Cuore).
L’inchiesta diocesana per la sua causa di beatificazione e canonizzazione è stata istruita presso la diocesi di Napoli dal 21 novembre 1992 al 23 giugno 1995. La “Positio super virtutibus” è stata consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi il 31 ottobre 2002. I suoi resti mortali riposano dal 20 dicembre 1936 nella cappella della casa madre delle Missionarie del Sacro Costato, a Gravina in Puglia.

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domenica 23 giugno 2019

Don Francesco Spinelli: adorare e servire con carità accesa

Immagine ufficiale scelta per l’arazzo della canonizzazione,
tratta da una vera foto di don Francesco (fonte)
Chi è?

Francesco Spinelli nacque a Milano da Bartolomeo Spinelli ed Emilia Cagnaroli, membri del personale di servizio dei marchesi Stanga. Appena nato venne portato a Verdello, in provincia di Bergamo, il paese d’origine dei suoi genitori. Visse lì fino a tre anni, quando si riunì ai genitori, che, sempre al seguito dei marchesi, si erano trasferiti a Vergo, presso Besana Brianza. Li seguì anche quando dovettero tornare a Milano.
Nell’autunno 1871 fu ammesso come alunno di I Teologia nel Seminario di Bergamo, ma per ragioni economiche divenne alunno esterno. Grazie a suo zio don Pietro Cagliaroli, prima vicario e poi parroco della chiesa di Sant’Alessandro in Colonna, conobbe don Luigi Maria Palazzolo (beatificato nel 1963), che aveva organizzato un oratorio per i ragazzi maschi.
Sul finire dello stesso anno, mentre pregava nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, in occasione del Giubileo, don Francesco intuì di dover fondare una congregazione religiosa femminile dedita all’adorazione dell’Eucaristia.
Nel corso della predicazione delle Quarantore a Capriate San Gervasio, intorno al 1882, conobbe Caterina Comensoli, consacrata della Compagnia di Sant’Angela Merici, che aveva un ideale simile al suo. Il 15 dicembre 1882 si celebrò l’atto di fondazione delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento.
A causa di gravi difficoltà economiche, don Francesco fu estromesso dalla guida della nascente congregazione e dovette dichiarare fallimento. Una sola casa delle Suore Adoratrici non era intestata a lui, ma a suo fratello don Costanzo: quella di Rivolta d’Adda. Don Francesco vi arrivò la sera del 4 marzo 1889, chiedendo alle suore lì presenti di ricominciare con lui la loro opera di adorazione e di accoglienza di poveri e malati. Grazie a monsignor Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, fu accolto nel clero di quella diocesi: nel 1892 riprese l’opera con le suore di Rivolta d’Adda.
Caterina Comensoli, in religione suor Geltrude, fu invece accolta con le altre suore nella diocesi di Lodi, dove diede vita alle Suore Sacramentine, dette di Bergamo dopo il ritorno nella casa che aveva visto l’inizio della loro opera (è stata canonizzata nel 2009).
Don Francesco morì alle 21 del 6 febbraio 1913, a causa di un tumore allo stomaco. Beatificato da san Giovanni Paolo II presso il Santuario di Santa Maria alla Fonte in Caravaggio il 21 giugno 1992, è stato canonizzato da papa Francesco il 14 ottobre 2018. La sua memoria liturgica cade il 6 febbraio, giorno della sua nascita al Cielo, mentre i suoi resti mortali sono venerati nella casa madre delle Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda.

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lunedì 17 giugno 2019

Nicola D’Onofrio: la bellezza e l’esigenza della vocazione


Un particolare della foto più famosa di Nicola,
scattata durante il pellegrinaggio a Lourdes (fonte)
Chi è?

Nicola D’Onofrio nacque a Villamagna, in provincia di Chieti e oggi in diocesi di Chieti-Vasto, il 24 marzo 1943. Era il primo dei due figli di Giovanni D’Onofrio e Virginia Ferrara, contadini. Frequentò le elementari al suo paese e partecipò costantemente alle celebrazioni nella sua parrocchia, posta al confine tra Villamagna e Bucchianico, il paese natale di san Camillo de Lellis, fondatore dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, detti Camilliani.
Uno di quei religiosi, padre Santino, propose a Nicola di entrare nel loro Seminario. I familiari si opposero, ma un anno dopo gli concessero di partire. Il 3 ottobre 1955, il ragazzo arrivò allo Studentato Camilliano di Roma, dove rimase anche quando suo padre gli scrisse di volerlo riportare a casa. Il 6 ottobre 1960 fece la vestizione religiosa e cominciò il noviziato, mentre il 7 ottobre 1961 emise i voti temporanei triennali.
Sul finire del 1962 cominciò a non sentirsi bene. Il 30 luglio 1963 fu operato presso il reparto di Urologia dell’Ospedale San Camillo di Roma. L’esame istologico dimostrò che aveva un teratosarcoma, un tumore molto raro a un testicolo. Nicola cercò per quanto possibile di tenersi in pari con gli studi, dato che era stato iscritto al primo anno di Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana.
Nel marzo 1964 domandò espressamente di sapere quale fosse il suo reale stato di salute: lo accettò, immergendosi ancora di più nella preghiera. I superiori lo inviarono in pellegrinaggio a Lourdes e a Lisieux, nella speranza di ottenere un miracolo.
Il Papa san Paolo VI gli concesse di emettere i voti perpetui con dispensa super triennium: la celebrazione si svolse il 28 maggio 1964, nella chiesa dello Studentato Camilliano. Nicola morì alle 21.15 del 12 giugno 1964; aveva ventuno anni.
L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione, per l’accertamento delle virtù eroiche, si è svolta presso il Vicariato di Roma dal 16 giugno 2000 allo stesso giorno del 2004. Il 5 aprile 2013 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Nicola veniva dichiarato Venerabile.
I suoi resti mortali riposano dall’8 ottobre 1979 vicino alla cripta del Santuario San Camillo de Lellis a Bucchianico.

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venerdì 14 giugno 2019

Bufale di Chiesa #5: chi ha scritto le “Litanie dell’umiltà”?

Fonte, dov’è riportata anche un’interessante versione musicata in spagnolo

Nel suo discorso di ieri ai partecipanti alla Riunione dei Rappresentanti Pontifici, o meglio, nella versione preparata e consegnata, papa Francesco ha stilato un ideale decalogo delle virtù di un buon nunzio, concludendo con quella dell’umiltà.
A tale proposito, scrive:
Vorrei concludere questo decalogo con la virtù dell’umiltà citando le “Litanie dell’umiltà” del Servo di Dio Cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), Segretario di Stato e collaboratore di San Pio X, un vostro ex collega.
Segue quindi il testo di queste invocazioni, tratto (come indica la nota 14 al testo) dal sito Corrispondenza Romana, al termine di un articolo biografico sul cardinale in questione.
Il sito del Centro Culturale Gli Scritti le riporta in forma molto più estesa, in un articolo del 31 marzo 2013 e affermando che il cardinale
le recitava ogni giorno dopo la celebrazione della santa Messa
ma con una precisazione:
non è stato possibile verificare la fonte e l'esattezza della citazione.
Eppure questo testo ha avuto una fortuna notevole, pari solo a quella della Preghiera semplice a lungo fatta circolare sotto il nome di san Francesco d’Assisi.

sabato 8 giugno 2019

Cinque consigli (del Venerabile Giuseppe Quadrio e miei) a un sacerdote novello (Le 5 cose più #19)

I novelli preti di Milano nel corso della Festa dei Fiori nel Seminario di Venegono Inferiore, lo scorso 7 maggio (fonte)

Non so più come festeggiare i preti novelli della mia diocesi. Regalare libri a quelli che conosco no, neppure piccoli, perché costituiscono zavorra per un eventuale trasloco (l’ha detto l’Arcivescovo, come annotavo lo scorso anno). Dedicare un post a quelli che c’entrano con me (l’ho fatto nel 2012, nel 2013, nel 2014 e nel 2016) neppure, perché un giorno potrebbero finire nei guai e qualcuno, a caccia di notizie succose, potrebbe attingere a quello che ho scritto io. Già due anni fa ho provato a pensare a cosa farei io se fossi un sacerdote e non sento di dover cambiare quanto avevo scritto.
In questi giorni, però, ho cominciato a leggere il Diario di don Giuseppe Quadrio, sacerdote salesiano, Venerabile dal 2009, cui dedicherò il prossimo articolo per Sacro Cuore VIVERE. Ho trovato delle pagine il cui contenuto concorda pienamente con quanto sento in me e con quanto vorrei che almeno i Preti 2019 di Milano (ma non solo loro!) esercitassero nel corso del ministero, breve o lungo che sia. A dire il vero, sul finale parla di “regola”, perché i Salesiani non sono sacerdoti diocesani.