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sabato 3 giugno 2017

Furti di reliquie tra ieri e oggi (Le 5 cose più #10)

Alessandro Magnasco, Il furto sacrilego, 1731, Museo Diocesano di Milano (fonte)
Tra i primi risultati della ricerca automatica di Google oggi risalta la notizia della sparizione di una reliquia di san Giovanni Bosco dalla basilica di Castelnuovo Don Bosco. Si tratta di quella conservata nel reliquiario che, fino a ieri, era custodito nel retro della parete absidale della Basilica Inferiore del Colle don Bosco
I furti di reliquie sono qualcosa di molto antico: da quando gli uomini si sono accorti che possedere i resti di qualche Santo famoso poteva contribuire al prestigio della propria città, non hanno perso tempo per organizzare spedizioni a quello scopo. Oggi, però, sembra che l'interesse si sia spostato, per lo più, dal contenuto al contenitore, forse perché non si percepisce quasi più il significato profondo delle reliquie.
Ecco quindi una breve carrellata di "sacri saccheggi", dall'antichità ai giorni nostri: gli ultimi tre, però, sono più recenti e di natura diversa dai primi due. Per ogni episodio racconto in breve lo svolgimento, la reliquia rubata, come sia andata a finire la vicenda e la fonte a cui mi rifaccio.

San Marco: da Alessandria d’Egitto a Venezia
Il trasporto delle reliquie in un mosaico della basilica di San Marco a Venezia (fonte)

Quando e da chi: Nell’829, due mercanti, Rustico da Torcello e Buono da Malamocco, portarono via le spoglie dell’evangelista san Marco da Alessandria d’Egitto, città della quale era stato vescovo fino al martirio, avvenuto il 25 aprile intorno all’anno 78.
Cosa: L’intero corpo. Per evitare perquisizioni, i due mercanti nascosero le ossa in una cesta che conteneva carne di maiale: gli alessandrini musulmani non l’avrebbero toccata, dato che consideravano impuro quell’animale.
Com’è andata a finire: Nel 1063 ebbero inizio i lavori per la costruzione della chiesa dedicata a san Marco, ma terminarono solo nel 1094, perché ci fu di mezzo un incendio. Le reliquie, tuttavia, non furono ritrovate fino al 25 giugno 1098, quando vennero rinvenute all’interno di una colonna.
Fonte: blog Venezia Nascosta

San Nicola: da Mira a Bari
La criptdellbasilicdSaNicola a Bar(fonte)
Quando e da chi: Nei primi mesi del 1087, 47 marinai baresi partiti per Antiochia e di passaggio ad Andriake, porto della città di Mira in Asia Minore, dove san Nicola era stato vescovo ed era morto nel 337, decisero di trafugarne i resti e di portarli nella loro città. Inoltre, san Nicola era già molto venerato dai baresi come patrono dei marinai. 
Cosa: L’intero corpo.
Com’è andata a finire: Il palazzo dell’antico governatore bizantino di Bari fu trasformato in chiesa cristiana. Il 1° ottobre del 1089 papa Urbano II collocò le reliquie di san Nicola sotto l’altare della cripta, dove sono venerate ancora oggi.
Sant'Antonio: a Padova...
I Carabinieri riportano indietro il reliquiario (la fonte è la stessa che ho usato per riferire il fatto)

Quando e da chi: Il 10 ottobre 1991, alle 18.20, tre banditi, armati e coperti da passamontagna, entrarono nella Cappella del Tesoro della Basilica di Sant'Antonio a Padova. Tenendo le armi puntate contro una guardia e alcuni fedeli presenti, sottrassero il reliquiario, poi fuggirono a bordo di un’automobile guidata da un complice.
Cosa: Un busto-reliquiario, realizzato nel 1349, contenente l’osso della mandibola di sant’Antonio.
Com’è andata a finire: Il busto venne ritrovato il 21 dicembre 1991. Secondo le prime ricostruzioni, il rinvenimento si verificò nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino, prima che la refurtiva venisse spedita in Colombia. Nel 2011, a vent’anni dall’accaduto, il malavitoso Felice Maniero rivelò al Messaggero di Padova, la rivista ufficiale della Basilica, di essere il mandante: intendeva usare il bottino per ricattare lo Stato italiano, al fine di ottenere la liberazione del cugino Giulio. Sempre secondo le sue parole, gli esecutori non avrebbero dovuto sottrarre il mento, ma la lingua incorrotta del santo. Il film La lingua del Santo, di Carlo Mazzacurati, s’ispira liberamente a questa vicenda.

... e a Long Beach
La reliquia conservata nella chiesa di Sant’Antonio a Long Beach (la fonte è il secondo articolo citato più sotto)
Quando e da chi: Il 13 maggio 2011, alle 9.30 del mattino; è stato sottratto dalla chiesa di Sant’Antonio a Long Beach, nello Stato della California. La polizia ha poi arrestato una donna latinoamericana sui trent’anni, come sospetta ladra.
Cosa: Un osso di sant’Antonio di Padova, lungo circa 40 centimetri, conservato in un reliquiario d’oro e d’argento. Viene esposto alla venerazione dei fedeli il 13 giugno di ogni anno, giorno della memoria liturgica del santo.
Com’è andata a finire: Il reliquiario e il suo contenuto sono stati ritrovati pochi giorni dopo il furto. L’aspetto curioso, in questo come nel fatto del 1991, è che l'intercessione di sant’Antonio di Padova, tra l’altro, viene chiesta per ritrovare le cose perdute: evidentemente, i fedeli devono averlo invocato proprio per questo aspetto (e i poliziotti ci hanno messo del loro, va detto per onestà).
Fonte: LA Times (qui e qui)

San Giovanni Paolo II e un segno del suo sangue

InterndellchiesdSaPietrdellIenca (fonte)

Quando e da chi: Il 26 gennaio 2014 le principali agenzie di stampa e i quotidiani davano notizia del furto, avvenuto nel santuario di San Pietro della Ienca, sulle pendici del Gran Sasso. La polizia ha fermato tre giovani, che hanno confessato la colpa commessa.
Cosa: Un reliquiario contenente un frammento di stoffa bianca con filamenti dorati, ritagliato dall’abito, bagnato di sangue, che san Giovanni Paolo II indossava al momento dell’attentato del 13 maggio 1981; è stato donato a quella chiesa dal cardinal Stanisław Dziwisz, già suo segretario particolare. Non si tratta, quindi, di un’ampolla come quella contenuta nel reliquiario a forma di libro che peregrina per le chiese, o quella venerata presso l’altare dell’Assunta del Santuario di Maria Bambina a Milano, che effettivamente contengono solo sangue.
Com'è andata a finire: I tre colpevoli ammisero di aver sottratto il reliquiario senza curarsi del contenuto, che gettarono via; in seguito è stato parzialmente recuperato.
Fonte: Repubblica

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