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giovedì 16 agosto 2018

Istantanee da un viaggio musicale (Le 5 cose più #16)


In piena luce, entrando a San Pietro
È trascorsa una settimana dalla mia partenza per Roma, per partecipare, come membro del coro, all’incontro dei giovani italiani con papa Francesco. Potrà sembrare strano, ma non ho ancora avuto, fino a oggi, del tempo per riflettere con calma e rielaborare quello che ho vissuto in quei due giorni.
Invece di stendere un racconto quasi minuto per minuto, come nella rubrica Io c’ero, ho pensato di scegliere cinque momenti che per me hanno avuto un significato particolare. Spero che vi piacciano almeno un po’. Dove non altrimenti precisato, le foto sono opera mia.

5) Appuntamento a Santa Sabina


Una parte dei giovani pellegrini
Quando ho avuto la conferma che avrei potuto far parte del coro insieme ai miei compagni del Gruppo Shekinah, tra le prime persone che ho avvisato c’è stata suor Daniela, una giovane religiosa delle Figlie dell’Oratorio (l’avevo intervistata qui). Da qualche mese è nella loro comunità di Roma, contemporaneamente segue dei corsi in una delle Università Pontificie e, per finire, apprezza molto i nostri canti.
Ho pensato, allora, che le avrebbe fatto piacere se ci fossimo incontrate alla Messa per i fedeli ambrosiani di sabato 11, inizialmente prevista nella chiesa di Sant’Anastasia al Circo Massimo, poi spostata a quella di Santa Sabina. Le avevo detto che avrei indossato una maglietta polo azzurra, ossia la mia divisa estiva quando canto col Gruppo Shekinah, ma non avevo fatto ancora in tempo a cambiarmi. Ciò nonostante, ci siamo incontrate pochissimo dopo che avevo messo piede in chiesa.

4) «Scusa, di chi è quel canto?»
La nostra posizione nel coro della chiesa
(archivio fotografico del Gruppo Shekinah)

La condizione in cui abbiamo cantato era leggermente complicata, dato che noi coristi dovevamo occupare gli stalli dei frati al centro della chiesa ed eravamo lontani dai nostri musicisti. Salvo qualche attacco sbagliato, non mi pare che sia andata così male.
Mentre tornavo indietro a recuperare la mia borsa, sono stata fermata da una ragazza: voleva sapere di chi fosse il canto alla Comunione. Avevamo eseguito due pezzi: Alto e glorioso Dio, di monsignor Marco Frisina (dopotutto, era la memoria di santa Chiara d’Assisi e quel canto s’ispira ad alcune preghiere di san Francesco) e Sul lago di Pasqua, che è, per così dire, di produzione propria, dato che l’hanno composto il paroliere e il direttore di Shekinah come canto che accompagnasse l’anno pastorale 2015-2016 per i giovani della diocesi di Milano.
Credendo che la mia interlocutrice si riferisse al primo, gliel’ho detto, ma ho avuto l’impressione che si riferisse all’altro, così ho aggiunto quello: in effetti, era proprio così. Le ho quindi chiesto il nome, ma ricordo solo che era di Gallarate. Chissà, a settembre potrebbe entrare anche lei in Shekinah…

N. B. Per avere lo spartito di Sul lago di Pasqua, insieme alle altre risorse per impararlo, fate riferimento al sito della Pastorale Giovanile della Diocesi di Milano.

3) Responsabile di settantamila e più giovani

Quello che vedevo dal palco alle 17.46
Verso le 16.30 eravamo di nuovo al Circo Massimo, per completare le prove svolte prima di pranzo e prepararci al momento di veglia col Santo Padre. Certamente, avrei voluto poterlo vedere da vicinissimo, ma quel tentativo è sfumato dopo qualche istante. Per non parlare, poi, del fatto che sono inciampata in un cavo dei microfoni proprio mentre lui si posizionava davanti a noi coristi, quindi non compaio neanche nella foto di gruppo…
In ogni caso, delle sue parole ho trattenuto soprattutto queste, tratte dalla riflessione finale della Veglia:

Cari amici, vi siete messi in cammino e siete venuti a questo appuntamento. E ora la mia gioia è sentire che i vostri cuori battono d’amore per Gesù, come quelli di Maria Maddalena, di Pietro e di Giovanni. E poiché siete giovani, io, come Pietro, sono felice di vedervi correre più veloci, come Giovanni, spinti dall’impulso del vostro cuore, sensibile alla voce dello Spirito che anima i vostri sogni.

Mi sono sentita proprio come lui, pensando ai miei compagni di Shekinah, che in dieci anni e più di servizio ho visto crescere e progredire più di me, ma anche ai giovani che affollavano il Circo Massimo. Per loro, a differenza di me, non è troppo tardi per «rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio», come ha affermato il Santo Padre.

2) Vietato attaccare bottone con le suore
Eravamo in Largo di Torre Argentina, più o meno qui (fonte)

Ancora abbattuta per la mancata fotografia, ho provato a consolarmi seguendo alcuni miei compagni fino a Trastevere, dove alcuni di noi, me compresa, hanno preso un gelato. Per non creare altri disagi, ho rinunciato a visitare alcune delle chiese aperte durante la “Notte bianca della fede”, anche perché non conosco Roma tanto bene.
Per tornare al nostro albergo, abbiamo preso un autobus. Alla fermata ho visto alcune suore Figlie della Chiesa, che però non conoscevo. Ero sul punto di parlare con loro, quando altri miei compagni mi hanno frenata. E mancavano più di dieci minuti all’arrivo del mezzo!
Quando poi il bus è arrivato, ho preso posto in piedi accanto a un’altra religiosa, che dall’abito mi sembrava proprio una Cappuccina di Madre Rubatto. Ero sicura che fosse una di quelle che avevo conosciuto alla sessione d’apertura dell’inchiesta diocesana per suor Edda Roda, ma non solo: mi sembrava la stessa che, un paio d’anni fa, era in una delle comunità milanesi e mi diede un braccialetto-decina di Rosario, presso uno degli stand prima dell’annuale Veglia Missionaria diocesana.
I miei compagni hanno notato il mio fare circospetto e, quindi, mi hanno subito intimato di non attaccare bottone con lei. Ho ubbidito, tanto più che non ero sicurissima dell’appartenenza di quella suora alla congregazione che pensavo.
Quando lei si è alzata, si è trovata di fronte una mia compagna, che aveva vissuto un tempo di volontariato in Eritrea (e la suora mi sembrava proprio originaria di quel Paese) nella locale comunità delle Cappuccine. Nessuno le ha rimproverato nulla quando ha domandato alla suora: «È una Cappuccina di Madre Rubatto?», ricevendo risposta affermativa.

1) Un canto che non finisce più


L'instancabile Giovanni
Domenica mattina avremmo dovuto essere in piazza San Pietro alle 8.30 per le prove della Messa. Siamo arrivati in leggerissimo ritardo, ma non abbiamo avuto particolari problemi. Contrariamente alla Veglia, durante la quale mi sentivo tremendamente tesa, in quella circostanza mi sentivo molto più serena, fidandomi pienamente del nostro direttore e delle indicazioni che riceveva man mano.
La celebrazione era terminata, ma abbiamo dovuto continuare a cantare, appena il Papa ha iniziato il suo giro in jeep. Lo abbiamo fatto anche appena terminato l’Angelus e, ancora per un bel pezzo, mentre continuavano i saluti da parte dei vescovi. Abbiamo cercato di attirare l’attenzione del Pontefice, ma invano: forse perché abbiamo gridato il suo nome e non «Viva Gesù», come credo che preferirebbe?
Alla fine mi sono sentita più unita agli altri quando cantavamo, rispetto a quando eravamo in giro per Roma. Avrei comunque voluto avere maggior tempo per scambiare qualche parola o esperienza con i coristi di Bari o con i membri dell’Istituto Diocesano di Musica e Liturgia “Don Luigi Guglielmi” di Reggio Emilia. Durante i brevi momenti di pausa, o al termine di ogni esecuzione, mi accontentavo di ascoltare le loro conversazioni, oppure di osservare le loro espressioni.
Qualcuno ha sentito quest’esperienza come un punto d’arrivo nel proprio cammino come membro di Shekinah. Non ha tutti i torti, ma io sento, allo stesso tempo, che sia stata una tappa importante, il coronamento di un sogno (parola che ricorreva spesso nella Veglia), un ricordo che ci spingerà a continuare.

N. B. 2: Se v’interessano gli spartiti dei canti della Messa del 12 agosto, contattate direttamente l’Istituto Diocesano di Musica e Liturgia di Reggio ai recapiti che troverete qui.

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