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domenica 26 aprile 2015

Squarci di testimonianze #8: il “di più” di Daniela Lerma


Ero letteralmente a corto d’idee per un post sulla Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. O meglio, dato che non volevo rifilarvi qualcosa di pesante come temo sia stato l’articolo sui preti con dispensa speciale, stavo cercando un altro buon argomento, magari agganciandolo al tema di quest’anno, È bello con Te. Una testimonianza imprevista, cui ho partecipato alcuni giorni fa durante l’abituale incontro del Gruppo Giovani, mi ha dato l’ispirazione per presentare, finalmente, qualcuno di vivo e in salute: Daniela Lerma, laica consacrata.
Quando la vedi, quasi non fai caso alla medaglietta e alla piccola croce dorata che porta al collo. Minuta, di carnagione abbronzata, una cascata di riccioli neri che le scendono sulle spalle, Daniela Lerma si trova da tre anni a Milano, ma non per motivi di studio o lavoro. Ha lasciato il Messico per inseguire qualcosa di molto più grande di quel che si aspettava e ora si ritrova a Milano, di fronte a una ventina di giovani, a raccontare di sé e di Chi le ha preso il cuore.
Terzogenita di una famiglia credente, da tempo frequentava un gruppo per ragazzi nella sua parrocchia di nascita, guidato da alcuni membri del Movimento Regnum Christi. A quindici anni, durante uno di questi incontri, le accadde di estraniarsi e di non riuscire a seguire il discorso. Una sorta di voce interiore aveva preso a parlarle, dicendole tre semplici parole («tre in italiano, due in spagnolo», ha precisato): «Dammi di più!». Chiunque, al sentirla, si sarebbe spaventato: non diversamente è andata a lei, che al termine dell’incontro si è nascosta a piangere in bagno.
Quasi per paura di udire nuovamente quella richiesta, Daniela smise di frequentare la parrocchia e perfino di pregare. Dentro di lei, però, capiva di dover chiedere aiuto a qualcuno. Così, un giorno, andò a confessarsi da un prete che non conosceva, proprio per sapere cosa fosse quel “di più” che tanto la preoccupava. A darle pensiero era anche una sorta di preconcetto verso la vita consacrata: conosceva delle suore, quelle da cui era andata a scuola, ma le sembravano tutte anziane e fatte con lo stampino; per questo motivo, si sentiva molto più incline a una consacrazione laicale. Il sacerdote le suggerì di attendere la conclusione degli studi superiori; nel frattempo, avrebbe dovuto trovare una guida spirituale, che lei identificò in una consacrata del Regnum Christi.
Alcuni anni dopo, mentre si trovava in aeroporto facendo scalo negli Stati Uniti, prima di tornare a casa, fece un incontro sconcertante. Un uomo, accompagnato da sua moglie, le si avvicinò e le chiese: «Hai la vocazione?». Riecco quella parola terribile! «Perché?», domandò lei. «Si vede dai tuoi occhi», ribatté l’altro, che, dopo essersi allontanato, tornò con un libro in mano, intitolato Quattro del pomeriggio. Nel viaggio di ritorno, Daniela non dormì, intenta com’era a leggere quelle pagine.
Per comprendere meglio la vita delle consacrate del suo Movimento, accettò di partecipare a un campo estivo per ragazze a Roma, prolungando la sua permanenza per un mese in più rispetto a quanto aveva previsto: era già lì, infatti, per accompagnare i genitori nella loro seconda luna di miele. Dal campo passò, in breve tempo, a seguire invece la stessa vita di alcune ragazze in fase di discernimento.
La strada sembrava delinearsi, ma rimaneva il problema dello studio. Lei voleva diventare medico, ma gli anni di università in Messico, per quella facoltà, erano troppo lunghi. Aveva anche preso a frequentare un ragazzo, ma aveva paura di rivelargli che probabilmente avrebbero smesso di vedersi. «Quell’esperienza mi è servita per capire che le persone sono un dono», ha chiarito: «Spesso ci sembra che Dio sia lontano da noi, ma c’è sempre un amico, un genitore, una persona fidata accanto a noi».
Il momento decisivo avvenne durante un pellegrinaggio a Siena, visitando la chiesa di San Francesco, dove sono conservate le “Sacre Particole” rimaste fresche e incorrotte dopo un furto sacrilego. Di fronte a quel segno così straordinario, la ragazza riconobbe che in tutti quegli anni il Signore aveva avuto una pazienza senza limiti nei riguardi di lei, che invece ne possedeva ben poca. A quel punto, non restava che dirgli di sì.
La reazione del suo fidanzato la sorprese positivamente. Per prima cosa, promise che avrebbe pregato per lei, poi aggiunse: «Se devi fare la consacrata, sii la miglior consacrata possibile: sarà un segno che io per primo avevo scelto bene!». Ammirevole, rispetto a storie diverse finite sui giornali non molto tempo fa.
Nel 2008, quindi, Daniela ha pronunciato i primi voti. Pochissimo tempo dopo la celebrazione, tutto il movimento e il suo ramo sacerdotale, i Legionari di Cristo, furono spiazzati da una scoperta terribile: il fondatore, padre Marcial Maciel Degollado, morto il 30 gennaio di quell’anno, aveva una doppia vita. Quando sua madre lo seppe, le telefonò, ma la notizia era già arrivata, come prevedibile. Il suo consiglio fu di continuare: Dio avrebbe fatto uscire qualcosa di meglio da quella situazione difficile.
Dopo quattro anni di studio e formazione a Madrid, Daniela è stata destinata a Milano. Attualmente risiede presso la parrocchia di san Gottardo al Corso, dove collaborano a tempo pieno anche alcuni Legionari di Cristo, insieme ad altre tre consacrate. Si occupa prevalentemente della pastorale giovanile, mentre le altre seguono l’oratorio e varie attività.
Decisamente, la sua visione della vita consacrata è cambiata rispetto ai suoi preconcetti adolescenziali, ma solo perché l’ha vista dal di dentro. Ora sa che le suore non sono tutte brutte e vecchie e, allo stesso tempo, che stare nel mondo in spirito di apostolato è un segno grande, per annunciare agli uomini che vivere alla presenza del Signore è davvero qualcosa che appaga.

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