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lunedì 16 aprile 2012

Papa Benedetto XVI, testimone fra i testimoni


Chi è?

Joseph Aloysius Ratzinger è nato a Marktl am Inn, in Germania, il 16 aprile 1927. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1951, intraprese un intenso percorso di studi e insegnamento. Nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI, fu da lui creato Cardinale nel Concistoro del 27 giugno 1977. Il 19 aprile 2005 è stato eletto Papa e ha preso il nome di Benedetto XVI.


Cosa c’entra con me?

L’attuale successore di san Pietro è il secondo Pontefice sotto il quale vivo, dopo il Beato Giovanni Paolo II. La sua figura, col tempo, mi è diventata familiare al pari di quella del suo venerato predecessore.
Fra le numerosissime parole da lui pronunciate in questi sette anni di Pontificato, alcune mi hanno rammentato aspetti della fede che avevo trascurato, oppure mi hanno confermata nelle mie idee. Nel primo caso rientra il discorso alla spianata di Marienfeld, pronunciato il 20 agosto 2005, durante la GMG di Colonia. Io ero lì coi giovani del mio oratorio e posso affermare con sicurezza che, dopo averlo udito, come i Magi ho fatto ritorno al mio paese per un’altra strada, segnata dall’amicizia dei santi. Eccone un estratto:
[…] Quello che abbiamo appena detto sulla natura diversa di Dio, che deve orientare la nostra vita, suona bello, ma resta piuttosto sfumato e vago. Per questo Dio ci ha donato degli esempi. I Magi provenienti dall’Oriente sono soltanto i primi di una lunga processione di uomini e donne che nella loro vita hanno costantemente cercato con lo sguardo la stella di Dio, che hanno cercato quel Dio che a noi, esseri umani, è vicino e ci indica la strada. È la grande schiera dei santi - noti o sconosciuti - mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, Egli sta facendo tuttora. Nelle loro vite, come in un grande libro illustrato, si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che Egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora. Il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II, che è con noi in questo momento, ha beatificato e canonizzato una grande schiera di persone di epoche lontane e vicine. In queste figure ha voluto dimostrarci come si fa ad essere cristiani; come si fa a svolgere la propria vita in modo giusto - a vivere secondo il modo di Dio. I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare; essi l’hanno sempre nuovamente illuminata quanto era necessario per dare la possibilità di accettare - magari nel dolore - la parola pronunciata da Dio al termine dell’opera della creazione: “È cosa buona”. Basta pensare a figure come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Sant’Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo, ai fondatori degli Ordini religiosi dell’Ottocento che hanno animato e orientato il movimento sociale, o ai santi del nostro tempo - Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio. Contemplando queste figure impariamo che cosa significa “adorare”, e che cosa vuol dire vivere secondo la misura del bambino di Betlemme, secondo la misura di Gesù Cristo e di Dio stesso.
Lo scorso anno, quando mi stavo interrogando su che posto dare nella mia vita spirituale ai testimoni “senza l’aureola”, ho letto su Avvenire il testo dell’ultima Udienza Generale sul tema dei santi, risalente al 13 aprile. Verso il finale, ho trovato la risposta, proprio dall’esperienza diretta del Papa:
In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono “indicatori di strada”, ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità.
Nella comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.
Il suo Vangelo

Se però dovessi riassumere in una frase lo stile con cui il Santo Padre vive il Vangelo, credo che sceglierei quella che rivolse ai giovani in occasione dell’inizio del suo ministero petrino:
Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita.
Se non lo avvertisse nella propria esistenza, penso proprio che non lo annuncerebbe agli uomini e alle donne di ogni condizione. Prego che continui a farlo con forza, finché Dio non disporrà diversamente.
Ad multos annos!

EDIT 19/03/2014: il mio augurio ha avuto un ben diverso esito, come ormai è noto. Ho riveduto oggi questarticolo per sistemare lievemente limpostazione grafica e per aggiungere l'etichetta Papi”.

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