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martedì 25 marzo 2014

Quando il talento chiama...



Ammetto di non essere rimasta indifferente al polverone mediatico sollevato attorno alla partecipazione al talent show The Voice of Italy di suor Cristina Scuccia. L’avevo già sentita in una trasmissione di TV 2000 sul Good News Festival, a cui si riferisce il filmato sopra, e in un'altra, sulla medesima emittente, dove raccontava la sua storia di vocazione. 
Dopo aver letto un articolo su Credere, mi era venuta voglia di andare nella parrocchia milanese dove risiede per rivolgerle le mie canoniche Tre domande a... Alla fine ho desistito, per non distrarla dalla sua missione di religiosa. Adesso che è diventata nota al grande pubblico, però, mi è venuto un gran nervoso al pensiero che, se avessi scritto di lei, avrei potuto vantarmi di averla incontrata prima.
Tra l’altro, le circostanze della sua chiamata sembrano ricalcare pari pari la trama del musical Troppo mi piace, su santa Bartolomea Capitanio: una ragazza che vuole diventare attrice viene scelta, dopo un provino, per interpretare la fondatrice delle Suore di Maria Bambina e si appassiona a tal punto alla sua vita che decide di entrare tra le sue figlie spirituali (scusate se vi ho rovinato il finale!). Ecco, semmai mi riuscisse d’incontrarla, mi piacerebbe presentarle questo raffronto, nonché domandarle se può procurarmi l’opuscolo sulla sua Fondatrice, suor Rosa Roccuzzo, di cui ho visto un'anteprima sul sito delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia, la Congregazione di cui fa parte.
Suor Cristina, in ogni caso, non è l’unico caso di dono doppiamente donato, ossia di vocazioni con particolari doti umane, per riprendere lo slogan lanciato da lei stessa per sintetizzare la sua partecipazione a The Voice. Per limitarmi a quelli di cui ho più diretta esperienza, racconto in breve cosa c’entrino con me.


Musica per il Maestro
Unintensa espressione di don Carlo Seno al pianoforte (fonte)

Il primo caso che mi viene in mente è quello di don Carlo José Seno. Già avviato verso una brillante carriera di pianista, nel 1983 visse quella che la sua biografia ufficiale definisce “un’esperienza di luce e di grazia” e riconobbe che Dio voleva altro dalla sua vita. Sentitosi incline al sacerdozio, ma indeciso se rinunciare a suonare da professionista o no, ricevette dal cardinal Carlo Maria Martini un vero e proprio mandato: entrare in Seminario... col pianoforte!
Prete dal 1990, ha risieduto in varie parrocchie milanesi, per portare avanti il suo duplice ministero. Attualmente risiede a Vinea mea, Centro di Spiritualità di comunione per sacerdoti e seminaristi a Incisa Val d’Arno (FI), promosso dal Movimento dei Focolari, cui appartiene.
Ho avuto modo di ascoltarlo due volte: nel 2008, lo stesso giorno in cui era stato reso noto il decreto con cui Chiara Luce Badano era stata dichiarata Venerabile, e nel 2010, quando, in occasione dell’Anno Sacerdotale, è arrivato nella mia parrocchia d’origine per raccontare la propria vocazione in musica. Altre volte l’ho incrociato negli anni dell’università, restando stupita dalla serenità che promanava dal suo costante sorriso.
Interpellato da Enrico Lotti per Antonianum Notizie su quale sarebbe stato, dopo il trasferimento, il suo futuro come concertista, si è così espresso:

Cerco di capire cosa vuole il Signore, il pianoforte non è un tesoro al quale mi avvinghio per paura di perderlo, cerco sempre di essere disposto a perdere tutto per il Vangelo.

Ben altra musica è quella eseguita da I ParRock, gruppo formato da alcuni seminaristi ambrosiani. Sono già noti a chi legge questi miei articoli perché ho intervistato uno dei loro due cantanti, Michael Pasotto, in occasione della Giornata del Seminario di Milano. Sono poi riuscita ad andare a vederli in concerto e ho appurato che avevo fatto bene a dar loro fiducia.
Ciò non toglie, ovviamente, che non debba smettere di pregare perché riescano a divertirsi suonando, ma non dimentichino la ben più elevata missione a cui il Signore li ha chiamati, altrimenti cosa ci stanno a fare in Seminario?
Per non dilungarmi, non ho citato i numerosissimi sacerdoti e religiosi che hanno composto canti per la liturgia e per la preghiera extraliturgica, le cui composizioni ho eseguito nei cori di cui ho fatto parte e che tuttora cerco di non storpiare.

Nuvole in cielo e in Rete
La mia vignetta preferita di Gioba (sul suo sito non la vedo più)
Dalla musica passo al fumetto, con don Giovanni Berti, in arte Gioba, della diocesi di Verona, che da tempo popola il web con vignette umoristiche ispirate dal Vangelo della domenica e dall’attualità, pubblicate sul suo sito ufficiale e sul portale Vino Nuovo. Alle volte mi sono fatta delle grasse risate osservandole, altre volte il mio riso era molto più amaro perché mi riconoscevo nel comportamento messo alla berlina nella vignetta di turno.
Proprio l’altro ieri, invece, mentre cercavo delle immagini per un pieghevole per il mio oratorio di residenza, mi sono imbattuta nel blog di padre Jean-Baptiste Fady, il cui pseudonimo è Coolus, francese, appartenente alla Communauté de la Croix Glorieuse (Comunità della Croce Gloriosa). Il protagonista delle sue illustrazioni è un coniglietto blu, dotato della leggerezza di chi, una volta che si è riconosciuto come persona amata da Dio in ogni suo aspetto, sa allo stesso tempo non prendersi troppo sul serio.

Il campo è il mondo... e «tutto il mondo è un palcoscenico»

La raccolta di copioni biblici
di don Paolo Alliata
Torno alle arti dello spettacolo, o meglio alla recitazione e alla danza, con tre casi. Comincio con don Paolo Zago, fondatore di una compagnia teatrale, i Lu.pi. ma Leoni, e autore egli stesso di copioni musicali o in prosa. Non dimenticherò mai l’intervento che aveva tenuto a un convegno delle filodrammatiche ambrosiane, tra l’altro a pochissimi giorni di distanza dalla morte di papa Giovanni Paolo II (un altro che di teatro se ne intendeva, eccome), il cui succo può essere sintetizzato come segue: il teatro “da oratorio” non sempre è fatto con pochi e scalcagnati mezzi; inoltre, l’applauso in parrocchia è quasi sempre garantito, perché il pubblico apprezza in ogni caso gli sforzi profusi.
Lo scorso anno, invece, ero andata a vedere uno spettacolo diretto e interpretato da don Paolo Alliata, vicario parrocchiale presso la parrocchia di San Simpliciano a Milano. Poco tempo fa, tra l’altro, è uscito un libro che raccoglie alcuni dei suoi lavori ispirati ad alcuni episodi della Bibbia, ora disponibili per tutti quelli che volessero metterli in scena (capito, persone che capitate qui cercando copioni per ragazzi?).
Mi sono resa conto che, come al solito, parlo solo di preti e seminaristi, per cui mi rimetto in carreggiata riprendendo la mia prima intervista per Testimoniando, ovvero quella a suor Anna Nobili. Non mi sono ancora fatta regalare il libro con la sua storia, ma sono sempre in tempo a farlo per Pasqua, anche se ho un sacco di letture arretrate.

I “pennelli di Dio”

Quanto alle arti figurative, presento solo in maniera breve alcuni personaggi di cui mi auguro di approfondire la storia del legame che sento di avere con loro.
Profezie, di Sieger Köder
Il gesuita padre Marko Ivan Rupnik, al pari di Arcabas che però è un laico e padre di famiglia, mi era inizialmente noto perché le opere sue e del suo atelier venivano e vengono spesso utilizzate per impreziosire le copertine di svariate pubblicazioni, da libri di teologia a opuscoli parrocchiali. I suoi lavori che mi hanno aiutata a meditare di più sono quelli della Casa Incontri Cristiani a Capiago, i mosaici sui Misteri della Luce a Lourdes e quelli della parrocchia dei SS. Giacomo e Giovanni, dove vado alla Scuola della Parola per i giovani del mio Decanato.
In questa Quaresima, poi, mi sento particolarmente accompagnata da alcune opere di don Sieger Köder: tedesco, classe 1925, è famoso in particolare per la sua Via Crucis, riprodotta su poster e cartoline e in svariati elaborati (qui in formato PDF, qui in Power Point), ma ha un sacco di altri lavori pressoché sconosciuti ai più.
Per concludere, ricordo con piacere la realtà della Famiglia Beato Angelico, comunità religiosa maschile e femminile fondata da monsignor Giuseppe Polvara negli anni ’30 del secolo scorso per infondere un genuino spirito cristiano nell’arte, e le Pie Discepole del Divin Maestro, suore che, per così dire, costituiscono il ramo artistico e contemplativo allo stesso tempo della Famiglia Paolina.

Tutto molto bello, ma io?

Imbattermi in tutte queste vicende mi è servito anzitutto per capire che, quando il Signore chiama, vuole tutta la persona, comprese le doti da cui è stata provvista da Lui stesso. Se, come diceva papa Benedetto XVI, Lui «non toglie nulla ma dona tutto», allora dona anche le capacità di esprimersi in qualche forma particolare e non le cancella, se la persona in questione si sente chiamata a una vita di speciale consacrazione.
Personalmente, non sono granché portata per le arti plastiche, ma ho dei trascorsi come attrice nella mia vecchia compagnia parrocchiale e sfogo la mia fede nel canto, a discapito dei miei malcapitati compagni non perché sia stonata, ma perché non riesco a controllare la mia vocalità.
Il talento maggiore che sento di aver ricevuto, però, è proprio quello di cui avete un saggio sotto gli occhi: scrivere, per me, è un modo irrinunciabile di trasmettere quanto mi sta più a cuore. Lo so che con queste storie non ci pagherò mai il pranzo né la cena, ma finché posso voglio continuare a farle circolare, almeno tra i miei pochi lettori.
Quando mi sarà veramente chiaro il posto che dovrò occupare nella Chiesa e nel mondo, prego davvero di non perdere mai di vista ciò che davvero conta, come hanno fatto o provano tuttora a fare le persone di cui ho raccontato stavolta.

Se siete lettori attenti, mi direte: «Eh, ma hai dimenticato fra Tizio o suor Sempronia». Be, allora segnalatemeli con un commento, una mail o un messaggio privato secondo i contatti che troverete qui a lato.

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