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giovedì 12 dicembre 2013

Francesco d’Assisi: premura e tenerezza per il Bambino di Betlemme (Corona dei Testimoni 2013 # 2)




Sieger Köder, Il presepe di Greccio
(Weihnachten in Greccio),
Cappella di San Francesco, Ellwangen, Germania (fonte).
 Dite la verità, vi aspettavate Giotto, eh?

Chi è?

Francesco nacque ad Assisi nel 1182, figlio del mercante di stoffe Pietro di Bernardone e di sua moglie Pica, di probabile origine provenzale. Al battesimo gli fu imposto il nome di Giovanni, ma il padre, sin dalla prima infanzia, prese a chiamarlo “Francesco”, in onore della Francia, paese dove si recava spesso per affari.
Sentendosi pienamente coinvolto nelle tensioni politiche e sociali della sua epoca, partecipò alla guerra contro Perugia, dove fu fatto prigioniero. Una volta liberato, cercò di prender parte alle crociate, ma, ammalatosi, si fermò a Spoleto. Poco dopo, mentre visitava la chiesa di san Damiano, poco fuori Assisi, venne raggiunto da una voce, che l’invitava a riparare la sua casa. Francesco, quindi, abbandonò la famiglia e prese a vivere in penitenza e povertà; in seguito, venne raggiunto da altri discepoli, che volevano condividere il suo stile di vita, per cui chiese personalmente l’approvazione del Papa nel 1209.
Morì ad Assisi, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, e venne canonizzato appena due anni dopo.

Cosa c’entra con me?

Sintetizzare nel paragrafo sopra i tratti salienti della vita di san Francesco mi è parso quasi superfluo, dato che è un personaggio così famoso. In ogni caso, ci ho provato.
Quanto alla mia esperienza personale, ritengo che lui sia entrato nella mia vita quando, alle scuole medie, la professoressa d’italiano ci fece studiare il Cantico delle creature. Lei, che pure si professò apertamente non credente, affermò di volercelo proporre lo stesso, data l’importanza per la storia della lingua italiana costituita da quel testo. Nell’ambito di un percorso di approfondimento, ci sottopose alla visione di Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli e di Francesco di Liliana Cavani, guidandoci a capire le differenti interpretazioni proposte dai registi su quel personaggio.
Quel lavoro mi fu decisamente utile alcuni anni dopo: all’oratorio della mia parrocchia d’origine, il testo scelto per l’annuale spettacolo teatrale di bambini e ragazzi fu Fratello Francesco. In realtà, le canzoni previste dal copione erano state sostituite dal regista con quelle del musical religioso forse più noto d’Italia, Forza venite gente, che nella mia parrocchia d’origine era stato più volte replicato con successo. Miravo ad interpretare santa Chiara, ma mi vennero assegnati due ruoli apparentemente minori: quello di madonna Pica, la madre di Francesco, per il quale mi sono ripetutamente esercitata a svenire, come previsto dalla scena della rinuncia ai beni, e quello di Giovanna, versione femminile di Giovanni, l’uomo di Greccio che contribuì alla rappresentazione del primo presepe vivente della storia. Inoltre, ero presente nelle scene di gruppo come personaggio di contorno, il che mi aiutò ad entrare meglio nella vicenda narrata.
Circa in quel periodo, quando avevo da poco iniziato il liceo classico, san Francesco tornò nei miei programmi scolastici. Stavolta l’insegnante non nascondeva la sua fede: si vedeva chiaramente, quando fu la volta di presentarcelo nel contesto della letteratura medievale. Con tutti questi presupposti, non potevo fare altro che sceglierlo come soggetto per un tema libero durante un compito in classe: il voto finale fu di 8/9, il più alto che avevo mai conseguito sino ad allora. Non fu lo stesso per altri miei compagni, i quali, durante le interrogazioni, fornivano risposte che oggi sarebbero degne di quei siti dove vengono pubblicati strafalcioni di professori e studenti. Un piccolo saggio: «San Francesco ordinò ai monaci di pregare e lavorare» (sic!).
Nel momento in cui mi venne riconsegnato il tema, mi sono ricordata di un punto in cui riprendevo un libro per ragazzi che mi aveva aiutata nell’approfondimento personale per lo spettacolo: san Francesco era capace di lodare non solo quando gli andava tutto bene, o quando osservava la creazione, ma anche quando soffriva per le malattie o comprendeva che il volere di Dio non collimava col suo. Mi venne dunque spontaneo pensare, ogni volta che stavo per conoscere l’esito di qualche prova scritta oppure orale, che dovevo lodare il Signore anche per un voto andato male.
Riconosco di non averlo mai fatto alla perfezione, specie negli anni universitari e, in quel periodo, quando ho sostenuto due esami di fila, con esito molto inferiore alle mie aspettative. Come già raccontavo a proposito di san Giuseppe da Copertino, durante una visita al convento dov’è conservata la reliquia del suo cuore ho chiesto consiglio a uno dei frati per riprendermi da quel periodo difficile: nel congedarmi, pronunciò su di me la “benedizione a frate Leone”. Tornata a casa, mentre cercavo non ricordo più cosa, mi capitò fra le mani l’immaginetta con quella medesima invocazione, che tenevo nel portafogli all’epoca in cui recitavo in Fratello Francesco. L’ho ripresa e mi sono impegnata a ripeterla sempre, prima di ogni esame, ma non a scopo scaramantico, bensì per ricordarmi che il Signore mi voleva bene anche se non conseguivo il massimo dei voti.
Insomma, anche se non ho mai aderito pienamente alla spiritualità francescana partecipando a movimenti giovanili o a manifestazioni organizzate dai Frati Minori, conservo sempre in me quanto ho imparato dal Poverello, anche se devo lavorare ancora su altri aspetti, come la vicinanza verso i poveri e gli ammalati. Dopotutto, lui stesso non è andato subito incontro ai lebbrosi, anzi, li rifuggiva in gioventù.

Il suo Vangelo

Stavolta il motivo per cui ho inserito san Francesco nella Corona d’Avvento dei Testimoni dovrebbe essere abbastanza chiaro, anzi, l’ho accennato nel paragrafo precedente. Sapevo che lui è considerato l’inventore del presepio, o meglio, della rappresentazione della Natività, ma l’interpretazione del ruolo di Giovanna mi fu utile per immaginarmi meglio la scena e per aiutare il pubblico a fare lo stesso.
La candela virtuale a cui lo associo è quella detta “di Betlemme” e simboleggia la pace. La trovo decisamente appropriata sia perché, come ha dichiarato l’attuale Pontefice, uno dei motivi per cui ha scelto di prendere il suo nome è perché costituisce, non solo per lui, uno sprone a lavorare per la pace, affinché nessuno sia la misura di se stesso.
In seconda battuta, mi sono ricordata di un passo della Vita prima di Tommaso da Celano, proprio dove racconta l’evento di Greccio (cfr. Fonti francescane 470):

Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.

Purtroppo, tra le canzoni di Forza venite gente scelte dal mio regista parrocchiale, venne omessa È Natale, che avrebbe seguito proprio la scena della rievocazione del presepio. La ripropongo lo stesso nella versione del cast ufficiale del 2013, come degna conclusione di un post che, per forza di cose, non racconta tutto san Francesco e il suo modo di vivere il Natale, ma solo quello che ha insegnato a me.

Per saperne di più

San Francesco è uno di quei personaggi che hanno una bibliografia sterminata a partire dai Fioretti e dagli opuscoli devozionali, passando per le opere storico-critiche. Mi limito quindi a dare poche indicazioni di massima.

Grado G. Merlo, Frate Francesco, Il Mulino 2013, pp. 181, € 15,00.
Un ritratto storico della figura del santo, a partire dalla società del suo secolo, dalle fonti e dai documenti che lo riguardano.

Éloi Leclerc, La sapienza di un povero, Biblioteca Francescana Edizioni 2004, pp. 150, € 8,78,
Un san Francesco insolito, descritto nel momento di espansione dell’Ordine dei Frati Minori, durante il quale visse e superò una crisi personale.

Angelo De Simone, Francesco d’Assisi, Edizioni San Paolo 1988 (settima edizione 2011), pp. 110, € 6,00.
Un volumetto pensato per i ragazzi, ma buono anche per una prima conoscenza (è il libro che menzionavo sopra).

Maria T. Corti, Francesco d'Assisi, In Dialogo 2013, pp. 64, € 5,80.
L’ideale per quei pochi bambini e ragazzi che non sanno ancora nulla di lui.

Éloi Leclerc, Il Natale di frate Francesco, Biblioteca Francescana Edizioni 2013, pp. 34, € 9,00.
Dall’autore de La sapienza di un povero, un racconto per bambini che rievoca la rappresentazione del Natale 1223.

Su Internet

Sito ufficiale del Sacro Convento di Assisi


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