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giovedì 10 luglio 2014

Marcello Candia: la missione di un “semplice battezzato”



Chi è?

Terzo dei cinque figli di Camillo Candia, industriale dell’acido carbonico, e Luigia Mussato (detta Bice), Marcello Candia nacque il 27 luglio 1916 a Portici (Napoli), dove la famiglia si era trasferita per ragioni di lavoro. Il 7 febbraio 1933 perse la madre, che aveva insegnato a lui e ai figli, una volta tornati a Milano, ad occuparsi dei più poveri.
Sotto la guida del padre, iniziò a lavorare presso la fabbrica di cui era proprietario.  Nel 1939 ottenne il dottorato in chimica, mentre nel 1943 si laureò in scienze biologiche e farmacia. Negli anni della seconda guerra mondiale s’impegnò in tutta una serie d’iniziative benefiche, culminate nello slancio verso le missioni e nella decisione di partire lui stesso, a seguito di un viaggio a Macapà, in Brasile, con la guida di monsignor Aristide Pirovano del PIME.
Venduta la fabbrica e provveduto a sistemare tutti i suoi lavoratori, il dottor Candia ricevette il crocifisso come missionario da monsignor Pirovano, nel frattempo divenuto superiore del PIME, e si stabilì a Macapá il 28 giugno 1965. L’ospedale San Camillo e San Luigi, costruito a partire dal 1961 e inaugurato nel 1969, è solo la prima di una lunga serie di strutture, inclusi alcuni conventi di clausura, la cui gestione, dopo l’avvio, venne sempre affidata a religiosi.
Celibe per scelta, il dottor Candia si trasferì al centro sociale per lebbrosi di Marituba, dove, nel 1980, ebbe un incontro eccezionale con san Giovanni Paolo II. Per dare continuità alle opere, nel 1982 costituì lui stesso la “Fondazione dottor Candia”, alimentata dalle donazioni dei suoi numerosi amici.
Credeva che sarebbe morto per un infarto, dato che il cuore da tempo gli dava problemi, ma fu invece un cancro alla pelle, esteso fino al fegato, a causare la sua fine terrena. Morì a Milano, presso la Clinica San Pio X, il 31 agosto 1983.
La fase diocesana del suo processo di beatificazione, ottenuto il nulla osta della Santa Sede il 20 gennaio 1990, è durata dal 12 gennaio 1991 all’8 febbraio 1994. Il 15 luglio 1998 è stata chiusa la redazione della Positio super virtutibus, che è stata consegnata presso la Congregazione vaticana per le Cause dei Santi.


Il 9 luglio 2014 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui il dottor Marcello Candia veniva dichiarato Venerabile. Le sue spoglie mortali riposano dal 6 aprile 2006 presso la parrocchia dei SS. Angeli Custodi a Milano, a sinistra dell’altare maggiore.

Cosa c’entra con me?


Marcello Candia è entrato nella mia vita, come in quella di tante altre persone, grazie al libro Da ricco che era, di Giorgio Torelli, che mia sorella ha dovuto leggere come compito per le vacanze durante le scuole medie, insieme a un’altra opera dello stesso autore, Baba Camillo e altre storie d’Africa. Dato che ero troppo piccola, mi accontentavo di sfogliarlo e di chiedermi chi fosse quello strano signore quasi calvo che campeggiava sulla copertina, insieme ad alcuni ragazzi.
La targa in ricordo del dottor Candia,
posta nella Villa Comunale di Portici
il 2 maggio 1995 (fonte)
Inoltre, nel corso delle mie vacanze a Portici, mi sono accorta che c’era un’iscrizione su di lui nella Villa Comunale, apprendendo quindi che era nato proprio lì e che si trattava di un “manager della carità”. Non ricordo, tuttavia, quando sono riuscita ad associare il suo nome al libro che m’incuriosiva, ma che non avevo mai letto pur avendolo in casa.
Non mi viene in mente neppure il momento in cui ho appreso che per lui era in corso la causa di beatificazione. Forse è accaduto quando ho trovato, nella mia parrocchia d’origine, una sua immagine con le notizie biografiche e la preghiera per chiedere la sua intercessione. Non penso che fosse un caso, semplicemente perché sono nativa del quartiere milanese di Porta Romana e la mia vecchia comunità confina con quella degli Angeli Custodi. Anzi, ora che mi viene in mente, molto sicuramente lui può averla frequentata, prima della fondazione della parrocchia dove ora è sepolto, risalente agli anni ’60 del secolo scorso.
Quando nel 2009 monsignor Ennio Apeciti, Responsabile del Servizio per le Cause dei Santi della mia Diocesi, venne nella mia parrocchia per una conferenza quaresimale sulla storia degli oratori ambrosiani, ricordo che il signor Angelo, “memoria storica” del luogo, l’interpellò circa l’andamento della causa del dottor Candia. Come fa di solito, lui rispose che bisognava pregarlo per chiedere un miracolo, segno concreto della sua effettiva santità. Io, che gli stavo alle costole per consegnargli una lettera che conteneva la richiesta di poter scrivere di Alessandro Galimberti, ho allora capito che dovevo mettermi d’impegno non solo per quel seminarista, ma anche per chi aveva il processo canonico avviato.
Molte volte, quindi, mi sono recata agli Angeli Custodi per pregare sulla sua tomba, dove non manca mai almeno una rosa (poi avrei capito perché), oppure vi sostavo brevemente quando mi capitava di avere degli incontri a livello decanale. Una volta, ad esempio, la compagnia teatrale del luogo ha rappresentato un adattamento del musical Pinocchio, quello dei Pooh, il cui incasso sarebbe andato alla Fondazione Candia. Ho colto l’occasione per accaparrarmi il volume con le sue lettere, ormai fuori catalogo, e qualche altra immaginetta.
La lettura di quel libro e, finalmente, di Da ricco che era nella sua più recente edizione, mi hanno permesso di andare oltre i luoghi comuni sulla sua persona e comprendere in che cosa era davvero radicato: nella preghiera, lunga, continuata, con l’ausilio del medesimo libriccino che aveva sin dalla Prima Comunione.
La sensibilità missionaria non è esattamente la caratteristica peculiare della mia spiritualità, ma sento di aver capito un po’ di più cosa significhi partire per migliorare la vita e la fede degli altri proprio grazie a lui.
Per questo motivo spero di venire a sapere, quanto prima, il luogo esatto dove il dottore ha ricevuto il sacramento del Battesimo, lui che si definiva “un semplice battezzato”. Se è nato a Portici e sua madre era credente (il padre non tanto, ma l’assecondava volentieri), forse gli sarà stato amministrato lì, magari proprio nella chiesa che frequento tra una gita in un santuario e l’altra. L’autorità civile l’ha già ricordato con quell’iscrizione di cui dicevo: perché non lo fa anche la Chiesa di Portici, specie ora che le sue virtù sono state certificate?

Il suo Vangelo

L’intuizione più decisiva di Marcello Candia è stata scoprire che le persone più bisognose non dovevano essere aiutate semplicemente col denaro, bensì tramite la condivisione della vita, per farsi fratello accanto a loro. Il tutto con uno stile amante del bello, da vero “signore”: nella scelta di colori che rimandano all’ambiente amazzonico per uno dei suoi ospedali o nel contattare nientemeno che lo scultore Francesco Messina per la cappella di Macapà. Per questo il suo simbolo può essere il fiore della rosa, che per lui indicava la sofferenza che fiorisce nell’amore per Dio.
Ora siamo sicuri che viveva davvero, anzi, eroicamente quanto scrisse un giorno:
L’apostolato è essenzialmente carità: quando incontriamo un fratello che ha bisogno, non dobbiamo soltanto parlare della nostra fede, ma operare secondo la nostra fede.

Per saperne di più

Giorgio Torelli, “Marcello Candia, che straordinaria persona”, Ancora 2006, pp. 256, € 12,00.
Ristampa di Da ricco che era, il libro che fece conoscere Candia a livello nazionale, arricchita da un capitolo speciale con immagini e dalla presentazione delle principali realizzazioni della sua Fondazione.

AA.VV., Marcello Candia. L'imprenditore della carità, EduCatt 2012, 100 pp., 8,00.
Un volume promosso dalla Fondazione Candia in occasione dei trent’anni dalla sua morte. 

Carlo De Biase, I 100 Volti di Marcello Candia, San Paolo 2012, 55 minuti, € 12,00.
Un DVD con interviste e immagini per ripercorrere la sua storia.

Su Internet

Sito ufficiale della Fondazione Candia.
 

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