Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

venerdì 31 ottobre 2014

Corpi santi e reliquie, parte di un tutto



Jules Eugene Lenepveu, I martiri nelle catacombe,
 
1855, Parigi, Musée d’Orsay (fonte)
Chi (o se preferite, cosa) sono?

Per “Corpi santi” s’intendono le reliquie di probabili martiri, estratte dalle catacombe romane e non solo, tra XVI e XVII secolo, per essere donate a parrocchie, diocesi o privati. Con il sorgere di una forma di archeologia sacra più accurata, l’estrazione è stata interrotta. Abitualmente venivano posti alla venerazione dei fedeli con abiti che rimandavano al loro stato di vita (soldati, fanciulli eccetera), a volte ricoperti con maschere d’argento o inseriti in figure di cera.
Il culto dei Corpi santi perdura ancora oggi, in particolare nella diocesi di Milano, in America Latina e in Germania, dove molti furono traslati all’epoca della Riforma protestante.
Non è ad essi che si riferisce il nome del comune autonomo, inglobato a partire dal 1873 nella città di Milano, detto appunto dei “Corpi Santi”, bensì ai cimiteri che sorgevano fuori dalla cinta muraria.

Cosa c’entrano con me?


Credo che non mi sarei mai interessata di reliquie o simili se nella mia parrocchia di nascita non fosse mai arrivato un sacerdote che, a dispetto della sua giovane età, sembrava essere molto ferrato sull’argomento. In effetti, se lui non mi avesse insegnato il modo corretto per accostarmi a questi sacri resti, anch’io sarei rimasta inorridita o avrei sorriso se, visitando qualche chiesa, mi fossi trovata di fronte una figura giacente con accanto uno strano vasetto.
Da allora, ogni volta che mi capitava d’imbattermi in quello che poteva essere un Corpo santo, prendevo nota e riferivo al don, il quale era molto felice, specie se riuscivo a procurargli una fotografia o un santino che ritraesse il martire venerato.
Quando lui è stato trasferito in un’altra parrocchia, per un po’ l’ho lasciato stare, almeno finché non ho visto, su Avvenire del 14 ottobre 2013, un articolo di Ferruccio Parazzoli che parlava di una certa santa Cristina, da non confondersi con l’omonima patrona di Bolsena, venerata presso la parrocchia milanese del SS. Redentore. Dopo averlo ricontattato per posta elettronica, gli ho mandato qualche immaginetta, cosicché potesse passarla ai suoi corrispondenti esperti di quel genere. Lo stesso articolo mi ha fatto venire l’idea di riprendere la ricerca, stavolta per passare i miei risultati al webmaster di santiebeati.it, ovviamente in parallelo con la stesura di schede biografiche a riguardo di personaggi storicamente esistiti e sicuramente morti da credenti o in odio alla fede.
Qui mi accorgo di dover fare una precisazione: anche sopra, infatti, ho parlato di “probabili” martiri. Il fatto è che, contrariamente a quanti ancora oggi pensano, nelle catacombe erano sepolte anche persone che credevano nel Dio cristiano, ma morte per cause naturali. Uno degli indizi probanti per riconoscerle come uccise in odio alla fede era ritenuto il vasetto di cui dicevo, il cosiddetto vas sanguinis, che si pensava conservasse quel che rimaneva del sangue versato dall’ipotetico martire, quando perlopiù si trattava di balsamari, ossia contenitori di profumo.
Nella mia Diocesi, tra l’altro, ho scoperto che ce ne sono veramente molti, per un motivo ben preciso: il beato cardinal Schuster si occupò personalmente di affidarne un certo numero a varie parrocchie, che ne perpetuano il culto ancora adesso. Un caso è quello di santa Lucina, venerata a Rosate, della quale lo scorso anno è occorso il cinquantesimo anniversario dalla traslazione.
Credevo di aver visto ogni tipo di configurazione di questi resti mortali, ma un servizio in televisione mi ha fatto scoprire gli scheletri ingioiellati custoditi nella basilica di Waldsassen, in Germania. Spero che non venga rimosso, dato che viene da una puntata di Voyager (sì, lo seguo e mi faccio delle grasse risate, ma in questo caso ero particolarmente attenta).

 

Il loro Vangelo

Quello che ho appreso dal sacerdote di cui dicevo è che i corpi santi rappresentano una memoria ancora attuale: fanno pensare ai numerosissimi uomini e donne convinti di non dover abbandonare la fede che ha cambiato loro la vita. Forse a qualcuno l’accostamento con Asia Bibi e con i fedeli iracheni o palestinesi, giusto per fare gli esempi più noti, può sembrare azzardato: d’altronde, papa Francesco ha fatto presente in molte occasioni (ad esempio nell’Angelus del 26 dicembre 2013) che i martiri, oggi, sono più numerosi che in passato.
Quanto all’aspetto macabro, è facilmente superabile se si pensa che i frammenti di un santo – vale anche per quelli che non hanno vissuto nell’epoca delle catacombe – costituiscono una piccola parte di qualcosa di ben più vasto: la comunità dei credenti, la Chiesa tutta.
Ha dichiarato infatti il teologo don Silvano Sirboni:
Tutto il culto liturgico è fondato sulla materialità del corpo. Senza la “materia” non esiste alcun sacramento. Le reliquie non sono sacramenti, ma semplici elementi materiali che, nel rispetto delle dinamiche proprie all’umana natura, ci permettono di ravvivare il ricordo e di sentire vicina una persona che si è allontanata dai nostri occhi. Un ricordo che, per la fede nella comunione dei santi, supera la semplice dimensione psicologica per diventare uno strumento di effettiva comunione con la realtà invisibile.
A fargli eco, monsignor Ennio Apeciti, da poco Rettore del Pontificio Seminario Lombardo a Roma:
Non è la reliquia del santo che interessa, ma lui e ciò che lui mi ricorda e garantisce: lui è accanto a me e, nello stesso tempo, è accanto a Dio, in comunione con lui.
Quando prendo la mano di una persona amata, non prendo quel frammento di lui (o lei), ma lui (o lei) attraverso quella mano che ci trasmette il nostro reciproco legame di amicizia e di affetto; confido in lui e nella sua amicizia attraverso quel frammento di corpo, quella mano che è sua, che è lui.
Concludo con un appello: se nella vostra parrocchia si trova un martire sotto un altare, di cui poche persone sembrano ricordarsi, mandatemi una fotografia il più possibile decente all’indirizzo di posta elettronica che trovate qui a fianco, oppure un messaggio privato tramite la fanpage di Facebook. Se poi foste così in gamba da fornirmi altri dettagli, scrivetemi ai medesimi recapiti.

Per saperne di più

Paul Koudounaris, Heavenly Bodies: Cult Treasures & Spectacular Saints from the Catacombs, Thames & Hudson 2013, pp. 192, £18.95.
L’indagine di uno studioso specializzato in ossari circa gli scheletri rivestiti di gioielli venerati in Germania.

Su Internet

Sezione dedicata ai Corpi santi dell’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni
Articoli sull’argomento presenti sul blog Pregunta Santoral
Reliquiosamente, blog di Nicoletta De Matthaeis

Nessun commento:

Posta un commento