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In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 29 aprile 2017

Padre Mario Borzaga: in Gesù Crocifisso, la vera felicità

Chi è?

Mario Borzaga nacque a Trento il 27 agosto 1932, da Costante Borzaga e Ida Conci. Il 17 ottobre 1943 entrò nel Seminario diocesano di Trento, sfollato a Drena per la seconda guerra mondiale. Terminato il liceo, rimase affascinato dalle letture delle riviste missionarie e dalla testimonianza di un missionario, venuto nel Seminario di Trento per una conferenza: entrò quindi tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata nel novembre 1952, professando i primi voti l’anno seguente.
Completò gli studi teologici a San Giorgio Canavese e, il 21 novembre 1956, emise i voti perpetui. Ordinato sacerdote il 24 febbraio 1957, si mise subito a disposizione per la missione: non in Alaska, come inizialmente sognava, ma in Laos. Il 31 ottobre salpò da Napoli insieme agli altri sei confratelli: con i suoi venticinque anni, era il più giovane del gruppo. Affrontò numerose difficoltà, sia fisiche sia interiori, che traspaiono dalla sua corrispondenza e dal suo diario personale.
Destinato al villaggio di Kiukatiam, conobbe un giovane catechista, Paolo Thoj Xyooj, che l’affiancò in numerosi viaggi missionari. Il 25 aprile 1960 entrambi partirono per i villaggi del nord del Laos, dove la loro presenza era stata richiesta. Fu un viaggio senza ritorno: due anni dopo, furono dati per dispersi. Indagini successive hanno portato a scoprire che erano stati uccisi insieme da un gruppo di guerriglieri del gruppo Pathet Lao, filocomunista; Paolo non aveva voluto separarsi dal missionario.
Il processo ordinario si è celebrato a Trento per entrambi dal 7 ottobre 2006 al 17 ottobre 2008.  Sono stati beatificati l’11 dicembre 2016 a Vientiane, in Laos, insieme ad altri quindici martiri, sacerdoti Missionari Oblati di Maria Immacolata e dell’Istituto delle Missioni Estere di Parigi, laici e un sacerdote diocesano. I loro corpi non sono mai stati ritrovati.

Cosa c’entra con me?

lunedì 24 aprile 2017

Matteo Farina – Vivere in pienezza e con gioia (Cammini di santità #9)

Matteo Farina in una foto 
risalente al suo diciottesimo compleanno
Quando all’inizio dell’anno il direttore della rivista Sacro Cuore VIVERE mi ha presentato la lista di personaggi da trattare nella mia rubrica, ho notato che c’era un nome a me non del tutto sconosciuto: quello di Matteo Farina, un 19enne di Brindisi.
La prima volta che l’ho sentito è stata guardando i nuovi arrivi di siticattolici.it, però ammetto che non gli ho prestato grande attenzione: mi sembrava che la sua storia fosse simile a quella di tanti altri bambini e ragazzi nella cui vita è entrata una forte sofferenza, accolta con fede e con amore.
Tuttavia, ho deciso di ordinare un piccolo libro dove si parlava sia di lui, sia di altre vicende analoghe, così da scoprirne di nuove. Come in altri casi, mi sono stupita del fatto che venisse descritto come un autentico testimone della fede, se non di un potenziale candidato agli altari, sebbene fossero trascorsi appena due anni dalla sua morte.
Parecchio tempo dopo, in una puntata di Bel tempo si spera su TV 2000, ho appreso che si stava per aprire la fase diocesana del suo processo di beatificazione e che in questo ha giocato un ruolo importante la madre del Servo di Dio Carlo Acutis, la quale ha esposto il caso alla postulatrice della causa del figlio, la dottoressa Francesca Consolini, appunto ospitata in quella trasmissione (il filmato è alla fine del post, se v’interessa).
Incuriosita dal racconto e dal modo originale di vivere la fede da parte di Matteo, ho accettato di parlare di lui. Per questo motivo, ho pensato bene di contattare l’associazione che si è resa attore del suo processo (ossia che si occupa di raccogliere testimonianze, di facilitare il lavoro del Tribunale ecclesiastico e, dettaglio non trascurabile, di ricevere fondi per i lavori della causa) e ho ricevuto una valanga di materiale, preziosissimo per il mio lavoro.
Per tutta una serie di circostanze editoriali, la pubblicazione dell’articolo su di lui, inizialmente prevista per marzo, è slittata ad aprile. Ci ho trovato un elemento provvidenziale: alle 18 di oggi, nell’ottavo anniversario della morte di Matteo, nella cattedrale di Brindisi si svolge l’ultima sessione della fase diocesana del suo processo.
Ma bando alle ciance e spazio all’articolo vero e proprio. Penso proprio che vi conquisterà, anzi, che vi contagerà, com’è successo a me.

venerdì 21 aprile 2017

Anch’io sono «Cresciuta in oratorio»

Un'immagine che esemplifica il mio pensiero (o meglio, la mia difficoltà a fare sintesi)
ma ha anche un'altra ragione (vedi sotto)
Lo scorso 31 gennaio, nella memoria liturgica di san Giovanni Bosco, è stata lanciata l’iniziativa Cresciuto in oratorio. Lo scopo è raccogliere testimonianze, scritte o filmate, di come questa realtà educativa aiuti a crescere in maniera sana e completa e incida sulla società.
In parallelo sono stati lanciati un concorso video, con la collaborazione del comico Giacomo Poretti, uno per i gruppi musicali oratoriani, con la giuria presieduta dal cantautore Davide Van de Sfroos, e uno giornalistico, curato dalla redazione milanese de Il Giorno.
Dato che oggi, alla trasmissione televisiva Siamo Noi di TV 2000, si parla proprio di oratori, ho deciso di dare fondo alla mia memoria per raccontare in prima persona quale sia stata la mia esperienza a riguardo.
Le domande a cui i partecipanti all’iniziativa devono rispondere sono due: cosa sono diventato grazie all’oratorio e cosa ho imparato a fare lì. A me viene da invertirle, o meglio, da unificarle: è in base a quello che ho imparato a fare che sto diventando pian piano quello che, sotto sotto, ho sempre desiderato essere, costantemente appoggiata dalla comunità cristiana in cui sono nata e da quella in cui ora vivo.
In fondo, il Sinodo 47° della Diocesi di Milano così si esprime a riguardo (cap. XI, 199, § 2):

L'oratorio diventi sempre più luogo privilegiato per la cura pastorale di questi ragazzi, adolescenti e giovani. In esso sia viva l'attenzione all'intensità e al metodo della proposta educativa e all'identificazione di significative figure educative di riferimento.


domenica 16 aprile 2017

5 post per 5 anni di blog (Le 5 cose più #9)

Il primissimo logo (quanti ricordi!)

Ebbene sì, Testimoniando ha compiuto cinque anni! L’anniversario preciso è stato sabato scorso, 8 aprile, ma era ancora Quaresima e sono già andata fuori dalla mia regola scrivendo due post al di fuori delle date del 19 e del 25 marzo, gli unici giorni in cui il Rito ambrosiano contempla delle memorie speciali. Liturgicamente parlando, però, la ricorrenza cade oggi, visto che l
’8 aprile, cinque anni fa, era la domenica di Pasqua.
Pensando a come festeggiare, visto che ho già risposto alle domande ideali sugli articoli più letti nel duecentesimo post in assoluto, mi è venuto in mente di rispolverare qualcosa di più datato, o meglio, di scegliere un solo pezzo per anno di attività. Così anche chi mi legge da meno tempo e si è perso qualcosa può andare facilmente a recuperarlo.