Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

mercoledì 26 dicembre 2012

Una preghiera di Natale

Versione natalizia del logo: vi piace?
So che oggi, in realtà è Santo Stefano e non sarebbe stato male fare un post su di lui, ma dato che ieri la mia chiavetta di Internet ha smesso di funzionare, pubblico ora il mio contributo natalizio, riprendendo un pensiero del cardinal Martini che ho trovato sul sito della trasmissione religiosa di Raiuno A Sua immagine. Per giunta, mi sono accorta che manca una candela alla Corona dei Testimoni: scusatemi!
Auguro a tutti coloro che passano di qui di trovare sul proprio cammino angeli che annuncino la gioia e rimandino al segno fondamentale della nostra fede: un Bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia. 

O Gesù,
che ti sei fatto Bambino per venire a cercare
e chiamare per nome ciascuno di noi,
tu che vieni ogni giorno
e che vieni a noi in questa notte,
donaci di aprirti il nostro cuore.
Noi vogliamo consegnarti la nostra vita,
il racconto della nostra storia personale,
perché tu lo illumini,
perché tu ci scopra il senso ultimo
di ogni sofferenza, dolore, pianto, oscurità.
Fa che la luce della tua notte
illumini e riscaldi i nostri cuori,
donaci di contemplarti con Maria e Giuseppe,
dona pace alle nostre case,
alle nostre famiglie,
alla nostra società!
Fa che essa ti accolga
e gioisca di te e del tuo amore. 
Carlo Maria Martini

martedì 18 dicembre 2012

La biblioteca di Testimoniando # 3: “Testimoni dell’educazione”

Siamo nei giorni della Novena di Natale. Temo di essere fuori tempo massimo per presentare questa recensione, ma può sempre tornare utile l’anno prossimo.

In sintesi

Testimoni dell’educazione rappresenta un modo per prepararsi al Natale facendosi accompagnare, negli ultimi nove giorni del tempo d’Avvento, da altrettanti personaggi, scelti fra i Santi canonizzati, i Servi di Dio e i Testimoni che più si sono impegnati, a vario titolo, nell’attualizzare la venuta di Gesù nelle loro vite.
Il campo scelto dagli autori è quello dell’educazione a tutti i livelli: troviamo quindi san Giovanni Bosco, affiancato a don Lorenzo Milani e al prossimamente Beato don Giuseppe Puglisi, ma anche nomi, come quelli di santa Teresa di Gesù Bambino o del Beato Giovanni Paolo II, non collegabili tanto alla questione educativa, quanto all’apertura delle comunità alla missione e al coraggio che viene dalla fede.
Ogni giorno presenta una sintesi biografica del testimone scelto, un brano di Vangelo che rispecchia la Parola da lui o lei vissuta in maniera speciale, una riflessione per attualizzare il tema espresso e alcune intenzioni di preghiera.

Gli Autori

Don Antonio Ruccia, presbitero della diocesi di Bari-Bitonto, dall’ottobre 2008 è direttore della Caritas diocesana di Bari-Bitonto. Attualmente è docente di teologia pastorale presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari e presso la Pontificia Facoltà Urbaniana di Roma.
Suor Mimma Scalera, religiosa delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo, è attualmente docente di diritto ed economia presso il Liceo linguistico “Preziosissimo Sangue” e l’Istituto tecnico professionale “De Lilla” di Bari. È impegnata nell’animazione giovanile in parrocchia.
Insieme hanno pubblicato: Novena dell’Immacolata. Maria, donna dei tempi nuovi e Novena di Natale. Meditazioni di don Oreste Benzi (Edizioni Messaggero, Padova 2008); Dal presepe di Dio alla Chiesa del presepe. Attendere il Natale, vivere la storia. Novena di Natale (EDB, Bologna 2010) e Andiamo fino a Betlemme. Novena di Natale con don Tonino Bello (EDB, Bologna 20052).

Consigliato a…

Destinatarie di questo sussidio sono anzitutto le comunità parrocchiali, che possono adoperarlo per momenti di catechesi o per una tradizionale novena celebrata in chiesa. L’impianto di meditazione lo rende adatto anche alla meditazione personale, così che il singolo fedele possa a sua volta “testimoniare il Vangelo con il suo incarnarsi”, come don Antonio scrive nell’Introduzione.

Antonio Ruccia e Mimma Scalera, Testimoni dell’educazione - Per prepararsi e vivere il Natale. Novena, EDB, Bologna 2012, pp. 48, € 2,50.

martedì 11 dicembre 2012

GPG Film: cinema per fede e per missione (Corona dei Testimoni # 3)

Locandina de La sabbia nelle tasche, ultima produzione della GPG Film

Chi sono?
La GPG Film è il ramo cinematografico dell’Associazione Culturale GPG, fondata da Filippo Grilli e Dario Perego, educatori presso l’Oratorio San Luigi di Lissone (MB), e dal padre di Filippo, Giancarlo. Il suo scopo è comunicare i valori fondamentali della fede cattolica mediante la produzione di opere cinematografiche, che vedono la partecipazione di numerosi giovani sia davanti che dietro la cinepresa. Tutti gli utili ricavati dalla vendita dei biglietti e dei DVD dei film sostengono, di volta in volta, varie realtà solidali.
Dopo l’esordio con Non puoi tuffarti due volte nello stesso fiume (2004) e i primi piccoli successi locali con Se non in fotografia (2006), la GPG ha iniziato ad avere notorietà a livello nazionale con l’opera seconda, Voglio essere profumo (2010), seguita dal mediometraggio Dario. Una storia come tante (2011) e dal videoclip di Santa Libertà, canzone che segna il momento centrale del secondo film.
Lo scorso 5 dicembre è stato ufficialmente presentato l’ultimo lavoro, La sabbia nelle tasche.
Cosa c’entrano con me?
La prima volta che ho sentito parlare della GPG è stata il 28 gennaio del 2009, quando una suora di Maria Bambina, a conoscenza del mio interesse circa Alessandro Galimberti, seminarista della mia Diocesi scomparso cinque anni addietro, mi ha riferito che alcuni giovani della sua città, Lissone, stavano per realizzare un film su di lui. Alessandro è uno dei testimoni recenti a cui tengo di più, per cui ero veramente felice di sapere che sarebbe presto uscito qualcosa di nuovo a riguardo. In verità, temevo che sarebbe stata una produzione di bassa lega, con un soggetto strappalacrime e che, come nella migliore tradizione delle miniserie agiografiche, sarebbe iniziata con il protagonista morente che ricorda in retrospettiva la sua esistenza.
Ho quindi proceduto a cercare in Rete qualche notizia in più, trovando una parziale consolazione: il soggetto non avrebbe descritto con esattezza la vita del seminarista, ma l’avrebbe filtrata attraverso cinque giovani, ciascuno con le proprie questioni irrisolte circa la fede. In più, la sua rappresentazione sul grande schermo avrebbe avuto un altro nome, Francesco, in modo da rendere la vicenda più universale.
Nel leggere il nome del regista, Filippo Grilli, mi è venuto in mente che avevo già visto quel nome da qualche parte: per la precisione, si trattava dell’autore di una testimonianza su Alessandro, di cui era molto amico. Vedere che lui aveva deciso di trasporre in un film quanto la vita di quel giovane prossimo al sacerdozio gli avesse cambiato la propria, ho deciso di non essere da meno, adoperando il mio talento in senso evangelico per la scrittura.
Ho immaginato, infatti, che all’uscita del film qualcuno avrebbe voluto sapere di più circa quel chierico brianzolo: così, dopo aver dato fondo agli articoli che avevo trovato su di lui, ho iniziato a stendere una bozza di un suo profilo, che volevo mandare a Santi, Beati e Testimoni, facendolo rientrare nella terza categoria, dato che per lui non è aperto alcun processo canonico. Mi mancavano, però, alcuni dati fondamentali circa la sua storia di fede, che solo Filippo o i familiari di Alessandro avrebbero potuto darmi. Non intendendo far soffrire ulteriormente i secondi, ho deciso di contattare il produttore di Voglio essere profumo, ma solo dopo aver informato del mio intento monsignor Ennio Apeciti, il quale, da  professore di Storia della Chiesa in Seminario, aveva conosciuto il giovane.
Dato che il Monsignore tardava a rispondermi, a causa dei suoi molteplici impegni, mi sono decisa a scrivere a quelli della GrilliPeregoGrilli (al tempo, la casa di produzione si chiamava così). Prima di iniziare la mia corrispondenza con loro, però, avevo conosciuto l’interprete di Francesco, Fabio Sironi, presso il Santuario della Beata Vergine di Caravaggio: entrambi, infatti, eravamo lì per la chiusura dell’Agorà dei Giovani di Lombardia, precisamente per accompagnare la veglia con il Gruppo Shekinah. Il mio nuovo amico ha pazientemente ascoltato il mio racconto e mi ha rivelato alcuni curiosi retroscena.
Nel corso di un lungo scambio epistolar-elettronico, sia Giancarlo sia Filippo (ho scoperto solo tempo dopo del loro legame di parentela) si sono rivelati disponibilissimi e felici di vedere che la storia che volevano raccontare interessava già a qualcun altro. Non solo: il 5 luglio mi sono ritrovata nella casella di posta un messaggio inoltrato da Filippo, il cui mittente era il signor Luigi, padre di Alessandro, che mi riferiva i dati che mi occorrevano.
Circa dieci giorni dopo, anche grazie all’uscita su Il Segno, mensile dell’Arcidiocesi di Milano, di un articolo su Voglio essere profumo, ho pensato che sarebbe stato bello chiedere alle Figlie di San Paolo di pregare per la buona riuscita del film, esattamente come il loro Fondatore invitò a fare prima di lanciare l’apostolato del cinema; dopotutto, le finalità dei Grilli collimavano con quell’apostolato specifico. La Superiora della comunità di Milano mi ha accolta con piacere e si è detta interessata a sapere di più sulla storia che stava a monte del film.
Col trascorrere dei mesi, Fabio mi dava le ultime notizie circa la lavorazione, mentre io iniziavo a parlarne in giro, sia per accrescere la conoscenza di Alessandro sia per invitare a pregare per i suoi amici. Dopo nove mesi dal mio primo contatto, monsignor Apeciti mi ha dato il suo benestare all’invio del profilo, che è stato pubblicato il 20 gennaio 2010.
Non ho incontrato solo persone interessate, ma anche altre che, riguardo al seminarista, mi hanno accusata di anticipare il giudizio ufficiale della Chiesa su di lui. Ho confidato questa preoccupazione a Filippo Grilli, il quale mi ha rammentato che la Chiesa non è formata solo dalle personalità di rilievo che sono chiamate a guidarla. Rassicurata in tal modo, ho aspettato con impazienza l’uscita del film, continuando il mio compito di “ufficio preghiera”.
L’8 aprile 2010, finalmente, ero seduta in una delle poltroncine del cinema Excelsior di Lissone per l’anteprima di Voglio essere profumo, di cui presento ora un estratto, composto dagli incontri dei cinque protagonisti con colui che avrebbe presto rivoluzionato le loro esistenze.


Le mie aspettative, grazie a Dio, sono state deluse: la scelta dei cinque personaggi, oltre a denotare una stima per tutte le vocazioni all’interno della Chiesa, permetteva di capire un aspetto diverso di Francesco, la cui figura è avvicinabile anche da chi non è a conoscenza del suo alter ego nella vita reale. Gli unici elementi a sfavore, a mio avviso, erano la lunghezza del film, i dialoghi che a volte sembravano troppo letterari (ma c’è un motivo: la quasi totalità delle battute di Francesco erano tratte dagli scritti di Alessandro) e alcuni problemini causati dal sonoro in presa diretta. Nonostante questo, ho appoggiato in pieno l’iniziativa di Filippo e soci, tanto più che gli interi proventi dalla vendita dei biglietti e dei DVD sarebbero andati a due realtà missionarie in Costa d’Avorio e in Zambia.
La conoscenza del chierico paolino Guido, inoltre, mi ha aperto una possibilità inattesa: far pubblicare anche solo un trafiletto nientemeno che sulla rubrica dei lettori di Famiglia Cristiana. Ovviamente, prima di procedere ho avvisato Filippo, il signor Giancarlo, don Ennio e il signor Luigi; solo dopo aver avuto l’approvazione da parte di tutti, ho steso il mio breve articolo e l’ho spedito a Guido.
Nel frattempo, avevo notato, negli Ultimi Arrivi della Lista dei Siti Cattolici Italiani, la comparsa di un blog, La Luce in sala, il cui scopo era raccogliere notizie e recensioni sul cinema che racconta la fede cattolica. Non ho messo tempo in mezzo e ho contattato Filippo, il curatore del sito, che ha recensito Voglio essere profumo con toni entusiastici. Penso che sia stato anche per merito della GPG e, ancor prima, della storia da essa raccontata, se io e quel cinefilo cattolico siamo diventati dapprima corrispondenti telematici, poi amici.
La mia foga propagandistica non si è fermata lì: avevo già accennato di Alessandro alle Suore Apostoline, quindi la direttrice della loro rivista di orientamento, SE VUOI, è stata ben lieta di pubblicare un mio intervento su di lui e sul film, sempre nella rubrica dei lettori. Anche stavolta ho mandato a chi di dovere la bozza del mio articolo e, dopo aver apportato le necessarie correzioni, l’ho inviato. Per intercessione del Beato Giacomo Alberione, non per merito mio, il Signore ha concesso che la GPG avesse, sia grazie a quell’articolo sia al trafiletto, numerosissime richieste di DVD e di proiezioni, anche da fuori Lombardia.
Il signor Giancarlo mi ha ricompensata invitandomi, il 27 settembre 2011, alla presentazione per la stampa del terzo lungometraggio, dall’evocativo titolo di La sabbia nelle tasche. In quella circostanza, mi sono improvvisata corrispondente per La Luce in sala, dato che Filippo non poteva essere presente, e ho posto alcune domande al suo omonimo regista. Prima della conferenza stampa, avevo consegnato a Grilli senior un santino di don Alberione, suggerendogli d’invocarlo come “produttore celeste”; per tutta risposta, l’ha collocato nel punto del tavolo dove si sarebbe seduto suo figlio, che, nel vederlo, ha sorriso, forse pensando che ci fosse il mio zampino.
L’attesa per l’uscita di questo nuovo lavoro è stata per me meno spasmodica che per il precedente, ma non ero certo poco speranzosa. Mi auguravo, infatti, di riuscire a produrre un giudizio onesto, mentre per l’altro forse ero abbagliata dalla vicenda sottostante. Anche stavolta ho invitato le Paoline a pregare per un esito felice, non solo dal punto di vista economico, ma anche di impatto sulle coscienze. Nel trailer che segue, una piccola anticipazione.


Il tema trattato, stavolta, è l’immigrazione, concretizzata nelle vicissitudini di Abdel Rahim. Nativo del Marocco, si vede costretto dalla perdita del lavoro ad imbarcarsi su di un gommone, per garantire una vita dignitosa alla moglie Mariem e ai loro tre figli. Viaggiando attraverso l’Europa per raggiungere suo fratello Nasér, che vive in Italia, incontra diffidenza e accoglienza in pari misura, portando sempre con sé la sabbia del suo Paese, finitagli in tasca per una caduta prima della partenza.
Il racconto si dipana abilmente, senza lungaggini eccessive. Il lavoro di montaggio ha esaltato la natura d’azione della trama, anche se a volte i movimenti di camera, specie nelle scene più vivaci, sembrano troppo bruschi.
La colonna sonora svolge efficacemente il suo compito nel far capire allo spettatore dove Abdel si trova: i melismi di una voce mediorientale accompagnano le scene ambientate in Marocco, l’arpeggio di una chitarra classica descrive i momenti in Spagna, mentre il suono di una fisarmonica allude alla Francia.
Quanto agli attori, nessuno è un professionista, ma sono tutti consapevoli di avere una doppia responsabilità: far passare del tempo in maniera proficua e lasciare un’impronta significativa. Lo si vede soprattutto nell’interprete di Abdel, Lorenzo Pozzi, che è un po’ l’“attore feticcio” di Filippo: nel precedente film era Lorenzo, rampante ingegnere reduce da una delusione amorosa. C’è anche spazio per qualche sorriso, grazie alle suore francescane che accolgono lui e l’amico Samir in Spagna: sono tratteggiate con simpatia e senza alcun disprezzo.
In ultima analisi, credo che La sabbia nelle tasche porti in sé un messaggio universale: nessuno può affermare di conoscere veramente la persona che ha di fronte, ma può tentare di comprendere le motivazioni che l’hanno spinto, ad esempio, a lasciare un Paese più o meno lontano.
Il loro Vangelo
All’anteprima per la stampa dello scorso 5 dicembre, non potevo fare a meno di domandare a Filippo come la GPG cerchi d’incarnare il Vangelo nelle proprie opere. Gentile come sempre, ha risposto che lo fa anzitutto creando un ambiente sano, in cui ciascuno è valorizzato per quello che è, indipendentemente dalla fede che professa (nel film, ad esempio, hanno lavorato anche comparse di religione musulmana). Ha continuato spiegando che, nelle ultime due produzioni, c’è un sottotesto evangelico: Voglio essere profumo concretizza il primo precetto che compendia la Legge, “Ama il Signore tuo Dio”, mentre La sabbia nelle tasche rappresenta il secondo, “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Non a caso, il manifesto del film cita espressamente la chiusura del grande discorso escatologico del Vangelo di Matteo: “Ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me” (Mt 25, 40).
Per usare le precise parole del regista,
«Ai giorni nostri c’è bisogno di testimoniare il Vangelo non con una campagna elettorale, ma con la nostra pur fallace testimonianza».
È per questo che ho deciso d’inserire quelli della GPG nella Corona dei Testimoni: perché il lavoro di gente come loro appiana la strada al Signore che viene e porta ad accoglierLo nei più bisognosi e lontani.
Su Internet

lunedì 3 dicembre 2012

Una lettera per Babbo Natale (Corona dei Testimoni # 2)

La candela virtuale di questa settimana mi è stata suggerita dalla collega Lucyette, che stimo veramente tantissimo, tanto da aver scopiazzato un altro suo contributo, dopo quello sul quiz di Ognissanti. Si tratta di una lettera a Babbo Natale, contenente regali che ciascun visitatore della Rete può farmi. Procedo!
Caro Babbo Natale,
quest’anno è stato un po’ complicato per me. Come immaginavo, una parte del mio mondo è cambiata per sempre e non ho reagito molto bene alla cosa.
Se in ogni caso avessi visto qualcosa di buono in me, ti chiedo dieci cose che vorrei tanto ricevere.
1)         Più commenti sul mio blog
A parte le considerazioni di pochissimi, non ne ricevo granché. Forse è dovuto al tipo di articoli che pubblico, che molti considerano inattuali, ma che mi danno tante soddisfazioni (il pezzo su Chiara Corbella Petrillo ha superato le duemila visualizzazioni!). Puoi mandare qualche elfo dai miei lettori e dir loro di farmi sentire il loro apprezzamento scrivendo sotto i miei testi?
2)         Conoscere qualche Testimone nuovo
La mia lista di persone di cui scrivere è ancora lunga, ma non ho intenzione di restare a secco prima o poi. Vorrei, quindi, che qualcuno dei miei cinque lettori di manzoniana memoria mi raccontasse qualche bella storia, seguendo lo schema che di solito adotto io e che qui ripeto: Chi è?, Cosa c’entra con me?, Il suo Vangelo. Valgono tutte le categorie: sia personaggi canonizzati o con il processo canonico avviato, sia semplici Testimoni.
3)         Libri, libri e ancora libri
Sto per cambiare casa, ma conto di riempire la mia nuova abitazione di altri volumi, soprattutto di storie ecclesiastiche. Se qualcuno ha copie avanzate di quel libro fatto stampare per il centenario della propria parrocchia, per l’anniversario della morte di qualche sacerdote o personaggio importante o non sa più dove piazzare i pacchi di opuscoli sul Fondatore di alcune suore che conosce, che loro gli o le hanno generosamente regalato, può mandarmele dopo avermi scritto per e-mail di cosa si tratta. L’indirizzo è nella parte destra dello schermo, sotto la scritta “Se conosci un testimone…”.
4)         Consigli di resistenza parrocchiale
Voglio un gran bene alla mia comunità d’origine e non vedo l’ora di inserirmi nella nuova, convinta come sono che uno dei primi ambiti di testimonianza sia la propria parrocchia. Spesso, però, mi abbatto quando avverto malumori nel Consiglio Pastorale o nella gente comune, oppure quando assisto a liturgie imprecise e irrispettose delle norme ufficiali (niente abusi strani, grazie a Dio). Vorrei tanto riuscire a tirarmi su e ricevere suggerimenti su come reagire al male che vedo.
5)         Testimonianze in prima persona
Ho notato che la maggior parte degli articoli che ho scritto riguardano “gente morta”, per dirla col bambino del film Il Sesto Senso. Mi sto impegnando a cercare racconti di persone attualmente viventi, ma penso che sarebbe ancora più bello se qualcuno, sempre fra i miei cinque lettori, mi riferisse come vive la propria testimonianza cristiana e cattolica, scrivendomi all’indirizzo di cui sopra. Mi occuperò poi di trasformare quanto riceverò in posts dei “Testimoni di oggi” e darò notifica all’interessato o interessata.
Sperando tanto di ricevere qualcosa, in nome di quel detto di Gesù che si trova negli Atti degli Apostoli e che cerco di vivere io per prima, ti ringrazio in anticipo.
Con affetto nel Signore,
-Emilia-
Dato che le regole non pongono limiti al numero dei desideri, ne esprimo solo cinque, non prima di aver confermato a Lucyette che sto per esaudire tre di quelli espressi da lei nel suo post sul tema: i numeri 1, 4 e 7.
Cos’aspettate a fare lo stesso con me?

lunedì 26 novembre 2012

Beato Giacomo Alberione: il presepio come cattedra per gli uomini del nuovo secolo (Corona dei Testimoni # 1)


Chi è?

Giacomo Alberione nacque il 4 aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), da una famiglia di contadini. Avvertì la vocazione al sacerdozio all’età di sette anni e la verificò dapprima nel seminario di Bra, poi in quello di Alba.
Nella notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1 gennaio 1901, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto nel Duomo di Alba, si sentì chiamato a “fare qualcosa per gli uomini del nuovo secolo”, come avrebbe confidato. Quel “qualcosa” si espresse dapprima nell’apertura di una scuola tipografica, poi nella formazione di giovani desiderosi di servire Dio in una maniera specialissima: producendo libri e riviste. Sorse quindi la Pia Società San Paolo, seguita, negli anni, da altri nove rami che, insieme, compongono la Famiglia Paolina.
Instancabile viaggiatore, ma anche uomo d’intensa preghiera, don Alberione partecipò alle sessioni del Concilio Vaticano II e godette dell’amicizia con papa Paolo VI, che lo visitò personalmente poco prima della sua morte, avvenuta a Roma il 26 novembre 1971. Il 27 aprile 2003 Giovanni Paolo II  l’ha iscritto fra i Beati.

Cosa c’entra con me?

La prima candela della mia “corona dei Testimoni” è costituita da un personaggio che reputo fondamentale conoscere da parte di chi, come me, cerca di vivere il Vangelo mediante i mezzi di comunicazione di massa. Io per prima non sapevo molto di lui, pur essendo inconsapevole fruitrice di alcuni prodotti della sua creatività spirituale.
Da piccola, come tanti bambini, leggevo Il Giornalino perché lo trovavo in chiesa, al banco della cosiddetta “buona stampa”. Apprezzavo moltissimo soprattutto la rubrica di giochi biblici, le schede di Conoscere Insieme e, d’estate, i volumi cartonati con le riduzioni a fumetti di alcuni classici della letteratura. Quando Famiglia Cristiana iniziò a pubblicare la “Bibbia per la famiglia” a dispense, provavo a leggerla e ritenevo tassativi i consigli che forniva, ad esempio in materia di programmi televisivi. I miei familiari, purtroppo, non mi prendevano granché sul serio.
Inoltre, spesso mi capitava di seguire qualche programma della televisione locale lombarda Telenova, dove veniva trasmessa spessissimo una pubblicità che reclamizzava proprio Famiglia Cristiana, elencando una sorta di “Credo” moderno col sottofondo del ticchettio di una macchina da scrivere. Non capivo, però, quale legame esistesse fra la rivista e quel canale televisivo.
Tutto mi fu più chiaro quando, se non sbaglio nel 1994, Il Giornalino uscì con un allegato insolito: una storia completa a fumetti, intitolata Il segreto dei quattro codici. Altro non era se non una vita a fumetti di don Alberione, vista attraverso le ricerche di due giovani studiosi di mass media. Scoprii, quindi, che sia “il grande giornale dei ragazzi”, come all’epoca si presentava, sia la rivista per le famiglie, sia addirittura l’emittente che a volte vedevo erano frutti dell’apostolato attivo della Società San Paolo e dei suoi collaboratori laici.
Grosso modo a quell’epoca avevo iniziato a bazzicare le librerie religiose, a cominciare da quella delle Edizioni Paoline di Napoli, dove andavo e vado tuttora in vacanza. Le Figlie di San Paolo, sorprese dal mio desiderio di conoscere meglio il loro Fondatore, mi regalarono un’altra sua piccola biografia, unitamente ad un opuscolo sulla sua prima collaboratrice e loro confondatrice, suor Tecla Merlo, attualmente Venerabile.
Con il passare degli anni me ne ero quasi dimenticata, anche a causa della crisi di rigetto verso gli esempi virtuosi di cui ho già parlato in altri articoli di questo blog. Quando però ho iniziato a chiedermi quale tipo di servizio potevo rendere alla Chiesa compatibilmente con le mie attitudini personali e ho scelto di dedicarmi alla cultura e ai mezzi di comunicazione sociale, mi è venuto spontaneo ripescare quel volumetto a fumetti e cercare di andare oltre le informazioni che esso mi forniva.
La lettura di altri testi e di articoli trovati in Rete sui vari siti paolini mi ha fatto capire che avevo trovato proprio la persona giusta a cui affidarmi, ma non solo: ho riconosciuto che la sua attività non era sterile, ma traeva origine e forza dal Tabernacolo, come don Alberione stesso diceva dei vari rami della Famiglia Paolina.
Il primo che ho conosciuto in ordine di tempo, come dicevo prima, sono state le Figlie di San Paolo o suore Paoline. Sapevo che avevano sede anche a Milano, ma non mi ero mai presa la briga di andarle a trovare. Mi sono decisa poco prima di compiere ventisei anni, per chiedere alle suore di pregare per un progetto cinematografico dagli intenti molto simili a quelli che il Primo Maestro – così, ho scoperto, i Paolini definiscono il loro Fondatore – aveva quando decise di lanciarsi nell’avventura dell’apostolato del cinema.
Prima delle Paoline di Milano e dopo quelle di Napoli, però, ho importunato altre religiose appartenenti alla medesima Famiglia: le Pie Discepole del Divin Maestro, il cui negozio di via della Signora è situato non lontano dall’università che frequentavo. M’incuriosiva soprattutto una splendida e inconsueta statua della Madonna col Bambino che troneggiava in una delle vetrine: mi fu spiegato che era l’immagine di Maria Regina degli Apostoli, il titolo con cui don Alberione si rivolgeva in maniera speciale alla Vergine.
Fonte: sito dell'Apostolato Liturgico, la catena di negozi delle Pie Discepole
Il carattere insolito della sua iconografia è dotato dal fatto che ella non ha alcuna caratteristica regale (niente corona in testa, né scettro, né abiti sontuosi) e dal fatto che il suo Gesù Bambino tiene in mano un rotolo: allude alla Parola di Dio, ma anche all’attestato simbolico con cui il credente si accosta alla sua “madre, maestra e Regina”, come era scritto in una preghiera composta dal Fondatore che le suore mi regalarono.
Le Pie Discepole, nel corso delle mie visite da loro, mi hanno insegnato due modi per onorare Dio: da un lato circondarLo, nella Sua casa materiale, di quanto di meglio ci possa essere, con decoro e rispetto; dall’altro riconoscerLo presente nel Sacramento dell’Altare. Inoltre, mi hanno presentato la loro Confondatrice, la Serva di Dio suor Maria Scolastica Rivata.
Terze in ordine di tempo, le suore dell’Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni, meglio note come Suore Apostoline. In tante occasioni avevo ammirato i segnalibri colorati con frasi della Scrittura o di autori spirituali da loro prodotti e spesso avevo acquistato la loro rivista di orientamento, SE VUOI. Solo due anni fa, però, ho appreso che anche loro sono state suggerite dallo Spirito Santo a don Alberione, per un apostolato fondamentale: aiutare i giovani a riconoscere la volontà di Dio su di loro da una parte e, dall’altra, far crescere nel popolo di Dio la stima per tutte le vocazioni, non solo quelle di speciale consacrazione.
Ho scritto alle suore per esporre loro alcuni problemi miei e di mie amiche, instaurando così un dialogo sincero e libero. Ho conosciuto personalmente due di loro al termine dei funerali di monsignor Luigi Padovese nel Duomo di Milano; un istante dopo, ho fatto la conoscenza di un giovane Paolino, Guido, che a breve diventerà sacerdote.
Sarebbe ingrato, però, dimenticare uno dei commessi della Libreria San Paolo di Milano, di cui taccio il nome per riservatezza, appartenente ai Discepoli del Divin Maestro, i religiosi laici della Società San Paolo. I suoi sorrisi e i suoi consigli mi hanno sempre ispirato molta fiducia, la stessa che traspare dai ritratti fotografici del Primo Maestro.
Per concludere, ho conosciuto anche alcuni laici che, in quanto Cooperatori Paolini, vivono i suoi insegnamenti nello stato in cui si trovano. Spero quanto prima che se ne formi un gruppo anche nella mia città, anche se ci sono buone speranze.
Il suo Vangelo
Più approfondisco vita e spiritualità di don Alberione, più mi è difficile trovare una definizione completa e non scontata. Mi è saltata alla mente, però, una sua frase decisamente adatta al tempo d’Avvento e al Natale che avevo letto su di un libretto di preghiere. Cercando un po’ in Rete, ho trovato il contesto esatto di quel pensiero, che ora riporto integralmente.
1° Rappresentiamoci al vivo la grotta, la greppia, il bue e l’asino, poi Giuseppe, Maria, il Bambino. Adoriamo con gli Angeli.
Il presepio è cattedra del Maestro, tribunale del Giudice, trono di misericordia. È cattedra, la prima cattedra del Maestro Divino. Egli, tacendo, insegna alle anime pie e docili: l’umiltà, la povertà, la pazienza.
L’umiltà: essendo Dio, umiliò, annientò al cospetto degli uomini se stesso; e si mostrò come uomo, anzi come bambino. Impariamo a scomparire: «Sarebbe una intollerabile impudenza mentre la maestà si annientò, il vermiciattolo si gonfiasse ed inorgoglisse».
La povertà: Gesù ha per casa una grotta; per culla una greppia, per letto un po’ di paglia, per fasce dei panni grossolani. Eppure egli è Dio | vero da Dio vero; dal quale tutto fu creato. Egli predicherà poi: Beati i poveri.
La pazienza: Venne nella sua nazione, ma non fu accolto; anzi, fu cercato a morte. Eppure, dimenticato, tace; come tacerà quando sarà accusato e condannato. Impara il silenzio di chi solo soffre per Gesù Cristo.
2° È tribunale di giudice, il presepio. Tacendo, il Bambino fa conoscere chi è e chi non è suo discepolo. È suo discepolo chi si mette alla scuola dei suoi esempi: chi lo segue, lo imita nella umiltà, povertà, mortificazione, pazienza. Non è suo discepolo chi non viene alla sua scuola: o non ne approfitta; o ci viene solo raramente o quasi per curiosità.
Vero suo discepolo è chi prende la sua croce e lo segue: non è vero suo discepolo chi non porta la sua croce.
È vero discepolo chi rinunzia a tutto od almeno distacca il suo cuore da tutto, per suo amore; non è vero suo discepolo chi è mondano, cerca sè stesso, ama la vita comoda, gli onori, i piaceri, le ricchezze.
È suo discepolo chi ne ha lo spirito di mansuetudine e di carità; non lo è chi si vendica, odia, invidia.
3° È trono di misericordia. Nel presepio Gesù per la prima volta stende le sue mani per invitare a sé tutti gli uomini, come farà in tutta la vita: «Stesi tutto il giorno le mie mani» (Is 65,2). Venite a me voi tutti che avete sofferenze | o peso di peccati: vi ristorerò. Molte sono le pene nostre: «Molte sono le tribolazioni dei giusti» (Sal 34/33,19). Confidiamoci in Gesù: Egli ci conforterà.
Prima, perdonerà ai pentiti i loro peccati; poi, ispirerà la pazienza; inoltre infonderà conforto con la speranza del paradiso. Ogni pena confidata a Gesù, riuscirà lieve; accettata dalla sua mano, cesserà di essere una croce.
[da Giacomo Alberione, Brevi meditazioni per ogni giorno dell’anno, scaricabile da qui]
Ho ancora moltissimo da imparare dalla cattedra del Divin Maestro, sia per la mia vita di fede sia per l’apostolato, ma conto sulle preghiere di tutti i Paolini e le Paoline con cui ho avuto a che fare.
Per saperne di più
Giuseppe Lacerenza, Beato Giacomo Alberione. Editore e apostolo del nuovo millennio, Shalom 2011, € 7,00.
Un buon punto di partenza per chi fosse completamente a digiuno della vita di don Alberione.
Mercedes Mastrostefano (cur.), Don Alberione. Piccole storie quotidiane, Paoline 2006, € 6,00.
Una raccolta di aneddoti e testimonianze per andare oltre lo stereotipo del fondatore attivista ed intuire qualche frammento della sua anima.
Giacomo Alberione, Nuovi pulpiti per il Vangelo, San Paolo 1999, € 6,20.
Le intuizioni fondamentali della spiritualità alberioniana riassunte in cento piccoli capitoli.
Giacomo Alberione, Un Rosario “speciale” – perché Cristo sia vivo in voi, San Paolo 2003, € 2,00.
Meditazioni sul Rosario pregato secondo il “metodo Via Verità e Vita”, ideato dal Primo Maestro.
Su Internet

Oltre ai siti dei vari rami della Famiglia Paolina, che ho segnalato nel corpo dell’articolo, invito a visitare il sito dell’Opera Omnia di don Alberione.

venerdì 16 novembre 2012

In arrivo: la corona d’Avvento dei Testimoni


Si dice che i Testimoni siano come luci che illuminano il cammino. Ebbene, per impegnarmi di più in questo spazio, ma senza perdere di vista l’essenziale, ho deciso di accendere, ogni settimana dell’Avvento Ambrosiano (amici romani, non preoccupatevi: potete leggere lo stesso i post precedenti a quella che per voi sarà la prima settimana) una candela della mia “corona d’Avvento”. Fuor di metafora, ogni settimana parlerò di un personaggio diverso che, a mio personalissimo giudizio, mi sembra aver incarnato un certo modo di attendere il Signore che viene.

Volete qualche anticipazione? Fra gli altri, parlerò di un piccolo eroe della carità (EDIT 1/12/2016: alla fine ho trattato solo quattro personaggi, escluso questo qui...) e di un apostolo dei mezzi di comunicazione di massa. Mi fermo, altrimenti che gusto ci sarebbe se sapeste già chi sono gli altri?

giovedì 1 novembre 2012

I Santi, amici per la vita


 
Chi sono?

Nei primi tempi del cristianesimo, come attestano le Lettere paoline e confermato dal Santo Padre nell’ udienza generale di ieri, i “santi” erano semplicemente i credenti in Gesù come Figlio di Dio, persone ritenute punti di riferimento per la fede degli altri. Con il passare dei secoli, quel termine è passato ad indicare quei fedeli defunti che venivano indicati dalle autorità ecclesiastiche come modelli di vita per chi rimane sulla terra. A tutt’oggi, i santi canonizzati sono numerosissimi, provenienti dalle più diverse epoche e località.

Cosa c’entrano con me?

Penso di essere stata interessata alle vite dei santi sin dalla primissima infanzia. Come tanti bambini, costringevo mia mamma a distrarsi dalla Messa per condurmi in giro per la mia chiesa parrocchiale, allo scopo di accendere quante più candele possibili ai vari altari. Così, fra i primi che ho conosciuto, oltre alla Vergine Maria, ci furono san Rocco, col suo panino tondo portatogli dal cane e la piaga sulla gamba, e sant’Antonio di Padova, che avevo già presente perché a casa avevo una sua statuetta. Spesso, poi, finivo col naso per aria ad ammirare le figure degli Apostoli e del Cristo pantocrator dipinti sull’abside della mia chiesa.
Quando ho iniziato ad avere l’età giusta per capire, se visitavo una chiesa nuova mi domandavo chi fossero i vari personaggi rappresentati e, il più delle volte, ricevevo scarne risposte. Ad aprirmi un mondo, come si suol dire, ha contribuito la meritoria collana di libri per ragazzi denominata “Fiori di cielo” e pubblicata dalle Edizioni Paoline, poi da San Paolo Edizioni (ci sono ancora!): ogni volta, infatti, che visitavo un santuario mariano del napoletano, me ne facevo regalare qualcuno. Il problema è sorto quando avevo già comprato e letto tutti i libri in vetrina! Non ricordo come, ma venni a sapere dell’esistenza della “Libreria della Famiglia”, in piazza Piemonte a Milano (ora c’è una Feltrinelli, purtroppo): lì ne acquistai altri. A completare definitivamente la collezione mi aiutò la scoperta della Libreria San Paolo proprio dietro il Duomo.
Con l’adolescenza, però, ho vissuto una sorta di crisi di rigetto. Mi sembrava di non aver nulla a che vedere soprattutto con i ragazzi dotati di aureola e vissuti secoli prima di me: li vedevo inarrivabili e distanti. Anche se la pensavo così, non ho mai abbandonato la pratica religiosa. A scuotermi da questi pensieri scorretti ci pensarono le parole che sentii pronunciare da papa Benedetto XVI a Marienfeld, durante la GMG di Colonia. Tornata a casa, ho rispolverato i miei vecchi libri, ne ho acquistati di nuovi e, allo stesso tempo, ho ripreso a collezionare immagini sacre, non limitandomi più soltanto a quelle della Madonna o dei santi canonizzati. In tantissimi casi, infatti, sono stati dei semplici santini trovati in qualche chiesa a farmi conoscere Servi di Dio e Venerabili a cui mi sono profondamente affezionata.
In più di un’occasione, le catechiste del mio Oratorio hanno richiesto la mia consulenza per preparare, ad esempio, alcuni esempi da abbinare alle sette opere di misericordia corporale. Penso che sia stato allora che ho iniziato a pormi una domanda: come far sì che il mio sapere possa giovare al maggior numero di persone? In questo senso, due anni fa ho chiesto ed ottenuto di poter entrare fra i collaboratori del noto sito cattolico “Santi, Beati e Testimoni”, anche se solo negli ultimi mesi ho scritto in maniera sistematica. Anche questo spazio esiste per il medesimo scopo, oltre che a costituire una valvola di sfogo che le schede biografiche, per la loro natura, non consentono: sono veramente stanca di sentirmi dire che, fra me e i santi di vario tipo, non ci sono elementi comuni.

Il loro Vangelo

Come già scrivevo a proposito dei seminaristi di Milano, infatti, sento di avere in comune un elemento fondamentale: Gesù, autore e perfezionatore della fede mia e di tantissimi uomini e donne che, nel corso dei secoli, hanno scritto quello che molti definiscono “quinto Vangelo”. In realtà, ci sono tanti “vangeli” quante sono le anime di coloro che hanno voluto fare sul serio con Gesù, diventando Suoi ministri, Sue spose, accettando di servirLo con un uomo o una donna al proprio fianco, dando alla luce figli o restando celibi o nubili per il Regno dei Cieli, o perfino giocando, studiando e stando con i propri amici.
Infine, ho un interrogativo. Se io avessi vent’anni di meno e, a scuola o a catechismo, mi venissero presentati i santi, protesterei affermando che quella gente non vive più su questa terra; vorrei vedere persone che vivono il Vangelo qui e ora. Come si può fare, quindi, per far sì che i ragazzini odierni vivano almeno un po’ la passione che mi ha animata fino a decidere di scriverne? Che l’intercessione di tutti quelli che oggi festeggiamo, con l’aureola o no, noti o nascosti, mi possa aiutare a scoprirlo.
 
P. S. Lucyette ha pubblicato le soluzioni al suo ultimo quiz di Ognissanti. Non ero sicurissima di aver stravinto, e infatti… appena due risposte azzeccate, tolta una abbuonata a tutti! L’amarezza è lenita in parte dal fatto che la mia motivazione sul Servo di Dio Alberto da Milano, al secolo Enrico Beretta, è stata citata paro paro dalla collega blogger. Oh, son soddisfazioni!
Adesso mi appresto a scrivere del Murialdo…

martedì 16 ottobre 2012

Lucyette e i quiz di TUTTI i Santi



Lo ammetto, sono un po’ in crisi d’ispirazione! Da quando ho ripreso a collaborare a www.santiebeati.it, ho poco tempo per pensare a cosa c’entrino con me i più disparati testimoni. Inoltre, vorrei cercare di parlare più di “gente viva” e, fra quella morta, accantonare per un po’ personaggi che o erano sacerdoti o pregavano tanto per loro.
Manco a farlo apposta, oggi ho visto che una collega blogger ha appena pubblicato uno dei suoi favolosi quiz agiografici. Prima di presentare le mie risposte accompagnate dalle sue domande, voglio farla rientrare nei “Testimoni di oggi”, seguendo il mio solito schema.




Chi è?
Lucia (cognome ignoto), nome d’arte Lucyette, è una giovane nativa di Torino, attualmente a Pavia per motivi di studio. Lavora come archivista presso una biblioteca ed è parecchio appassionata di santi e di piccole curiosità storiche. Cura il blog chiamato Una penna spuntata (da cui ho desunto queste piccole note biografiche), che un tempo era Quadernetto, quand’era ospitato sulla defunta piattaforma Splinder.

Cosa c’entra con me?
Ho iniziato a seguire il blog di Lucyette quando vedevo che era una delle poche persone a commentare frequentemente i posts di Filippociak su La Luce in sala. Consultando le pagine dell’allora Quadernetto, sono rimasta letteralmente folgorata dagli articoli che rientrano nella rubrica “Ma che sant’uomo!” e nella sottorubrica “Beato te!”. Nella mia pur breve esperienza, non ho mai letto articoli sui santi scritti con uno stile come il suo, semplice, colloquiale e, allo stesso tempo, documentato. Oggigiorno, chi scrive di esempi virtuosi a volte viene tacciato di occuparsi di cose inattuali: a lei non importa, tanto più che ha un piccolo gruppo di assidui commentatori, me inclusa. Da quando ho aperto Testimoniando, mi ha più volte ricambiato il favore, commentandomi a sua volta qui e qui.

Il suo Vangelo
Penso di farle onore se scrivo che il Vangelo che Lucia tenta di testimoniare in Rete e nella vita sia quello di un genuino umorismo cristiano, capace di non montarsi la testa e di non lamentarsi troppo se le cose sembrano non volgere nel modo giusto. Lo testimonia la frase che ha scelto come “Linea editoriale” (ho copiato la sua idea citando la Lettera agli Ebrei), un pensiero di colui che ho definito “il mio ideale di uomo”.

Ora bando alle ciance; passo alle mie risposte al terzo quiz di Tutti i Santi (se vi va, ce ne sono altri; ne ha fatto pure due monografici in occasione della beatificazione di papa Giovanni Paolo II e dell'Ostensione della Sindone)!


1) Cominciamo con un omaggio al nostro Papa, che mi sta tanto simpatico. La famiglia di Ratzinger nutriva una particolare devozione per un Santo che, tutto sommato, non è molto conosciuto.
Chi?
a) Sant’Ulrico
b) San Disma;
c) San Mevio;
d) San Drogone.

Rispondo a: Ulrico mi sembre il più “tedesco” dei nomi, tolto Disma, che è notoriamente il nome tradizionale del Buon Ladrone.


2) San Leonardo Murialdo non è sempre stato un… Santo. Prima di riavvicinarsi alla fede, era quello che io taccerei impietosamente come “cattivo ragazzo”, e con cui non vorrei intrattenere alcun tipo di rapporto. Lo stesso Murialdo ammetteva di aver infranto mortalmente, in gioventù, quasi tutti i comandamenti, “eccettuati forse”…?
a) Il secondo, il settimo e il nono;
b) Il terzo, il nono e il decimo;
c) Il primo, il quinto e il sesto;
d) Il terzo, il quarto e l’ottavo.

Dopo un ripassino lampo dei comandamenti (proposito per l’Anno della Fede: reimpararli daccapo e A MEMORIA!), provo con la a. Se la sbaglio, prometto di dedicare un post al Murialdo dopo essermi documentata per benino.


3) E a proposito di Santi che si macchiano di peccati orribili. A me sta tanto simpatica Santa Teresa di Lisieux; ma ammetto di aver avuto un crollo, quando ho scoperto che da piccina…?
a) Appiccava fuoco agli orsacchiotti di peluche;
b) Definiva “disgustoso” il gelato. Il gelato, gente!!;
c) Maciullava le sue bambole, e poi ci faceva il funerale;
d) Rifiutava di farsi leggere le fiabe, che riteneva “stupide” e “piene di sciocchezze”.

Qui non ho certezze, ma vado per verosimiglianza: d perché non mi pare che Teresa avesse orsacchiotti, sicuramente bambole (e se invece fosse la c? Pazienza, nei quiz la prima risposta è quella che conta).


4) In compenso, a proposito di Santi famosi: tutti quanti conoscono l’eroico sacrificio di Santa Gianna Beretta Molla, che andò incontro alla morte pur di portare avanti una gravidanza. Eppure, non tutti sanno che Gianna non è l’unico membro della famiglia Beretta Molla ad essere in procinto di salire alla gloria degli altari. È infatti in corso anche il processo di canonizzazione per…?
a) La madre di Gianna, che supportò la figlia e la confermò nella sua scelta;
b) Il marito di Gianna, che non provò a dissuaderla;
c) La figlia maggiore, che fu colpita dall’esempio della madre e si fece suora;
d) Il fratello di Gianna, che non c’entrava un granché ma lo fan Santo in ogni caso.

A parte che l’Autrice avrebbe dovuto scrivere “delle famiglie Beretta e Molla”, così da distinguere fra la famiglia originaria e quella in cui è entrata dopo il matrimonio, sono certissima che la risposta giusta è la d, per il motivo che segue.
Enrico Beretta, uno dei fratelli di Gianna, dopo essersi laureato in Medicina entrò fra i Frati Minori Cappuccini e assunse il nome di padre Alberto. Fu missionario in Brasile, dove fondò lebbrosari e ospedali; la stessa Gianna, prima di conoscere l’ingegner Pietro, pensava che Dio la volesse medico missionario al fianco del fratello, come scrivevo qui. Tra l’altro, il miracolo per la sua beatificazione avvenne proprio in un ospedale dove operava padre Alberto, il cui processo canonico è iniziato nel 2008 in Diocesi di Bergamo.
Se anche non l’avessi saputo, sarei andata per esclusione: la mamma è morta quando la futura santa era molto piccola; il marito è scomparso da meno di cinque anni, quindi non è possibile neppure aprire la causa; la figlia maggiore non mi pare sia suora (in compenso, lo è un’altra sorella di Gianna, madre Virginia, canossiana e pure lei medico).

5) 8 dicembre 1854: con l’Ineffabilis Deus, Papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione.
Ora non so se sia stata una cosa generalizzata di quell’anno, o se sia l’ennesima stranezza dei Pavesi che sono evidentemente fan del famolo strano. Fatto sta che, a Pavia, la prima festa dell’Immacolata Concezione si è tenuta…?
a) Il 10 gennaio successivo alla proclamazione del dogma;
b) Il 25 marzo successivo alla proclamazione del dogma;
c) Il 20 maggio successivo alla proclamazione del dogma;
d) L’8 settembre successivo alla proclamazione del dogma.
Qui rispondo a perché le altre date sono troppo “mariane” o per il giorno o per il mese, ma non sono sicurissima.


6) A proposito di date: ecco a voi una curiosità più liturgica che agiografica. Nel Medio Evo, per calcolare di anno in anno la data della Pasqua, gli uomini erano costretti a fare un calcolo complicatissimo che usava, come punto di riferimento, l’anno che oggi indicheremmo con…?
a) 5509 a.C.;
b) 4613 a.C.;
c) 3761 a.C.;
d) 3 a.C.
Qui vado davvero a casaccio, ma tenuto conto che la Creazione mi pare fosse datata intorno al 6000 a. C. rispondo a.

7) Nel Medio Evo, colui che compiva un lungo pellegrinaggio per venerare un certo Santo, era autorizzato a prenderne a frustate le reliquie se l’aureolato non faceva il miracolo richiesto.
Oggigiorno, non mi sentirei di consigliare un simile atteggiamento… eppure, la Venerabile Ida Barelli (1882 – 1952) aveva studiato un modo ingegnoso per manifestare a Dio il suo disappunto quando Lui non le concedeva la grazia richiesta. In particolar modo…?
a) Lo minacciava di diventare atea;
b) Faceva lo sciopero della Comunione;
c) Smetteva di recitare il rosario;
d) Velava il quadro della Madonna nella sua camera, in segno di protesta.

Non sapevo di questo comportamento curioso di Armida (o Ida) Barelli, la “Sorella Maggiore” dell’Azione Cattolica Femminile, ma ho letto in altre biografie che alcuni devoti di certi santi, quando costoro tardavano a concedere le grazie, ne voltavano i quadri oppure giravano le loro statue ponendole faccia al muro. Di conseguenza, rispondo d.


8) Altre bizzarrie agiografiche. La Beata Pina Suriano pregava insistentemente Dio, affinché…?
a) La colpisse con una malattia incurabile;
b) Facesse morire la sua adorata mamma;
c) Mandasse in miseria la sua famiglia;
d) Facesse sparire le stigmate a Padre Pio.

La b mi sembra più tipica di santa Teresina, ma non so perché mi vien da pensare che la Beata in oggetto fosse figlia spirituale del Santo di Pietrelcina (non ho cercato da nessuna parte, lo assicuro!). Insomma, rispondo d.


9) E a proposito di grazie: c’è modo e modo, di domandarle. C’è chi promette, in caso di grazia ricevuta, di sciogliere voti assai pesanti, e c’è invece chi preferisce andar sul facile. Una principessa di Savoia, che giaceva a letto in preda a una brutta malattia, ad esempio fece solennemente voto, in caso di guarigione, di…?
a) Sposarsi in una delle chiese più belle d’Italia;
b) Donare una delle sue collane a una statua della Madonna;
c) Indossare un vestito azzurro – colore mariano per eccellenza – l’8 dicembre di ogni anno;
d) Raccontare ai giornalisti di esser stata miracolata. Il clamore mediatico avrebbe procurato al Santo un certo incremento di devozione popolare: e che vuoi di più?!

Ero tentata di rispondere d, ma mi sembra più plausibile la c, non so perché.


10) Non c’è che dire: quando ci si mette, il Buon Dio sa come raddrizzarti una giornata storta. Prendete il caso del Servo di Dio Teresio Olivelli…
a) Distrutto fisicamente, moralmente, e psicologicamente dalla campagna di Russia, si accinge a ritornare a casa senza speranze per il futuro. E appena varca il confine, scopre di aver ottenuto Il Lavoro Dei Suoi Sogni;
b) Nell’arco di dodici ore, si laurea, si fidanza, e scopre di aver ricevuto da un lontano zio un’eredità da capogiro;
c) Gli viene diagnosticato il cancro. Passa tre settimane d’inferno in cui fra l’altro si avvicina a Dio, prima di scoprire che i medici avevano confuso le cartelle di due pazienti, e che lui è affetto da una banalissima infezione;
d) Viene a sapere che la sua ricca famiglia ha combinato il suo matrimonio con una ragazza di nobili origini. Lui protesta e si dispera: sente di amare un’altra donna. Con la morte nel cuore accetta, per obbedienza ai genitori, di incontrare “la promessa sposa”… e scopre che è la stessa ragazza che lui segretamente amava.

So per certo che Teresio Olivelli fu alpino e combatté in Russia, quindi rispondo a, a meno che Lucia non abbia pensato ad una risposta-trabocchetto…


Nei quiz precedenti ho ottenuto un buon punteggio, azzeccando più della metà delle risposte, ma è la prima volta che rispondo direttamente. Chissà come andrà stavolta?