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venerdì 29 novembre 2013

Quelle sante medicine...


Ha stupito molti il messaggio promozional-religioso lanciato da papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica 17 novembre, quando ha parlato di una medicina che fa bene all’anima, la “Misericordina”. Personalmente, non mi sono meravigliata più di tanto, perché ricordo almeno altre due iniziative analoghe, che forse hanno ispirato quella di cui si è parlato negli ultimi giorni.
La confezione, simile in tutti e tre i casi, somiglia a quella di un comune medicinale da banco, ma il contenuto è diverso, almeno per forma, da una pasticca o da una compressa effervescente.

1 - Rosario in Grani

Prodotto dalle Edizioni ART, le stesse del mensile di apologetica Il Timone e della sua versione per ragazzi JuniorT (un tempo NET Magazine), contiene una corona del Rosario da cinque decine, solitamente in plastica, e un foglietto informativo. La confezione esterna è disponibile con le immagini di vari santi o della Vergine Maria. Ha riscosso un certo successo particolarmente come ricordo da consegnare al termine di ritiri o mesi mariani, ma anche come insolita bomboniera.

2 - Nadie tiene Amor + grande
(fonte)

Nella sacca del pellegrino della GMG 2011 era contenuta una scatoletta con questa dicitura, che, una volta aperta, rivelava un crocifisso di metallo e l’immancabile foglietto con la posologia. Chi si è occupato di inserirla nel pacchetto è stato monsignor Javier Cremades Sanz-Pastor, dell’Opus Dei, rettore della chiesa del Espíritu Santo a Madrid, che ha rivestito l’incarico di direttore del dipartimento degli atti centrali della GMG e, nel 2007, è stato fra i coordinatori della Misión Joven organizzata nella capitale spagnola. Nell’ambito di quell’iniziativa missionaria, era già stata diffusa la confezione con la croce, ripresa per l’incontro mondiale di quattro anni dopo.

3 - Misericordina

(servizio del TG 2000 - fonte)

Forse ispirato da quest’ultima idea, Blazej Kwiatkowski, seminarista dellarcidiocesi di Danzica, l’ha ripresa per propagandare una devozione che già da tempo, grazie a uno sponsor d’eccezione come l’ormai quasi santo Giovanni Paolo II, ha varcato i confini della loro comune terra natia. La coroncina della Divina Misericordia, rivelata a santa Faustina Kowalska, è ormai una delle pratiche di preghiera più comuni, ma non tutti ne conoscono i benefici. Blazej, come afferma l’agenzia korazym.org, ha pensato di diffonderla al termine di un ritiro per i giovani in Seminario mediante la forma del finto medicinale: contiene un’immaginetta del quadro fatto dipingere da santa Faustina secondo le indicazioni datele da Gesù, una corona da cinque decine e, anche in questo caso, il foglio da leggere con attenzione (ripreso fronte e retro sul sito di TV 2000). Monsignor Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, ha saputo dell’idea dall’arcivescovo di Danzica, Slawoj Leszek Glodz, e ha pensato di diffonderla la domenica precedente alla chiusura dell’Anno della Fede, ovviamente dopo aver ottenuto il benestare del Papa.


Considerazioni

Nel mio caso, non c’è stato bisogno di medicine fittizie per imparare a pregare: il Rosario è parte del mio stile già da parecchio, tanto da aver imparato a confezionare corone, un po’ come Elena Adorni, la cui esperienza descrivevo qui. Quanto alla croce della GMG, ho pensato di appenderla nella stanza dove dormo, vicino a una lampada elettrica, così da aggiungerle un ulteriore significato.
La Misericordina, invece, non l’assumo tanto spesso, perché è una forma di devozione che non ho mai fatto completamente mia. Quando vi ho fatto ricorso, è stato in casi veramente seri, ma non con lo spirito che il Signore ha chiesto a santa Faustina. La preghiera da ripetere sui grani piccoli afferma che bisogna invocare la Misericordia divina anzitutto per noi, poi per il mondo intero: la vera conversione, infatti, deve cominciare da sé stessi. Penso che, senza l’iniziativa di domenica, ci avrei messo un po’ a comprenderlo.
Ben vengano, dunque, segni di creatività spirituale come quelli che ho cercato di riassumere. Il tutto, però, non deve ridursi alla produzione di gadgets che possono far sorridere qualcuno, bensì far ricordare ciò che sant’Ambrogio di Milano, nella sua opera De Virginitate, scriveva già nel IV secolo (la parte in grassetto è una mia sottolineatura):
Cristo è tutto per noi:
se vuoi curare una ferita, egli è medico;
se sei riarso dalla febbre, è fontana;
se sei oppresso dall'iniquità, è giustizia;
se hai bisogno di aiuto, è forza;
se temi la morte, è vita; se desideri il cielo, è via;
se fuggi le tenebre, è luce;
se cerchi cibo, è alimento.

EDIT 29/11/2013: apprendo, sempre da korazym.org, che ora la Misericordina, o meglio, la confezione identica a quella distribuita a Roma, è in vendita esclusivamente sul sito Libreria del Santo.
Come ho potuto, poi, dimenticare la più importante di tutte, la medicina per il mal di stomaco del Servo di Dio François Xavier Nguyên Van Thuân?

mercoledì 13 novembre 2013

Suor Olga della Madre di Dio, infiammata d’amore per la Chiesa e per il mondo


Ritratto di suor Olga dipinto dalla consorella Antonietta Barbiero (olio su tela, 1945)
Chi è?

Olga Gugelmo nacque a Poiana Maggiore (Vicenza) il 10 maggio 1910, figlia di Antonio e Candida. Iscritta all’Azione Cattolica dall’età di dodici anni, percorse tutto il cammino associativo anche quando, ottenuta l’abilitazione all’insegnamento, dovette recarsi come maestra elementare in vari paesi del vicentino.
Nel giugno 1935 una collega le parlò di una nuova opera ecclesiale sul punto di nascere. All’inizio di agosto 1937 ne incontrò l’ispiratrice, la Canossiana madre Maria Oliva Bonaldo, che le raccontò il progetto delle Figlie della Chiesa, il nome dell’opera in questione. Il 18 luglio 1938, lasciata la famiglia, Olga si diresse a Roma, dove le Figlie della Chiesa avevano iniziato il loro cammino; con la professione religiosa, aggiunse al nome di battesimo l’appellativo “della Madre di Dio”, come la stessa madre Maria Oliva le aveva anticipato nel loro primo incontro.
Assistette la Fondatrice costantemente, dapprima nell’apertura delle prime case, poi, salvo un breve periodo trascorso nell’isola di Ischia, come sua segretaria. Ricoverata in ospedale per meningite il 2 aprile 1943, ne morì nove giorni dopo, nella Domenica di Passione.
Il suo processo di beatificazione, aperto dall’allora Patriarca di Venezia, il cardinal Angelo Giuseppe Roncalli, l’11 aprile 1956, si è chiuso il 20 maggio 1960. Il 1 novembre 2013 è stato reso pubblico il decreto con cui viene dichiarato che suor Olga della Madre di Dio ha vissuto eroicamente le virtù cristiane.

Cosa c’entra con me?

La mia prima conoscenza di suor Olga è venuta, come per la sua consorella Maddalena Volpato, tramite un santino che ho preso presso il Centro Eucaristico San Raffaele, curato dalle Figlie della Chiesa nel centro di Milano. A differenza di quel caso, però, non l’ho trovata in chiesa, bensì in una saletta che funge da parlatorio, dove le suore lasciano opuscoli e immagini per chi li gradisce. Purtroppo, a parte il suo nome e la preghiera con cui invocarla, non c’erano altre informazioni.
Tempo dopo, ho chiesto alla suora con cui avevo più familiarità se ci fosse una sua biografia più estesa: dopo aver rovistato in alcuni armadi, l’ha trovata e me l’ha consegnata, mi pare insieme a quella di Maddalena. Riconosco di non averla più presa in mano almeno finché non ho deciso di scrivere quest’articolo in occasione del decreto con cui è stata proclamata Venerabile. Nel frattempo, avevo trovato il primissimo testo su di lei, scritto proprio da madre Maria Oliva sotto lo pseudonimo di e.f. (Ecclesiae Filia, “Figlia della Chiesa”), tra i libri destinati al macero della biblioteca della mia parrocchia d’origine.
Tra gli elementi che me l’hanno fatta sentire vicina spicca anzitutto l’ardore con cui ha deciso di abbracciare il progetto di vita che le veniva proposto, simile all’entusiasmo che mi prende quando vengo a sapere di qualche storia di fede da condividere qui o altrove. Una suora che avevo conosciuto, una volta, mi suggerì di non prendere in considerazione, nell’eventualità di una consacrazione religiosa, Istituti o Congregazioni che avessero meno di cent’anni di storia: stando a questa norma, allora Olga avrebbe dovuto orientarsi verso qualcosa di più antico. Eppure, nel sentir parlare la futura Fondatrice, deve aver avvertito dentro di sé un’attrattiva particolare, quella che le persone sentono quando capiscono che Dio le vuole in un certo posto, indipendentemente da quello che i familiari desiderano per loro.
Tra le coincidenze marginali, invece, ho notato che lei è arrivata a Roma quasi quarantasei anni prima della mia nascita. Inoltre, alcuni anni fa mi sono trovata a passare per Ischia, durante una gita estiva coi miei familiari. Avrei voluto cercare Mater Divinae Gratiae, la casa tuttora esistente delle suore (ogni loro fondazione, infatti, trae il nome da una delle invocazioni delle litanie lauretane, esclusa Mater Admirabilis, il nome della fondazione che suor Olga stava per impiantare prima della sua morte), ma, tenuto conto che ero in abbigliamento balneare e che non volevo far spazientire i miei, ho lasciato stare a malincuore. Spero, in ogni caso, di ritornarci prima o poi.

Il suo Vangelo 

Come accennavo prima, il Vangelo vissuto da suor Olga è senz’altro quello dell’amore ardente, che pervase ogni aspetto della sua vita: l’insegnamento come mezzo per sostenere sé stessa e la famiglia, l’attività nell’Azione Cattolica, l’adesione al cammino delle Figlie della Chiesa sin dai primi passi. Questa passione la spinse perfino a gridare commossa il suo affetto al Papa durante una proiezione del film Pastor Angelicus (si trattava di Pio XII, ma penso che l’avrebbe fatto per chiunque), ma anche ad avvicinare poveri sfrattati, bambini e anziani soli, quegli stessi che accompagnarono il suo feretro nell’umile funerale che le fu approntato.
In una lettera alla Fondatrice, datata 4 febbraio 1941, lo descrive ella stessa:
Non sono più i “tocchi” deliziosi, ma misurati... è una fiamma più intima, più profonda, più larga che dilata il cuore e l’anima, sciogliendoli e trasfondendo una nuova vita, no solo interiore, ma anche fisica.
Ora che manca solo un miracolo per proporla ad esempio dei fedeli e che la sua eroicità è certificata, chiedo una volta di più la sua assistenza celeste, di cui continuano a beneficare numerosissime persone, per me e per le sue consorelle.

Per saperne di più

Salvatore Garofalo, Olga Gugelmo – Figlia della Chiesa, Editrice Istituto Figlie della Chiesa, Roma 2004, non commerciabile (ma richiedibile presso la Casa Generalizia o in una qualsiasi sede delle Figlie della Chiesa).
Profilo breve, che attinge agli scritti di suor Olga e alle testimonianze di prima mano, soprattutto quelle della Fondatrice.

Su Internet

Sezione del sito ufficiale delle Figlie della Chiesa dedicata a lei e all’iter della sua causa.