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domenica 17 giugno 2012

Chiara Corbella Petrillo: una lampada accesa per lo Sposo


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Chi è?
Chiara Corbella, di Roma, nasce nel 1984, figlia di Roberto, imprenditore del turismo. Durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico Petrillo, che sposa nel 2008. Entrambi sono membri di Comunità Maria, inserita nel Rinnovamento Carismatico Cattolico.
Insieme hanno avuto tre figli: Maria Grazia Letizia, morta per un’anencefalia congenita a circa trenta minuti dalla nascita; Davide, venuto alla luce senza gambe e con gli organi interni compromessi; Francesco, che a breve compirà un anno. Durante quest’ultima gravidanza, le viene diagnosticato un tumore alla lingua, che affronta con il sostegno di Enrico, mentre gli amici pregano per lei e ne diffondono sul web la storia.
Ha lasciato questo mondo pochi giorni fa, il 13 giugno 2012. Ieri, nella memoria del Cuore Immacolato di Maria, ha ospitato le sue esequie la parrocchia di Santa Francesca Romana all’Aventino in Roma, stracolma di persone e di piantine che, in base alle sue ultime volontà, sono state donate ai presenti.

Cosa c’entra con me?

Data l’eco sempre più vasta che questa vicenda sta avendo in Rete, forse ne avrei sentito parlare altrove. La prima a farmene partecipe, tuttavia, è stata Gabriella Conti, presidente dell’Associazione Amici di Cristina. In un messaggio di posta elettronica nel quale raccontava l’andamento dello stand ad essa dedicato presso la Fiera della Famiglia a Family 2012, riportava un articolo tratto dall’Osservatore Romano del 3 maggio scorso (ripreso qui) su Chiara ed Enrico ed invitava ad unirsi a loro in una novena per chiedere grazie alla Serva di Dio Maria Cristina Cella Mocellin, a cui l’Associazione è dedicata. Il signor Carlo Mocellin, marito di questa candidata agli altari, ha personalmente visitato la giovane coppia e, in un’Eucaristia celebrata nella loro casa, ha tenuto una breve testimonianza in luogo dell’omelia. Ammetto di non aver eseguito con costanza quella pia pratica, presa com’ero dall’emozione seguita alle ordinazioni sacerdotali, e ora me ne rincresce molto.
L’altro ieri stavo leggendo alcuni argomenti di discussione sul forum Cattolici Romani, quando mi è balzata agli occhi la scritta: “Chiara Corbella”. Appena ho ricollegato l’articolo comparso dopo aver cliccato su quel nome con la mail di Gabriella, mi sono rattristata, ma ho provato a superare quel sentimento pregando che Dio aprisse presto le porte del Suo Regno a questa giovane mia coetanea, ma già pronta a scelte radicali, prima fra tutte quella del matrimonio cristianamente inteso.
La Presidente degli Amici di Cristina mi aveva inoltrato, insieme al pezzo del quotidiano vaticano, il collegamento ad un filmato che vi ripropongo qui sotto. Mentre mi documentavo per questo post, ho appreso che in un sol giorno ha totalizzato cinquecento visualizzazioni: spero di farle aumentare.

A contribuire in maniera massiccia a riferire questa storia è stato Gianluigi De Palo, Assessore alla Famiglia e alle Politiche Giovanili di Roma Capitale, molto amico di Chiara. In un suo scritto, ripreso da Roma Sette, l’ha ricordata così:
Ho parlato più e più volte con Chiara ed Enrico di come in tutte queste prove mai si son lasciati sconvolgere, ma solo hanno accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso. E di come, sempre, hanno ripetuto la loro preghiera quotidiana di consacrazione a Maria terminante con “Totus tuus...”
Giustamente, anche Avvenire, sempre attento a riferire vicende riguardanti la difesa della vita, non ha taciuto. In un pezzo del giornalista Giovanni Ruggiero, pubblicato a pagina 15 dell’edizione di sabato del quotidiano dei cattolici, a parlare è un altro amico, Massimiliano Modesti, riferendosi al viaggio a Medjugorje che la giovane aveva organizzato per parenti e amici:
Fino all’ultimo ha avuto un pensiero per gli altri. È come se avesse voluto prepararci alla sua fine. Ma con questo addio volle dirci che non lasciava una sofferenza, ma un messaggio di vita a chi sarebbe rimasto.
Proseguendo con la mia ricerca di dettagli maggiori, sono rimasta stupefatta da come gran parte degli articoli attribuisse alla moglie di Enrico la qualifica di santa, senza virgolette o attenuazioni verbali. Giuseppe Cutrona, collaboratore del sito d’informazione Da Porta Sant’Anna, l’ha inserita nel titolo di un suo contributo sul tema. Don Fabio Bartoli, che l’ha conosciuta di persona, ha usato lo stesso termine in un breve articolo dettato dalla commozione e, in un secondo momento, ha colto l’occasione per interrogare se stesso e i lettori del suo blog sul senso profondo della vita e della morte.
Nella nota trasmissione religiosa di Raiuno, A Sua immagine, Antonio Preziosi,direttore di Radio Uno e del Giornale Radio Rai, in studio per commentare l’Angelus, ha definito Chiara esempio del seme che gettato in terra da molto frutto, di cui il Vangelo di oggi per il Rito Romano faceva menzione.
Altri scrittori telematici, come Aldo Li Volsi, hanno affermato di essere tornati dal funerale con un “seme di gioia” nel cuore, oppure, come Costanza Miriano, con la certezza di avere “un’alleata in più, nella comunione dei santi”. Dal canto suo, il Cardinale Vicario per la Città di Roma, Agostino Vallini, che ha assistito ai funerali, l’ha definita, stando all’Agenzia Zenit, “una seconda Gianna Beretta Molla”. Ci sono perfino esponenti del Comune pronti a muoversi per farle dedicare una scuola o un giardino pubblico.
Per quanto mi riguarda, non sono rimasta indifferente a quanto ho letto. Mi sorge però spontaneo un interrogativo, che già altre volte mi si è affacciato alla mente: perché solo alcune storie di alcuni cristiani vengono riferite, rimbalzano su Internet, vengono citate in discorsi ed omelie, mentre altre passano sotto silenzio oppure, dopo un entusiasmo iniziale, piombano nell’oblio e sono ricordate solo da anziane suore o venerandi sacerdoti, a parte qualche fissato come me?
In ogni caso, penso che faccia bene sapere che il noto giornalista Luigi Accattoli, fra i “fatti di Vangelo” di cui va in cerca, dedica notevole spazio a quelle che denomina “Madri che danno la vita”. Chissà se non si occuperà anche di questa vicenda…
Di seguito, un'esecuzione dal vivo di “Ho bisogno di te”, canzone con la quale Enrico, Chiara (suona il violino) e alcuni loro amici hanno partecipato a Good News Festival, organizzato dalla Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma.


Il suo Vangelo
Suppongo che la Parola che Chiara ha incarnato nella sua vita sia, come efficacemente scritto da Elisabetta Ambrosi, che il male può essere vissuto in maniera diversa da quanto viene comunemente inteso. Non si può, tuttavia, prescindere dal fatto che è stata la fede ad aiutare lei ed Enrico a vivere così: «Mamma, Lui non mi ha mai abbandonato», non si stancava di ripetere.
Con questo spirito ha atteso l’inizio della vita senza fine, altrimenti non avrebbe mai mandato al suo parroco un SMS dallo squisito sapore evangelico: “Siamo con le lanterne accese ad aspettare lo Sposo” (così lo cita Cutrona: altrove l’ho trovato formulato come “Siamo con le lanterne accese attendiamo lo Sposo”). Non a caso, nella bara è stata vestita con l’abito nuziale e, durante le esequie, sono stati cantati i brani che hanno accompagnato il suo “sì” ad Enrico, come “Perfetta Letizia”.
Mi auguro che Chiara, con il sorriso che emerge dalle foto che ho trovato, sia quando è da sola sia col marito, non venga dimenticata, quand’anche non partisse nessun processo canonico a suo riguardo. M’impegno sin d’ora a pubblicare, se ci saranno, eventuali aggiornamenti: dopotutto, non ho forse scritto che “Testimoniando”esiste fra l’altro “Perché la memoria di uomini e donne, del passato e del presente, che hanno provato e provano a vivere il Vangelo non vada perduta”?

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