Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

giovedì 31 maggio 2018

Squarci di testimonianze #23: il Corpus Domini a Gratosoglio


L'immagine scelta per il manifesto della processione (credo sia di una degli anni scorsi) (fonte)
Dopo mesi e mesi di attesa, la processione del Corpus Domini per la città e la diocesi di Milano quest’anno tocca alle parrocchie del quartiere dove abito. Per questa ragione, oltre che per alleggerire gli impegni del mio parroco, avevo preparato un articoletto che potesse servire ai redattori di Milano Sette, l’inserto domenicale diocesano di Avvenire. Già un’altra volta era capitato che un mio pezzo fosse stato pubblicato lì, ma stavolta ho preferito attendere che mi venisse chiesto. Alla fine, infatti, è stato intervistato direttamente il parroco.
Così, per non sprecare il lavoro, ho pensato di condividere qui il mio scritto. L’ho preso come un esercizio di stile (i virgolettati del parroco sono tratti da un articolo uscito sull’informatore parrocchiale), ma non solo: scrivendo, ho cercato di mettere in evidenza quanto di buono c’è dalle mie parti, specie quando ci si prepara a celebrare una solennità così importante.
Forse non verrà benissimo, ma io sono determinata più che mai a fare la mia parte. In fondo, come mi hanno consigliato molte persone in questi giorni, non è questione di far bella figura: piuttosto, di ringraziare il Signore per la Sua Presenza tra noi. Dopotutto, Eucaristia vuol proprio dire “rendimento di grazie”.
Dimenticavo: da quando ho memoria, la processione diocesana del Corpus Domini si è sempre tenuta nel giovedì dopo la domenica della Santissima Trinità, ma la solennità era celebrata la domenica seguente (come nel Rito Romano). Dal 2008, anno della risistemazione del calendario liturgico ambrosiano, la solennità è stata definitivamente collocata al giovedì, con la possibilità, per motivi di opportunità pastorale, di replicarla alla domenica.

domenica 27 maggio 2018

Tre domande a... Lodovica Maria Zanet: come scoprire e dimostrare la santità


La copertina de La santità dimostrabile
Chi è?

Lodovica Maria Zanet, milanese di nascita, ha alle spalle una laurea in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, completata da un dottorato presso la Scuola Superiore di Alti Studi del San Carlo di Modena. Già Borsista del Centro Universitario Cattolico della CEI, oggi collabora con l’Università Cattolica ed è docente alla sezione torinese della Pontificia Università Salesiana. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, in ambito filosofico e di spiritualità. 
Collabora anche con la Postulazione Generale dei Salesiani per la quale, in particolare, è incaricata di redigere le “Positiones” (plurale di “Positio”, la presentazione argomentata delle prove) sulle virtù eroiche o il martirio dei candidati agli onori degli altari. Nel 2014 ha conseguito il Diploma di Postulatore rilasciato dalla Congregazione delle Cause dei Santi.

Cosa c’entra con me?

martedì 22 maggio 2018

Santi da giovani #3: santa Rita da Cascia

Prosegue la mia indagine, tra storia e fantasia, su come dovevano essere da giovani i Santi più famosi, specie quelli che sono morti in età avanzata. Oggi è il turno di santa Rita da Cascia, nel giorno della sua memoria liturgica.
Nel corso della sua esistenza, durata una settantina d’anni, fu, per circa diciotto, sposa di Paolo Mancini di Ferdinando. Proprio questa parte della sua vicenda voglio raccontare, immaginando, come già per san Giovanni Bosco (prima e seconda parte), che sia lei stessa a farlo.

* * *

Se qualcuno mi domandasse come fu la mia giovinezza, risponderei che è stata una tappa necessaria per il mio percorso. Avevo sogni e aspirazioni, che ho accettato di sacrificare perché sentivo che Dio voleva così. Il mio sogno più grande, però, era quello di consacrarmi a Lui, magari come le monache agostiniane che abitavano il monastero di Santa Maria Maddalena, nella mia città di Cascia.
 

sabato 19 maggio 2018

Squarci di testimonianze #22: i nuovi Santi e l’“effetto Bakhita”


Piazza San Pietro il 17 maggio 1992, giorno della beatificazione di Josemaría Escrivá de Balaguer e Giuseppina Bakhita
Fonte: Vita Più Speciale, n. 5, luglio-settembre 1992, p. 7
C’è una data per le prossime canonizzazioni: il 14 ottobre 2018, durante il Sinodo dei Vescovi sui giovani. Così ha decretato papa Francesco, nel Concistoro Ordinario Pubblico di oggi. Le supposizioni degli ultimi giorni sono quindi state cancellate da una notizia che, a ben vedere, ha del sorprendente: non solo i Beati Paolo VI e Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, ma anche i Beati Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper e Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù verranno iscritti nell’albo dei Santi lo stesso giorno.La facciata di San Pietro ha posto per gli arazzi di tutti, ma non tutti sono allo stesso modo conosciuti. In effetti, sui mezzi di comunicazione anche cattolici, quando c’è una cerimonia di canonizzazione per più personaggi ha maggiore risalto il nome di quello che ha fama – non nel senso tecnico di “fama di santità” – maggiore.
Personalmente, spero che per gli altri si realizzi quello che mi è venuto da chiamare “effetto Bakhita”. Leggendo la biografia di santa Giuseppina Bakhita, religiosa delle Figlie della Carità Canossiane, in vista del post che volevo dedicarle, mi è risultato evidente un fatto che conoscevo, ma su cui non avevo riflettuto attentamente: il 17 maggio 1992 fu beatificata con Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei.

sabato 12 maggio 2018

Suor Santina di Gesù, sorella e madre per i malati e per i sacerdoti


Chi è?

Emanuela Giovanna Scribano nacque a Ragusa il 4 dicembre 1917, figlia di Giovanni Scribano e Giovanna Spatuzza. Rimase orfana di madre quand’era molto piccola: fu quindi affidata alla nonna paterna finché suo padre non si risposò con Giovanna Moltisanti. La donna, però, maltrattava Emanuela, la quale trovava conforto nella Comunione quotidiana.
La ragazza sentì di essere chiamata alla vita religiosa e scelse l’Istituto delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa, fondate nel 1889 da madre Maria del Sacro Cuore di Gesù, al secolo Maria Schininà (beatificata nel 1990). Iniziò il suo periodo di prova il 16 ottobre 1935, ma nella primavera successiva fu rimandata a casa.
Tre anni dopo fu riammessa: il 27 maggio 1941, con i voti temporanei, cambiò nome e divenne suor Santina di Gesù. Dato che durante il noviziato aveva ottenuto il diploma da infermiera, fu in servizio negli ospedali di Ragusa, Messina e Siracusa, durante la seconda guerra mondiale. Interruppe la sua missione solo dopo che un ascesso perianale, degenerato a causa di cure sbagliate, iniziò a paralizzarla gradualmente. Professò quindi i voti perpetui il 26 agosto 1947.
Uscì dall’aridità interiore in cui la malattia l’aveva gettata grazie all’aiuto di don Giovanni Raciti, venuto nella Casa madre delle Suore del Sacro Cuore per predicare gli Esercizi spirituali. Suor Santina gli comunicò le intuizioni che diceva di aver ricevuto dal Signore: su tutte, l’idea di un’Opera per la cura e il sostegno dei sacerdoti.
Passata sotto la direzione spirituale di don Francesco Sortino, ricevette da lui l’ordine di scrivere la propria autobiografia. Intanto la paralisi la obbligò a usare una sedia a rotelle, sulla quale accoglieva chiunque avesse bisogno di conforto. Morì il 12 maggio 1968, a 51 anni.
L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione si è svolta a Ragusa dal 7 ottobre 1985 al 23 novembre 1989. È stata dichiarata Venerabile col decreto promulgato il 6 luglio 2007 da papa Benedetto XVI. I suoi resti mortali riposano dal 12 maggio 2007 in una delle cappelle della casa di riposo «Maria Schininà» di Ragusa.

Cosa c’entra con me?

mercoledì 9 maggio 2018

Sposa di Cristo, figlia del popolo ebreo – Edith Stein, santa Teresa Benedetta della Croce (Cammini di santità #14)


Non mi sentivo all’altezza di parlare di santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, quando il direttore di Sacro Cuore VIVERE mi ha chiesto di dedicarle la puntata di maggio della mia rubrica.
In primo luogo, perché a scuola Filosofia era l’unica materia che avessi insufficiente (la mia professoressa di Matematica era molto di manica larga): mi risultava difficile capire anche gli insegnamenti dei filosofi che poi sono stati venerati come Santi o Beati. In secondo luogo, perché sentivo che il pensiero di questa Santa nello specifico fosse troppo vasto e non sarei mai riuscita a farlo rientrare in seimila caratteri o poco più.
Non che mi fosse sconosciuta: avevo letto un piccolo libro su di lei e visto il film La settima stanza. Ho comprato un’altra biografia più ampia, ma continuavo ad avere difficoltà a capire il suo percorso di fede, culminato col martirio. L’ho invocata interiormente, chiedendole di aiutarmi a poter scrivere bene di lei e di avere qualche luce che mi suggerisse come operare.
Una è stata una trasmissione radiofonica, passando di canale in canale, in cui il conduttore raccontava come siano stati gli incontri che Edith fece a portarla a Dio. Un’altra, il conforto ricevuto da un padre dei Servi di Maria, da cui mi ero confessata: mi aiutò a capire che tra me e lei c’erano molti più elementi in comune di quel che pensassi.
Alla fine, questo è il risultato, che mi ha lasciata tutto sommato soddisfatta. Appena troverò una chiesa dove c’è un’immagine di santa Teresa Benedetta (una la conosco, ma è un po’ lontana da casa), andrò ad accendere una candela per grazia ricevuta.

* * *

In una città del sudest della Germania, Bad Bergzabern, giugno 1921. Una giovane donna entra nella biblioteca della tenuta di Theodor ed Hedwig Conrad-Martius, suoi amici. Per ingannare il tempo in attesa del ritorno dei padroni di casa, decide di passare il tempo leggendo. Il primo libro che le capita sottomano è la «Vita» di santa Teresa d’Avila scritta da lei medesima. Passa tutta la notte nella lettura: sente che quelle pagine stanno parlando proprio al suo cuore. Quando è ormai mattina, la donna chiude il libro: «Questa è la verità!», esclama. Questa donna si chiama Edith Stein e, da quel momento in poi, non è più la stessa.