Suor Maria Concetta della Trinità e di Gesù Crocifisso: uno sguardo che parla e che testimonia
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| Un primo piano di Suor Maria Concetta nel luglio 2010 (per gentile concessione delle Carmelitane Scalze di Crotone e di D'Ettoris Edizioni) |
Chi è?
Concetta Caltabiano nacque il 10 aprile 1950 a Macchia, frazione di Giarre, in provincia di Catania e diocesi di Acireale, secondogenita di Sebastiano e Giuseppina, contadini e piccoli allevatori.
Diplomata
al liceo classico, s’impegnò in parrocchia come catechista e con altri
servizi. S’iscrisse quindi alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Catania, dedicandosi con precisione allo studio fino al conseguimento della
laurea. Negli anni universitari si avvicinò al movimento di Comunione e
Liberazione, frequentandone gli incontri.
Tornata
a casa, affrontò alcuni problemi familiari, ultimo dei quali la morte della
madre, e iniziò a insegnare attraverso supplenze. Consigliata dal suo direttore
spirituale, partì per cercare lavoro al Nord, anche se aveva forti dubbi, a
causa di un’esperienza simile accaduta alla sorella maggiore Nuccia, rientrata
in famiglia perché sentiva nostalgia di casa.
Inquieta
su cosa scegliere per la sua vita, un Venerdì Santo si rivolse al suo
confessore straordinario, che per la prima volta le pose l’interrogativo circa
una possibile scelta di consacrazione religiosa. Alla fine, nel 1982, Concetta
partì per Lonigo, in provincia di Vicenza, dove trovò un lavoro più stabile.
Nell’estate dello stesso anno partecipò a un pellegrinaggio a Lourdes.
Frequentando
il monastero delle Carmelitane Scalze di Vicenza e dopo aver seguito la scuola
di verifica vocazionale di Padova, Concetta riconobbe di sentirsi chiamata a
entrare in clausura: il 3 novembre 1982 varcò la soglia del Carmelo della
Trasfigurazione a Rovigo, in corso di fondazione. Il 31 maggio 1986 emise i
voti temporanei, diventando suor Maria Concetta della Trinità; pronunciò la
Professione solenne il 14 luglio 1989.
Partecipò
ai lavori di adattamento del nuovo monastero, nel quale fu posta la clausura il
21 dicembre 1992. Tuttavia, la comunità non riusciva a restare unita; neanche
l’arrivo di due monache da altri monasteri, deciso dai superiori, servì a
molto. Durante una confessione, suor Maria Concetta decise di offrire tutta la
sua vita per la salvezza della comunità.
Nel
dicembre 1995, il Padre Generale dei Carmelitani Scalzi, convocando tutte le
sorelle all’incontro delle federazioni del Carmelo a Triuggio, annunciò che
lasciava le monache libere di restare o di chiedere un trasferimento.
Suor
Maria Concetta, dopo molti tentennamenti, scelse la seconda opzione: col
consiglio del Padre Provinciale, scelse il Carmelo della Beata Vergine del
Rosario a Crotone: vi giunse il 6 marzo 1996, dopo aver trascorso qualche
giorno in famiglia. Col tempo, le difficoltà che visse anche lì, dovute al suo
carattere puntiglioso e a volte sospettoso, si appianarono.
Grazie
all’aumento delle vocazioni e su richiesta di monsignor Giancarlo Bregantini,
vescovo di Locri-Gerace, fu aperta una nuova comunità a Gerace: suor Maria
Concetta fu tra le quattro sorelle designate per iniziare la fondazione,
partendo l’11 febbraio 2006.
Otto
giorni dopo, domenica 19 febbraio, mentre proclamava la prima lettura della
Messa, suor Maria Concetta sentì di avere la voce roca e il fiato corto,
sensazione che si ripeté poco dopo, durante una visita di alcuni fedeli.
Dopo
quei primi sintomi se ne aggiunsero altri più gravi, come la perdita
dell’equilibrio. Fu quindi chiesto un consulto al Policlinico Gemelli di Roma,
da cui emerse la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (in sigla, Sla). Per
circa due mesi fu ospitata all’Istituto Sant’Anna di Crotone, ma la malattia
avanzava, togliendole del tutto il movimento, la capacità di nutrirsi e l’uso
della parola.
Il 14
settembre 2007 decise di aggiungere al suo nome in religione l’appellativo “di
Gesù Crocifisso”, sentendosi particolarmente vicina alle sofferenze di Gesù in
Croce. Tramite l’uso di una tavoletta in plexiglass dotata dell’alfabeto e
l’aiuto delle sorelle che componevano le parole seguendo la traiettoria del suo
sguardo e anche mediante il comunicatore oculare che ricevette per felice
coincidenza in occasione del suo venticinquesimo anniversario di professione,
compose poesie, preghiere, messaggi di auguri per le solennità, commenti alla
Sacra Scrittura.
Già nel
marzo 2013, partecipando agli Esercizi spirituali comunitari, iniziò ad
avvertire un forte travaglio interiore, unito a scrupoli e a tormenti
spirituali. Ebbe anche il dubbio di aver cercato la gloria personale attraverso
gli scritti: per questo, dall’Epifania 2014, smise di scrivere. Arrivò anche a
non ricevere più l’Eucaristia.
Un
primo cambiamento si verificò il 24 febbraio 2015, mentre si preparava
all’intervento chirurgico necessario per sostituire la PEG che l’aiutava ad
alimentarsi, contemplando un’immagine di Gesù Misericordioso che le veniva
mostrata da un’amica attraverso il telefono cellulare.
Tornata
in monastero, uscì definitivamente dalla crisi dopo aver letto un passo della Storia
di un’anima di santa Teresa di Gesù Bambino: da allora riprese a comunicare
e a ricevere la Comunione. Morì il 24 marzo 2015, intorno alle 13.
Cosa c’entra con
me?
Come spesso mi accade, per trovare ispirazione per qualche articolo o qualche post (o per entrambi, come in questo caso) ho guardato le novità librarie del sito Libreria del Santo, più o meno all’inizio di questo mese.
Quando
ho visto l’uscita del libro in cui le consorelle di suor Maria Concetta
raccontavano la sua storia, mi sono interessata subito: ho sentito di altre
testimonianze di cristiani malati di Sla, anche religiosi, ma pensavo che
questa fosse singolare perché collegata al mondo della clausura.
Ho
quindi domandato al mio contatto ad Avvenire se potessi chiedere
all’editore una copia a scopo di recensione: mi ha dato il benestare, chiedendo che la recensione fosse pronta per il numero del
giorno dopo.
Mi sono
subito messa all’opera e, grazie all’editore, ho ottenuto quel che mi serviva,
tanto più che, su suor Maria Concetta, online non c’era quasi nulla. La mia
conoscenza di lei, quindi, partiva letteralmente da zero e doveva formarsi in
almeno due ore, o non avrei avuto argomenti di cui scrivere.
Ho
letto il testo forse troppo rapidamente e a singhiozzo, dato che sono dovuta
uscire per un impegno, ma mentre viaggiavo sul tram sono riuscita a completare
l’articolo, inviandolo per tempo. In generale, ho apprezzato la struttura in
quattro capitoli: il primo, strettamente biografico; il secondo e il terzo, con
scritti d’occasione e meditazioni sulla Parola di Dio; il quarto, con le
testimonianze di consorelle, sacerdoti e amici.
Quel
che mi ha interessato di lei è stato anzitutto il percorso che l’ha condotta al
Carmelo: anche per lei, come per alcuni miei ex-colleghi, il tempo
dell’università è stato fondamentale per maturare le scelte definitive per la
sua vita. In questo è stata aiutata dall’adesione a Comunione e Liberazione e
dalla guida spirituale di don Francesco Ventorino, figura di spicco nel
movimento a Catania.
Ho poi
seguito le altre tappe del suo percorso, compresa l’emigrazione dal suo paese,
restando sorpresa dal fatto che il primo Carmelo di cui ha fatto parte era
quello di Rovigo. Lì, però, ha sperimentato anche le prime difficoltà legate
alla vita comune, a causa delle quali, comunque con una certa sofferenza, ha
chiesto di poter essere trasferita.
A
Crotone ha trovato finalmente una casa accogliente, composta di sorelle che
hanno accettato il suo carattere per quello che era, ma ha dovuto nuovamente
allontanarsene quando è stata scelta per la comunità di Gerace. Proprio lì,
però, si sono manifestati i primi sintomi della Sla, a causa dei quali è
ritornata a Crotone.
Ho
apprezzato l’onestà con cui si esprimeva con le consorelle che l’assistevano
nelle necessità più elementari, dato che la paralisi aumentava col passare dei
giorni, e, allo stesso tempo, la pazienza che loro dovevano mettere in campo
nell’accogliere le sue richieste. Sono quindi diventate simili al buon samaritano, come sottolinea papa Leone XIV nel suo primo messaggio per la Giornata Mondiale del Malato.
La
comunicazione tra di loro è stata facilitata attraverso due strumenti: prima
la tavoletta di plexiglass con le lettere dell’alfabeto, poi il puntatore
oculare. Quando leggo di persone che
comunicano in questo modo – ne avevo già trattata una qui, ovvero il giovane
Marco Bettiol –
resto sempre un po’ perplessa su come si faccia a intuire o a riconoscere quali
sono le lettere che l’altro vuole indicare, ma forse ci vuole una certa pratica.
Credo
che le stesse monache abbiano a loro volta imparato questo linguaggio, che ha
permesso a suor Maria Concetta di non essere tagliata fuori dalla comunità, sia
nei momenti ufficiali, come il capitolo o le condivisioni sulla Parola di Dio,
sia in quelli più lieti e distesi, come le ricreazioni.
Oltre a
restare unita alle altre monache, suor Maria Concetta aveva una notevole
familiarità coi Santi del Carmelo, che evoca in un suo componimento intitolato Carmelitana
ricordati... Credo però che abbia un particolare debito con santa Elisabetta
della Trinità (la chiama con quel titolo anche se lo scritto è del 15 ottobre
2012, memoria liturgica – per i Carmelitani Scalzi è solennità – di santa
Teresa di Gesù, di quattro anni precedente la canonizzazione di quella monaca):
mentre lei definisce le Persone trinitarie «i miei Tre», suor Maria Concetta
attribuisce a tutte la qualifica regale. Ci vorrebbe qualche teologo che mi
aiutasse a capire se sia un suo pensiero originale o se l’abbia attinto
altrove.
Il
racconto della sua vita, però, passa anche per il tempo dell’oscurità: potrebbe
sembrare un paragone apparentemente scontato con la “notte oscura” del padre
del Carmelo riformato, san Giovanni della Croce, ma questa condizione è stata
acuita dal peggioramento della sua salute. Solo poco prima della morte ne è
uscita: il segno è stato l’espressione «Gesù, confido in te» dettata attraverso
la tavoletta.
Infine,
le testimonianze di quanti l’hanno conosciuta mi sono sembrate un ideale
complemento al racconto delle monache e a quel che emerge dagli scritti: quando
si delinea una testimonianza, a mio avviso, non dovrebbero mancare né il punto
di vista esterno (ciò che gli altri dicevano della persona di cui si scrive),
né quello interno (ciò che essa scriveva o pensava di sé).
Nel corso della lettura, ho pensato che fosse giusto segnalare la recensione alle monache, o chiedere loro qualche chiarimento. La priora, rispondendomi, si è rallegrata per il mio interesse verso suor Maria Concetta. Il mio pezzo è poi uscito su Avvenire cartaceo venerdì 23 gennaio.
In
paroallelo, mi è venuta l’idea di parlare di lei anche qui sul blog, magari per
la Giornata Mondiale del Malato, in corrispondenza col ventesimo anniversario
della sua partenza per Gerace. Rendendomi però conto che pochi giorni dopo
sarebbe ricorso lo stesso anniversario dei primi sintomi della Sla, ho spostato
ad allora la programmazione, che è nuovamente saltata: ecco quindi che ne parlo nella data inizialmente prevista.
Cosa c’entra con san
Francesco d’Assisi?
Sembrerebbe che una Carmelitana Scalza possa aver più a che fare coi Santi e coi Beati del suo Ordine, come effettivamente ho raccontato prima, ma suor Maria Concetta è stata anche affine a san Francesco.
Li
collega l’amore per le creature viste come mezzo per ringraziare Dio, come
traspare da alcuni scritti, compreso quello intitolato Cielo, terra e mare,
messo in musica per una ricreazione da una consorella nel 2009, che fu anche
cantato al suo funerale.
Infine,
aver capito che si avvicinava alla morte e averla accettata fidandosi del
Signore è un elemento molto simile al Cantico delle Creature, a mio avviso.
Il suo Vangelo
L’annuncio fondamentale che mi pare venga dalla storia di suor Maria Concetta, colto dalle altre monache, è quello per cui la malattia c’è e non va aggirata, ma non per questo il malato si deve sentire isolato o privo di aiuto e di conforto. Se ci sono mezzi per rendergli la vita più facile, questi devono essere a disposizione sua e di chi lo assiste. Grazie a essi, la Sla, pur essendosi manifestata piuttosto rapidamente, non l’ha stroncata in breve tempo; come nota la priora nell’Introduzione, sono passati nove anni dalla diagnosi alla morte.
Non è
stato sempre tutto sereno, sia per le sorelle che la seguivano – ci sono
episodi veramente tragicomici nel libro – sia per lei, che, negli ultimi due
anni di vita, ha sperimentato anche la malattia degli scrupoli. Anche in quel
caso, ha ottenuto l’aiuto di cui aveva bisogno, tornando a fidarsi
completamente di Dio, come insegna la sua Santa consorella Teresa di Gesù
Bambino.
Sentendosi
sempre più limitata e dipendente dagli altri, tuttavia, suor Maria Concetta non
ha perso di vista i bisogni della Chiesa e del mondo, con quei suoi occhi
descritti più volte, nel capitolo sulle testimonianze, come vivi, brillanti,
energici.
Lo ha
espresso con efficacia nel suo Atto di offerta scritto nel 2008 e perfezionato
nel 2012 (citato in due punti del libro, precisamente alle pagine 30-31 e 71-72).
Ne riporto la parte finale, prima del post-scriptum: tra l’altro,
proprio da lì viene l’espressione scelta come titolo di quest’opera.
Una sola cosa con Te
mio soave Sposo, e con l’intercessione della
Vergine Immacolata e
di tutti i Santi, oso chiedere all’Amore
Trinitario: Unità,
Pace e Armonia, per la nostra comunità e per
tutte le comunità
ecclesiali;
per tutta la Chiesa e
le varie religioni;
per tutti i popoli e
i responsabili della loro storia;
per tutte le famiglie
e le persone sole e abbandonate;
per tutti i bambini,
gli adolescenti, i giovani, gli adulti e gli anziani;
per tutti i malati:
nel corpo, nella mente, nello spirito, e per
quelli che li curano
e li sostengono nel bene della vera Vita;
per tutti i carcerati
e quelli che li assistono;
per tutti quelli che
si occupano delle cose pubbliche e sociali;
per l’intera famiglia
umana perché sia una
benedizione, lode e
gloria vivente della SS. Trinità!!!
Le
Carmelitane Scalze di Crotone affermano di aver voluto pubblicare la sua storia
non per cercare chissà quale riscontro o riconoscimento ecclesiale, ma solo per
metterla in comune con altri e sperare, quindi, che porti frutti di bene. È la
stessa ragione che mi ha spinto a dedicarle questo post.
Per saperne di più
Carmelitane Scalze di Crotone (a cura di), Una sola cosa con Te - Suor Maria Concetta - Uno sguardo oltre la SLA, D’Ettoris Editori, pp. 128, € 18,89.
Il
libro voluto dalle consorelle di suor Maria Concetta, diviso in quattro
capitoli: la biografia, gli scritti, i pensieri sui Vangeli e le testimonianze.


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