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mercoledì 9 ottobre 2013

Elena Adorni, o del fare corone pregando

Chi è?

Ventisette anni, studentessa di Medicina, artigiana per passione, Elena Adorni è stata ospite del programma Nel cuore dei giorni – Arancio su TV 2000 il 7 ottobre 2013. Ecco il suo racconto.


Cosa c’entra con me?

Proprio l’altro ieri stavo guardando, come faccio abitualmente, la parte mattutina del programma Nel cuore dei giorni, su TV2000. Nella mia vecchia casa non prendevo quel canale, per cui lo seguivo solo in vacanza, ma da quando mi sono trasferita lo seguo più spesso. In particolare, prediligo i momenti in cui posso ascoltare qualche testimonianza interessante da riproporre eventualmente su queste pagine.
Insomma, mentre iniziavo ad organizzare la mia giornata, il conduttore ha presentato una giovane, seduta a un tavolo nello studio, intenta a sferruzzare. La giovane, che ho scoperto chiamarsi Elena Adorni, era stata invitata per parlare, in occasione della memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, di un’attività che per lei è più di un hobby: la realizzazione di corde di preghiera e corone devozionali completamente a mano e di lana intrecciata. Subito mi è sorta l’idea di scrivere ai responsabili della redazione web del programma per riferire loro che anch’io faccio qualcosa di simile, dal 2007 per la precisione.
Quell’anno avevo saputo da una mia cugina di Portici che Valentino, un seminarista suo comparrocchiano che lei mi aveva presentato nel 2005, era da poco diventato diacono. Volevo quindi fargli un regalo in vista dell’ordinazione sacerdotale, ma lei mi ha fermata, affermando che in quella che potrebbe definirsi “lista sacerdozio” (come la lista nozze, ma comprendente casule, stole e arredi vari) non c’era nulla di abbordabile per le mie magre finanze di studentessa in Lettere. Tuttavia, il desiderio di far avere al futuro prete un segno della mia vicinanza, almeno spirituale, non mi lasciava.
Qualche tempo prima, cedendo alla mia irrefrenabile curiosità, avevo bussato alla porta delle Suore Marcelline in via Quadronno a Milano, dato che avevo letto sul portale diocesano che la beatificazione del loro Fondatore, monsignor Luigi Biraghi, era imminente. Rimando il racconto dettagliato del legame che da allora ho stabilito con lui e con le sue figlie spirituali: per ora, mi limito a scrivere che, nel corso della mia seconda visita, una giovane religiosa mi aveva regalato una corona del Rosario completamente fatta di nodi, proveniente dalle loro missioni in Messico. Il risultato fu che, usandola per pregare, non mi concentravo granché sui misteri da meditare, ma mi domandavo come si facesse qualcosa di simile.
Dopo quella corona, ne ho comprata una analoga presso il Tempio della Bianca Regina dei Gigli, a San Giorgio a Cremano. Stavolta i grani, o meglio, i nodi, erano collegati a una medaglia centrale con tre buchi e a un crocifisso di metallo. Anche in quel caso, cercavo di meditare, ma il più delle volte analizzavo lo strumento che avevo in mano, cercando di capire come fosse stato confezionato.
Insomma, pochi giorni dopo aver avuto la bella notizia da mia cugina, stavo usando proprio uno di quei due rosari, quando mi venne – o meglio, Qualcuno deve avermi ispirata – l’idea di regalare al seminarista proprio un oggetto del genere, ma fatto da me. Ora, la manualità non è mai stata il mio forte, benché la creatività non mi mancasse: a scuola, i miei lavoretti con la creta non erano eccelsi, ma in educazione artistica avevo ugualmente buoni risultati. A ciò va ad aggiungersi il fatto che, nonostante mia madre abbia lavorato per anni come sarta, io sappia sì e no cucirmi un bottone o rammendarmi le calze. Ciò nonostante, pensavo che qualcosa di fatto a mano facesse più piacere al festeggiato di un articolo comprato in una libreria cattolica e uguale a chissà quanti altri.
Un giorno, mentre stavo navigando in Internet dalle postazioni apposite in università, ho pensato bene di cercare le istruzioni: sono andata su Google, ho digitato le parole “rosari di corda” tra virgolette e cliccato su “Cerca”. I risultati, purtroppo, non erano granché incoraggianti: le pagine comparse riguardavano prevalentemente siti di e-commerce religioso. Stavo per lasciar perdere, quando ho sentito dentro di me che, forse, avrei potuto cercare mettendo le stesse parole, ma in inglese. Il tempo di scrivere “cord rosaries” e mi si è letteralmente aperto un mondo: non solo erano comparse pagine dove acquistarli, ma soprattutto le tanto agognate istruzioni, che ho prontamente salvato su chiavetta.
L’ordinazione sacerdotale di don Valentino si stava avvicinando, quindi mi sono messa all’opera. I primi risultati avevano del disastroso: seguivo passo passo le indicazioni, ma non venivano fuori nodi, bensì sgorbi senza forma. Ho chiesto aiuto a mia madre mostrandole le fotografie a corredo delle istruzioni, ma nemmeno lei sapeva aiutarmi. D’un tratto, ho compreso dove sbagliavo: avevo tradotto male una frase!
Imparata la tecnica (in fin dei conti, si tratta del classico “nodo cappuccino”, quello dei cordoni dei frati) avevo bisogno di capire dove comprare le parti in metallo. Se un crocifisso si trova pressoché dovunque, dove rintracciare la medaglia centrale? Mi venne in aiuto una delle suore di Maria Bambina, la quale me ne regalò un paio e mi segnalò l’indirizzo di un negozio milanese specializzato in quel genere di prodotti. Quello che la buona religiosa non mi riferì era che quel posto vendeva all’ingrosso, non al dettaglio! Tuttavia, la proprietaria, impietosita dal mio sguardo, mi consentì di acquistare una decina di quelle che ho appreso chiamarsi “crocere” o "crociere" (in inglese, “centerpieces”).
Una volta fatto recapitare il regalo, avrei potuto fermarmi, ma ho pensato bene di continuare, tanto più che, nelle mie vacanze a Napoli, mi procuro sempre una bella scorta di crocere e crocifissi nei negozi di via San Biagio dei Librai. Da quei primi timidi tentativi sono passata a lanciarmi in progetti ancora più complicati, di cui ora presento un piccolo assaggio. Abitualmente ne porto sempre una con me, per regalarla a qualcuno, oppure la confeziono per regalarla in qualche occasione speciale: matrimoni, ordinazioni sacerdotali, professioni religiose, compleanni, o semplicemente per invitare a pregare per me (ed eventualmente, casomai rivedessi la persona in questione, presentarmi come “quella che nella tale occasione ti ha regalato un Rosario”).

Questo è il progetto principale, il più semplice perché non necessita parti in metallo.
Questo si differenzia dal precedente per la presenza di crocera e crocifisso. Tra parentesi, la corona che vedete in foto è una delle mie preferite.
Lievemente più complicato: le decine sono di colore diverso.
Una variante di quello prima, secondo i colori del cosiddetto “Rosario missionario” (lo trovo adattissimo per i banchi vendita pro missioni).
Sempre più difficile: qui i grani grossi sono di colore diverso, fatti con dei nodi detti “a farfalla”.
Un Rosario insolito, con i grani di colori alternati l’uno con l’altro. Il sistema è detto “a scala”.
Ho imparato anche a confezionare corone più classiche, con le perline. Dato che si somigliano un po’ tutte, ne presento una sola.
Il suo Vangelo

Nel presentare i miei prodotti, mi sono lasciata un po’ troppo prendere la mano, quindi ritorno a quello che, a mio parere, l’esperienza di Elena e di tanti costruttori di corone può insegnare.
Anzitutto, può aiutare a vivere il tempo libero come servizio nei confronti di chi riceverà quegli articoli, sia che li si realizzi su commissione, sia per regalarli a scopo di apostolato. In seconda battuta, lo stesso atto della confezione può diventare una forma di preghiera: io, ad esempio, più di una volta ho provato a dire il Rosario annodando cordini, anche se finisco col restare indietro di un paio di Ave.
In ultima analisi, come il magistero dei Papi insegna, il Rosario non è affatto una preghiera “da nonne” e non passa mai di moda. A renderlo attuale possono servire anche tecniche curiose, ma tutte con il medesimo scopo che indusse, tanti secoli fa, un anonimo fedele a contare le sue orazioni usando una corda intrecciata o un filo di perline.


Un’aggiunta finale: se i miei Rosari vi piacciono, contattatemi pure all’indirizzo mail che trovate nella colonna a destra, precisando il modello e i colori. Sarà mio compito rispondervi appena possibile, oppure darvi qualche dritta se intendete farli da voi (non li ho inventati io e non pretendo mica di avere l’esclusiva!).

Su Internet

Il blog di Elena e la sua fanpage su Facebook 
Una pagina utilissima con istruzioni in formato PDF disponibili in inglese, spagnolo e perfino in olandese.

2 commenti:

  1. Uhm... questi rosari mi ricordano qualcosa :D.
    Cara Emilia, sarai contenta di sapere che quello che mi hai regalato è il Rosario che utilizzo... quando mi capita di dire il Rosario!

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    1. Ehe :-) Mi spiace non averla fotografata, sennò la pubblicavo.
      Elena ha ricambiato qui (http://lacordadapreghiera.blogspot.it/2013/10/testimoni-ando.html) e mandandomi una produzione delle sue. Io devo ancora rifinire la mia, poi gliela manderò.

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