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lunedì 26 giugno 2017

Andrea Zambianchi, «sacerdote nel cuore» come don Lorenzo Milani


Chi è?

Andrea Zambianchi nacque a Forlimpopoli il 13 ottobre 1966, primogenito di Angioletto Zambianchi ed Eleonora Campri. La sua formazione umana e religiosa passò anzitutto per la parrocchia di San Pietro a Forlimpopoli, sotto la guida del parroco don Roberto Rossi, dove s’impegnò come catechista. Entrato in contatto col carisma vincenziano dopo un’attività di volontariato con le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli, sviluppò un forte interesse verso le persone povere ed emarginate.
Nel giugno 1988 subì il distacco della retina dell’occhio destro, del quale perse l’uso nonostante fosse stato operato, ma riuscì ugualmente a laurearsi in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Iniziò poi a collaborare con varie testate giornalistiche, oltre che per alcune riviste cattoliche, con articoli su temi come l’aborto, la fame nel mondo, l’impegno dei giovani.
Nel 1992 entrò al Collegio Alberoni di Piacenza, per prepararsi all’ingresso tra i Padri Vincenziani. Tuttavia, dopo aver attentamente riflettuto, dall’anno seguente passò al Seminario Regionale di Bologna: era troppo forte in lui il radicamento nella vita parrocchiale e diocesana, pur senza dimenticare l’impegno per i più poveri.
Il 19 dicembre 1995 presentò domanda per ricevere il Lettorato, ma proprio quell’anno fu colpito da un tumore al fegato, al pancreas e a un polmone. S’impegnò per cercare di concludere la tesi di baccellierato, che volle dedicare a don Lorenzo Milani e al suo rapporto con la Chiesa. S’iscrisse anche all’esame di selezione per la facoltà di Psicologia a Cesena, dove sperava di capire meglio i giovani e i malati mentali.
Morì in casa sua, a Forlimpopoli, nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1996; venti giorni dopo, avrebbe compiuto trent’anni.

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venerdì 23 giugno 2017

La biblioteca di Testimoniando #16: “Sacro Cuore – Da Maria Maddalena a Madre Speranza, il volto femminile della Misericordia”


Per ricordare a dovere la solennità del Sacro Cuore di Gesù, che quest’anno cade oggi, avevo un po’ di figure da poter presentare. Tuttavia, si trattava o di sacerdoti, o di persone che hanno speso la vita per essi. Così, visto che settimana prossima, a Dio piacendo, pensavo di pubblicare altri post su quel genere, ho pensato di acquistare e recensire un libro uscito nel 2015, ma valido anche per gli anni a venire.

martedì 20 giugno 2017

Don Primo Mazzolari, obbediente "in piedi"

Don Primo nel suo studio (fonte)
Chi è?

Primo Mazzolari nacque a Cremona, più precisamente nella frazione Boschetto, il 13 gennaio 1890, primogenito dei cinque figli di Luigi Mazzolari, contadino affittuario, e Grazia Bolli. Nel 1900 si trasferì con la famiglia a Verolanuova, in provincia e diocesi di Brescia, ma due anni dopo, terminate le elementari, scelse di entrare nel Seminario della diocesi di Cremona.
Dopo aver superato una crisi vocazionale molto seria, fu ordinato sacerdote nel 1912 nella chiesa parrocchiale di Verolanuova. Rimase per un anno come vicario cooperatore a Spinadesco, poi fu trasferito a Santa Maria del Boschetto, la sua parrocchia natale. Dall’autunno 1913 e per circa due anni, don Primo fu insegnante di Lettere al ginnasio del Seminario di Cremona.
Negli anni della prima guerra mondiale si offrì come cappellano militare volontario, ma appena fu congedato, chiese al suo vescovo di non riprendere l’impegno di docente, per stare a contatto con la gente delle parrocchie. Dal dicembre 1921 fino al luglio 1932 fu parroco a Cicognara, un paese a forte componente socialista: ideò iniziative per avvicinare chi si era allontanato dalla Chiesa, ma cominciò anche a preoccuparsi dell’avanzata del fascismo.
Trasferito a Bozzolo nel 1932, iniziò una feconda attività di scrittore, incorrendo però nella censura ecclesiastica e fascista. Alla caduta del regime, per lungo tempo dovette vivere in clandestinità, rifugiatosi nel secondo piano di casa sua. Dopo la Liberazione, riprese a scrivere, pubblicando anche un quindicinale, «Adesso», dal forte impianto battagliero; tuttavia, non mancarono nuovi divieti dalla Santa Sede.
I primi segnali a lui favorevoli si ebbero quando monsignor Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano e futuro papa Paolo VI, lo invitò tra i predicatori della grande Missione di Milano del 1957; nel febbraio di due anni dopo, don Primo fu ricevuto da papa Giovanni XXIII. Morì poco più tardi, il 12 aprile 1959. La sua tomba si trova nella chiesa parrocchiale di San Pietro a Bozzolo.
Il 2 aprile 2015 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, che inizierà nella diocesi di Cremona, con tutta probabilità, il prossimo autunno.

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lunedì 12 giugno 2017

Squarci di testimonianze #18: i giovani di Parabiago e il loro "Prete Jouer"

Un fotogramma del video "Prete Jouer"

L'estate è il periodo in cui, solitamente, si ricordano gli anniversari di ordinazione dei sacerdoti. Però è anche il momento delle attività estive, come l'oratorio feriale e i campi in montagna, dove spesso risuonano le note di vari balli di gruppo. Immancabile è Gioca Jouer, brano uscito nel 1981 a firma del disc-jockey, poi produttore musicale, Claudio Cecchetto.
I giovani della parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso a Parabiago (in provincia e diocesi di Milano), parte della Comunità Pastorale Sant'Ambrogio, hanno pensato bene di unire questi due aspetti in un rifacimento di quel ballo in chiave... sacerdotale. 

venerdì 9 giugno 2017

Se fossi un sacerdote... (dedicato ai Preti 2017)

Una parte della mia collezione di immaginette di Prima Messa (preti che dovreste leggermi, riconoscete la vostra?)

Come ogni anno, sebbene non sia da ritenere scontato, a Milano è tempo di ordinazioni sacerdotali. La notizia, giornalisticamente parlando, è che i futuri sacerdoti sono nove: avrebbero dovuto essere dieci, ma uno si è ritirato a un passo dall’altare, per motivi che ignoro.
Chi mi legge da tempo sa quanto io tenga ai ministri sacri, vivi e defunti: 43 post, compreso questo, hanno l’etichetta “Sacerdoti” e molti di essi ritguardano figure ufficialmente proposte per la loro esemplarità. Sulla base di quanto ho imparato da loro, mi sono formata un’immagine di sacerdote che, se fossi nata maschio, cercherei  di tradurre per quanto possibile nella realtà, seguendo quattro linee guida: la liturgia e la preghiera, i segni e i comportamenti esteriori, il rapporto con gli altri sacerdoti e quello con i fedeli.

sabato 3 giugno 2017

Furti di reliquie tra ieri e oggi (Le 5 cose più #10)

Alessandro Magnasco, Il furto sacrilego, 1731, Museo Diocesano di Milano (fonte)
Tra i primi risultati della ricerca automatica di Google oggi risalta la notizia della sparizione di una reliquia di san Giovanni Bosco dalla basilica di Castelnuovo Don Bosco. Si tratta di quella conservata nel reliquiario che, fino a ieri, era custodito nel retro della parete absidale della Basilica Inferiore del Colle don Bosco
I furti di reliquie sono qualcosa di molto antico: da quando gli uomini si sono accorti che possedere i resti di qualche Santo famoso poteva contribuire al prestigio della propria città, non hanno perso tempo per organizzare spedizioni a quello scopo. Oggi, però, sembra che l'interesse si sia spostato, per lo più, dal contenuto al contenitore, forse perché non si percepisce quasi più il significato profondo delle reliquie.
Ecco quindi una breve carrellata di "sacri saccheggi", dall'antichità ai giorni nostri: gli ultimi tre, però, sono più recenti e di natura diversa dai primi due. Per ogni episodio racconto in breve lo svolgimento, la reliquia rubata, come sia andata a finire la vicenda e la fonte a cui mi rifaccio.

giovedì 1 giugno 2017

Padre Annibale Maria Di Francia: un appello che si fa vita

Padre Annibale nei suoi ultimi anni (fonte)
Chi è?

Maria Annibale (più comunemente, Annibale Maria) Di Francia nacque il 5 luglio 1851 a Messina, terzo dei quattro figli del cavalier Francesco Di Francia e di Anna Toscano. Rimasto orfano di padre, studiò nel collegio San Nicolò dei padri Cistercensi, ma respinse la proposta di uno zio di entrare nel collegio militare della Nunziatella a Napoli.
A 17 anni, pregando nella chiesa di San Giovanni di Malta a Messina di fronte al Santissimo Sacramento, solennemente esposto per le Quarantore, intuì la necessità di pregare per le vocazioni. Qualche tempo dopo, la trovò chiaramente esposta nel comando di Gesù contenuto nel Vangelo di Matteo: «Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam», «Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe».
Avvertì in modo eccezionale, ma sicuro e irresistibile, la chiamata al sacerdozio. Insieme al fratello Francesco, quindi, vestì l’abito ecclesiastico l’8 dicembre 1869, seppure con il contrasto della madre; fu ordinato diacono il 26 maggio 1877.
All’inizio del 1878, passando per il quartiere periferico delle “Case Avignone”, s’imbatté in un mendicante, Francesco Zancone: dopo avergli dato l’elemosina, promise di andare a trovarlo. Ordinato sacerdote il 16 marzo dello stesso anno, iniziò il suo apostolato per liberare dall’estrema miseria gli abitanti del quartiere: per loro impiantò due orfanotrofi e una tipografia.
Per l’assistenza agli orfani e per portare avanti la consegna del “Rogate” fondò due congregazioni religiose: le Figlie del Divino Zelo del Cuore di Gesù e i Rogazionisti del Cuore di Gesù (sacerdoti e fratelli coadiutori). Affrontò numerosi rischi, calamità naturali e problemi finanziari, mentre gli orfanotrofi e le altre opere si espandevano al di fuori della Sicilia.
Gravemente malato, fu portato nel maggio 1927 nella sua casa di campagna a Messina, in località Guardia: morì alle 6.30 di mercoledì 1° giugno 1927. Beatificato il 7 ottobre 1990, è stato canonizzato il 16 maggio 2004. I suoi resti mortali sono venerati nella cripta della Basilica Santuario di Sant’Antonio – Tempio della Rogazione Evangelica a Messina, in via Santa Cecilia 121. La sua memoria liturgica cade il 1° giugno, giorno della sua nascita al Cielo.

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