Leone XIV, Papa da un anno alla ricerca della verità, dell’unità e della pace
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Come
indico nel post, |
Chi
è?
Robert Francis Prevost è nato il 14 settembre 1955 a Chicago, nell’Illinois, terzo dei tre figli maschi di Louis Marius Prevost e di Mildred Martínez. Ha trascorso l’infanzia nella sua città natale, frequentando la parrocchia di Santa Maria nel sobborgo di Dolton, in particolare come ministrante e membro del coro.
A
tredici anni ha lasciato la famiglia per entrare nel Seminario Minore
dell’Ordine di Sant’Agostino. Ha quindi frequentato la Villanova University in
Pennsylvania: di pari passo con gli studi filosofici, si è laureato in
Matematica nel 1977.
Il 1°
settembre dello stesso anno è entrato nel noviziato agostiniano della Provincia
religiosa di Nostra Signora del Buon Consiglio di Chicago, a Saint Louis: ha
emesso la prima professione il 2 settembre 1978 e quella solenne il 29 agosto
1981. Ha poi conseguito il diploma in Teologia alla Theological Union di
Chicago.
A
ventisette anni è stato inviato dai superiori a studiare alla Pontificia
Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum. Il 19 giugno 1982, nella chiesa
del Collegio agostiniano di Santa Monica a Roma, è stato ordinato sacerdote.
Nel 1984 ha conseguito la licenza in Diritto Canonico all’Angelicum.
Mentre
preparava la tesi di dottorato, è stato inviato nella missione agostiniana di Chulucanas
in Perù, iniziando un periodo di oltre trent’anni come missionario, incaricato
anche di ruoli di alta responsabilità come priore, insegnante e direttore della
formazione dei giovani confratelli.
Nel
2001, dopo due anni trascorsi come Priore provinciale della sua Provincia religiosa
d’origine, è stato eletto Priore generale dell’ordine agostiniano, riconfermato
per un secondo mandato nel 2007. Nel 2013, terminato questo secondo periodo, è
rientrato a Chicago, rivestendo ancora incarichi relativi alla formazione dei
confratelli.
Il 3
novembre 2014 papa Francesco lo ha nominato vescovo titolare di Sufar e
amministratore apostolico della diocesi peruviana di Chiclayo, nella quale
padre Prevost ha compiuto il suo ingresso il 7 novembre seguente. È stato
ordinato vescovo il 12 dicembre successivo, nella cattedrale di Santa Maria.
Come motto episcopale ha scelto un’espressione dall’«Esposizione sul Salmo 127»
di sant’Agostino, In Illo uno unum (“in Lui [Cristo, che è] unico, [noi siamo]
una cosa sola”). Dal 26 settembre 2015 è vescovo residenziale di Chiclayo:
all’interno della Conferenza episcopale del Perú ha svolto i ruoli di
vicepresidente, membro del Consiglio economico e presidente della Commissione
per la cultura e l’educazione.
Nel
2019 papa Francesco lo ha annoverato tra i membri della Congregazione per il
Clero e, l’anno successivo, tra quelli della Congregazione per i Vescovi,
diventato poi Dicastero per i Vescovi: dal 30 gennaio 2023 ne è stato il
Prefetto; oltre a questo, il Papa lo aveva nominato presidente della Pontificia
Commissione per l’America Latina, promuovendolo arcivescovo.
Nel
Concistoro del 30 settembre 2023 è stato creato e pubblicato cardinale, con
l’assegnazione della diaconia di Santa Monica. Dal 4 ottobre 2023 è entrato tra
i membri dei Dicasteri per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima
evangelizzazione e le nuove Chiese particolari; per la Dottrina della Fede; per
le Chiese Orientali; per il Clero; per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica; per la Cultura e l’Educazione; per i Testi
Legislativi; della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del
Vaticano. Il 6 febbraio 2025 è passato all’ordine dei cardinali vescovi,
ottenendo il Titolo della Chiesa suburbicaria di Albano.
Alla
morte di papa Francesco, avvenuta il 21 aprile 2025, ha partecipato al Conclave
che, l’8 maggio 2025, lo ha eletto duecentosessantasettesimo Pontefice della
Chiesa cattolica: è il primo Papa agostiniano e il secondo americano.
Ha
scelto il nome di Leone XIV, come ha rivelato ai cardinali incontrandoli il 10
maggio seguente, principalmente per rimarcare l’importanza della Dottrina
sociale della Chiesa, affrontata da papa Leone XIII nell’enciclica Rerum
novarum, in un’epoca segnata da una nuova rivoluzione industriale e
dall’intelligenza artificiale. Con la Messa celebrata il 18 maggio 2025 ha
iniziato ufficialmente il suo ministero come successore di san Pietro.
Cosa
c’entra con me?
Dopo la morte di papa Francesco, ammetto di aver vissuto un tempo di smarrimento, diverso da quello accaduto quando morì san Giovanni Paolo II: in quel caso l’avevo superato con la curiosità, per certi versi, di sapere come si sarebbe svolto il primo Conclave della mia vita. Dopo la rinuncia di papa Benedetto XVI, lo smarrimento era d’altra natura: temevo che la Chiesa, privata di una guida terrena, sarebbe andata in rovina.
Dopo il 21 aprile scorso, invece, ero piena
di dubbi di altro genere. Oltre a quelli che manifestavo nel post scritto a caldo, mi
domandavo quanto sarebbe durato il Conclave: avevo paura che sarebbe accaduto
come a Viterbo dal 29 novembre 1268 al 1° settembre 1271, perché i cardinali
elettori non riuscivano a trovare l’accordo.
Dato che i miei pronostici raramente
indovinano, non avevo nemmeno un candidato favorito, sebbene fossi dell’idea
che neanche stavolta sarebbe stato eletto un italiano o comunque un europeo,
tant’è che, mentre seguivo in diretta il giuramento dei cardinali, avevo un
timore sempre più forte che le cose si sarebbero volte al peggio.
Avevo anche maturato un’ipotesi parecchio
fantasiosa: sarebbe stato eletto un esterno al Sacro Collegio, precisamente un
laico maschio celibe, da ordinare diacono, sacerdote e vescovo a tappe forzate.
Quella sì che sarebbe stata un’elezione di rottura!
La mattina dell’8 maggio di un anno fa esatto,
ho seguito in televisione la Messa dal Santuario della Beata Vergine del
Rosario di Pompei. Le parole del cardinal Giovanni Battista Re, decano del
Collegio Cardinalizio, durante l’omelia hanno contribuito a rasserenarmi (gliel’ho riferito
di persona, incontrandolo l’8 settembre a Santa Maria sopra Minerva, come
raccontavo qui):
lo Spirito Santo avrebbe scelto il Papa giusto per i nostri tempi, quindi
dovevo lasciarlo agire. Tuttavia, nel pomeriggio, mia madre mi ha stimolata ad
abbozzare qualcosa su uno dei papabili, che avevo incontrato tempo fa.
Poche ore dopo, mentre io e lei pregavamo il
Rosario in diretta su TV 2000, ho visto che sullo schermo, diviso in due tra
Lourdes e piazza San Pietro, erano comparsi i gabbiani che, in quegli stessi
giorni, avevano fatto il nido accanto al comignolo montato sul tetto della
Cappella Sistina. Di lì a poco, senza quasi che me ne accorgessi, è arrivata la
fumata bianca.
Col passare dei minuti, la mia ansia
cresceva. Poteva essere successo di tutto: che il neoeletto avesse rinunciato,
che fosse fuggito, o peggio... Erano solo fantasticherie alimentate da certe
opere di finzione che immaginano la vita nei Sacri Palazzi come un coacervo di
complotti, quando la realtà, spesso, supera la fantasia.
È successo così anche per l’elezione del
nuovo Pontefice: credo proprio che nessuno, me compresa, s’immaginasse che
sarebbe stato eletto proprio il cardinal Prevost. Ammetto che, quando ho
sentito il nome «Robertum Franciscum» mi sono chiesta: «Repole? Ma di secondo
nome fa Francesco?», pensando quindi che il Papa appena eletto fosse il
cardinale arcivescovo di Torino. In realtà tra gli elettori c’era un altro
“Roberto”, il cardinale Sarah, ma lì per lì non mi era venuto in mente. I
commentatori di TV 2000, però, hanno subito precisato che si trattava del
Prefetto del Dicastero per i Vescovi. Non mi restava che vederlo affacciarsi
alla Loggia delle Benedizioni.
Ecco quindi una nuova sorpresa: il Papa era
in abito corale, con mozzetta e stola! Riconosco che, quando fu eletto papa
Francesco, non mi aveva creato problemi il fatto che non l’indossasse: era
molto più importante che la Chiesa cattolica avesse di nuovo un capo visibile.
Ho quindi ascoltato le sue prime parole,
nelle quali mi pareva che non avesse scontentato nessuno, né quelli che
invocavano una maggiore centralità di Gesù (come se i predecessori l’avessero
messo da parte), né quelli che sostengono l’importanza della sinodalità.
Quando poi l’ho udito menzionare la Supplica
alla Madonna di Pompei, ho auspicato che fosse lui a canonizzare Bartolo Longo,
magari nel corso di un viaggio apostolico nel santuario pompeiano. Ho rinnovato
quell’auspicio visitando il santuario di Pompei sei giorni dopo l’elezione,
vedendo che la cornice che solitamente contiene il ritratto del Pontefice
regnante, prima della grande cupola, era ancora vuota. Allo stesso modo, ho
formulato un altro auspicio: che fosse lui a canonizzare Carlo Acutis, ma non a
Roma, bensì a Milano. Come abbiamo visto, questi desideri si sono realizzati,
anche se non proprio come immaginavo.
Infine, appena avevo sentito che era un
religioso agostiniano, mi era venuta l’idea di correre alla parrocchia di Santa
Rita alla Barona, non troppo lontano da casa mia, e interpellare i padri
agostiniani che vivono lì, ma da qualche giorno ero letteralmente afona. Non ci
sono riuscita, ma grazie a un altro contatto ho scritto un piccolo articolo per
Avvenire (solo il giornale cartaceo) sulla croce pettorale, praticamente
un reliquiario, del nuovo Papa.
Dopo l’elezione, ho seguito i vari programmi
di approfondimento, poi la prima Messa dopo l’elezione, ma solo in parte la
Messa d’inizio pontificato. Dalle sue parole mi sembrava scorgere un piano di
governo ben preciso, ma non volevo ancora sbilanciarmi. Di certo, mi aveva
segnato il continuo cristocentrismo di quell’omelia, nella quale non nascondeva
l’«ateismo di fatto» vissuto da molti battezzati, culminandola con
l’espressione «sparire perché rimanga Cristo» e purché Lui sia conosciuto e
amato.
Di certo, ho maturato un nuovo desiderio:
poterlo avvicinare di persona. Le prime parole che vorrei dirgli sarebbero un
invito da parte della mia Chiesa locale: sant’Ambrogio aspetta il figlio di sant’Agostino
(ma da Priore generale degli Agostiniani è venuto più volte in diocesi e in
città, tra l’altro proprio a Santa Rita alla Barona). Come ho letto in questa intervista, infatti, forse non avremmo avuto un Papa agostiniano se Agostino se
non avesse ascoltato la predicazione del nostro patrono e non l’avesse
personalmente conosciuto. Ma si sa, la Storia (anche dei Santi e della Chiesa)
non si fa con i “se”.
In seconda battuta, vorrei riferirgli che
Carlo Acutis non è il nostro unico giovane o ragazzo santo (minuscola d’obbligo
non tanto per lui, quanto per altri). Avrei voluto farlo in occasione della
canonizzazione appunto di Carlo e di Pier Giorgio Frassati, a cui risale la
fotografia che ho scelto in apertura di post per non incorrere in problemi di
diritti con i media vaticani. Per scattarla, ho atteso che si fermasse vicino
al gruppo dell’Azione Cattolica Ragazzi di Dorgali, che era nella fila di sedie davanti alla mia, ma forse ho sbagliato momento, dato che il suo volto è coperto
dal braccio...
In quella stessa Udienza Giubilare mi sono
sentita confortata nel mio impegno di scavare e riportare alla luce i tesori
della Chiesa, più o meno come aveva fatto sant’Elena, madre dell’imperatore
Costantino.
Nei mesi successivi ho seguito i successivi
pronunciamenti magisteriali, i primi testi ufficiali, qualche Udienza Generale,
qualche Messa e il Giubileo dei Giovani, oltre all’approvazione delle
intenzioni per il 2026 della Rete Mondiale di Preghiera del Papa e alla nuova
impostazione de Il Video del Papa, con cui le intenzioni medesime
vengono veicolate.
Fermo restando che il Papa è il Papa, ora, a
un anno dall’elezione, posso affermare di avere un’opinione decisamente
positiva sull’attuale Pontefice. Ha un compito già delicato di suo, ma deve
avere a che fare con molte sfide per la Chiesa e per la società, oltre che con
l’impegno di non deludere né quelli che con papa Francesco si sono sentiti
capiti e accolti, né quelli che auspicavano un ritorno a forme e prassi più
consuete, non solo in campo liturgico.
Per il mio settore di competenza, ho una
piccola amarezza: dai primi Decreti del Dicastero delle Cause dei Santi sotto
il suo pontificato fino a oggi (il sito del Dicastero lo mostra bene: per il
2025 naturalmente valgono quelli da maggio compreso in poi, mentre qui sono quelli del 2026),
nessuno riguarda ancora la canonizzazione di qualche Beato, né con la
promulgazione del decreto sul miracolo, né con la conferma del voto dei
cardinali e dei vescovi, ossia con la modalità dell’equipollenza. Ormai siamo a
maggio e, se vorrà rispettare l’usanza – non l’obbligo – di canonizzare
qualcuno a ottobre, ci vogliono comunque mesi di preparazione.
Un altro dispiacere che ho vissuto in
quest’anno è stato causato dal fatto che le “bufale di Chiesa” non sono morte
con papa Francesco, anzi: come ho scritto su Avvenire, alcune hanno
riguardato da subito anche papa Leone, favorite anche dalla creazione di
filmati con l’intelligenza artificiale. La più divertente è quella sui presunti
trascorsi da musicista jazz, con tanto di nome d’arte: Bobby Prev! Per questo
mi ha colpito molto quando, al Regina Caeli del Lunedì dell’Angelo, ha
paragonato la diceria sul furto del corpo di Gesù dal sepolcro con le fake
news diffuse, a volte, da chi detiene il potere.
Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?
Siamo
passati da un Papa che ha scelto di chiamarsi Francesco a uno che portava lo
stesso nome, anche se come secondo, sin dal Battesimo: è un fatto a cui quasi
nessuno ha pensato, credo.
A
questo sottile legame si unisce il fatto che anche papa Prevost ammira la
figura del Santo assisiate: lo dimostra la Lettera ai Ministri Generali della
Conferenza della Famiglia Francescana in occasione dell’apertura dell’ottavo
centenario dalla morte. Infine, è prevista una sua visita a Santa Maria degli
Angeli il 6 agosto 2026, per il «GO! Franciscan Youth Meeting».
Il suo Vangelo
In quest’anno trascorso dall’elezione, papa Leone ha chiarito quale sia il messaggio universale che intende portare alla Chiesa e al mondo di oggi, attraverso tre direttrici: la verità, l’unità, la pace. Per quanto riguarda la prima, ha più volte ricordato che diffondendo informazioni reali, complete e verificate si rende un vero servizio a Dio e all’uomo.
Quanto all’unità, ha spesso raccomandato di
pregare perché essa si realizzi all’interno delle varie componenti ecclesiali,
tante volte in lotta o in contrasto tra loro per questioni legate soprattutto
alla pastorale e alla liturgia. Non la vede però come un elemento statico, ma
propulsivo, missionario.
Infine, la pace è stata subito al centro
delle sue parole, sin dal primissimo saluto dalla Loggia delle Benedizioni.
Qualcuno lo ha rimproverato di non agire abbastanza direttamente per cancellare
le azioni belliche dalla faccia della terra, ma penso che stia attuando un tipo
di diplomazia silenziosa, ma non meno efficace.
Ha ben chiaro quale debba essere il suo
compito e lo ha espresso il 18 maggio 2025, nella Messa per l'inizio del Ministero Petrino (le parole in tondo sono in corsivo nel testo sul sito della Santa Sede):
Sono stato scelto senza alcun
merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi
servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via
dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia.
Non so ancora se l’auspicio del cardinal Re
possa considerarsi vero, ma penso proprio che papa Leone stia cercando di
realizzarlo. Non gli auguro ad multos annos perché l’ultima volta che
l’ho fatto è accaduto nel post su papa Benedetto XVI vivente e regnante, senza
sapere che, di lì a poco, avrei appreso della sua rinuncia, ma spero davvero,
come mi è venuto da pensare subito dopo l’elezione, di poterlo incontrare di
persona.
E chissà che, nella tanto desiderata e
caldeggiata visita a Milano, il Gruppo Shekinah non possa cantare davanti a lui
(ma anche dietro va bene) i due canti “agostiniani” del proprio repertorio,
ossia Tardi ti ho amato e Sarò testimone…
Per saperne di più
Domenico Agasso, Leone XIV – Il Papa venuto per la pace, Piemme 2025, pp. 192, € 16,90.
Uno dei
primissimi testi che hanno cercato di spiegare, dai suoi trascorsi e dalle sue
prime parole, il messaggio che vuole trasmettere a tutti.
Leone XIV, E pace sia! - Parole alla Chiesa e al mondo, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 176, € 16,00.
Raccolta
dei testi integrali dei primi cinque mesi di pontificato.
Leone XIV, Dilexi te - Esortazione apostolica sull'amore verso i poveri, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 128, € 2,90.
Il
primo documento magisteriale, dedicato all’amore verso i poveri e sulla scia
della Dilexit nos di papa Francesco.
Elise Ann Allen, Papa Leone XIV - La biografia, Mondadori 2026, pp. 300, € 22,00.
Biografia
basata non solo sui racconti degli amici e dei collaboratori, ma principalmente
su interviste fino a quel momento inedite.
Robert Francis Prevost, Liberi sotto la grazia - Alla scuola di Sant'Agostino di fronte alle sfide della storia, Libreria Editrice Vaticana 2026, pp. 560, € 26,00.
Interventi,
scritti, meditazioni e omelie di padre Prevost durante il suo servizio di Priore
generale degli Agostiniani.
Su
Internet
Sezione del sito della Santa Sede dedicata al suo magistero
Articoli di Vatican News su di lui


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