Leone XIV, Papa da un anno alla ricerca della verità, dell’unità e della pace


Come indico nel post,
questa foto è stata scattata da me
sabato 6 settembre 2025,
prima dell’Udienza Giubilare
in piazza San Pietro


Chi è?

Robert Francis Prevost è nato il 14 settembre 1955 a Chicago, nell’Illinois, terzo dei tre figli maschi di Louis Marius Prevost e di Mildred Martínez. Ha trascorso l’infanzia nella sua città natale, frequentando la parrocchia di Santa Maria nel sobborgo di Dolton, in particolare come ministrante e membro del coro.

A tredici anni ha lasciato la famiglia per entrare nel Seminario Minore dell’Ordine di Sant’Agostino. Ha quindi frequentato la Villanova University in Pennsylvania: di pari passo con gli studi filosofici, si è laureato in Matematica nel 1977.

Il 1° settembre dello stesso anno è entrato nel noviziato agostiniano della Provincia religiosa di Nostra Signora del Buon Consiglio di Chicago, a Saint Louis: ha emesso la prima professione il 2 settembre 1978 e quella solenne il 29 agosto 1981. Ha poi conseguito il diploma in Teologia alla Theological Union di Chicago.

A ventisette anni è stato inviato dai superiori a studiare alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum. Il 19 giugno 1982, nella chiesa del Collegio agostiniano di Santa Monica a Roma, è stato ordinato sacerdote. Nel 1984 ha conseguito la licenza in Diritto Canonico all’Angelicum.

Mentre preparava la tesi di dottorato, è stato inviato nella missione agostiniana di Chulucanas in Perù, iniziando un periodo di oltre trent’anni come missionario, incaricato anche di ruoli di alta responsabilità come priore, insegnante e direttore della formazione dei giovani confratelli.

Nel 2001, dopo due anni trascorsi come Priore provinciale della sua Provincia religiosa d’origine, è stato eletto Priore generale dell’ordine agostiniano, riconfermato per un secondo mandato nel 2007. Nel 2013, terminato questo secondo periodo, è rientrato a Chicago, rivestendo ancora incarichi relativi alla formazione dei confratelli.

Il 3 novembre 2014 papa Francesco lo ha nominato vescovo titolare di Sufar e amministratore apostolico della diocesi peruviana di Chiclayo, nella quale padre Prevost ha compiuto il suo ingresso il 7 novembre seguente. È stato ordinato vescovo il 12 dicembre successivo, nella cattedrale di Santa Maria. Come motto episcopale ha scelto un’espressione dall’«Esposizione sul Salmo 127» di sant’Agostino, In Illo uno unum (“in Lui [Cristo, che è] unico, [noi siamo] una cosa sola”). Dal 26 settembre 2015 è vescovo residenziale di Chiclayo: all’interno della Conferenza episcopale del Perú ha svolto i ruoli di vicepresidente, membro del Consiglio economico e presidente della Commissione per la cultura e l’educazione.

Nel 2019 papa Francesco lo ha annoverato tra i membri della Congregazione per il Clero e, l’anno successivo, tra quelli della Congregazione per i Vescovi, diventato poi Dicastero per i Vescovi: dal 30 gennaio 2023 ne è stato il Prefetto; oltre a questo, il Papa lo aveva nominato presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, promuovendolo arcivescovo.

Nel Concistoro del 30 settembre 2023 è stato creato e pubblicato cardinale, con l’assegnazione della diaconia di Santa Monica. Dal 4 ottobre 2023 è entrato tra i membri dei Dicasteri per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari; per la Dottrina della Fede; per le Chiese Orientali; per il Clero; per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; per la Cultura e l’Educazione; per i Testi Legislativi; della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Il 6 febbraio 2025 è passato all’ordine dei cardinali vescovi, ottenendo il Titolo della Chiesa suburbicaria di Albano.

Alla morte di papa Francesco, avvenuta il 21 aprile 2025, ha partecipato al Conclave che, l’8 maggio 2025, lo ha eletto duecentosessantasettesimo Pontefice della Chiesa cattolica: è il primo Papa agostiniano e il secondo americano.

Ha scelto il nome di Leone XIV, come ha rivelato ai cardinali incontrandoli il 10 maggio seguente, principalmente per rimarcare l’importanza della Dottrina sociale della Chiesa, affrontata da papa Leone XIII nell’enciclica Rerum novarum, in un’epoca segnata da una nuova rivoluzione industriale e dall’intelligenza artificiale. Con la Messa celebrata il 18 maggio 2025 ha iniziato ufficialmente il suo ministero come successore di san Pietro.

 

Cosa c’entra con me?

Dopo la morte di papa Francesco, ammetto di aver vissuto un tempo di smarrimento, diverso da quello accaduto quando morì san Giovanni Paolo II: in quel caso l’avevo superato con la curiosità, per certi versi, di sapere come si sarebbe svolto il primo Conclave della mia vita. Dopo la rinuncia di papa Benedetto XVI, lo smarrimento era d’altra natura: temevo che la Chiesa, privata di una guida terrena, sarebbe andata in rovina.

Dopo il 21 aprile scorso, invece, ero piena di dubbi di altro genere. Oltre a quelli che manifestavo nel post scritto a caldo, mi domandavo quanto sarebbe durato il Conclave: avevo paura che sarebbe accaduto come a Viterbo dal 29 novembre 1268 al 1° settembre 1271, perché i cardinali elettori non riuscivano a trovare l’accordo.

Dato che i miei pronostici raramente indovinano, non avevo nemmeno un candidato favorito, sebbene fossi dell’idea che neanche stavolta sarebbe stato eletto un italiano o comunque un europeo, tant’è che, mentre seguivo in diretta il giuramento dei cardinali, avevo un timore sempre più forte che le cose si sarebbero volte al peggio.

Avevo anche maturato un’ipotesi parecchio fantasiosa: sarebbe stato eletto un esterno al Sacro Collegio, precisamente un laico maschio celibe, da ordinare diacono, sacerdote e vescovo a tappe forzate. Quella sì che sarebbe stata un’elezione di rottura!

La mattina dell’8 maggio di un anno fa esatto, ho seguito in televisione la Messa dal Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Le parole del cardinal Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, durante l’omelia hanno contribuito a rasserenarmi (gliel’ho riferito di persona, incontrandolo l’8 settembre a Santa Maria sopra Minerva, come raccontavo qui): lo Spirito Santo avrebbe scelto il Papa giusto per i nostri tempi, quindi dovevo lasciarlo agire. Tuttavia, nel pomeriggio, mia madre mi ha stimolata ad abbozzare qualcosa su uno dei papabili, che avevo incontrato tempo fa.

Poche ore dopo, mentre io e lei pregavamo il Rosario in diretta su TV 2000, ho visto che sullo schermo, diviso in due tra Lourdes e piazza San Pietro, erano comparsi i gabbiani che, in quegli stessi giorni, avevano fatto il nido accanto al comignolo montato sul tetto della Cappella Sistina. Di lì a poco, senza quasi che me ne accorgessi, è arrivata la fumata bianca.

Col passare dei minuti, la mia ansia cresceva. Poteva essere successo di tutto: che il neoeletto avesse rinunciato, che fosse fuggito, o peggio... Erano solo fantasticherie alimentate da certe opere di finzione che immaginano la vita nei Sacri Palazzi come un coacervo di complotti, quando la realtà, spesso, supera la fantasia.

È successo così anche per l’elezione del nuovo Pontefice: credo proprio che nessuno, me compresa, s’immaginasse che sarebbe stato eletto proprio il cardinal Prevost. Ammetto che, quando ho sentito il nome «Robertum Franciscum» mi sono chiesta: «Repole? Ma di secondo nome fa Francesco?», pensando quindi che il Papa appena eletto fosse il cardinale arcivescovo di Torino. In realtà tra gli elettori c’era un altro “Roberto”, il cardinale Sarah, ma lì per lì non mi era venuto in mente. I commentatori di TV 2000, però, hanno subito precisato che si trattava del Prefetto del Dicastero per i Vescovi. Non mi restava che vederlo affacciarsi alla Loggia delle Benedizioni.

Ecco quindi una nuova sorpresa: il Papa era in abito corale, con mozzetta e stola! Riconosco che, quando fu eletto papa Francesco, non mi aveva creato problemi il fatto che non l’indossasse: era molto più importante che la Chiesa cattolica avesse di nuovo un capo visibile.

Ho quindi ascoltato le sue prime parole, nelle quali mi pareva che non avesse scontentato nessuno, né quelli che invocavano una maggiore centralità di Gesù (come se i predecessori l’avessero messo da parte), né quelli che sostengono l’importanza della sinodalità.

Quando poi l’ho udito menzionare la Supplica alla Madonna di Pompei, ho auspicato che fosse lui a canonizzare Bartolo Longo, magari nel corso di un viaggio apostolico nel santuario pompeiano. Ho rinnovato quell’auspicio visitando il santuario di Pompei sei giorni dopo l’elezione, vedendo che la cornice che solitamente contiene il ritratto del Pontefice regnante, prima della grande cupola, era ancora vuota. Allo stesso modo, ho formulato un altro auspicio: che fosse lui a canonizzare Carlo Acutis, ma non a Roma, bensì a Milano. Come abbiamo visto, questi desideri si sono realizzati, anche se non proprio come immaginavo.

Infine, appena avevo sentito che era un religioso agostiniano, mi era venuta l’idea di correre alla parrocchia di Santa Rita alla Barona, non troppo lontano da casa mia, e interpellare i padri agostiniani che vivono lì, ma da qualche giorno ero letteralmente afona. Non ci sono riuscita, ma grazie a un altro contatto ho scritto un piccolo articolo per Avvenire (solo il giornale cartaceo) sulla croce pettorale, praticamente un reliquiario, del nuovo Papa.

Dopo l’elezione, ho seguito i vari programmi di approfondimento, poi la prima Messa dopo l’elezione, ma solo in parte la Messa d’inizio pontificato. Dalle sue parole mi sembrava scorgere un piano di governo ben preciso, ma non volevo ancora sbilanciarmi. Di certo, mi aveva segnato il continuo cristocentrismo di quell’omelia, nella quale non nascondeva l’«ateismo di fatto» vissuto da molti battezzati, culminandola con l’espressione «sparire perché rimanga Cristo» e purché Lui sia conosciuto e amato.

Di certo, ho maturato un nuovo desiderio: poterlo avvicinare di persona. Le prime parole che vorrei dirgli sarebbero un invito da parte della mia Chiesa locale: sant’Ambrogio aspetta il figlio di sant’Agostino (ma da Priore generale degli Agostiniani è venuto più volte in diocesi e in città, tra l’altro proprio a Santa Rita alla Barona). Come ho letto in questa intervista, infatti, forse non avremmo avuto un Papa agostiniano se Agostino se non avesse ascoltato la predicazione del nostro patrono e non l’avesse personalmente conosciuto. Ma si sa, la Storia (anche dei Santi e della Chiesa) non si fa con i “se”.

In seconda battuta, vorrei riferirgli che Carlo Acutis non è il nostro unico giovane o ragazzo santo (minuscola d’obbligo non tanto per lui, quanto per altri). Avrei voluto farlo in occasione della canonizzazione appunto di Carlo e di Pier Giorgio Frassati, a cui risale la fotografia che ho scelto in apertura di post per non incorrere in problemi di diritti con i media vaticani. Per scattarla, ho atteso che si fermasse vicino al gruppo dell’Azione Cattolica Ragazzi di Dorgali, che era nella fila di sedie davanti alla mia, ma forse ho sbagliato momento, dato che il suo volto è coperto dal braccio...

In quella stessa Udienza Giubilare mi sono sentita confortata nel mio impegno di scavare e riportare alla luce i tesori della Chiesa, più o meno come aveva fatto sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino.

Nei mesi successivi ho seguito i successivi pronunciamenti magisteriali, i primi testi ufficiali, qualche Udienza Generale, qualche Messa e il Giubileo dei Giovani, oltre all’approvazione delle intenzioni per il 2026 della Rete Mondiale di Preghiera del Papa e alla nuova impostazione de Il Video del Papa, con cui le intenzioni medesime vengono veicolate.

Fermo restando che il Papa è il Papa, ora, a un anno dall’elezione, posso affermare di avere un’opinione decisamente positiva sull’attuale Pontefice. Ha un compito già delicato di suo, ma deve avere a che fare con molte sfide per la Chiesa e per la società, oltre che con l’impegno di non deludere né quelli che con papa Francesco si sono sentiti capiti e accolti, né quelli che auspicavano un ritorno a forme e prassi più consuete, non solo in campo liturgico.

Per il mio settore di competenza, ho una piccola amarezza: dai primi Decreti del Dicastero delle Cause dei Santi sotto il suo pontificato fino a oggi (il sito del Dicastero lo mostra bene: per il 2025 naturalmente valgono quelli da maggio compreso in poi, mentre qui sono quelli del 2026), nessuno riguarda ancora la canonizzazione di qualche Beato, né con la promulgazione del decreto sul miracolo, né con la conferma del voto dei cardinali e dei vescovi, ossia con la modalità dell’equipollenza. Ormai siamo a maggio e, se vorrà rispettare l’usanza – non l’obbligo – di canonizzare qualcuno a ottobre, ci vogliono comunque mesi di preparazione.

Un altro dispiacere che ho vissuto in quest’anno è stato causato dal fatto che le “bufale di Chiesa” non sono morte con papa Francesco, anzi: come ho scritto su Avvenire, alcune hanno riguardato da subito anche papa Leone, favorite anche dalla creazione di filmati con l’intelligenza artificiale. La più divertente è quella sui presunti trascorsi da musicista jazz, con tanto di nome d’arte: Bobby Prev! Per questo mi ha colpito molto quando, al Regina Caeli del Lunedì dell’Angelo, ha paragonato la diceria sul furto del corpo di Gesù dal sepolcro con le fake news diffuse, a volte, da chi detiene il potere.

 

Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?

Siamo passati da un Papa che ha scelto di chiamarsi Francesco a uno che portava lo stesso nome, anche se come secondo, sin dal Battesimo: è un fatto a cui quasi nessuno ha pensato, credo.

A questo sottile legame si unisce il fatto che anche papa Prevost ammira la figura del Santo assisiate: lo dimostra la Lettera ai Ministri Generali della Conferenza della Famiglia Francescana in occasione dell’apertura dell’ottavo centenario dalla morte. Infine, è prevista una sua visita a Santa Maria degli Angeli il 6 agosto 2026, per il «GO! Franciscan Youth Meeting».

 

Il suo Vangelo

In quest’anno trascorso dall’elezione, papa Leone ha chiarito quale sia il messaggio universale che intende portare alla Chiesa e al mondo di oggi, attraverso tre direttrici: la verità, l’unità, la pace. Per quanto riguarda la prima, ha più volte ricordato che diffondendo informazioni reali, complete e verificate si rende un vero servizio a Dio e all’uomo.

Quanto all’unità, ha spesso raccomandato di pregare perché essa si realizzi all’interno delle varie componenti ecclesiali, tante volte in lotta o in contrasto tra loro per questioni legate soprattutto alla pastorale e alla liturgia. Non la vede però come un elemento statico, ma propulsivo, missionario.

Infine, la pace è stata subito al centro delle sue parole, sin dal primissimo saluto dalla Loggia delle Benedizioni. Qualcuno lo ha rimproverato di non agire abbastanza direttamente per cancellare le azioni belliche dalla faccia della terra, ma penso che stia attuando un tipo di diplomazia silenziosa, ma non meno efficace.

Ha ben chiaro quale debba essere il suo compito e lo ha espresso il 18 maggio 2025, nella Messa per l'inizio del Ministero Petrino (le parole in tondo sono in corsivo nel testo sul sito della Santa Sede):

Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia.

Non so ancora se l’auspicio del cardinal Re possa considerarsi vero, ma penso proprio che papa Leone stia cercando di realizzarlo. Non gli auguro ad multos annos perché l’ultima volta che l’ho fatto è accaduto nel post su papa Benedetto XVI vivente e regnante, senza sapere che, di lì a poco, avrei appreso della sua rinuncia, ma spero davvero, come mi è venuto da pensare subito dopo l’elezione, di poterlo incontrare di persona.

E chissà che, nella tanto desiderata e caldeggiata visita a Milano, il Gruppo Shekinah non possa cantare davanti a lui (ma anche dietro va bene) i due canti “agostiniani” del proprio repertorio, ossia Tardi ti ho amato e Sarò testimone

 

Per saperne di più

Domenico Agasso, Leone XIV – Il Papa venuto per la pace, Piemme 2025, pp. 192, € 16,90.

Uno dei primissimi testi che hanno cercato di spiegare, dai suoi trascorsi e dalle sue prime parole, il messaggio che vuole trasmettere a tutti.

Leone XIV, E pace sia! - Parole alla Chiesa e al mondo, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 176, € 16,00.

Raccolta dei testi integrali dei primi cinque mesi di pontificato.

Leone XIV, Dilexi te - Esortazione apostolica sull'amore verso i poveri, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 128, € 2,90.

Il primo documento magisteriale, dedicato all’amore verso i poveri e sulla scia della Dilexit nos di papa Francesco.

Elise Ann Allen, Papa Leone XIV - La biografia, Mondadori 2026, pp. 300, € 22,00.

Biografia basata non solo sui racconti degli amici e dei collaboratori, ma principalmente su interviste fino a quel momento inedite.

Robert Francis Prevost, Liberi sotto la grazia - Alla scuola di Sant'Agostino di fronte alle sfide della storia, Libreria Editrice Vaticana 2026, pp. 560, € 26,00.

Interventi, scritti, meditazioni e omelie di padre Prevost durante il suo servizio di Priore generale degli Agostiniani.

 


Su Internet

Sezione del sito della Santa Sede dedicata al suo magistero

Articoli di Vatican News su di lui

Commenti

Post più popolari