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venerdì 8 giugno 2012

Preti 2012, luce per la Chiesa di Milano (e non solo)

Il poster, tradizionalmente chiamato tableau, con cui i Preti 2012 si sono presentati alle parrocchie e alle comunità religiose ambrosiane.

Chi sono?

I ventuno diaconi che verranno ordinati sacerdoti domani, alle 9:00, nel Duomo di Milano, per l’imposizione delle mani del cardinal Angelo Scola, hanno fra i venticinque e i quarant’anni. Vengono da esperienze e storie differenti gli uni dagli altri, ma hanno certamente un elemento comune: il desiderio di aiutare a far risplendere nel mondo la luce che viene dalla fede in Gesù.

Cosa c’entrano con me?

Ovviamente, non li conosco tutti personalmente. La mia vita si è, tuttavia, intrecciata a quelle di alcuni di loro, in modi che neanch’io avrei mai immaginato. Li elenco brevemente, in base all’ordine in cui li ho incontrati.

Don Emiliano Redaelli, di Treviglio (BG, ma in Diocesi di Milano), è un mio vecchio compagno di studi. Ad essere sincera, ci siamo visti solo una volta, mentre frequentavamo l’Università Statale a Milano, ma ci siamo ritrovati alcuni mesi più tardi, alla prima del musical “Troppo mi piace” (ne ho fatto cenno qui), quando ho scoperto del suo ingresso in Seminario. Negli anni successivi ho continuato a seguirlo a distanza, grazie alle sue collaborazioni con le riviste La Fiaccola e Fiaccolina, e, solo dallo scorso anno, mediante la posta elettronica; inoltre, ci siamo rivisti in occasione di molte celebrazioni in Duomo. Spesso sono stata invadente, ma lui si è sempre dimostrato gentile e mi ha sollecitata a pregare tanto per tutti i suoi compagni.
Ho da poco scoperto che la sua parrocchia di destinazione gli ha posto un'intervista, che vi propongo sotto.


Don Riccardo Miolo, di Gallarate (VA), era venuto, insieme ad un altro suo compagno, di nome Andrea (non ricordo quale dei tre con questo nome fosse), ad un concerto del Gruppo Shekinah, di cui faccio parte. Gli ho chiesto di portare i miei saluti ad Emiliano, poi l’ho lasciato andare. Recentemente l’ho rivisto e, rammentandogli del nostro primo incontro due anni addietro, mi è parso che si ricordasse di me.

Don Giovanni Dedè, di Milano, è amico di una ragazza che ho conosciuto grazie ad altre mie amiche, la quale, il 7 novembre dello scorso anno, ha iniziato il Postulandato presso le suore Figlie dell’Oratorio. Tempo dopo, ho scoperto che è il fratello maggiore di un mio compagno di corsi universitari. In occasione della sua Ordinazione Diaconale, io e un’altra comune amica ci siamo accordate per fargli un regalo singolare: un grembiule da cucina, con ricamata la scritta “Don Giovanni, servo del Signore” (semmai passasse di qui qualcuno che cercasse qualche idea regalo per un sacerdote più o meno novello, lo raccomando). Spero che non dimentichi mai il messaggio che abbiamo voluto dargli.

Don Massimo Brescancin, di Castronno (VA), ha avuto la sventura (per lui, s’intende) di capitarmi a tiro durante il buffet organizzato per i giovani partecipanti alla Serata Vocazionale del 2 maggio 2011, presso il Seminario di Venegono Inferiore. Dopo essermi inserita nella conversazione che stava tenendo con alcuni sacerdoti, mi sono presentata e abbiamo parlato un po’, scoprendo di avere alcune conoscenze comuni. Dato che abbiamo familiarizzato solo un anno fa, abbiamo avuto pochissime occasioni per rinsaldare l’amicizia, però è stato sempre cortese verso di me.

Don Giovanni Sala, di Biassono (MB), è compaesano di alcuni miei amici del Gruppo Shekinah. Mi sono presentata a lui al termine della Veglia Missionaria 2011 e l’ho rivisto in occasione di uno degli appuntamenti di preghiera e convivialità che i futuri sacerdoti organizzano per alcune tipologie di fedeli, denominati “Mensilario”, precisamente quello per i giovani. Contrariamente a quanto immaginavo, si è ricordato di me. Mi auguro che i nostri comuni amici si rammentino di procurarmi la sua immagine-ricordo di Prima Messa.

Don Andrea Gariboldi, di Cusano Milanino (MI), l’ho invece conosciuto ad un concerto del Gruppo Shekinah a Gavirate, dov’è stato destinato, lo scorso febbraio. Con la mia consueta faccia tosta, mi sono accostata a lui e gli ho fatto presente che conoscevo alcuni suoi compagni. Ci siamo poi incrociati al Mensilario, dove mi ha simpaticamente definita “collezionista di preti”. A scorrere questa lista, si può dire che ci abbia preso!

Don Graziano Mastroleo, nativo di Molfetta e trasferito a Milano, al suddetto Mensilario Giovani ha spiegato, a me e ad altri partecipanti, il motto sul quale lui e compagni hanno lungamente dibattuto, prima di arrivare a quello che descriverò più avanti. Non ho parlato con lui, ma il tono con cui si è affidato alle nostre preghiere mi ha decisamente commossa.

Don Fabrizio Vismara, di Arluno (MI), è il diacono che si è prestato a condividere la sua esperienza con un piccolo gruppo di partecipanti al Mensilario, me inclusa. Temo di averlo messo in crisi quando, dopo aver riconosciuto nei volti presenti sui vecchi poster dei Candidati appesi alle pareti quello di un sacerdote che conoscevo e che ha abbandonato il ministero, gli ho domandato se ha mai pensato a come comportarsi nel caso volesse lasciar perdere. La serenità con cui mi ha risposto che chiederà sicuramente aiuto a qualche confratello dotato di maggiore esperienza mi ha lasciata senza parole.

Don Andrea Ceriani, di Lainate, è colui per il quale il Gruppo Shekinah ha tenuto un concerto-meditazione nella sua parrocchia d’origine lo scorso aprile. Purtroppo era assente, però mi auguro che l’entusiasmo del nostro coro l’abbia raggiunto lo stesso.

Don Luca Damiani, di Milano, non lo conosco ancora, ma spero di riuscirci presto. Ne parlo perché alcune suore che conosco hanno l’iniziativa di far estrarre a chi passa nel loro negozio di paramenti e articoli per la Messa le piccole foto dei Candidati, ritagliate dal tableau. Sono sei anni che porto avanti questa consuetudine e volevo farlo anche stavolta, benché le facce a me note fossero molto più numerose che negli anni passati. Insomma, mi è capitato lui, il più anziano della classe. Un articolo pubblicato su La Fiaccola e sul settimanale web Incroci News mi ha aiutata a percepire la gioia che attraversa i cuori dei suoi genitori, gioia che, a Dio piacendo, si rinnoverà fra tre anni, quando suo fratello Andrea (che ho incontrato alla GMG di Madrid), seminarista di III Teologia, diverrà anche suo con-fratello.

Il loro Vangelo

Prima di spiegarlo, ecco il filmato con cui i membri della Classe 2012 invitavano alla loro Ordinazione Diaconale, avvenuta lo scorso 1 ottobre. In sottofondo, un estratto dell'Inno composto per loro da don Claudio Burgio: a Milano ogni classe di ordinazione, infatti, ha anche un proprio canto, che risuonerà nelle parrocchie di origine e di destinazione durante le Prime Messe.


In una mail a don Emiliano, lo scorso agosto, mi ero permessa di suggerire a lui e compagni una frase evangelica da assumere per identificare la loro classe, com’è d’uso per i sacerdoti ambrosiani. Con un pizzico d’ironia e per scacciare le dicerie nefaste sul 2012, avevo pensato a “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, o anche solo “Fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Il versetto scelto, che lui mi ha anticipato nella sua risposta, è ugualmente rappresentativo: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Mt 5, 16).

Non meno dibattuta è stata la scelta dell’immagine a cui abbinare il motto. Invece che con i colori di una vetrata – tutto sommato, sarebbe stata una scelta ovvia – i seminaristi hanno scelto di identificarsi con le stelle che rischiarano il vorticoso cielo dipinto da Vincent Van Gogh nella sua “Notte stellata”. In un articolo de La Fiaccola di maggio, riportato in alcuni estratti qui, don Fabrizio l’ha spiegato, tra l’altro, con queste parole:

«La chiamata posta nella nostra vita, consolidata e purificata in questi anni di Seminario, si apre ora a una missione, quella di testimoniare il Vangelo. […] La parola di Gesù disegna la verità a cui egli ci chiama, far brillare nella Chiesa e per gli uomini la sua luce, che diventa nostra. Infatti, con tutta la nostra umanità, vorremmo manifestare la bellezza del Vangelo che fa dono di sé e si rende disponibile alla comunione e alla condivisione. […]  Anche noi abbiamo vissuto nella paura dell’oscurità e nell’incertezza della notte, ma abbiamo conosciuto la luce capace di rendere autentico il nostro cammino e per questo desideriamo che tutti gli uomini siano illuminati dallo stesso sole, che altro non è se non il Signore Gesù».

La mia preghiera, che si è fatta più intensa in questi giorni, vissuti dai diaconi nel silenzio e nella meditazione, e che spero sia condivisa da tutti coloro che Dio ha messo sulla loro strada, è che la loro luce non si offuschi a causa delle inevitabili preoccupazioni causate dal ministero.

Sono certa che non mancheranno mai persone che rammenteranno loro la missione fondamentale a cui sono chiamati. Per quanto sta in me, pur con i necessari aggiustamenti di tiro, non li abbandonerò, benché molti continuino a chiedermi cosa io c’entri con loro e con i sacerdoti in genere.

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