Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

domenica 26 agosto 2018

Padre Carlo di Sant’Andrea, operatore di miracoli per la gente di Dublino


Padre Carlo in una foto risalente ai suoi sessant'anni
Chi è?

Joannes Andreas Houben nacque l’11 dicembre 1821 a Munstergeleen, villaggio dei Paesi Bassi. Durante il servizio militare, quando aveva circa vent’anni, sentì parlare della Congregazione della Passione, fondata in Italia nel XVI secolo da san Paolo della Croce, da poco approdata nel suo Paese.
Ottenuto il congedo, fu ammesso per il noviziato nel convento di Ere, in Belgio, dove assunse il nome di fratel Carlo di Sant’Andrea. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1850, fu inviato in Inghilterra, dove si adoperò per gli immigrati cattolici irlandesi e per l’unità tra i cristiani.
Sette anni più tardi venne mandato al convento di Mount Argus, presso Dublino. La sua fama di uomo virtuoso, dedito al bene delle anime, lo seguì anche in quella destinazione: molti, specie malati, andavano da lui per un consiglio, per confessarsi o per ricevere la sua benedizione, che otteneva guarigioni singolari.
Padre Carlo non lasciò quel convento che per un breve periodo: morì in quel luogo, dopo dodici anni di malattia, il 5 gennaio 1893.
Famoso già in vita come “il santo di Mount Argus”, è stato beatificato il 16 ottobre 1988 da san Giovanni Paolo II e canonizzato il 3 giugno 2007 da Benedetto XVI. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa di San Paolo della Croce, annessa all’omonimo monastero passionista, a Dublino.

Cosa c’entra con me?

giovedì 16 agosto 2018

Istantanee da un viaggio musicale (Le 5 cose più #16)


In piena luce, entrando a San Pietro
È trascorsa una settimana dalla mia partenza per Roma, per partecipare, come membro del coro, all’incontro dei giovani italiani con papa Francesco. Potrà sembrare strano, ma non ho ancora avuto, fino a oggi, del tempo per riflettere con calma e rielaborare quello che ho vissuto in quei due giorni.
Invece di stendere un racconto quasi minuto per minuto, come nella rubrica Io c’ero, ho pensato di scegliere cinque momenti che per me hanno avuto un significato particolare. Spero che vi piacciano almeno un po’. Dove non altrimenti precisato, le foto sono opera mia.

giovedì 9 agosto 2018

Il mio viaggio musicale verso Roma

Spartiti e lettore MP3: mai più senza!
Mancano ormai pochissime ore a Siamo Qui!, l’incontro dei giovani italiani con papa Francesco, in preparazione al Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre.
In teoria, avendo superato i trentaquattro anni da un mese, non avrebbe dovuto riguardarmi da vicino. Dopo la GMG di Cracovia, infatti, ho scelto di non partecipare più a raduni ecclesiali pensati per i giovani, sia per ragioni anagrafiche sia per la mia scarsa resistenza fisica.
Lo scorso 14 aprile, però, una notizia ha colto di sorpresa me e tutti i miei compagni del Gruppo Shekinah, al termine di uno dei nostri concerti-meditazione: il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile voleva proprio che il nostro coro cantasse sia alla veglia al Circo Massimo, sia alla Messa, entrambe alla presenza del Papa. Dopo undici anni di servizio per quel che mi compete, il sogno mio e dei miei compagni, ovvero cantare di fronte al Vicario di Cristo in terra, chiunque fosse, poteva diventare realtà.
Perché si realizzasse doveva essere superato un ostacolo non da poco: l’organizzazione centrale voleva che attorno al Papa ci fossero solo facce giovani, per cui nessuno che avesse più di trent’anni poteva essere accettato. Non valeva solo per noi ambrosiani, ma anche per altri coristi, provenienti da Reggio Emilia e da Bari. Probabilmente questo serviva per limitare la partecipazione a cinquanta coristi di ciascun gruppo, così da arrivare a centocinquanta elementi, esclusi i musicisti.

lunedì 6 agosto 2018

Maggiorino Vigolungo: un ragazzo-apostolo dai grandi ideali

Chi è?

Ritratto fotografico di Maggiorino (fonte)
Maggiorino Vigolungo (al Battesimo, Maggiore Secondo) nacque a Benevello, in provincia di Cuneo e diocesi di Alba, il 6 maggio 1904. Era il terzo figlio di Francesco Vigolungo e Secondina Caldelara, contadini. Vivace d’intelligenza e di carattere, dopo la Prima Comunione, avvenuta nel 1910, divenne chierichetto nella sua parrocchia, intitolata a San Pietro in Vincoli. In quella veste conobbe don Giacomo Alberione (beatificato nel 2003), venuto ad aiutare il parroco di Benevello: subito si affidò alla sua direzione spirituale.
Don Alberione aveva fondato, il 20 agosto 1914, la Scuola Tipografica Piccolo Operaio, che in seguito si sviluppò nella Pia Società San Paolo. Maggiorino vi entrò il 15 ottobre 1916, scoprendo dopo qualche tempo l’ideale per cui quella realtà era stata fondata: diffondere e comunicare il Vangelo attraverso il mezzo della stampa.
Il ragazzo s’impegnò al massimo delle sue forze nelle attività di studio e nel lavoro in tipografia. Con la guida di don Alberione e di don Timoteo Giaccardo (beatificato nel 1989), capì come moderare gli slanci del suo carattere e come intensificare il proprio amore verso Gesù e la Madonna.
Nella primavera del 1918, Maggiorino dovette tornare a casa, perché molto malato: alla pleurite si aggiunse poi una forma di meningite. Disposto a compiere la volontà di Dio, sia che comportasse la morte, sia la guarigione, ricevette l’ultima visita del suo direttore e padre spirituale. Morì il 27 luglio 1918, in casa sua: aveva quattordici anni, due mesi e ventitré giorni.
Don Alberione, profondamente convinto dell’esemplarità di quel suo allievo, promosse l’avvio della sua causa di beatificazione. Il decreto con cui Maggiorino è stato dichiarato Venerabile è datato 28 marzo 1988. I suoi resti mortali riposano dal 2 maggio 1963 nel Tempio di San Paolo ad Alba.

Cosa c’entra con me?