Io c’ero #54 – Ritorno a Porta Romana per Marcello Candia

 

Il luogo delleterno riposo di Marcello Candia, a sinistra dellaltare della chiesa degli Angeli Custodi a Milano (foto mia)

Il mese scorso ho letto una notizia circa un anniversario che non potevo affatto tralasciare: quello dei centodieci anni dalla nascita del Venerabile Marcello Candia, di cui oggi ricorre invece l’anniversario della morte, avvenuta nel 1983.

Ho già raccontato cosa mi lega a lui: essenzialmente, il fatto che lui sia nato nella stessa città d’origine di mia madre, che abbia abitato a lungo nel quartiere milanese di Porta Romana, dove io stessa ho vissuto con la mia famiglia fino al 2013, e che sia stato un fedele della parrocchia dove sono cresciuta nella fede, fino a quando non se ne è creata una nuova.

Di conseguenza, mi ha resa veramente felicissima apprendere che questo anniversario sarebbe stato solennizzato a dovere. Ma andiamo con ordine...

 

Una scoperta tramite i media della diocesi

Sul Milano Sette, dorso domenicale di Avvenire, di domenica 19 luglio, ho letto che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, sarebbe tornato in visita ai missionari fidei donum in Brasile. Oltre che per visitare loro e le comunità, quello che non voleva che si definisse “viaggio missionario” avrebbe avuto un altro scopo: saggiare la fama di santità di Candia nei luoghi dove scelse di vivere, a cominciare da Macapá.

Già questo mi ha rallegrata, ma apprendere, dalla sezione Eventi del Portale diocesano, che il 27 luglio ci sarebbe stata una Messa per il centodecimo anniversario, seguita dall’inaugurazione di una targa nei pressi della casa dove il Venerabile visse, ha contribuito a farmi piacere.

Quando però ho letto che, proprio in occasione di questo anniversario, è stata costituita l’Associazione Culturale Marcello Candia, sono letteralmente esplosa di gioia: finalmente mi sembrava che qualcosa si muovesse per richiamare la sua esemplarità e chiedere espressamente il miracolo da esaminare per la beatificazione. Mi rimaneva un dubbio: come mai era nata questa nuova realtà, se esisteva già la Fondazione Candia?

 

Due parole col parroco

Per scoprirlo non mi restava che partecipare alla Messa e alla commemorazione seguente. Come mia abitudine, mi sono mossa in larghissimo anticipo, non perché non sapessi come arrivare alla chiesa, ma per avere un margine di tempo per iniziare a lavorare sull’articolo che avevo promesso al direttore de Il Sud Milano, testata (sito e mensile cartaceo) del Municipio 5 di Milano.

Non passavo per la chiesa degli Angeli Custodi da almeno dieci anni, ossia da quando avevo importunato quelli della Fondazione per capire dove Marcello fosse stato battezzato. Ora che ci penso, pochi anni fa sono tornata negli ambienti parrocchiali per un’altra occasione commemorativa su di lui, ma in chiesa, ne sono certa, non sono tornata dopo il 2016.

Ho fatto bene: non ero nemmeno entrata che ho già visto da lontano don Michele di Nunzio, il parroco. Mi ha accolta con molta gentilezza, soprattutto quando gli ho riferito delle mie origini parte milanesi e “parte... nopee” per dirla con Totò, quindi mi ha invitata ad accomodarmi davanti alla tomba del Venerabile, dove stava per iniziare la preghiera del Rosario.

Mentre mi guidava, gli ho posto la domanda circa l’Associazione Culturale, che è stata costituita con atto notarile il 16 luglio, ossia nel giorno del mio compleanno (ecco un’altra combinazione provvidenziale!). Don Michele mi ha risposto che la Fondazione, per statuto, non aveva il compito di seguire la parte più spirituale relativa al ricordo di Candia, comprese le iniziative di preghiera, la raccolta di presunte grazie ricevute, la divulgazione della fama di santità. La neonata Associazione, invece, si occuperà proprio di questo, oltre a promuovere eventi più strettamente culturali.

Il suo canale principale è la pagina a essa dedicata del sito della parrocchia degli Angeli Custodi, a cui si è aggiunto il sito istituzionale. Anche questo ha suscitato in me una certa soddisfazione: non che, nei miei anni trascorsi da quelle parti, non ci fossero state commemorazioni o preghiere, ma per esempio, nella mia ultima visita, avevo scorto santini ancora con la qualifica di Servo di Dio, benché fossero passati quattro anni dal decreto sulle virtù eroiche.

 

Non solo “imprenditore della carità”, ma maestro di preghiera

Il momento finale della celebrazione (foto mia)


Sul piano liturgico, essendo Candia ancora Venerabile, non si poteva celebrare una Messa che, nelle orazioni, facesse espresso riferimento a lui. Di conseguenza, dato che era un giorno libero da memorie obbligatorie, è stato possibile usare lo schema Per l’impegno dei cristiani nel mondo previsto dal Messale Ambrosiano. Mi è parsa una scelta decisamente adatta a colui che non si è mai legato definitivamente a movimenti, associazioni, ordini, istituti o congregazioni, ritenendo che il Battesimo fosse sufficiente per definirlo come cristiano. Le letture, invece, erano quelle del lunedì nella settimana della IX domenica dopo Pentecoste.

Si è rifatto in particolare al Vangelo (la versione del Padre nostro secondo Luca) monsignor Ivano Valagussa, vicario episcopale per la formazione del clero, il quale, nel saluto introduttivo, ha ricordato di aver ascoltato Candia parlare ai seminaristi quando lui stesso era in quarta ginnasio; forse è per questo che è stato designato lui per quella celebrazione.

Nella sua omelia ha sottolineato, ricollegandosi all’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV:

Egli [Marcello Candia] ha vissuto in un'epoca di grandi trasformazioni economiche e industriali e ha saputo tradurre quei principi nella concretezza dell'impresa. Ha mostrato che il lavoro, la tecnica, l'economia e l'iniziativa imprenditoriale non sono realtà estranee al Vangelo, ma luoghi nei quali il cristiano è chiamato a custodire la dignità della persona e a servire il bene comune.

E quando il Signore gli ha chiesto un ulteriore passo, Marcello ha avuto il coraggio di lasciare tutto per condividere la vita dei poveri dell'Amazzonia. Quel gesto radicale non fu una smentita della sua esperienza precedente, ma il suo pieno compimento. Perché la radice era sempre la stessa: seguire Cristo.

Ha poi ricordato che ogni mattina, prima di andare in fabbrica, lui partecipava alla Messa e ritornava alla preghiera lungo tutta la giornata. Di conseguenze,  monsignor Valagussa ha concluso:

Marcello Candia continua a ricordarci, con la semplicità e la forza della sua vita, che ogni autentico rinnovamento nasce sempre dallo stesso luogo: da un uomo inginocchiato davanti a Dio che poi si rialza per servire i fratelli.

Personalmente, mi ha aiutato a ricordare che la preghiera di Marcello aveva una forma relativamente tradizionale: basti pensare che, anche in Brasile, adoperava ancora il classico Messalino con le preghiere del cristiano che veniva regalato in occasione della Prima Comunione. I contenuti, invece, erano tutti suoi: nella preghiera portava al Signore le soddisfazioni e le amarezze, le consolazioni e le prove, che nei diciotto anni di missione non gli sono mai mancati.

Prima della fine della Messa, i celebranti e il diacono permanente (di cui al momento mi sfugge il nome, ma è di servizio agli Angeli Custodi) si sono fermati sulla tomba, mentre tutti recitavano la preghiera sui nuovi santini. Anche qui, credo ci voglia una precisazione: non costituisce un atto di culto indebito, perché la preghiera rimaneva per la devozione privata, ma era recitata contemporaneamente da tanti.

 

La targa... e un fraintendimento comunicativo

Don Michele scopre la targa (foto mia)


Appena terminata la celebrazione e dopo aver salutato un’anziana catechista che mi conosce da quand’ero bambina, ho intercettato Alberto Scotti, responsabile della Commissione Cultura della parrocchia degli Angeli Custodi e segretario dell’Associazione Culturale Marcello Candia, per spiegargli le ragioni che mi conducevano lì. Ne è stato molto felice, ma allo stesso tempo mi ha fatto presente che Il Sud Milano, nel territorio parrocchiale, non viene distribuito.

Appena arrivata in via Lazzaro Papi 15, dove si sarebbe tenuta la cerimonia della targa, ho scoperto perché grazie a un fotografo: ricade nel Municipio 4 e il suo giornale di zona è Il Quattro, del quale lui era l’inviato.

Nella preghiera di benedizione della targa, monsignor Valagussa ha invocato che lesempio del Venerabile Candia «continui a suscitare uomini e donne capaci di mettere i propri talenti al servizio del bene comune, perché, seguendo Cristo, crescano nel nostro mondo la giustizia, la fraternità e l’amore verso gli ultimi».

Il direttore de Il Sud Milano ha acconsentito ugualmente a pubblicare il mio articolo, in cui ho dato ampio spazio alle espressioni pronunciate dagli esponenti civici, che stanno puntando molto sul riconoscimento di milanesi eccellenti al di là delle appartenenze politiche e religiose.

Oltre a questo, ho porto il mio ringraziamento ad Alessandra Capè, presidente della Fondazione Candia, nonché moglie di Gianmarco Liva, colui che mi concesse di visionare la Positio.

 

Verso i prossimi appuntamenti

Questo centodecimo anniversario, però, non si ferma qui. Oggi, alle 18, nella chiesa degli Angeli Custodi, monsignor Giuseppe Vegezzi, Vicario episcopale per la Zona pastorale I (Milano città) della nostra diocesi, celebrerà la Messa nell’anniversario della morte; purtroppo non credo di riuscire ad andarci.

Invece, il prossimo 23 ottobre, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, si terrà un convegno patrocinato dall’Arcidiocesi di Milano e dal Comune medesimo. Due giorni dopo, il 25 ottobre, nella domenica “del mandato missionario”, monsignor Delpini presiederà la Messa alle 11 agli Angeli Custodi.

L’ormai tradizionale appuntamento della Notte dei Santi per gli adolescenti degli oratori ambrosiani, invece, il 31 ottobre, vedrà prima la Messa con l’arcivescovo, quindi un cammino a piedi dalla chiesa di Sant’Andrea (la parrocchia sotto cui ricadeva prima la casa di Marcello) a quella degli Angeli Custodi.

Oltre che per le ragioni che indicavo all’inizio del post, anche questo evento mi entusiasma parecchio: in questo modo, i nostri adolescenti verranno messi a confronto con qualcuno che da ragazzo e da giovane ha maturato le scelte che lo hanno fatto crescere, ma è morto in età avanzata. Personalmente, trovo efficace questo metodo educativo, insieme a quello che permette loro di accostarsi a figure le cui esistenze sono terminate in età adolescenziale o giovanile.

Tra l’altro, mi pare di ravvisare un sottile parallelismo tra Marcello Candia e san Carlo Acutis: nati entrambi lontano da Milano, sono vissuti però molto tempo lì, maturando la coscienza di poter aiutare i più deboli e alimentando il rapporto con Dio attraverso strumenti alla portata di tutti.

Un altro conto è che entrambi fossero di famiglie ricche, ma questo, come più volte è stato rimarcato per entrambi, non vuol dire che siano stati i loro parenti a spingere perché si avviassero le relative cause e si riconoscessero le rispettive santità di vita (nel caso di Carlo, dallo scorso 7 settembre, l’esemplarità è sancita ufficialmente).

Spero proprio di non mancare, almeno al convegno del 23.

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